di Salvina Pizzuoli

La Pieve di San Giovanni meriterebbe da sola il viaggio da intraprendere alla scoperta dei borghi di quella che viene detta la Maremma livornese o pisana, la cui storia si respira trascorrendo nel paesaggio che li circonda.

Non possono le parole o le immagini da sole restituire il fascino dei luoghi e farci assaporare il potente respiro del passato. È qui che possiamo inebriarci, accanto a queste antiche pietre che ci raccontano la loro lunga vita.

uno dei due capitelli lateralmente al portone d’ingresso

Sul sagrato e intorno lastre marmoree, con scolpiti i nomi di chi fu, ricordano ai vivi che le calpestano quanto sia sottile il passo che separa la vita dalla morte; intorno l’incanto del silenzio, siamo in un cimitero, la bellezza del paesaggio e delle architetture civili e religiose: alla nostra sinistra si staglia il borgo murato, tra i due poggi, e davanti, salendo pochi gradini, la semplice e lineare facciata adorna di pochi abbellimenti, ma che suggestiona con la bicromia dei grigi e dei bianchi che la caratterizzano. Il portone di accesso, tra due capitelli, è sormontato da un arco bicromo e rifinito da una cornice cesellata di foglie e viticci, nella lunetta bianchissima una rosa di candido marmo a sei petali, e più in alto un nuovo fiore bianco è incastonato tra cerchi concentrici dove la bicromia si ripropone ancora. Prima della mensola, che separa la facciata in basso dal timpano, a destra e a sinistra altri due capitelli senza colonne.

Accanto a quello di sinistra si colgono alcuni caratteri incisi di cui alcuni mancanti ma, così ricostruita, l’epigrafe porta la data della costruzione M.C.S. III Gratia Dei Hoc opus Composuit pe […] O fratres Deum orate ut ei dimittat commissa peccata (1173 per grazia di Dio compose questa opera […] O fratelli pregate affinché Dio gli rimetta i peccati commessi). Il pezzo mancante reca invece le parole cator Matheus, inserito più in alto, accanto alla mensola destra, forse spostato durante un lavoro di restauro, che indicherebbe il nome del costruttore nel peccatore Matteo. Non è l’unica iscrizione, un’altra molto parziale la troviamo sulla mensola istoriata a viticci sull’arco del portale, una terza occupa invece la parete esterna del transetto nord ed è ben leggibile: sator arepo tenet opera rotas.

Campiglia Marittima pieve di San Giovanni, particolare dell’epigrafe parziale nella mensola decorata a viticci
Pieve di San Giovanni, l’epigrafe con i termini apotropaici del Sator

Colpisce immediatamente la lettura palindroma delle parole che gli studiosi hanno concluso trattarsi di una formula apotropaica per tenere lontane le forze maligne, antichissima, risalente al III secolo d.C. e diffusa in tutto il mondo romano dall’Egitto alla Gallia, cui sono stati attribuiti vari significati e una lettura specifica se disposte, una sotto l’altra, a formare il cosiddetto “quadrato del Sator.

E ancora miti e simboli sulla porta di accesso laterale che merita una descrizione più particolareggiata: nell’architrave è rappresentata la scena della caccia di Calidone e precisamente l’episodio della cattura del cinghiale da parte del figlio del re, Meleagro. Il mito racconta che il re di Calidone non avendo onorato Artemide fosse stato punito dalla furia devastatrice di un enorme cinghiale nel quale la furia della stessa dea offesa si era materializzata. Nella lunetta un’aquila ad ali spiegate stringe tra gli artigli un grosso animale e ai lati della porta due leoni: uno vincitore nella sua lotta contro una figura antropomorfa e l’altro in lotta con un drago.

Pieve di San Giovanni, porta laterale sinistra

All’interno la pieve è spoglia.

Ad unica navata termina con un’abside semicircolare. Unico motivo ornamentale il divisorio del presbiterio dal resto della chiesa: una balaustra di grandi lastre marmoree, tre a destra e tre a sinistra, decorate all’interno con motivi geometrici.

Pieve di San Giovanni, interno

Un giro attorno al sagrato ci porta verso l’abside con la sua finestra ad archetto decorata da due teste calve e, in alto, sul muro portante tra l’abside e la navata sinistra, un campanile a vela in un arco semicircolare alloggia la campana.

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