di Giovanni Caselli, da Le strade di Roma in Italia (vol.II°)

Flaminia da Carsulae a Forum Flaminii

Poco oltre Carsulae vi era un importante tratturo, ora noto come ‘Via romana’ o ‘Via delle pecore’, che passando per Spoletium raggiungeva i pascoli alti delle dorsale appenninica. Si raggiunge la chiesa di San Giovanni de Butris la cui fabbrica posa sui resti di un ponte romano del quale sopravvivono due archi.

San Giovanni de Butris

Poi la strada si snoda fra i campi come sentiero campestre lungo la valle del Naia e traversa due volte il torrente sui ponti romani di Valle Petrosa e Fonnaia, ambedue edificati da Augusto come rivelano la fabbrica di travertino con blocchi simili a quelli degli altri ponti. La stazione di Vicus ad Martis degli itinerari si troverebbe a Santa Maria in Pantano, poco oltre. La discesa verso Mevania era, secondo gli itinerari, di 16 miglia, meno dell’attuale strada, l’unico punto fermo dell’antica in questo tratto è un’altro ponte romano, il ‘Ponte del Diavolo’ all’Osteria del Bastardo. Un ponte in opera quadrata con bugnati di calcare. Nella valle del Timia, fertilissima, vi erano insediamenti rurali e ville.

Area archeologica di Carsulae

Mevania conserva le tracce dell’impianto urbano romano, di cui la Via Flaminia è il ‘decumanus maximus’. Anche questa è un’antica città degli Umbri e divenne municipio romano ascritto alla tribù Aemilia. Mevania è menzionata da molti autori antichi, come Strabone, Properzio, Tacito etc. e prospero grazie al commercio che all’agricoltura. La città a impianto reticolare è orientata nel senso della Via. La città fu nota anche per le sue ceramiche e laterizi. Ebbe un vescovo famoso, Vincenzo, che fu martirizzato da Diocleziano nel 303. Uscita dalla cittadina per Porta Foligno, la Via transitava dritta per Madonna della Fiamenga, un toponimo che conserva il nome della Via; qui presso era Forum Flaminii, forse in luogo dell’attuale San Giovanni Profiamma. Qui, a oriente della bella valle dove sorgono Hispellum e Fulginiae, vi era un importante snodo stradale: l’incrocio con la via di Perusia e quella per Camerinum e il Picenum. Qui si ricongiungevano anche le due Flaminie. Hispellum: anch’essa centro umbro fin dalla protostoria, divenne municipio e colonia sotto i triumviri. Ascritta alla tribù Lemonia si estese sui territori dei centri vicini, incluse le famose Fonti del Clitunno.

Augusto la restaurò dandogli nuove e splendide mura e porte cittadine. Anche Costantino si preoccupò di Hispellum attribuendole l’epiteto di ‘Flavia Constans’. La città divenne allora una alternativa al Fanum Voltumnae, dove la confederazione umbro-etrusca teneva riunioni annuali. Costantino autorizzò la costruzione di un tempio che serviva da centro focale per la confederazione religiosa delle due regioni che erano ora state riunite in una ‘Tuscia et Umbria’. Prima si doveva recarsi a Volsinii per questa cerimonia.

Spello, tratto delle mura romane

Nel quartiere di Borgo si trova la Porta Consolare, in bellissima opera quadrata a tre fornici perfettamente conservata. In Via Roma si trovano ben 110 metri delle mura augustee conservate alla perfezione. La Porta Venere, sempre augustea è però fortemente restaurata, ma era a doppia cortina con tre fornici, fiancheggiata da due alte torri dodecagonali. Fuori le mura si trovano poi i resti dell’Anfiteatro romano del I secolo d.C.. Il centro maggiore della Valle Umbra, Foligno è una città di pianura di origine romana, edificata sulla Via Flaminia per Terni e Spoleto. Municipio della tribù Cornelia fu ricco centro durante l’Impero quando aveva ben quattro ponti sul fiume Topino il cui corso era più prossimo alla città. Assisium: Fu un centro umbro prospiciente la Valle Umbra anche Assisium, che poi divenne municipio ascritto alla tribù Sergia ed acquistò splendidi monumenti. La città dal destino cristiano fu evangelizzata da San Rufìno che vi fu martirizzato nel 238. Il Tempio di Minerva che risale al primo impero è forse il tempio classico meglio conservato d’Italia, grazie al fatto di essere stato presto trasformato in chiesa cristiana.

