di Giovanni Caselli

La similitudine formale fra il Sasso del Regio e l’Albero della Vita della Kabbalah appare troppo evidente per essere relegata al livello di coincidenza.

La Kabbalah rappresenta un aspetto del misticismo giudaico. Essa comprende un vasto insieme di speculazioni sulla natura del divino, sulla creazione, sul destino dell’anima e sul ruolo degli esseri umani. La Kabbalah è un insieme di pratiche mistiche meditative devozionali e magiche, insegnate a pochi eletti ed è per questo che la Kabbalah è considerata un aspetto esoterico del giudaismo. Sotto alcuni aspetti, la Kabbalah è stata anche praticata o studiata, da centinaia di anni, dai cristiani. Il termine “Kabbalah” significa “ricevere, accettare” ed è sinonimo di “tradizione”, vale a dire “ricevere o accettare la tradizione”.

Il termine può essere scritto o pronunciato in numerosi modi: Qabalah, Cabala, Qaballah, Qabala, ciò è dovuto a diverse interpretazioni e relative trascrizioni delle lettere ebraiche in lettere romane. Il modo corretto di scrivere la parola è Kabbalah. Secondo la tradizione giudaica la Torah (la “Legge” ovvero i primi 5 libri della Bibbia) esisteva prima della Creazione ed è un “manuale” che Dio impiega per operare, ad esempio, la creazione dell’uomo. Quando Mosè ottiene le tavole della legge da Dio, egli riceve anche la legge orale, quella non scritta, da tramandare di generazione in generazione. A volte questa tradizione orale è definita Kabbalah.

Torah

Nasce così fra gli Israeliti una tradizione orale segreta che contiene una conoscenza, una interpretazione iniziatica della Torah, dei suoi significati reconditi e del divino potere in essa contenuto. Alla radice dalla Kabbalah c’è la credenza nella divinità della Torah a che studiando i testi secondo questa tradizione non scritta si sveli il segreto della creazione. La Kabbalah ha anche a che fare con la tradizione biblica della profezia. Il profeta, scelto da Dio, parla a nome di Dio. I Kabbalisti, insomma, credono di essere gli eredi dei profeti biblici.

Solo fra il 100 e il 1000 d.C. si sviluppa una letteratura kabbalistica nella tradizione giudaica, non esiste evidenza della Kabbalah prima di allora. Tuttavia, in alcuni suoi aspetti ed in particolare quello “ermetico”, la Kabbalah esula dall’ambito della religione ebraica. Date le affinità formali circa i simboli raffigurati sul Sasso Regio e alcuni appartenenti alla “Kabblah Ermetica” o “Cristiana”, è bene esaminare in cosa questa consista. Da circa 500 anni, ebrei e non ebrei si sono dedicati alla Kabbalah Ermetica o Kabbalah Cristiana, come era chiamata agli inizi. Le origini di questa nuova tradizione sono da ricercarsi nell’Italia del Rinascimento e nell’ultima decade del XV secolo (per coincidenza, data di costruzione del santuario di Santa Maria delle Grazie). A quel tempo, a Firenze, Marsilio Ficino aveva istituito l’Accademia Platonica sotto il patronato mediceo e stava traducendo Platone. In questo ambito avvenne la scoperta di un corpus di manoscritti in greco su papiro, del I e II secolo d.C., noto come “Corpus Hermeticum” poiché attribuito a Hermes Trismegistus, il nome greco del dio della sapienza egizio, Thoth.

A seguito di questa scoperta, Cosimo de’ Medici ordinò a Ficino (1460) di occuparsi di questo materiale e sospendere la traduzione di Platone. Si ritenne allora che questi manoscritti fossero un corpus di religione egizia e che Hermes fosse una sorta di Mosè. Essendo i testi imbevuti di filosofia neoplatonica ed essendo ritenuti assai più antichi di quanto in realtà fossero, si manifestò l’idea che la stessa filosofia platonica derivasse dalla filosofia religiosa degli Egizi. Questa idea ebbe una grande risonanza nel mondo intellettuale del Rinascimento. Allo stesso tempo giungevano in Italia ebrei spagnoli cacciati dalla Spagna nel 1492 ed essi portarono con se la Kabbalah, che fu ritenuta, appunto, la chiave del sapere inziatico della Bibbia.

Frontespizio del Corpus Hermeticum di Marsilio Ficino

Due uomini si fanno avanti come interpreti di questa nuova visione filosofica, uno è Pico della Mirandola, che fa fare diverse traduzioni di testi kabbalistici rendendo nota la Kabbalah agli intellettuali suoi contemporanei; l’altro è Johannes Reuchlin, che imparando l’ebraico si immerge nella letteratura kabbalistica. Da questo amalgama di cristianesimo, ermetismo, neoplatonismo e umanesimo rinascimentale trae origine la “Kabbalah Ermetica”.  Nei secoli questa forma di misticismo si è sviluppata i varie direzioni venendo ad arricchirsi di massoneria e di rosacrucianesimo, ma mantenendo nella sostanza il suo spirito originario. Questa forma di misticismo kabbalistico ermetico cristiano, non pretende di definire Dio o dettare in cosa uno uomo debba credere, ma ritiene che sia possibile ottenere un certo livello di conoscenza di Dio e che ciò possa avvenire applicando un metodo pratico.

La Kabbalah ermetica del Rinascimento ha conservato fino ai nostri giorni alcuni elementi originari nell’ambito della scuola europea della magia nera, come sostiene R. Aryeh Kaplan, (1992). La linea di divisione fra la Kabbalah ebraica e quella ermetica sta nel fatto che la prima si occupa di teurgia e la seconda di taumaturgia. Per essere più semplici, mentre la prima partecipa nell’opera divina per migliorare la creazione, la seconda interferisce con la creazione a beneficio del praticante.

Kabbalah ermetica

La Kabbalah ermetica è legata a riti cerimoniali nell’ambito di numerose tradizioni teosofiche e soprattutto sataniche o di magia nera. Se pensiamo al fatto che alcuni abitanti di Stia hanno fatto riferimento alla pratica di “messe nere” presso il Sasso Regio, questo fatto gioca a favore dell’ipotesi che si tratti davvero di una raffigurazione kabbalisica ermetica. Una domanda davvero interessante è quella di chi può aver creato questa immagine di Stia.

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