Firenze scomparsa: il Ponte alle Grazie

da Guido Carocci, Firenze scomaparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897

Fabio Borbottoni – lungarno Archibusieri e Ponte alle Grazie, sulla sinistra il Palazzo de’ Giudici avanzo del castello d’Altafronte

“Dei quattro ponti in muratura che attraversano l’Arno il solo che abbia saputo resistere all’impeto della fiumana e sfidare gli urti terribili dei materiali trascinati dalle piene è il Ponte alle Grazie. Gli altri tre, investiti dalla massa delle acque, scossi dai colpi delle travi e degli alberi che il fiume aveva strappati dalle rive ubertose e fiorenti, dovettero più di una volta cedere e precipitare in mezzo ai vortici della corrente.
Il Ponte alle Grazie era il primo a ricevere l’urto delle piene, il primo ad opporre una qualche resistenza ai legnami galleggianti; ma per la robustezza della sua costruzione e perché presentava alla corrente una estensione maggiore e per conseguenza una resistenza più frazionata, esso ha saputo serbare fino ai nostri giorni le sue pile ed i suoi archi tal quali vennero costruiti nell’anno 1237 .
Non dirò che abbia serbato l’originalità della sua forma, perché oggi il Ponte alle Grazie è tutt’altra cosa di quello che era trent’anni addietro e più specialmente di ciò che fu nel primo secolo della sua esistenza. Oggi ha sei archi di due differenti grandezze: più piccoli e stretti i tre che stanno verso la riva destra: più ampi gli altri tre; ma in origine gli archi erano nove ed i tre mancanti avevano le proporzioni identiche a quelli più piccoli…

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Villa medicea del Trebbio, domenica 26 maggio 2024 nella Giornata Nazionale promossa da ADSI

Siamo in Mugello, in una delle dimore storiche appartenute ai Medici e precisamente nella Villa del Trebbio. A distanza di anni siamo tornati anche se solo per rivisitare il grande e prestigioso giardino, l’interno della Villa-Castello è infatti ancora inagibile ma contiamo presto sia fruibile, così come ci informa la nostra guida, la dottoressa Elisa Paoli che ha intrattenuto e interessato il nutrito pubblico accorso all’evento di apertura con notizie storiche sulla magione, sui suoi antichi proprietari e sulle loro vicende intessute di aneddoti e interessanti curiosità.

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Villa medicea del Trebbio, domenica 26 maggio 2024 nella Giornata Nazionale promossa da ADSI

Siamo in Mugello, in una delle dimore storiche appartenute ai Medici e precisamente nella Villa del Trebbio. A distanza di anni siamo tornati anche se solo per rivisitare il grande e prestigioso giardino, l’interno della Villa-Castello è infatti ancora inagibile ma contiamo presto sia fruibile, così come ci informa la nostra guida, la dottoressa Elisa Paoli che ha intrattenuto e interessato il nutrito pubblico accorso all’evento di apertura con notizie storiche sulla magione, sui suoi antichi proprietari e sulle loro vicende intessute di aneddoti e interessanti curiosità.

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I tumulti di maggio 1898 a Firenze

di Alessandro Ferrini

Disegno di Achille Beltramo per la “Domenica del Corriere”

Che dopo l’unità d’Italia le condizioni delle classi subalterne andassero via via peggiorando è purtroppo un dato di fatto: il tentativo di risanare il bilancio dello Stato, il cui debito esorbitante dopo l’unificazione era ulteriormente salito per gli investimenti nella costruzione di nuove infrastrutture e nella riorganizzazione della pubblica amministrazione, essenzialmente gravando sulle classi operaie e contadine, provocò numerose rivolte e altrettante sanguinose repressioni. I governi che si susseguirono negli ultimi decenni dell’Ottocento anziché avviarsi sulla strada di adeguate riforme che permettessero una più equilibrata redistribuzione del reddito ricorsero sempre più frequentemente a una pesantissima tassazione indiretta e alla repressione violenta di ogni protesta (tanto per citarne alcune la tassa sul macinato o quella sulla pece ricordate dal Verga nei Malavoglia). Probabilmente proprio questo atteggiamento di insensibile chiusura ha poi ingenerato nel carattere degli italiani una profonda sfiducia, che ancora oggi percepiamo, nell’apparato dello Stato, nei politici e nei funzionari pubblici in generale. … continua a leggere I tumulti di maggio 1898 a Firenze

Una lettura geo-storica del territorio fiorentino

del prof. Giovanni Caselli

Territorio di Firenze, Prato e Pistoia in una antica carta

Il territorio, che si estende tutto attorno a Firenze e che le nostre vie traversano per diversi chilometri, contiene i resti archeologici che per secoli e secoli hanno caratterizzato la vita e il lavoro di chi viveva in campagna con il sistema della “mezzadria”. Chi non lo conosce, perché è troppo giovane per averlo visto, ma ne ha letto e anche studiato, lo descrive come “il paesaggio della mezzadria” che oggi ha solo lasciato pochi residui. La mezzadria era un sistema di produzione, anzi un sistema di vita, quando la nostra vita consisteva essenzialmente di produzione ai fini della riproduzione, che risale alla preistoria ed esisteva in epoca etrusca. La mezzadria era il sistema istituzionalizzato che caratterizzava il rapporto tra il contadino e il proprietario del terreno. Nell’epoca precedente all’ellenismo, ossia alla conquista della Persia da parte di Alessandro Magno, da noi l’epoca etrusca arcaica, fino al IV secolo a.C., la terra apparteneva agli dei che avevano un rapporto diretto con i sacerdoti che con gli dei comunicavano. … continua a leggere Una lettura geo-storica del territorio fiorentino

