Castel di Pietra (Gavorrano) i ruderi
Castel di Pietra (Gavorrano) i ruderi

Castel della Pietra nella Maremma grossetana. Rocca rovinata resa celebre dall’Alighieri per la tragica fine della Pia moglie di Nello Pannocchieschi signore di cotesta prigione.[ …] Chi volesse mai visitare l’orrida torraccia dove è fama che venisse sacrificata quella Pia di cui Dante ebbe tanta pietà, quando figurò di sentire dalla sua ombra: Siena mi fe’, disfecemi Maremma, la troverà tra spinosi marrucheti in mezzo ad una selva selvaggia deserta, non molto lungi dalla confluenza del torrente Noni nel fiume Bruna; circa miglia toscane 3 a levante dei Forni dell’Accesa, intorno a miglia toscane 2 e ½ a grecale dal giogo dei monti di Gavorrano […] 4 miglia toscane a scirocco di Monte Pozzali; 9 miglia toscane nella stessa direzione da Massa marittima, 7 miglia toscane a libeccio di Tirli, altrettante a settentrione maestrale di Giuncarico e circa 8 miglia toscane a ponente di Monte Massi”

Il ponte medievale detto della Pia nei pressi di Rosia
Il ponte medievale detto della Pia nei pressi di Rosia

Così il Repetti, nel “Dizionario Geografico Fisico e Storico della Toscana”, descrive puntualmente la posizione geografica del territorio in cui si trova, ancora oggi, ciò che rimane dell’antica rocca appartenuta a Nello Pannocchieschi della Pietra, signorotto maremmano, capitano della Taglia guelfa cui era confederato contribuendo quindi a fornire e mantenere un corpo di armati. Così la documentazione storica; la leggenda e gli antichi commentatori dei versi del Poeta lo vollero anche sposo di quella Pia che le terzine dantesche hanno resa immortale e protagonista anche di molti drammi e poesie, testi di autori dei secoli successivi e dipinti (Matteo Bandello nel 1554, Bartolomeo Sestini nel poemetto del 1822, Carolina Invernizio nell’omonimo romanzo storico, solo per citarne alcuni e Stefano Ussi, pittore fiorentino dell’Ottocento, di cui riportiamo la tela).

Lastra marmorea con i versi di Dante
Lastra marmorea con i versi di Dante

Identificata come Pia de’ Tolomei e moglie di Nello o Paganello d’Inghiramo de’ Pannocchieschi, sarebbe stata uccisa sospinta giù per una finestra del castello per ordine di lui per poter sposare l’amante, Margherita Aldobrandeschi, oppure, nella seconda versione, uccisa  per gelosia.

Ma la storia incalza con la sua documentazione e ci dice che non c’è traccia di una Pia de’ Tolomei così come non risulta che lo stesso Nello abbia avuto in moglie una Pia. Ci dice invece che fu forse moglie di un altro Nello figlio di Mangiante che viveva in Maremma, oppure che Dante abbia voluto, senza riferire nei suoi versi la casata di appartenenza, alludere ad un’altra Pia, anch’essa di famiglia nobile e potente come quella dei Malavolti: sono alcune delle possibili interpretazioni costruite su fonti storiche.

Cosa preferire, la storia o la leggenda?

Si sa per certo che quest’ultima abbia nei secoli lasciato una traccia più profonda e sicura. Nelle due terzine che tratteggiano la giovane donna traspare tutta la pena e il dolore che la sensibilità del poeta voleva lasciare nel lettore per un fatto sicuramente accaduto e che aveva suscitato una profonda commozione popolare.

L'incontro di Dante con la Pa di Dorè
L’incontro di Dante con la Pia di Gustave Dorè

Deh, quando tu sarai tornato al mondo

e riposato della lunga via

[…]

ricordati di me, che son la Pia;

Siena mi fé, disfecemi Maremma:

salsi colui che ‘nnanellata pria

disposando m’avea con la sua gemma”

( Purgatorio canto V, vv.130-136)

Tanto che ancora oggi esiste indicato con il nome del “salto della contessa” un precipizio sul quale sorge il castello della Pietra, nome legato all’omicidio,

Pia de' Tolomei in una tela di Stefano Ussi
Pia de’ Tolomei in una tela di Stefano Ussi

vuoi per gelosia vuoi per liberarsi della moglie, come ce lo racconta l’Anonimo fiorentino (XIV XV secolo): “essendo ella alle finestre d’uno suo palagio sopra una valle in Maremma, messer Nello mandò uno suo fante che la prese pe’ piedi dirietro, et cacciolla a terra dalle finestre in quella valle profondissima che mai di lei non si seppe novella”

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