Barriera del Romito

da Guido Carocci, I dintorni di Firenze, Galletti e Cocci 1881

“La località detta il Romito che trovasi qui poco distante, ha dato il nome a questa barriera posta sulla destra del torrente Mugnone che in questo punto è attraversato da un ponte di pietra eretto pochi anni prima dell’ingrandimento della città.
La via del Romito segue pressappoco la direzione dell’ antica strada che metteva alla Porta Faenza, situata nel luogo dove sorse dipoi la Fortezza da Basso.
IL ROMITO O IL ROMITUZZO è un piccolo borghetto composto in gran parte di trattorie e di osterie che i fiorentini han l’abitudine di frequentare assai, specialmente nelle domeniche. Un romito che abitava una piccola casetta con un oratorio, dove fu secoli indietro edificato lo spedaletto di Santa Lucia, oggi soppresso, dette il nome a questo luogo che per l’avanti era più noto con quello di Arcovata o Tra ‘Arcora.
L’ antico acquedotto etrusco, che dai poggi di Settimello costeggiando le pendici dei colli di Querceto, Doccia, Castello e Rifredi conduceva le acque a Firenze, passava appunto di qui sostenuto da una fila di arcate, aveva dato origine a quei nomi. Di questi archi parecchi erano in piedi quando il Manni scriveva le sue dotte memorie e due di essi mezzi rovinati giunsero fin quasi ai nostri giorni (1881 n.d.r.). …”

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Il primo campionato del mondo di ciclismo si svolse fra Firenze e Pistoia

L’articolo è ripreso da: Fatti e fattacci al tempo di Firenze capitale

Siamo nel 1870, Firenze è ancora capitale del regno d’Italia

Gli organizzatori della prima corsa ciclistica su strada
Gli organizzatori della prima corsa ciclistica su strada

In una città che appariva più un cantiere che una capitale si svolse la prima gara ciclistica della storia d’Italia. Già da qualche tempo si vedevano girare per la città pazzi scatenati a cavallo di quello strano arnese con due ruote tanto che il Comune, dopo vibrate proteste giunte da più parti, per proteggere l’incolumità dei cittadini decretò che i velocipedi potessero girare solo per i viali delle Cascine e solo nelle ore mattutine dato che il parco era luogo di passeggio frequentatissimo nelle ore pomeridiane e nei giorni festivi. Poi, nel 1870, la prima corsa su strada organizzata dal Veloce Club, la prima società ciclistica italiana. …Continua

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Il Ponte a Rubaconte

di Jacopo Cioni

Fabio Borbottoni – lungarno Archibusieri e Ponte alle Grazie, sulla sinistra il Palazzo de’ Giudici avanzo del castello d’Altafronte

Il ponte di Rubaconte è il ponte che seguendo lo scorrere dell’Arno viene subito prima del Ponte Vecchio. Non lo trovate? Per forza questa era la sua posizione quando esisteva, oggi al suo posto c’è il ponte alle Grazie.

 

Il ponte fu costruito nel 1237 per unire il rione di San Niccolò e il quartiere di Santa Croce, era il terzo ponte costruito a Firenze dopo il ponte Vecchio e il ponte alla Carraia del 1218 interamente in legno. Una curiosità, il ponte alla Carraia era chiamato ponte nuovo e il ponte Vecchio fu chiamato vecchio proprio per questa ragione.

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Nei dintorni di Firenze: La Lastra e via di Monterinaldi

di Salvina Pizzuoli

La Lastra e Monterinaldi. Particolare di una pianta di Firenze e dintorni del 1890