Lungo l’Arno fra Empoli e Firenze

Signa in una litografia su disegno di Zocchi XVIII secolo

Firenze e l’Arno: un rapporto difficile

Empoli e l’Arno: dalle origini al 1333

Il castello di Malmantile e il porto fluviale di Brucianesi

La Lisca e l’osso di balena

Signa medievale: tre porti e un ponte

La navigazione fluviale nell’antica Toscana

Firenze scomparsa: i vecchi Tiratoi a Firenze

Da: Guido Carocci, Firenze scomparsa, Firenze 1897

Fabio Bprbpttoni – Tiratoio delle grazie

“Ricordo e simbolo dell’importanza infinita di un’arte che fu la causa prima e principale della ricchezza e della potenza di Firenze erano i tiratoi, quei colossali e strani fabbricati che fra un basamento di pietrami ed una gigantesca tettoia racchiudevano un laberinto di terrazze, di scale, di anditi, di antenne, di traverse, di staggi, una costruzione di legname insomma d’un tipo tutto speciale. Come lo dice il loro stesso nome, cotesti edifizi erano usati per stendere e tirare le stoffe, nella stessa guisa che le Gualchiere erette fuori della città sulle rive dell’Arno servivano a lavare e battere le stoffe medesime. Appartenevano o alla corporazione dell’arte della Lana o a società commerciali o a famiglie che esercitavano l’arte della lana o quella della tintoria. L’ampiezza di questi tiratoi dove potevano trovar posto migliaia di braccia di stoffe e matasse in gran copia, il numero cospicuo di questi edifizi esistiti in un epoca a Firenze servono a dare una idea della immensa quantità di produzione che Firenze diffondeva in ogni parte del mondo. E l’arte della lana era difatti la fonte principale di quelle ricchezze che affluivano a Firenze e che facevano della nostra repubblica uno de’ più forti e più autorevoli Stati d’Italia. Le galere coll’orifiamma fiorentina trasportavano anche ne’ mari più lontani i panni qui lavorati, in tutti i centri più importanti d’Europa e d’Asia i nostri mercatanti avevano case e rappresentanti ed i guadagni prodotti da quest’industria contribuirono efficacemente a render Firenze così splendida per dovizia e per imponenza di monumenti. Nel xiv e xv secolo si può dire che oltre una metà della nostra popolazione fosse occupata nell’esercizio dell’arte della lana e ricercando fra le matricole di quest’arte si ritroverebbero facilmente fra i proprietari di tiratoi, di fabbriche, di fondachi, di banchi d’arte della lana i nomi delle famiglie che nella storia fiorentina occupano le pagine più gloriose, delle famiglie più cospicue che costituirono la nostra nobiltà. Li stessi cittadini che discendevano dai più alti lignaggi, che avevano conquistato i gradi più elevati nel governo dello stato, che avevano avuto onori e titoli e dalla repubblica e da sovrani stranieri, stavano a trattar di persona i loro affari, dirigevano i loro fondaci, andavano all’estero per ismerciare le loro mercanzie.

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Firenze scomparsa: lungo l’Arno (prima parte)

Da: Guido Carocci, Firenze scomparsa, Firenze 1897

Fabio Borbotttoni – Veduta di Firenze da villa Bardini

Le immagini di questo e degli altri articoli di “Firenze scomparsa” sono riprese dalle tele del pittore Fabio Borbottoni*

“Nel suo lungo e serpeggiante percorso attraverso alle fiorenti pianure ed ai colli ubertosi, rispecchia nelle sue acque i paesaggi più giocondi e più variati e le rive del maggior fiume della Toscana costituiscono un vero trionfo del bello e del pittoresco. Ma ciò che soprattutto ha dato una vera celebrità a queste rive è la passeggiata del Lungarno, così serenamente gaia, così superbamente elegante. Ed a questa bellezza resero tributo di lode e di ammirazione quanti letterati e poeti stranieri scrissero in altri tempi di Firenze, de’ suoi pregi, dei suoi costumi. Furono inni di entusiasmo e di meraviglia prodigati a larga mano a questa superba passeggiata, a questa via che irradiata dai riflessi del sole che dinanzi a lei va a nascondersi dietro la linea de’ poggi, passa mollemente fra il fiume ed una spalliera di palazzi e di case eleganti. E queste lodi non sono di data recente, né ispirate dagli ultimi abbellimenti e dalle aggiunte fatte sulle due rive del fiume. … continua a leggere Firenze scomparsa: lungo l’Arno (prima parte)

L’architetto Poggi e Firenze

Pianta di firenze – Map of Florence 1864

Firenze in una guida Pineider del 1906

Il parco Stibbert a Firenze

I viali di circonvallazione del piano Poggi

Firenze capitale

Al tempo di Firenze capitale

Galleria foto: al tempo di Firenze capitale

Lungo l’Arno fra Empoli e Firenze

Signa in una litografia su disegno di Zocchi XVIII secolo

Firenze e l’Arno: un rapporto difficile

Empoli e l’Arno: dalle origini al 1333

Il castello di Malmantile e il porto fluviale di Brucianesi

La Lisca e l’osso di balena

Signa medievale: tre porti e un ponte

La navigazione fluviale nell’antica Toscana