Assisi – Tempio di Minerva

Fra Narnia e Interamnia Nahars (Terni), vi erano 8-9 miglia, ma ciò non è constatabile in quanto la sede stradale antica non esiste più. Interamnia, ossia ‘fra due fiumi’ il Nahar e il Serra, il sito di Terni era già abitato durante l’Età del Rame, del cui periodo sono stati trovati fondi di capanne. Sono numerose le testimonianze dell’Età del Ferro, X-VII secolo a.C. quando il centro era già collegato con l’area di Rieti. Fu una importante città in epoca imperiale: era municipio della tribù Crustumina e fu teatro di diversi eventi storici come l’assassinio di Dolabella per ordine di Vitellio nel 69 d.C. Gli imperatori colleghi Gallo Treboniano e Volusiano vi furono uccisi dai soldati nel 253 d.C. San Valentino vi fu martirizzato nel 273 e la basilica sorge sul luogo del misfatto. L’anfiteatro, i cui ruderi ancora esistono, fu edificato nel 32 d.C. da Fausto Tizio Liberale.  A Interamna la via traversava il Nahar sul ‘ponte romano’ per arrivare a Spoletium lungo la valle del Tessino e il valico della Somma, quindi la stazione di Fanum Fugitivi e ad Tine Recine, non localizzabili. Il percorso è quello antico, ma non si vedono resti romani. E’ un centro degli antichi Umbri che conserva ancora le mura dell’Età del Ferro, ma sul luogo vi sono resti assai più antichi. Sin dal III secolo a.C. sentì il dominio culturale dei Romani che nel 241 la ridussero a colonia acquistando una fedelissima alleata. Respinse Annibale dopo la battaglia del Trasimeno e Cicerone la ascrisse fra le colonie più illustri e più fedeli. Divenne, nel 90 a.C. Municipium optimo jure e iscritta alla tribù Horatia. Soffrì sia dei terremoti che delle guerre civili e le mura dovettero essere restaurate a più riprese. Solo un personaggio di secondaria importanza vantava natali in Spoletium: Caio Melisso, divenuto bibliotecario di Augusto e autore di commedie, dopo essere stato un liberto di Mecenate. Vi risiedeva anche il senatore Giunio Naucellio. Costantino e Costante vi emanarono decreti che risultano datati nella città. Teodorico la restaurò e ne bonificò le paludi sulla scia delle sue bonifiche pontine.

Spoleto, teatro romano

L’anfiteatro Romano di Spoleto è del II° secolo d.C., rimane fuori dalla cinta muraria e fu trasformato in fortezza da Totila e poi smontato per trarne materiale da costruzione nel 1300. Il Teatro Romano è stato restaurato ed è tutt’ora centro culturale attivissimo nell’ambito del Festival dei Due Mondi che annualmente si tiene nella città. Il teatro misurava 70 metri di diametro, franò in parte già in epoca romana, fu poi coperto da edifici medievali per essere ripristinato nel 1891. Del III secolo a.C. è l’Arco di Monterone, nella cinta muraria cittadina, non lontano da un altro arco, quello delle Felici, del VI secolo d.C. Ma ancor più bello è l’Arco di Druso a un solo fornice, presso la chiesa di Sant’Ansano. Eretto per volere del senato locale in onore di Druso figlio di Tiberio. L’arco era l’ingresso monumentale del foro ed aveva vicino un tempio i cui resti sono sotto la chiesa di Sant’Ansano. Sotto il Palazzo comunale si trovano i resti di un edificio romano di civile abitazione del I secolo d.C. la tipologia edilizia è pompeiana. Sembra che questa fosse la casa della madre di Vespasiano, Vespasia Polla. Dopo Spoletium la Flaminia traversava il torrente Tessino sul Ponte Sanguinario, lungo 24m e largo 4,5m, costruito nel 175 a.C. e restaurato da Augusto. Sembra che il nome del ponte derivi dal sangue dei martiri cristiani uccisi nel vicino anfiteatro. A 12 Km e mezzo da Spoleto, troviamo le Fonti del Clitunno, una sorgente di abbondanti acque limpidissime che danno origine a un pittoresco lago circondato da pioppi neri e salici piangenti, da cui scaturisce il fiume Clitunno.