Siamo in località La Lastra che lega il suo nome alle lastre di pietra macigno sulle quali passava la strada scavata sul fianco del monte. Siamo subito fuori Firenze, proprio lungo quella strada che in tempi trascorsi portava dal Mugello in città e viceversa e delimitava l’antico insediamento che vi era sorto, oggi detta Bolognese Vecchia, contrapposta a quella che costeggia il borgo, spostata più in basso e verso il Mugnone, detta Bolognese Nuova. Come scriveva il Carocci nel suo “I dintorni di Firenze” (1881) il centro abitato si era sviluppato proprio per la sua posizione strategica verso il contado ed era quindi zona di sosta per pellegrini e mercanti tanto che vi sorgevano alberghi, osterie e anche uno spedaletto ma che perdette quei vantaggi quando verso la metà del decorso secolo, per attenuare la ripidità della strada che girava per due lati attorno al Monte Rinaldi, se ne spostò più in basso il tracciato ed il vecchio borgo fu tagliato fuori. … continua a leggere Nei dintorni di Firenze: La Lastra e via di Monterinaldi

Firenze scomparsa: Mercato Vecchio (parte prima)

Guido Carocci, Firenze scomparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897

Firenze nel V secolo d.C in una ricostruzione di Corinto Corinti

“Era l’anima, il nocciolo, il primo nucleo di Firenze. Quella città d’origine romana sulla quale gli storici avevano raccolto così poche notizie, tanto da esser costretti a giustificare questa povertà di ricordi col dirla piccola e di poca importanza, era invece grande, fiorente, popolosa, ricchissima di ornamenti. E di questi ornamenti, imponentissimi, sontuosi, ricchi di marmi e di decorazioni, che nella magnificenza loro rispecchiavano quella del popolo che li aveva eretti, si trovarono le ampie tracce fra le fabbriche del Mercato Vecchio, perché il centro di Firenze medioevale corrispondeva perfettamente al centro della romana città. Quel Campidoglio attorno all’esistenza ed alla grandezza del quale erano state imbastite tante favole, sorgeva qui colle sue mura imponentissime che chiudevano e proteggevano l’immenso tempio di Giove Capitolino e gli altri fabbricati sacri al culto degli Dei o destinati a residenza delle cittadine autorità. All’esterno di questo gruppo imponente, erano i fossati, ed attorno una quantità di vie, di case, di palagi di terme. Verso il canto di Via degli Speziali apparvero le tracce della marmorea platea del foro; verso piazza degli Strozzi e la Via de’ Vecchietti i resti di terme vastissime e sontuose con impiantiti a mosaico di elegante disegno, vasche per le immersioni, tepidari, calidari, impluvi e tutti i servizi consueti di questo genere d’edifizi.

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Stendhal, “Guida ad uso di chi viaggia in Italia”

La Firenze di allora

Stendhal, “Guida ad uso di chi viaggia in Italia”

Risale al 1828 il viaggio che Standhal (al secolo Henry Bayle) il celebre scrittore francese fece in Italia, visitandone i luoghi più famosi. Riportiamo i brani relativi al suo soggiorno a Livorno e Firenze che in un certo senso potremmo definire appunti frettolosi, buttati giù in uno stile vivace ma ben lontano da quello che conosciamo dai suoi romanzi. Rimane comunque un documento interessante per rivedere usi e costumi del tempo.

Per 36 franchi un vetturino vi porterà a Livorno (ndr da Genova) in tre giorni e mezzo; se il Magra è in piena, fare attenzione a non affogare: si prende una barca e con un tragitto di un quarto di lega sul mare si arriva dall’altra parte; questa strada è la più bella d’Italia. Più si va piano, meglio è. A Livorno scendere all’Aquila Nera: la camera costa 3 paoli (o tre volte 56 centesimi), il paolo si divide in otto crazie; la crazia è la moneta più leggera dell’universo: vale 7 centesimi.

