Costruzioni rurali in Toscana

di Giovanni Caselli

Struttura di capanna quadrangolare tipo apuano a tre spioventi

In contrasto con la capanna cilindro-conica troviamo, nella Toscana settentrionale e centrale, come in Romagna e in Emilia, la capanna a pianta quadrangolare con tetto a due spioventi. I materiali usati nella costruzione variano da zona a zona ed anche in una stessa zona ma l’uso è generalmente lo stesso. Questa struttura è comune lungo tutto l’Appennino tosco-emiliano e tosco-romagnolo.

A sud dell’Arno la capanna è rara, ma è solo la forma quadrangolare che troviamo, fra questo fiume e l’Ombrone. Se ne trovano invece numerosi esemplari, anche se per la maggior parte in disuso e in cattivo stato di conservazione, in Garfagnana e sulla montagna aretina oltre i 5-600 metri di altitudine, attorno al Pratomagno e all’Alpe di Catenaia.

Capanna di Calleta (Casentino)

Nella zona della Toscana centrale, fra l’Ombrone e L’Arno, i mezzadri costruivano capanne a base quadrangolare con gli stessi materiali e per gli stessi usi di quelle cilindro-coniche già descritte.

Questo tipo comune anche nel Mugello occidentale, dove il tetto ha, un telaio piatto, ma l’ammasso di paglia che le ricopre forma due o quattro spioventi. In montagna, fra le popolazioni agricolo pastorali, in Garfagnana come in Casentino, la costruzione è molto più evoluta, la troviamo in due versioni fondamentali che si differenziano per i materiali impiegati nella costruzione. C è il tipo costruito con pali di castagno che formano il telaio portante, il tetto è a due spioventi, a volte a tre, composti di pertiche di nocciuolo e di travicelli di castagno più sottili, sui quali viene sistemata paglia o altre erbe a bande disposte longitudinalmente.

Capanna di Cetica (Casentino)

Le pareti sono di rami, arbusti e paglia tenuti assieme da pertiche fissate dall’esterno e dall’interno nella parete. La capanna ha spesso due vani, uno costituito dal “palco”, ricavato nel tetto, cioè nello spazio fra due spioventi. Se la costruzione è posta in pendio si accede al palco direttamente tramite una porta a monte, altrimenti vi si accede dall’interno della capanna.

L’altra versione è analoga, interamente rivestita con tavole di legno; il tetto può essere coperto anch’esso con tavole di legno, oppure con lastre di pietra, embrici o lamiere ondulate; per sostenere le travature del palco si usano pioli di legno di dimensioni notevoli, tecnica questa che dimostra probabilmente 1’antichità del tipo di costruzione.

Capanna da carbonai con basso muro a secco e coperta di piote (la tipologia è stata osservata nell’alto Mugello)

L’uso di queste capanne è vario, servono da fienili, da stalle per bestiame da pascolo, da magazzini per attrezzi, per conservare alcuni prodotti. Le case del villaggi montani sono quasi sempre di dimensioni modeste e sprovviste di quegli annessi comuni nelle case delle zone più fertili nell’area della mezzadria. Questo fatto ha contribuito senza dubbio allo sviluppo e al perfezionamento di questo tipo di capanna proprio nelle aree economicamente più arretrate. L’esistenza di capanne di disegno identico in Garfagnana e in Casentino, queste ultime in pieno territorio della capanna cilindro-conica, porta inevitabilmente a fare delle considerazioni che abbiamo già fatto a proposito della treggia e dell’aratro. La popolazione delle montagne della Toscana nord orientale ha molti tratti in comune con le popolazioni delle valli dell’Appennino nordoccidentale: Lunigiana e Garfagnana, mentre si distingue dalle colline e le pianure limitrofe del Valdarno superiore e casentinese.

Se vediamo nella distribuzione della capanna cilindro-conica collimazioni con I’area culturale umbra è altrettanto vero che l’area della capanna quadrangolare appenninica collima con una possibile area ligure.

