Pubblichiamo questo interessante percorso illustrato dal prof. Giovanni Caselli anche se la Flaminia toccava solo marginalmente l’Etruria nel tratto iniziale. Tuttavia, attraversando Umbria e Marche, rappresentava una importantissima via di comunicazione con l’Adriatico ed era strettamente connessa alla rete stradale dell’Etruria.


di Giovanni Caselli, da Le strade di Roma in Italia (vol.II°)

Percorso via Flaminia

Fu la terza grande direttrice dell’espansione romana in ordine cronologico e la prima delle due grandi strade per il nord in ordine di importanza; traversata l’Umbria e le Marche, giungeva sulla costa adriatica a Fanum per terminare a Senigallia. La Via usciva dal Foro Romano da una porta a est del Campidoglio, Porta Fontinalis, seguiva poi l’attuale Via del Corso, ossia la Via Lata del IV secolo d.C. Dopo circa 3 miglia la strada raggiungeva il Pons Milvius dal quale si irraggiavano altre vie inferiori alla Flaminia: la Amerina, la Cimina, la Clodia, l’Annia e la Cassia, la più lunga dopo la Flaminia.

Porta Fortunalis

Fuori Roma la Via attribuita a Caio Flaminius traversava il Tevere alle Pile di Augusto, prima di Ocriculum, passava per Spoletium, Fanum Flaminii, Camerinum, Sentinum e Sena Gallica. Il censore T. Sempronius, nel 177 a.C. operò una deviazione: da Forum Flaminii passava invece per Nuceria e Scheggia, poi faceva il Passo del Furlo, quindi Forum Sempronii e Fanum, da cui raggiungeva Ariminum (Rimini). Al tempo di Augusto fu condotta una scorciatoia da Ocricolum (Otricoli in provincia di Terni) a Nuceria, che transitava per Mevania; questa evitava di passare per Spoletium e Forum Flaminii. Risulterebbe ancora una variante della Flaminia secondo l’Itinerarium Antonini che da Nuceria giunge direttamente ad Ancona passando per Septempeda e Auximus; poi l’itinerario discenderebbe a Brundisium lungo la costa adriatica. Sena Gallica era il punto di arrivo della direttrice principale transappenninica da millenni quando il console Caio Flaminio progettò una via che avrebbe messo in comunicazione Roma con il nord e la costa adriatica. La colonia di Ariminum fu il primo avamposto romano a nord dell’Appennino e fu dedotta nel 268 a.C. e quando la Via Flaminia fu compiuta, nel 223 o nel 220 a.C., la regione del medio Adriatico era già sicuro territorio di Roma.

Selciato della via Flaminia

La direttrice antica raggiungeva l’Italia adriatica tramite il valico di Colfiorito, quindi seguiva la valle Camerte fino a Sentinum per piegare verso la costa. La struttura idrografica a pettine del displuvio adriatico costringeva la viabilità al passaggio fra le quinte del Monte Falterona e del Catria fino al valico della Scheggia. La strada si portava poi sulla costa correndo lungo le valli del Burano, del Candigliano e del Metauro. Per esigenze di rettillineità e brevità gli ingegneri di Caio Flaminio dovettero realizzare enormi e numerose opere tecniche quali ponti, trafori e viadotti, attraverso un territorio montuoso soggetto a frane, slavine e alle impetuose piene dei torrenti in tempo di pioggia. Le opere realizzate nella famosa Gola del Furlo, dopo l’epoca di Flaminio, costituiscono una eloquente testimonianza del livello della tecnologia stradale romana. Augusto restaurò completamente la Via Flaminia, come egli stesso afferma: Durante il mio settimo consolato (27 a.C.) restaurai la Via Flaminia dall’Urbe fino a Rimini, rifacedone tutti i ponti, con l’eccezione del Milvio e del Minucio.  (Res gestae Divi Augusti, XX,V)

In Lazio, come dice Thomas Ashby, è probabile che un sentiero conducesse lungo la riva destra del Tevere fino al passo per l’Umbria, sotto Ocriculum, questo diventò col tempo la Via Tiberina, ma era questo anche il collegamento per l’antica direttrice preistorica che doveva poi diventare la Via Flaminia da Roma alla costa adriatica. Non si sa quando la scorciatoia a ovest del Soratte fu costruita, ma certamente fu Caio Flaminio che la rese via militare. Questo tratto di strada accorciava il percorso da Roma a Ocriculum di circa 6 miglia; dal Cremera a Ocriculum la strada si svolgeva tutta nell’agro falisco dell’Etruria rendendolo zona di intenso transito.

Falerii Novi – Porta di Giove

A quell’epoca tuttavia la capitale dei Falisci, Falerii era già stata distrutta da oltre vent’anni; la strada transitava poco a est traversando la valle del torrente Treia su un magnifico ponte. La nuova capitale, la romana Falerii Novi, fu invece collegata a un ramo della Via Cassia, che da est del Lacus Sabatinus (Bracciano), andava a Nepi, Falerii Novi, Fescennium, Horta, Ameria, Tuder, Vettona e Perusia. Questa strada, era una perfetta parallela, della Via Flaminia, fino al centro della regione. Fu sul lacus Sabatinus, l’attuale Bracciano, a Vicarello che furono trovati i quattro bicchieri d’argento riportanti l’itinerario da Gades (Cadice), in Spagna, a Roma, indicando forse che il viaggiatore poteva, in epoca traianea, viaggiare lungo le ottime strade romane e non più necessariamente per mare.

