Il Rinascimento fiorentino e l’era dei Medici dal mito alla realtà (parte terza)


di Giovanni Caselli

La cappella dei Magi – Il corteo è guidato da Lorenzo il Magnifico, seguito dal padre Piero e dal nonno Cosimo (Benozzo Gozzoli 1459)

Il Rinascimento fiorentino, che fiorisce dal 1430 al 1492, sotto Cosimo il Vecchio e suo nipote Lorenzo il Magnifico, segna il culmine del processo di unificazione culturale e quindi di italianizzazione di una società di immigrati fino ad ora divisa in due ceti sociali: da un lato un ceto rurale di aristocratici e contadini di ceppo germanico, dall’altra un ceto di borghesi di artigiani, commercianti e lavoratori di estrazione levantina.
Durante il XV secolo prende forma una società centro italiana culturalmente omogenea e si diffonde allo stesso tempo l’uso dei cognomi. La gente dimentica le proprie origini forestiere e si inventa antenati romani o comunque italiani.
Quando lo studioso Niccolò Niccòli muore, Cosimo acquista tutti i suoi libri e li custodisce in una “biblioteca” appositamente edificata accanto al convento di San Marco; nasce così la primabiblioteca pubblica dell’era post classica. Niccolò de’ Niccoli (1364-1437) stava a Cosimo come Mecenate stava ad Augusto ed aveva come assistente il grecista Ambrogio Traversari.

Alessandro Botticelli – Primavera (1482) esempio delle influenze neoplatoniche nell’arte (clicca per ingrandire)

Il filosofo Marsilio Ficino (1433-1499), del quale fu protettore Cosimo de’ Medici, diventa il principale fautore di una nuova Accademia modellata su quella ateniese che era stata chiusa da Giustiniano nel 529. Questa Accademia si chiamò infatti Platonica poiché Firenze era divenuto il massimo centro di studi platonici.
Cosimo indica a Donatello i modelli classici ai quali deve ispirarsi ed a Bartolommeo Michelozzi i modelli levantini sui quali basare il progetto del palazzo di famiglia, chiedendo poi a Benozzo Gozzoli di illustrare sulle pareti della cappella palatina una Processione dei Magi che commemora la venuta a Firenze dell’Imperatore di Bisanzio del 1438. Un evento culturale che arricchì la città di preziosi studiosi greci da allora rimasti a Firenze in residenza.

Paesaggi toscani – La cavalcata dei Magi, particolare (Benozzo Gozzoli 1459)

Persino la campagna riconquisterà dal 1430 alla fine del ‘500 un suo aspetto “classico”,
conferitogli, come ho detto sopra, dalle grandi ville-fattorie medicee e dalla diffusione dell”agricoltura mezzadrile con le sue colture promiscue.
Ciò non significa che la storia si ripeta, né che il Rinascimento costituisca il vero recupero
del mondo classico com’era. Questo era tuttavia ciò che i personaggi del Rinascimento intesero fare e ciò che credettero di aver fatto. In realtà il mondo Europeo si stava formando come sintesi delle culture greco-romana, persiana, cinese ed indiana, anche se sono pochi gli studiosi che se ne sono accorti.
Il “neoplatonismo” di Firenze si espresse in uomini quali Cristoforo Landino, Marsilio
Ficino, Pico della Mirandola, Poliziano, Leon Battista Alberti, Lorenzo de’ Medici e molti altri che tradussero e commentarono i grandi classici, ma si espresse anche nell’arte e nell’architettura che conferisce un volto classico agli edifici medievali e ne crea nuovi interpretando in maniera originale il classicismo ellenistico.

Beato Angelico – Deposizione (particolare con veduta di città)

Edifici laici e religiosi in tutto il territorio fiorentino portano i segni di un tentativo di riconquistare il gusto e lo spirito della Grecia Classica e di Roma. Si trovano nelle nostre chiese di campagna opere d’arte “minori” che chiaramente ci illustrano la diffusione di questo gusto e di questo spirito e viene da chiedersi come abbiano fatto i Della Robbia o i Benedetto da Maiano ad appropriarsi di elementi decorativi provenienti dalle grande realizzazione dell’Ellenismo in Asia Minore in un’epoca in cui non esisteva la fotografia e viaggiare non era facile.
Quali circostanze consentirono a certi elementi artistici tipici dell’ellenismo orientale e non presenti a Roma, di raggiungere remote valli italiane? Le decorazioni in “grottesque” dei Della Robbia lasciano aperta la questione delle fonti.

Declino e ripresa
Dopo un periodo di confusione che fa seguito alla morte di Lorenzo de’ Medici (1492), di Pico della Mirandola (1494), di Angelo Poliziano (1494) e di Marsilio Ficino (1499), che coincide con la scoperta delle Americhe, la Toscana cade sotto l’influenza spagnola e Firenze, che dopo il Sacco di Roma aveva risollevato a testa, torna nelle mani dei Medici di un ramo collaterale, non più come città stato e repubblica, ma come capitale di un regno o granducato che comprende quasi tutta le Toscana.

Si tratta di una monarchia che riunisce l’antica Etruria sotto un solo governo dopo 1500
anni, ma lo stato è privo di basi storiche, quindi il suo monarca, Cosimo I de’ Medici, decide di chiamarsi “Nuovo Porsenna” fregiandosi del fittizio diadema dell’antico re etrusco, sbandierando il motto: “Porsennae regis negligentia amissum/ Cosimus Medicis virtute ac vigilantia recuperatum” .
L’Accademia Platonica era esplosa come una bolla di sapone e chiude nel 1522 a causa di
un colpo di mano del Papa. Dal XVI secolo la Controriforma segna il declino inesorabile di Firenze, dove i principi di Martin Lutero avevano riscosso larghe simpatie. Ma la Toscana si trovava sulla via di Roma e troppo accosto ad essa per poter abbracciare la Riforma e mantenere in vita lo spirito del Rinascimento.
Cosimo ricevette il nuovo titolo di Granduca di Toscana dal Papa e divenne il primo monarca di una dinastia che doveva durare fino agli inizi del XVIII secolo. Durante questo periodo la creatività artistica trovò Roma come palcoscenico ed i Papi come registi, mentre la campagna toscana era soggetta alle devastazioni e alle razzie perpetrate da eserciti in transito da e per Roma.
Dopo la scoperta del Nuovo Mondo l’Europa guarda verso occidente e sono le nazioni
atlantiche a raccogliere l’eredità del Rinascimento italiano, mentre per la Toscana inizia un periodo di decadenza che pervade anche il resto della Penisola. Intrighi di donne e di papi portano alla rovina la casa de’ Medici. Tuttavia si osservano a Firenze ritorni di fiamma quali il fenomeno Galileo Galilei, la fondazione dell’Accademia del Cimento, la nascita del teatro e del melodramma all’italiana.

Michelangelo Buonarroti, i Prigioni – scolpiti nella prima metà del XVI secolo esprimono il senso di crisi incombente)

La vicenda medicea si conclude con Gian Gastone, che invece di essere bisessuale come gli
ultimi suoi predecessori era strettamente omosessuale e perciò non procreò. Così, nel 1737, alla morte dell’ultimo Medici, il destino del Granducato cadde nelle mani delle case regnati europee che consegnarono, e diciamo “fortunatamente”, la Toscana alla casa Asburgo-Lorena.

Il Rinascimento fiorentino e l’era dei Medici dal mito alla realtà (parte prima)

Il Rinascimento fiorentino e l’era dei Medici dal mito alla realtà (parte seconda)