Purtroppo nessuno dei due tipi di capanna descritti è documentato in antiche iconografie con chiarezza sufficiente da poter essere identificato con certezza.

Capanna di Vetulonia (ultimo esemplare osservato nel 1978)

Le capanne di Vetulonia appartengono al tipo maremmano, qui a pianta ellittica, senza alcun supporto centrale per il tetto. Un esemplare, fra i tre osservati e descrittoci come il più comune a suo tempo, è costituito da un muro a secco alto circa un metro su cui poggia il telaio del tetto, composto di pertiche e travicelli, che riproduce la forma ellittica del muro, coperto con erbe di palude, “cannuccia”. All’interno la capanna è pavimentata con lastre di pietra poligonali, irregolari, affondate nella terra l’una accanto all’altra. Il diametro maggiore di queste capanne è di 4-5 metri.

Capanna di Vetulonia a confronto con un’urnetta cineraria etrusca

Queste strutture fanno proprio pensare alle urne cinerarie tosco laziali dell’età del ferro ed è probabile che ci troviamo di fronte a un fenomeno sopravvivenza della casa dell’epoca. Se teniamo presente la ricostruzione della nota “capanna di Romolo” eseguita dal Davico, eseguita secondo quanto recepito a seguito degli scavi sul Palatino, questa ipotesi apparirà ben fondata. Occorre rilevare, a proposito di questa ricostruzione, che se l’archeologo avesse osservato le capanne ancora in uso nella zona avrebbe ottenuto una ricostruzione filologicamente più attendibile di quella che vediamo. L’esperienza pratica ci insegna, ad esempio, che i due supporti centrali del tetto nella ricostruzione sono del tutto superflui. E’ del tutto verosimile che le capanne di Vetulonia rappresentino una sopravvivenza della casa protostorica locale. Adesso essa serve da ripostiglio e da pollaio, ma qualche anno era usata come stalla per l’asino e nei campi serviva anche da ricovero notturno per i contadini durante i lavori primaverili nelle vigne.

Struttura di una capanna maremmana a base ellittica

Le grandi capanne dei pastori della Maremma, descritte in maniera così suggestiva da George Dennis e studiate da Sugurd Erixon, avevano sia pianta ellittica che circolare, ma mai supporti centrali per la copertura. Poiché queste strutture abitative stagionali hanno analogie con altre osservabili in regioni assai distanti dalla Maremma, un loro esauriente studio necessiterebbe di ricerche su vasta scala assieme all’apporto di varie discipline.

Capanna maremmana

Fra i punti da chiarire restano ancora i motivi che inducevano pastori di provenienze diverse (umbri, toscani, marchigiani e abruzzesi) a costruire, durante i loro, soggiorni in Maremma, capanne del tutto diverse da quelle dei rispettivi luoghi di origine. Nessuno si è posto il quesito, ma una sua analisi potrebbe raccogliere prove certe che la transumanza non ha mai subito interruzioni dall’epoca neolitica. Gli scavi di Luni sul Mignone e San Giovenale, nella Maremma collinare, hanno messo in luce resti di abitazioni a pianta ellittica del tutto analoghe alle capanne tutt’ora in uso. La capanna maremmana non è documentata nell’iconografica antica. L’unica raffigurazione di capanna a pianta circolare che capita sotto gli occhi risale al Rinascimento, nella formella del Ghiberti “la pena del lavoro” della porta del Battistero di Firenze.

Conclusioni

La capanna cilindro-conica dell’attuale area linguistica umbra, esclusiva di quella zona, è una costruzione alquanto arcaica. Da ciò possiamo trarre la conclusione che il tipo abbia cessato di evolversi a causa di un precoce abbandono del suo uso come abitazione. Vale a dire che il modello è stato precocemente soprasseduto da altri moduli abitativi non molto tempo dopo lo sviluppo dell’economia agricola. Questo tipo di costruzione ha probabilmente una storia tutta sua e compiuta, senza che abbia dato l’avvio ad evoluzioni di sorta, ma potrebbe anche essere uno dei modelli da cui si è sviluppata la capanna maremmana. Si noti tuttavia che la capanna a base circolare dell’area in questione presenta fortissime analogie con le capanne dell’area balcanica, dalla Croazia alla Grecia continentale.

