di Salvina Pizzuoli 

Continuiamo il percorso precedente terminato in via Orsanmichele e imbocchiamo la strada più importante del Medioevo: via Calimala. Qui botteghe artigiane trasformavano in pezze finite quelle grezze provenienti dalla Francia e dall’Inghilterra. Una via industriosa con il nome di una delle Arti maggiori della città, quella dei Mercadanti o di Calimala il cui simbolo indicava precisamente il mestiere degli affiliati, legato alla lavorazione dei pannilani:

Stemma dell’Arte di Calimala

un’aquila che artigliava un torsello ovvero una balla di pezze lavorate e legate.

Conduce ancora oggi ad un Mercato, quello che prese il nome di Nuovo rispetto al Vecchio che sorgeva dove oggi c’è la Piazza della Repubblica, anticamente conduceva a quello dell’oro e della seta. Superato il Mercato entriamo in via di Por Santa Maria il cui nome richiama l’antica Porta della città, all’altezza di via Vacchereccia, che permetteva l’accesso alla città dal Ponte Vecchio. La bella strada che ancora oggi conduce all’Arno e al Ponte Vecchio, era piena di botteghe artigiane della lavorazione della seta che veniva detta anche Arte di Por Santa Maria. Una strada importante tanto che lungo di essa erano sorte varie torri delle più importanti famiglie della città come gli Amidei, i Baroncelli, i BaldovinettiVia Vacchereccia prende il nome dalla famiglia guelfa dei Della Vacca e la sua struttura si configura come un proseguimento di piazza della Signoria verso la Porta di Santa Maria. Proseguiamo fino all’incrocio con via Lambertesca da una parte e via SS. Apostoli dall’altra con l’alta torre dei Baldovinetti.

La torre dei Baldovinetti in via SS. Apostoli

Entriamo in via Lambertesca che porta il nome della potente famiglia ghibellina che però la occupò solo successivamente ai Gherardini di cui al numero civico 28 si vede la torre, prima dei Rigaletti poi dei Girolami quindi dei Del Moro, tessitori di drappi, e in fine dei Gherardini.

La torre dei Gherardini in via Lambrtesca al civico 28

Come molte torri fiorentine fu scapitozzata nel XIII secolo e più volte ristrutturata fino ad essere danneggiata durante la guerra ma ricostruita. Al civico 20 l’antica sede dell’Arte dei correggiai con 4 scudi che si spiegano perché sotto Cosimo I, in seguito all’accorpamento delle Arti, la bottega divenne sede della Pratica di Pistoia: il primo e l’ultimo scudo raffigurano rispettivamente le insegne del popolo di Firenze e della parte Guelfa, quelli centrali, un tempo di Firenze e dell’Arte dei correggiai , furono sostituiti nel Cinquecento con quelli della magistratura della Pratica di Pistoia e dei Medici.

I quattro stemmi al civico 20 di via Lambertesca

La strada, tracciata nell’alto medioevo, fu trasformata la prima volta per la costruzione della fabbrica degli Uffizi (1560-1580), che ne modificò il tratto iniziale con la realizzazione di un’alta volta sotto la quale il tabernacolo attribuito ad un pittore fiorentino del XVI secolo; l’edicola che lo accoglie è del XVIII secolo in stucchi policromi.

Via Lambertetesca tabernacolo

La strada incrocia via dei Georgofili, tristemente famosa per la bomba del 1993, che danneggiò e la torre dei Pulci e un ristorante storico, l’Antico Fattore nato nel periodo di Firenze capitale e che ha compiuto nel 2005 150 anni, noto non solo per la tradizione dei suoi piatti ma anche per il Premio letterario omonimo inaugurato nel 1931 e riconosciuto a grandi della letteratura contemporanea quali Quasimodo e Montale. Prima di giungere all’incrocio con la via dei Georgofili entriamo in uno dei tanti chiassi della zona, ma particolarmente conosciuto: il chiasso del Buco. Non è solo il suo nome, abbastanza suggestivo, a renderlo tale, ma la taverna Il Buco da cui prende il nome che nel 1300 era frequentatissima all’interno ristretto e buio del chiasso omonimo, proprio un buco! Lo percorriamo fino a piazza dei Salterelli cui si accede da due chiassi oltre quello del Buco: Cozza e Baroncelli.

Chiasso del Buco
Chiasso dei Baroncelli

Se del primo si ignora l’origine del nome, del secondo sappiamo che porta quello della ricca famiglia proveniente da Bagno a Ripoli e rimasta nella storia anche ad opera di quel Bernardo Baroncelli che partecipò alla congiura dei Pazzi.

La piazza dei Salterelli porta il nome di una ricca famiglia proveniente dal contado e di cui rimane nella piazza la torre, originale fino al primo ordine di finestre. Va ricordato che questa zona ha subito varie ristrutturazioni: la prima ad opera del Vasari per la costruzione degli Uffizi e la seconda, più disastrosa, legata al secondo conflitto mondiale e alla successiva opera di ricostruzione che vide i fiorentini divisi tra conservatori, con la volontà di ricostruire riportando a quanto e come prima del bombardamento e la corrente del rinnovamento: oggi è sotto gli occhi dei fiorentini contemporanei il compromesso!

Una breve digressione prima di chiudere il nostro percorso a proposito dei chiassi: tra via delle Terme e Borgo SS. Apostoli ve ne sono ben quattro che congiungono le due strade: chiasso di Manetto, delle Misure, Cornino e Ricasoli e tutti rimasti intatti.

Vai agli altri itinerari: Odonomastica delle strade di Firenze