Ponte Milvio

La Via Flaminia lasciava la città di Servio Tullio, diretta a nord, da una porta sulle pendici del Campidoglio; un antico sepolcro che stava sul lato della Via è quello di Gaio Poplicio Bibulo, accanto al più presuntuoso pezzo d’arte cimiteriale del mondo: il Monumento a Vittorio Emanuele, oggi Altare della Patria. Bibulo era edile della plebe agli inizi del I secolo a.C. Il terreno per il suo sepolcro fu concesso a spese pubbliche, per valore e meriti di ufficio. Poco oltre la Via puntava decisamente a nord con un rettifilo che poi divenne la Via Lata di Campo Marzio, fino al Pons Milvius (Ponte Molle), servendo da confine fra le Regio I (Latium e Campania) e VII (Etruria). Pochi ebbero l’onore di essere sepolti lungo la Flaminia, uno era Bibulo, un altro fu Silla e un altro ancora l’attore Paride. Il ponte è molto antico, quello che vediamo è del 109 a.C. ed è uno dei due soli ponti della Flaminia che Augusto non rifece. Dopo il ponte la Cassia si diparte verso sinistra dalla Flaminia che volta a destra per seguire la ferrovia. Traversato il fatidico Raccordo Anulare la Via tocca Prima Porta e continua lungo il Tevere fino a Saxa Rubra, nome riferentesi alle cave di tufo rosso che fiancheggiavano la Via per 4 miglia. A Grottarossa esistevano pittoresche grotte che furono abitazioni fino a epoca recente, ora tutto è scomparso, inclusa la tomba dei Nasoni che fu scoperta nel 1674. Alcuni dei dipinti che vi furono rinvenuti si conservano, per fortuna, nel British Museum, quelli che rimasero sul posto sono stati distrutti. Traversiamo dunque la vallata del Cremera,- attualmente un allucinante groviglio di strade – che a monte si era unito a un altro torrente, dando una base, con lo sperone tufaceo entro la confluenza, alla città di Veio. Vi è un ponte romano sul torrente e più oltre un grande mausoleo sovrasta la strada dall’alto di una rupe; più oltre, 1000 metri oltre Prima Porta, a circa 8 miglia da Roma, ci imbattiamo in ciò che resta della Villa di Livia, consorte di Augusto, in una stupenda posizione panoramica. Sembra che qui fosse la stazione di ad gallinas albas.

Villa di Livia, particolare di un affresco

Nel 1867 fu scoperta fra le rovine una famosa statua dell’imperatore giovane, conservata nei Musei Vaticani. In  una stanza della villa vi fu trovato un famoso e bellissimo dipinto raffigurante un giardino, senza esitazioni la definiremo una delle più belle opere d’arte dell’epoca romana, ora visibile nel Museo Nazionale delle Terme. Il ‘Giardino di Livia’ appartiene a quella vena artistica introdotta a Roma da Spurius Tadius come riferisce Plinio (Nat.Hist. XXXV.16): la piacevole moda di dipingere le mura con vedute di case di campagna e portici, giardini, boschi, colline, laghetti, canali, fiumi e coste… con impressioni di gente che passeggia o va in barca.

Percorso Flaminia – primo tratto

Fu uno movimento, come dice Sir Mortimer Wheeler, affine a quello romantico dell’era moderna, per quanto sia consentito fare paragoni di questo genere.  La villa, molto estesa, era in parte situata nel territorio di Fidenae. Qui, dove esiste un arco di mattoni di epoca costantiniana, la via Flaminia si stacca dalla Via Tiberina, mentre la prima va verso sinistra, assieme alla ferrovia, la seconda continua lungo il Tevere. Il territorio compreso nella biforcazione si chiama Grotta Oscura, a testimonianza delle enormi cave di tufo, anch’esse fornitrici del materiale da costruzione, un tufo molto duro ocraceo, che andò negli edifici di Roma antica e, soprattutto nelle massicce Mura Serviane. La Via Flaminia conserva lunghi tratti di lastrico, forse molti di più di qualsiasi altra strada romana nel territorio dell’urbe.

La torre di Malborghetto

Giungeva poi al casale di Malborghetto, 14 miglia da Roma, dove esisteva un antico castello, il casale è edificato all’interno di un arco costantiniano a quattro fòrnici, in pozzolana rivestita di laterizi. Qui era il quartier generale dell’imperatore Costantino, nella notte che precedette la battaglia di Saxa Rubra, la famosa notte dell’apparizione della croce. Massenzio era invece attestato poco a nord di Prima Porta, col fiume alle spalle, per cui non poté ritirarsi; sia Massenzio che molti dei soldati del suo esercito in rotta affogarono nel Tevere presso il Ponte Molle. Dopo Malborghetto un diverticolo della Flaminia si dirige verso Scrofano, sotto l’alto Monte Musino, su cui si vedono le rovine di un castello. Da qui si può raggiungere la Via Cassia. La Flaminia ora corre su un crinale che si fa sempre più evidente man mano che procediamo.

Articoli correlati: (di prossima pubblicazione)

La via Flaminia da Malborghetto a Civita Castellana (secondo itinerario)

La via Flaminia da Civita Castellana a Carsulae (terzo itinerario)

La via Flaminia da Carsule a Foligno (quarto itinerario)

La via Flaminia da Foligno a Ravenna (quinto itinerario)