La storia della capanna a base quadrangolare può essere molto diversa. Non è detto che, in una fase molto antica, la popo1azione che adesso adotta questo tipo di costruzione non abbia sperimentato altri modelli. La forma che ci è pervenuta è quella che meglio serve allo scopo cui oggi è destinata. La sua evoluzione può essere stata più lunga di quella del tipo cilindro-conico perché la popolazione che la costruisce è rimasta più a lungo in una situazione economica arretrata, ed avrebbe acquisito modelli egemonici più recentemente. Insomma, i due tipi si sono evoluti fino al punto in cui le rispettive culture sono state acquisite in più ampio ambito socioeconomico e ciò è avvenuto prima per i popoli di pianura che per i popoli della montagna.

Dalla forma quadrangolare della capanna derivano tipi di casa rurale in muratura. Nella tipologia del Casentino si osserva la filogenesi della struttura portante del tetto conducente alla “capriata”.

Casa rurale in pietra (casentino)

La capanna a base ellittica della Maremma rappresenta, con tutta probabilità, il risultato dell’evoluzione del più primitivo tipo di abitazione conosciuto: la capanna a cupola o conica, senza pareti. La sua filogenesi è osservabile attraverso le tipologie esistenti.

I motivi di queste sopravvivenze, che sembrano sfidare i secoli e i mutamenti che nel corso del tempo sconvolgono le strutture socio-economiche, sono da ricercarsi nell’essenza stessa della cultura umana e sono materia per il filosofo piuttosto che per l’etnologo. A noi resta solo da prendere atto che vi sono elementi nella cultura materiale delle comunità umane che si perpetuano, nei loro principi fondamentali, fino all’estinzione della comunità stessa, ossia fino alla sua omologazione culturale.

Attraverso i secoli mutano su vasta scala i rapporti economici e sociali, cambiano i modi di produzione, ma certi aspetti fondamentali restano gli stessi e in certe regioni nulla pare mutare. Occorre tener presente che numerose culture, formatesi agli albori della civiltà agricolo pastorale, in Iraq, in Turchia, in Africa e in altre regioni del mondo, rimangono immutate dal punto di vista del loro patrimonio tecnologico, sino alla loro estinzione, a fianco della civiltà tecnologica egemonica.

Lungo tutto l’arco della Mezzaluna Fertile, dal Kuzistan alla Giordania, dove gli archeologi del XX secolo studiarono i primi villaggi neolitici che diedero avvio all’espansione urbana e alle prime civiltà, troviamo che tuttora sopravvivono, ignorati dagli archeologici e dai teorizzatori sociali, gli stessi villaggi e la stessa tecnologia agro pastorale di 10.000 anni or sono.

Sappiamo per certo, tramite le fonti scritte e mediante ricerche scientifiche recenti, che durante il corso delle guerre gotiche e del dominio longobardo ebbe luogo, nelle nostre regioni, una quasi totale sostituzione genetica. L’elemento genetico etrusco-romano-italico, fu soppiantato quasi per intero da quello germanico e semitico. Tuttavia, se a questi sconvolgimenti sono sopravvissuti tratti culturali di ordine linguistico che seri studiosi ascrivono all’Italia protostorica, non vi sarà da meravigliarsi se tratti culturali di ordine materiale o tecnologico ascrivibili alla stessa epoca siano ugualmente sopravvissuti.

Il brano è tratto dall’articolo Alcune capanne della Toscana rurale del prof. Giovanni Caselli

 

Alcune tipologie di capanne della Toscana rurale (parte prima): la capanna cilindro-conica

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