Storia e geografia di una città munita

di Salvina Pizzuoli

La pianura di Grosseto e la foce dell’Ombrone (sec. XVII). Si consiglia di cliccare sul’immagine per ingrandirla

Quella che oggi conosciamo come la fertile piana dove sorge la città di Grosseto ha subito nel corso dei secoli varie e profonde trasformazioni geografiche e di conseguenza storiche: la geografia di un territorio segna e detta le sue leggi modellando e modificando non solo gli ambienti naturali ma influenzandone gli avvenimenti e, in alcuni casi, decretando la disfatta o la nascita di insediamenti umani o alterne vicende legate ora all’una ora all’altra. È questo il caso di Grosseto.

Grosseto, la città nel 1600. L’immagine è tratta da “Maremma. Storia e Arte” . Si consiglia di cliccare sul’immagine per ingrandirla

Oggi possiamo ancora ammirare le sue possenti fortificazioni e volendo percorrere a piedi o in bicicletta i circa tre chilometri del giro di mura ed entrare nel centro storico attraverso una delle tre porte. Ammiriamo come visitatori le intatte strutture, appannaggio di poche città italiane, ancora intatte e globalmente nelle forme originali. 

Grosseto il Cassero Senese del XIV secolo e la Fortezza Medicea del XVI secolo. L’immagine è tratta da “Maremma. Storia e Arte”.

Una delle prime domande che potrebbe sorgere al visitatore di questo antico centro è sicuramente legata alla sua geografia: Grosseto è una città di pianura, anzi di una pianura particolarissima, risultato del lavorio degli elementi che l’hanno trasformata da golfo in una piana alluvionale; il fiume Ombrone oggi scorre alla periferia della città e si riversa nel mare, a differenza del passato, con una sola bocca a vari chilometri dal centro cittadino, e allora, quali sono stati i motivi per cui qui è sorta e si è sviluppata una città che ha poi assunto le caratteristiche di un importante centro urbano della Maremma? Molte risposte le troviamo nell’antica geografia del luogo.

Che Grosseto abbia avuto insediamenti di antica data è indubbio, lo confermano i reperti di epoca etrusca tra il V secolo e il II secolo a.C., come per altro varie località della zona possono vantare a partire da Roselle e da Cosa o come dimostrano le diverse documentazioni conservate nel Museo Archeologico, ma per rispondere alla domanda di un eventuale visitatore dobbiamo  ricostruire la storia geografica di questa piana.

In tempi remoti (da 2 a 1 milione di anni fa) la pianura odierna era ricoperta dalle acque del mar Tirreno; nelle ere successive la zona fu caratterizzata da un lento sollevamento della fascia costiera con conseguenti alterazioni e profonde modifiche idrografiche accompagnate da oscillazioni del livello del mare che, aumentando, modellava il territorio e ne modificava l’ambiente. Quando il mare raggiunse un livello pari o superiore a quello attuale, si determinò la formazione di zone allagate e di aree paludose. 

Il lago Prile in una carta del 1776. Si notano le ridotte dimensioni rispetto alla carta precedente del Lago di Castiglioni. Foto originale a questo link

Dalla situazione originaria di un grande golfo di mare si era giunti nei millenni alla formazione di un esteso lago salato nella zona a nord del litorale che si sviluppava dal mare fino a Grosseto e Roselle, da una parte, e Vetulonia dall’altra, che i Romani chiamavano Prile che svolgeva una funzione economica precipua per gli scambi, collegando l’entroterra con il mare, e per due prodotti in particolare, la pesca e il sale, quest’ultimo di fondamentale importanza.

Dal VII sec. al II sec. a. C. lo specchio d’acqua era collegato ancora al mare anche se isolato dallo stesso da cordoni, lingue di terra e sabbia che gli conferivano le caratteristiche di laguna.

Tra il IV sec. e la metà del V sec. d. C. si registrarono notevoli variazioni climatiche, da secco a umido e piovoso, che durarono all’incirca fino al IX sec. e che ebbero notevoli ripercussioni sulla rete idrica della zona e per i corsi d’acqua e per le zone paludose. Dai dati documentari sappiamo che a quel tempo Grosseto esisteva già come locus, visto che così compare citato in un documento dell’ 803 “in loco Grossito”. Il documento testimonia un atto di acquisizione di terreni da parte di un esponente degli Aldobrandeschi quando alcuni membri della potente famiglia iniziarono, tra il IX e il X secolo, la loro espansione in quella zona presso la foce del fiume Ombrone sulla sponda meridionale del lago Prile conosciuto poi come Lago di Castiglione.

