di Alessandro Ferrini e Salvina Pizzuoli        

tratto da “Fatti e Fattacci al tempo di Firenze capitale”

Era il 15 settembre del 1861 quando re Vittorio Emanuele II inaugurò proprio a Firenze la “Esposizione italiana dell’Industria, delle arti e dei prodotti nazionali”.

Stazione Leopolda sede della prima mostra nazionale. Pianta della mostra
Stazione Leopolda sede della prima mostra nazionale. Pianta della mostra

Colpisce il termine “italiana” in un tempo in cui l’unità non era ancora stata del tutto raggiunta, ma era sicuramente la prima dello stato nato il 17 marzo del 1861, quando il primo parlamento proclamò il Regno d’Italia.

La Stazione di Porta al Prato, la Leopolda, lo accolse opportunamente riadattata allo scopo e, come ebbe a sottolineare lo stesso sovrano, molto efficacemente. Il risultato, raccontano le cronache, fu di grande effetto e pensare che dopo quella prima grande esposizione i locali furono abbandonati e ridotti al ruolo di deposito e magazzino.

Il progetto di riadattamento per l’Esposizione fu affidato all’architetto Martelli e prevedeva oltre alla ristrutturazione del fabbricato anche un grande giardino con una galleria in ferro e vetro con copertura ottagonale, materiali che ricordavano molte illustri mostre precedenti, come quelle dette “universali” di Londra e Parigi. Varie parti del progetto Martelli furono ridimensionate, ciò nonostante le spese furono maggiori del previsto, ma il risultato esemplare come mostrano le foto dell’epoca o descrivono le pagine della Guida Bettini di penna di Yorick figlio di Yorick (nome d’arte dello scrittore e giornalista de “La Nazione” Pietro Coccoluto Ferrigni) che così descriveva il Giardino dell’Ottagono:

La Commissione reale della Esposizione italiana con accorto consiglio affidava alla Società Toscana di Orticoltura l’incarico di tracciare questo elegante e ben inteso giardino, e disporre a suo talento la mostra dei fiori e della frutta. Adesso, dove or sono appena tre mesi correvano i treni della ferrovia, e fischiavano le locomotive fumanti, zampillano fontane di limpida acqua, serpeggiano ben disposti viali, fioriscono gentilissimi fiori.”[…],

La serra dei fiori nel giardino dell'Ottagono
La serra dei fiori nel giardino dell’Ottagono

 

e la Grande Stufa delle piante esotiche:

 Questa grande ed ardita costruzione è fatta tutta di legno, coperta poi di cristalli, per non togliere alle piante il benefico raggio del sole. La stufa è alta metri 42,90, ed ha un diametro di trentaquattro e più metri”.

 E in particolare quella della “Victoria regia la ninfea gigante che portava il nome della regina d’Inghilterra e che il giardiniere Attilio Pucci era riuscito a far nascere per la prima volta nell’Orto botanico di Firenze diretto dal professor Filippo Parlatore, presidente della Società Toscana di Orticoltura.

 Essa è costituita da un poligono di dodici lati, che hanno un diametro di metri 16, 34, ed è alta metri 8, 17. La vasca ove la Victoria Regia ed altre piante con lei, vivono nell’acqua, costantemente scaldata a una temperatura di 20 gradi centigradi da una caldaia e da un fornello posti a levante della stufa, è composta tutta di spugne, ed ha un diametro di sette metri. In mezzo ad essa sta la Victoria Regia stendendo sulla superficie delle acque le sue larghe foglie verdi e rossastre, tutte solcate di rughe e di fibre”.

L’inaugurazione fu solenne e si svolse tra discorsi e inni, (“Un saluto al Re” del professor Ciardi e “La Croce di Savoia” scritto da Carducci e musicato dal maestro Romani) acclamazioni e note di colore: Bartolommeo Terzano, fabbricante di lavori in acciaio, di Campobasso offrì al re una posata da caccia e il completo per radersi. Il giornalista de “La Nazione” del 16 settembre 1861 scrisse presentando Terzano che si era rivolto al re con parole semplici, affettuose spesso dialettali che riportava fedelmente soffermandosi sulla pazienza mostrata da Vittorio Emanuele (nda.: non ne comprendeva il dialetto?) nell’ascoltare il latore dell’omaggio che compiutamente, forse troppo, spiegava i diversi pezzi, 18 per l’esattezza, di cui si componeva la posata.

Il re visita i diversi padiglioni
Il re visita i diversi padiglioni

Perché soffermarsi tanto su questo avvenimento? Perché Firenze visse i mesi dell’esposizione sommersa da molti visitatori, un numero inatteso e un successo imprevisto che le aveva già dato un ruolo nazionale.

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