Pineta del Tombolo Grossetano: Origini e Storia

La pineta corre ininterrotta per circa 15 km da Castiglione della Pescaia a Principina a Mare, passando per Marina di Grosseto. È tuttora un corridoio verde costiero protetto e riconosciuto in vari piani ambientali regionali.
Negli ultimi anni è stata vittima di incendi e di parassiti (processionaria, punteruolo rosso). Un “tombolo” è una stretta lingua di sabbia o ghiaia che collega la terraferma a un’isola, formata dal deposito dei sedimenti tra il mare e l’antico lago Prile.
Non è una pineta naturale, ma è stata in gran parte piantata tra la fine del Settecento e l’Ottocento per volontà dei Lorena. Questo dato è confermato dagli atti delle bonifiche granducali che prevedevano piantumazioni di pino domestico e marittimo per stabilizzare le sabbie litoranee per bloccarne l’avanzata quando spinte dal vento marino, proteggendo in tal modo i terreni retrostanti e migliorando la salubrità delle aree paludose. Anche questo risulta dai progetti di Leopoldo II di Lorena, che proseguì le opere iniziate dal nonno Pietro Leopoldo.

Origine della pineta del Tombolo
Relativamente all’origine delle pinete litoranee toscane (Gabbrielli 1993)* compie un’attenta indagine e individua nel tratto di costa da Pian d’Alma ad Orbetello, del quale fa parte la Pineta del Tombolo grossetano, le pinete di più antica origine in assoluto. Una delle fonti scritte che ne attesta presenza, ricchezza e bellezza è il primo statuto della Dogana dei Paschi di Siena, redatto nel 1419 (pubblicato da Imberciadori nel 1980) che recita: “considerato che il tombolo pare un giardino, niuna persona possa in esso tombolo tagliare altro legname senza licenza, ma possino tagliare in quel di Montiano e di Montorgiali”. Il geografo, storico e naturalista Repetti, nel suo famoso Dizionario (1833-1846), nell’articolo dedicato a Castiglione della Pescaia, accenna che la Pineta delle Rocche ‘esisteva già in epoca romana’, mentre nella carta disegnata dall’ingegnere militare Gerolamo Bellarmato nel 1536 è riportata la simbologia del pino domestico sul Tombolo di Castiglione. In una relazione ‘sulle cose di Castiglione della Pescaia’ di Leonardo Accolti (1616) si parla di una spiaggia ‘la quale per la lunghezza di 6 miglia è una bellissima pineta domestica fruttifera che per larghezza ha, dove più dove meno, sino a un miglio circa’ (Gabbrielli, 1993).
Quindi una pineta di circa 1000 ettari dove oggi sono meno di 300. Ma la descrizione più accurata si deve a Leonardo Ximenes che nel 1767 accompagnò il Granduca Pietro Leopoldo in visita alla Maremma: “la pineta che costeggia il lido del mare più da vicino, è per metà selvatica e per metà domestica. L’altra parte, verso il lago, chiamasi dei laschi, ed è composta di querce, olmi, sughere, ornielli ed altre piante” (Gabbrielli, 1993).
Sempre secondo Gabbrielli (1993) “nel 1784 tutto il bosco del Tombolo compresa la pineta, fu diviso in trenta lotti, fu alienato a privati, non senza aver prima tagliato tutto il legname utile all’Arsenale di Livorno. Il bosco del tombolo aveva allora una estensione di circa 890 moggia, cioè quasi 2700 ettari”, cioè una estensione oltre il doppio di quella attuale.
Alcuni autori (Gatteschi, 1984) ritengono la pineta originata dai rimboschimenti lorenesi avvenuti negli anni 1840-1860, ma quei rimboschimenti collegati ad interventi di bonifica idraulica riguardarono esclusivamente la zona di Alberese e Bocca d’Ombrone (Parco della Maremma), conosciuta oggi come Pineta Granducale, fino alla zona dell’attuale Principina Mare, mentre non furono fatti interventi di rimboschimento tra Marina di Grosseto e Castiglione della Pescaia.
Un momento chiave nella storia della Pineta del Tombolo è stato, come suddetto, nel 1784, quando tutto il tombolo fu diviso in 30 lotti ed alienato a privati. Di quell’evento abbiamo un testimone d’eccezione nel professore dell’Università di Pisa Giorgio Santi, (Santi, 1860) che visitò e descrisse la pineta prima e dopo i tagli. Il Santi, che era stato impressionato dalla bellezza e maestosità della Pineta del Tombolo, rimase desolato dalla successiva visita: tutte le grandi piante erano state abbattute e vendute all’arsenale di Livorno e Genova, visto che i grandi tronchi colonnari dei pini domestici erano molto apprezzati dai cantieri navali; molti tratti erano stati tagliati per ricavarne legname e carbone, parti periferiche (lato terra) erano state disboscate, dicioccate e messe a coltura.
La pineta risultava degradata, sminuita nella sua maestosità, ridotta d’estensione, ma non distrutta, e soprattutto vicino al mare rimaneva pressoché intatta. La presenza della pineta del Tombolo è attestata anche da una carta catastale del 1822 (autori vari 1992) che ne conferma l’esistenza 40 anni dopo i tagli e 20 anni prima dei presunti rimboschimenti, citati da alcuni autori.
(da: Pinete costiere e necessità di conservazione Forestale, faunistica e paesaggistica del Tombolo di Grosseto A cura dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali)
*Gabbrielli, A. (1993). Origine delle pinete litoranee in Toscana. In: Atti del convegno “Salvaguardia delle pinete litoranee”, Grosseto, 21–22 ottobre 1993. Regione Toscana – Giunta Regionale, Firenze, pp. 13–20
articolo tratto da: A. Ferrini S. Pizzuoli, Da Rocchette a Bocca d’Ombrone: luoghi storia personaggi ParvaLicetEdizioni 2026 è acquistabile su Amazon in formato cartaceo ed ebook