Era sicuramente la posizione geografica assunta da Grosseto con la sua viabilità terrestre e via acqua, dato che si affacciava in prossimità di uno specchio d’acqua navigabile e sorgeva vicino all’Ombrone, ad aver attirato gli interessi della ricca famiglia in quanto il fiume svolgeva il compito fondamentale di arteria viaria per i suoi approdi e per i traffici commerciali dal mare verso l’interno; occorreva pertanto assicurare la difesa del litorale con strutture fortificate. 

Si ipotizza inoltre che durante la prima metà del Medioevo il corso del fiume circondasse in parte la rocca difensiva, posta probabilmente dove oggi troviamo il Cassero del Sale, e che una poderosa alluvione, quella che segnò varie città della Toscana, nel 1333, ne abbia allontanato il corso. Il nome Cassero del Sale collega Grosseto con una delle risorse più preziose. È infatti documentata nel XIV secolo la presenza di un mercato del pesce, dell’estrazione di sale, e la funzione di dogana svolta dal Cassero. 

Grosseto, il Cassero del sale e l’adiacente Piazza del sale. Foto originale a questo link

Grosseto nasce con la vocazione ad essere una città fortificata: da locus ovvero luogo di terre incolte e “grosse” destinate al pascolo, da cui probabilmente deriva il toponimo, a castrum e quindi civitas nel 1138 con sede vescovile appartenuta a Roselle, la grande e fiorente città romana distrutta dagli attacchi saraceni e mai più risorta dopo la caduta nel 935 e alla cui scomparsa Grosseto deve il suo sviluppo, tanto che  già nel 937 “Grossito” viene infatti indicato con un castello e una chiesa.

La storia legata alle sue mura medievali è tutta un susseguirsi di abbattimenti e di ricostruzioni: nel 1224 e nel 1336 in seguito agli scontri con Siena, ma ricostruita nel 1345. 

Grosseto, Porta Vecchia nei primi anni del ‘900, insieme al Cassero senese è ciò che resta delle mura medievali

Da una misurazione effettuata il 4 aprile 1468 […] la lunghezza del perimetro esterno della cerchia difensiva corrispondeva a 3000 braccia, ossia circa 1736 metri […]Nonostante il calcolo fosse stato eseguito più di un secolo dopo la realizzazione del Cassero senese e delle mura, si può esser certi che la cerchia corrispondesse esattamente a quella del 1345, visto che durante tutto il Quattrocento non subì sostanziai cambiamenti, se si esclude il degrado che coinvolse non solo la città ma anche l’intero sistema delle fortificazioni” (da Mariano Boschi, Grosseto e le sue mura, Felici editore, 2014)

Il degrado cui fa riferimento Mariano Boschi fu dovuto alla peste che a più ondate dalla seconda metà del XIV secolo e nel 1430 e ancora nel XVI secolo imperversò nel territorio e che determinò una forte crisi demografica e un decadimento delle strutture fortificate. La peste, il lago di Castiglione che perdeva la sua salinità per trasformarsi in stagnone di acqua dolce, la diffusione nella piana della malaria, le incursione piratesche, gli stravolgimenti politici e di potere con le guerre che li caratterizzarono, furono tutte concause per la decadenza della città. Ancora una volta la storia e la mutata geografia del luogo ne decretavano le sorti.

Il potere della Repubblica senese su Grosseto, iniziato nel 1345,  terminò nel 1554 con l’arrivo dei Medici. Occorrerà attendere il XVI secolo per vedere una prima ripresa con l’apertura del cantiere mediceo per la costruzione delle mura così come oggi possiamo ancora percorrerle e visitarle. 

Grosseto La statua del Granduca Leopoldo II realizzata dallo scultore Luigi Magi di Asciano, nel 1845..

Una nuova storia attendeva la città murata che avrebbe avuto con i Medici un ruolo diverso nella mutata geografia in un susseguirsi di alti e bassi, ma occorrerà l’illuminata politica di “canapone” per assistere alla vera rinascita del territorio maremmano. Non a caso la città nella sua piazza principale alloggia la statua del Granduca a imperitura memoria.

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