Catasto Leopoldino. San Marcello Pistoiese, la stazione di posta (particelle 174 175 274) le scuderie (179 274) e la Strada Regia- fonte Archivio di Stato di Pistoia

Dalla metà del Settecento, in Toscana, avviene una rivoluzione straordinaria nel settore della viabilità tale da cambiare radicalmente il volto del territorio e a dargli una fisionima infrastrutturale che durerà fino al secondo dopoguerra. I Medici durante la loro lunga dominazione avevano considerato l’impraticabilità delle vie di confine e in particolare di quelle appenniniche come una garanzia difensiva. L’avvento dei Lorena cambia radicalmente questa visione aprendo la regione ai collegamenti con l’estero e arricchendo i collegamenti interni. Nascono così le prime reti ferroviarie, vengono potenziate le strutture portuali e costruite molte strade ex novo e altre già esistenti completamente rinnovate.

Il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena, figlio di Maria Teresa d’Austria e sovrano illuminato come la madre, si impegnò nell’opera di riforma e riammodernamento della regione sia dal punto di vista legislativo che da quello economico favorendo riforme agrarie e sviluppo economico. Al suo nome si lega anche la costruzione della strada Pistoia-Modena (l’attuale statale 66 da Pistoia a La Lima, dove si innesta nella statale 12 dell’Abetone e del Brennero) e l’apertura del valico dell’Abetone.

Catasto Leopoldino – Piante della fabbrica delle posta e della locanda di Boscolungo (1791) – fonte Archivio di Stato di Firenze

Le precedenti mulattiere superavano l’Appennino utilizzando tre passi: quello dei Tre termini, della Calanca e della Croce Arcana o Alpe della Croce, tutti situati più a est dell’Abetone tra Cutigliano e Gavinana.

Montagna Pistoiese, Le Piastre (cartolina primi Novecento)

Con il rafforzarsi del dominio austriaco nell’Italia settentrionale dopo la pace di Aquisgrana del 1748 si impose l’esigenza di una strada che collegasse Livorno e Firenze attraverso Pistoia, Modena, Mantova e Milano e infine con l’Impero Asburgico.

Ovviamente la realizzazione della Pistoia-Modena rispondeva non solo a esigenze economiche ma anche strategico militari: essa stabiliva un collegamento diretto fra il centro e il nord Italia, fra il Granducato di Toscana e il Ducato di Modena e quindi con Mantova (la più importante piazza militare austriaca in Italia) senza dover attraversare il territorio bolognese che apparteneva allo Stato pontificio, favorendo eventuali movimenti di truppe austriache lungo la Penisola (come accadde durante la repressione dei moti insurrezionali pre unitari dei primi decenni dell’Ottocento). Altrettanto innegabili furono i benefici per lo spostamento di merci e passeggeri fra nord e sud della penisola che la barriera appenninica aveva sempre ostacolato nei secoli.

Grande albergo Abetone nei pressi del valico (cartolina dei primi del Novecento)

Artefice del progetto e supervisore della costruzione fu Leonardo Ximenes ingegnere impegnato in molte opere compiute negli anni del Granducato tra cui la strada della Futa tra gli anni ’40 e ‘50 e ideatore del sistema di bonifica del lago Prile, a Castiglion della Pescaia.

I lavori iniziarono nel 1766 nel tratto Pistoia-Mammiano seguendo il tracciato della vecchia mulattiera. Nell’estate del 1775 i primi viaggiatori attraversarono il valico dell’Abetone poi ufficialmente inaugurato nell’estate del 1778. Ma rimanevano ancora diversi lavori da completare come i ponti sul Lima e quello a due arcate sul Sestaione, alto 28 metri, progettato dallo stesso Ximenes e terminato nel 1781 insieme alle stazioni di posta di Le Piastre, San Marcello, Piano Sinatico, Boscolungo.

Veduta della Dogana di Boscolungo

L’opera fu considerata ciclopica per l’epoca considerando i numerosi tratti di strada scavati nella roccia; impressionanti nella parte toscana dell’Appennino (particolarmente ripida su questo versante mentre in quello modenese il terreno declina più dolcemente verso valle), le serie di tornanti ideati dallo Ximenes per coprire in breve distanza un dislivello di 700 metri e arrivare da La Lima al piano di valico.Vi lavorarono oltre tremila persone, fra cui donne e condannati ai lavori forzati.

Il Ponte sul Sestaione (foto primi Novecento)

Qui, al confine fra i due Stati, furono erette le due piramidi di pietra ornate di marmo, con stemmi e lapidi con iscrizioni in latino, tuttora esistenti.

La costruzione della strada fu compiuta in un tempo eccezionalmente breve per l’epoca e riscosse unanime ammirazione fra i viaggiatori che la percosero, fra questi Vittorio Alfieri che la ricordò nei suoi scritti e il re di Svezia Gustavo III, che nel 1783 arrivò a Firenze e volle andare personalmente all’Osservatorio astronomico fondato da Ximenes per congratularsi con lui.

Le due piramidi ancora oggi presenti furono erette nel 1781 in occasione dell’apertura del Valico dell’Abetone (1375 m slm) in onore del Granduca di Toscana e del Duca di Modena, segnavano il confine tra i due stati, trovandosi l’una sotto la giurisdizione di Pietro Leopoldo e l’altra sotto quella di Francesco III. Costruite entrambe da maestranze toscane, sono in pietra con ornamenti in marmo e recano, ciascuna sul lato che guarda lo stato di appartenenza, l’arma e l’iscrizione del rispettivo sovrano. Su ciascuna è scolpita un’iscrizione in latino: quella toscana fu composta da Leonardo Ximenes, ed esalta il Granduca Leopoldo come “rinnovatore della libertà e dl commercio”, quella modenese sottolinea invece l’importanza militare della strada appena costruita quale congiunzione fra la Toscana e l’area germanica.

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