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Alla ricerca e alla scoperta di quel che resta della Firenze prima del “riordino” del 1881

di Salvina Pizzuoli

Il cosiddetto “riordino” del vecchio centro della città ebbe inizio effettivamente già nel 1881 secondo un progetto parziale approvato nel 1865 ai tempi di Firenze capitale e poi riproposto e articolato in successivi due piani, del 1885 e del 1888, che prevedevano un massiccio intervento in quella che era la Piazza del Mercato Vecchio oggi Piazza della Repubblica.
Un’area molto vasta ad impronta medievale sorta sulle rovine del precedente Foro Romano: si estendeva infatti da Via di Porta Rossa a Via Cerretani, da Piazza Strozzi e via dei Pescioni a Via de’ Calzaioli. In quest’area molte le case-fortezze delle più antiche famiglie fiorentine, insieme a quelle della borghesia cittadina, insieme alle più antiche chiese della città oggi non più esistenti, come Santa Maria in Campidoglio, il cui nome è riconducibile ad edifici tipici della società romana, ma anche l’oratorio trecentesco di Santa Maria della Tromba di cui rimane la tavola di Jacopo del Casentino alloggiata oggi in un angolo del Palazzo dell’Arte della lana nei pressi di Orsanmichele.

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Le vie “allargate”: via Buja

da Guido Carocci, Firenze scomparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897

“Era un nome che calzava a pennello. Le fabbriche altissime, colle tettoie sporgenti che quasi si collegavano tra loro, erano così vicine, che vista da lontano la strada pareva una fessura ed una volta penetrati là dentro nel sollevare lo sguardo si vedeva appena una striscia meschina di cielo.
Il nome glielo avevano dato volgarmente e tutti la conoscevano per Via Buja; ma in antico aveva anche altri nomi: ma più particolarmente ebbe per un lungo periodo di tempo quello di Via Bertinella o Albertinella dal nome della famiglia Albertinelli o Bertinelli che in epoca remota vi aveva le case (Le case degli Albertinelli o Bertinelli erano per la maggior parte nel luogo occupato dal primitivo Spedale fondato da Folco Portinari, fra Piazza di S. Maria Nuova e la Via dell’Oriuolo, nel luogo oggi occupato dalla fabbrica dell’ Archivio Notarile). Oggi è un tratto della Via dell’Oriuolo, che il cartello municipale chiama…. ingenuamente, dell’Orivolo, strada, che come ognun sa, ebbe questo nome perché in una casa che vi corrisponde fu costruito il primo orologio per la torre di Palazzo Vecchio.

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Via Vittorio Emanuele – Montughi (parte seconda)

Da Guido Carocci I dintorni di Firenze, Tipografia Galletti e Cocci 1881

Via dei Cappuccini

Continuando a percorrere via Vittorio Emanuele e precisamente dal luogo dov’era un tabernacolo dipinto dal Vanni, si stacca la Via de’ Cappuccini, dove sorge l’omonimo convento, che attraversa il colle di Montughi e sbocca poi presso il casale della Loggia. (Oggi la strada dopo l’incrocio con via Massaia prende il nome di via Santa Marta.

“Chiesa e Convento dei Cappuccini. Occupa il luogo dove fu già un ospizio dei PP. Amadei. Il convento si chiamò di S. Maria degli Angioli o i Fraticini. Nel 1529 fu demolito per l’assedio e i frati andarono a S. Giovannino. L’attuale monastero e chiesa furono riedificati da Bernardino Okino senese che dopo essere stato rettore e poi generale dei Cappuccini per otto anni, si lasciò convertire dalle dottrine di Valdes e divenne luterano. La chiesa irregolarissima nella forma e semplice d’architettura, era adorna di varj pregevoli quadri […]

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Tramway e tranvai: tranvie nell’area fiorentina

Trasporti pubblici a Firenze fra ‘800 e ‘900

Linee ferroviarie e tramviarie dell’area fiorentina

Nel 1899 Edmondo De Amcis scriveva un volumetto dal titolo La carrozza di tutti per celebrare l’uso ormai diffuso del tram, parola derivata dall’inglese tramway, nelle grandi città italiane.

Negli ultimi decenni dell’Ottocento infatti, dopo lo sviluppo delle ferrovie, con il progressivo affermarsi della classe media le città si dotarono di trasporti su rotaia, con piccole locomotive a vapore in sostituzione dei vecchi omnibus a cavalli. … continua a leggere tramway e tranvai: tranvie nell’area fiorentina