Descritta da Guido Carocci in Bagni e villeggiature in Toscana, Firenze 1899

Provincia di Firenze. Comune di Reggello.Ferrovia speciale da S. Ellero, stazione della linea Firenze Arezzo Roma, a Vallombrosa. Ufficio di posta e telegrafo.
S. Giovanni Gualberto, discendente dalla famiglia dei nobili di Petrojo, ritiratosi con pochi compagni in un remitorio situato in un’alta valle del Monte Taborra, diramazione dell’Alpe di Pratomagno, ottenuta in dono nel 1039 dall’Abbadessa di S. Ellero, una parte di questo monte, vi erigeva il monastero, che prima si chiamò di S. Maria ad Acquabella, poi di Vallombrosa. Questo monastero fu il nucleo di una nuova congregazione monastica derivante dall’ordine benedettino, che dalla località appunto s’intitolò Vallombrosana.
Ottenute le conferme di possesso da imperatori e papi, ricevute altre donazioni di beni, il nuovo monastero andò talmente accrescendosi d’ importanza, che più volte se ne dovette ampliare il fabbricato, fino a che nel xv secolo venne quasi interamente ricostruito e dotato di una vasta e decorosa chiesa della quale i tesori dell’arte aumentarono maggiormente l’importanza e il pregio.
Nello stesso tempo, si allargò la cinta della clausura e per difenderla dalle scorrerie dei soldati di ventura e dei malandrini, si ridusse il monastero quasi a forma di fortilizio, munendolo di mura e di torri merlate.
Nuovi e radicali lavori di ampliamento e di decorazione vi furono fatti nel 1640, nel qual anno sorse, col disegno di Gherardo Silvani, la grandiosa facciata che forma il prospetto dell’edifizio simile a quello di un palagio campestre piuttosto che di un eremo.
Non possiamo diffonderci troppo a seguire minuziosamente la storia e le vicende di questa celebre Badia nella quale vissero monaci illustri per ingegno e per dottrina, nella quale furono accolti sovrani e personaggi insigni.
E nemmeno potremo accennare a tutti le opere di ampliamento e di abbellimento che vi vennero introdotte, ai molti annessi che vi furono aggiunti.
Diremo soltanto che nel XIII secolo, al disopra della badia, su di un masso sporgente si edificò l’Eremo delle Celle, più comunemente indicato sotto il vocabolo di Paradisino: che in altri tempi sorse il grande palagio per uso di fattoria chiamato Paterno e che in epoche differenti si costruirono in diversi punti della selve, cappelle, oratorî, tabernacoli, alcuni de’quali sussistono tuttora.
La chiesa, costruita come già è stato detto nel xv secolo ha subito col volger degli anni notevoli trasformazioni; è stata più volte impoverita degli oggetti d’arte che possedeva; ma essa conserva tuttora anche dal lato dell’arte una importanza tutt’altro che comune.

Il magnifico attico che oggi sta sotto la cantoria dell’organo è un importantissimo pezzo di scultura della seconda metà del xv secolo, il coro ricco di intagli e d’intarsi, è del xvi secolo. Originalissimo e di molto pregio è il reliquario d’argento fatto nel 1500 per racchiudervi un braccio di S. Giovanni Gualberto. I dipinti che si conservano nella chiesa sono del periodo dell’arte decadente, tra la seconda metà del XVII secolo e il XVIII, mentre le tavole preziose, le opere Robbiane e tanti altri oggetti di artistico pregio, vennero dopo la soppressione francese trasportati nei musei fiorentini.
Dopo la soppressione del 1867, l’ampio locale della vecchia Badia venne destinato ad uso d’Istituto Forestale e tuttora serve a quest’uso, accogliendo numerosi allievi che diretti da abili professori, si dedicano a questo genere di studî. A custodire ed ufiziare la chiesa rimangono alcuni monaci Vallombrosani che perpetuano le vetuste memorie di questo storico luogo.
Alcuni anni addietro, la vecchia foresteria posta fuori del recinto della Badia e l’antico eremo del Paradisino, vennero dati in affitto per uso di albergo e da quel tempo Vallombrosa, un giorno silvestre e silenzioso asilo di devozione, si trasformò in una lieta e gioconda stazione climatica che va certo annoverata ormai fra le più riputate d’Italia.
Alle pendici settentrionali della Secchieta, derivazione del Monte di Pratomagno che si erge orgoglioso fra i due bracci superiori della valle dell’Arno, è Vallombrosa. È un’ insenatura della montagna che scende in quel punto meno ripida formando poi una specie di altipiano che a guisa di gigantesca terrazza si spinge fino a dominare gran tratto della pianura Valdarnese.
Dei prati, delle fabbriche più basse, dei grandi serbatoi d’acqua, stanno attorno alla gran fabbrica che colla sua biancheggiante massa spicca e brilla sul fondo bruno delle grandi foreste di abeti. Più in alto, nel punto scosceso della montagna, è l’antico eremo, il Paradisino, come si disse, perchè di lassù l’occhio poteva liberamente spaziare in un vasto orizzonte, mentre attorno al monastero non c’era che una cerchia impenetrabile di abeti. Dinanzi all’antico convento, lungo il gran viale di accesso, è la vecchia foresteria, trasformata poi in albergo, e questi tre fabbricati costituiscono tuttala parte primitiva, diremo così, storica, di Vallombrosa. La stazione climatica moderna, quella specie di villaggio composto di alberghi, di villette , di graziosi casini, è sorta sul bell’altipiano che si affaccia sulla valle dell’Arno, nella località ch’era detta il Masso del Saltino, dove i monaci bromiti spingevano le loro passeggiate attraverso alla foresta per gettare uno sguardo in mezzo a quel mondo vivo, animato, gaio che dovevano quasi scordare. Il Saltino, o l’Acquabella come hanno voluto chiamarlo oggi, per evocare il ricordo del nome primitivo della chiesa e del monastero, col suo aspetto gaio, colla massa elegantemente capricciosa delle sue fabbriche, colle rivelazioni del gusto, del lusso, della comodità moderna, forma un originale contrasto coll’aspetto severamente monastico della vecchia abbazia; ma qui come altrove è la modernità che s’impone e fra le selve di Vallombrosa s’è ormai creata una delle sta zioni più eleganti d’Italia.