Fonti del Clitumno

Il luogo era in antico sacro al dio Clitunno, una divinità oracolare, dove vi era anche una stazione della Via Flaminia detta ‘sacraria’. Molti furono i poeti antichi che cantarono le limpide acque, allora più copiose di oggi. Vi sono canti di Silio Italico, di Properzio etc. Plinio il Giovane non mancò di descrivere le fonti in una sua lettera:”Caro Romano, hai mai visto la Fonte del Clitumno? Se tu non l’avessi ancora vista (e ritengo di no altrimenti me lo avresti detto) ecco quello che io (scusa il ritardo) ho visto nei giorni passati. Vi è un colle non molto alto, boscoso e adombrato da antichi cipressi. Ai suoi piedi sgorga una sorgente con varie e disuguali vene che col suo ribollire si estende in un ampio bacino così limpido e trasparente che vi si possono contare le monetine che la gente vi getta, o i sassolini luccicanti. L’acqua si fa avanti non perché il luogo sia in pendio, ma per la sua abbondanza e per il suo peso. La sorgente diventa presto un ampio fiume adatto alle imbarcazioni che, anche se queste si dirigono in opposte direzioni, la corrente li regge e li trasporta essendo così forte, nonostante sia in pianura, che le barche procedono senza remare, mentre è loro difficile risalire anche a forza di remi o di pertiche. E’ delizioso per i naviganti andar su e giù per divertimento e sollazzo, mutando la direzione alternando fatica a riposo, o questo a quella. Le sponde sono coperte di frassini e pioppi che il limpido fiume riflette consentendo di contare le loro verdi chiome come se fossero sott’acqua. La temperatura dell’acqua rivaleggia quella della neve e il suo colore non è da meno di questa. Lì vicino vi è un tempio antico e venerato: vi è lo stesso Clutunno in piedi, vestito e decorato con la toga pretesta; qui è presente il nume vaticinatore, come risulta dagli oracoli. Attorno vi sono i sacelli di altre divinità, ciascuna col proprio culto, nome e anche una fonte. Oltre a colui che è come un padre ve ne sono altri minori, tutti con la propria sorgente. Le loro acque si riversano nel fiume laddove un ponte lo valica e segna il confine fra l’area sacra e quella profana. A monte si naviga soltanto, a valle si può anche nuotare. Gli abitanti di Hispellum, a cui il divo Augusto donò quel luogo, offrono a loro spese il bagno e l’albergo. Vi sono anche delle ville che sono state costruite sulle sponde del fiume da proprietari attratti dalle amenità. I breve non c’è niente qui che non possa divertirti, ma potrai anche imparare leggendo le numerose scritte che la gente ha inciso sulle colonne e sulle pareti del tempio nel quale si celebra la fonte e il dio. ne loderai molte, altre ti faranno ridere, benché tu, educato come sei, non riderai mai. Addio.”  (Ep.8; L.VIII) Da Qui a Forum Flaminii il tracciato antico è stato tutto identificato. A San Eraclio è stata rinvenuta recentemente la massicciata della Via, da qui si passa per Santa Maria in Campis di Foligno, dove è stata rinvenuta una vasta necropoli sui lati della strada, con tombe dall’età repubblicana al IV secolo d.C..

Articoli correlati:

La via Flaminia dal Foro romano a Malborghetto (primo itinerario)

La via Flaminia da Malborghetto a Civita Castellana (secondo itinerario)

La via Flaminia da Civita Castellana a Carsulae (terzo itinerario)

La via Flaminia da Foligno a Ravenna (quinto itinerario)