Del resto, poche località come questa giustificano quella specie di entusiasmo col quale annualmente si vanno accaparrando villini, quartieri e camere per passarvi deliziosamente la parte più calda dell’estate.
Le foreste di Vallombrosa sono un asilo di frescura, di pace, di salubrità, di bellezze solenni che non può a meno di sedurre e d’interessare.
Si può passeggiare liberamente, comodamente in ogni senso, per ore intere, in mezzo alle boscaglie di abeti, in una fantastica penombra, con una temperatura deliziosa, senza che un raggio di sole venga ad interrompere l’effetto di questo originalissimo spettacolo. Si direbbe d’essere in una grotta infinita dove giganteschi stalattiti collegano la volta superiore col piano, oppure in un immenso tempio sostenuto da innumerevoli colonne. Tale è l’effetto singolare che producono i fusti colossali degli abeti annosi che si ergono dritti, come monolitiche colonne a sostenere la volta costituita dai loro rami intrecciati, accavallati in guisa da non fare trasparire nemmeno un lembo di cielo.
È facile immaginarsi che sotto questa gran volta naturale, la temperatura dev’essere deliziosa, anche nelle giornate più torride; ma è impossibile, non solo descrivere, ma dare una semplice idea della stupenda bellezza di questo ambiente singolare nuovo, dove la quiete è profonda, dove si respira l’aria purissima, profumata dalle emanazioni resinose degli abeti.
Ecco perchè Vallombrosa è oggi un soggiorno di moda, ricercatissimo, dove la gente corre attratta dal fascino di tante bellezze.
In questi ultimi anni poi, bisogna dire che una strana attività ispirata e incoraggiata dalla moda moderna, ha fatto di questi luoghi una trasformazione tanto rapida, quanto radicale. La ferroviache dalla stazione di S. Ellero sulla linea Firenze-Roma si arrampica sulle balze del poggio per giunger fino al Saltino, ha risoluto il problema della sollecitudine e della comodità dell’accesso, sostituendosi al lento e faticoso servizio delle vetture che dovevano percorrere un lungo tragitto.

E lassù poi, dal castello d’Acquabella eretto dal Conte Resse, fino ai villini, agli alberghi, ai saloni, ai padiglioni, ai tant’altri edifizî, si è creato un mondo nuovo, un centro di modernità gaia e sorridente in mezzo alla austera solennità della natura selvaggia.
Oggi a Vallombrosa negli stupendi alberghi, nelle pensioni del sig. Benini si gustano tutte le compiacenze e tutte le soddisfazioni del più perfetto confortable e la società più eletta e più splendida ha ormai stabilito le sue tende in questo luogodeliziosamente fresco, superbamente bello.
Indicazioni utili.
Vallombrosa è situata a 957 metri d’altezza sul livello del mare; ha temperatura mitissima, aria pura e saluberrima, acque limpide e fresche, cascine dove si beve un latte squisito.
La ferrovia S. Ellero-Saltino che fa diverse corse al giorno, mette Vallombrosa in diretta e rapida comunicazione con Firenze, Arezzo, Roma.
A Vallombrosa trovansi un ufizio telegrafico, una stazione metereologica, un ufizio di posta e comodità d’ogni genere.”
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