Il Sasso del Regio

misterioso masso inciso in territorio casentinese

di Giovanni Caselli

incisioni sul Sasso del Regio
L’incisione sul Sasso del Regio

Il Sasso del Regio, misterioso masso inciso del territorio casentinese, costituisce il punto di partenza per un viaggio nella storia delle credenze, dei simboli e delle tradizioni religiose europee. Attraverso gli articoli del professor Giovanni Caselli, il lettore viene condotto dal mondo del paganesimo, della magia e della superstizione alle modalità con cui il Cristianesimo si affermò, spesso assorbendo e reinterpretando antichi culti legati agli alberi, alle pietre e alle sorgenti.

Il percorso prosegue attraverso le figure dell’eremita e del monaco, il culto della dea Laverna e i complessi simbolismi della Kabbalah ermetica, nel tentativo di ricostruire il significato di segni, miti e rituali sopravvissuti nel paesaggio e nella memoria collettiva. Un’indagine affascinante sulle profonde stratificazioni culturali e spirituali che si celano dietro luoghi apparentemente silenziosi.

Suggestivo itinerario ad anello nell’Alto Casentino

Il tracciato si sviluppa all’interno di un paesaggio rurale storico, muovendosi tra antichi terrazzamenti coltivati a olivo, fitti boschi di latifoglie e storiche mulattiere di collegamento poderale.

Camminata di 4 o 11 km a seconda delle varianti scelte dalle guide del parco si articola così:

Partenza (Santuario di Santa Maria delle Grazie): Si lascia l’auto nel parcheggio del Santuario. Subito dietro l’edificio religioso si imbocca la vecchia strada vicinale sterrata che sale decisa nel bosco.

Salita verso il crinale: Il percorso prosegue risalendo i terrazzamenti coltivati a ulivi e si addentra in una fitta boscaglia di latifoglie. In questa sezione boscosa si incontra il Sasso del Regio, adagiato sul terreno sul vecchio tracciato che collegava i poderi.

Il transito da Porciano: Continuando a salire o girando sull’anello alto, il sentiero intercetta le deviazioni che portano verso lo storico borgo fortificato di Porciano, dominato dal suo imponente castello medievale.

Discesa e rientro: Da Porciano si ridiscende verso il fondovalle lungo una comoda mulattiera panoramica che si ricongiunge a Stia (permettendo una sosta al Planetario del Parco) o che taglia a mezza costa riportando direttamente al Santuario delle Grazie.

Si ricorda che il Sasso del Regio si trova in proprietà privata e la visita spesso richiede la partecipazione a tour ufficiali. Per maggiori informazioni, puoi consultare i dettagli su Parco Nazionale Foreste Casentinesi.

Il sasso del Regio

Il sasso del Regio: sensazionale scoperta archeologica in Casentino

Paganesimo, magia, superstizione

Modalità dell’affermazione del Cristianesimo

L’albero, il sasso, la fonte, l’eremita e il monaco

Laverna

La Kabbalah Ermetica e il mistero svelato…almeno in parte

Quattro facili e piacevoli itinerari a piedi

Al passo del Cerreto

Sul sentiero del Monte Penna

di Salvina Pizzuoli e foto della Redazione

Carta dei sentieri Monte Penna

Siamo a Badia Prataglia e ci apprestiamo a raggiungere la vetta del Penna (1333 metri) per ammirare il decantato paesaggio che da lì, al limitare di un dirupo, si apre a 180 gradi.


Subito superata la bella Badia che merita una visita, a sinistra una strada conduce al rifugio Fangacci da cui si dipartono vari sentieri. Il luogo è ameno e, nonostante le giornate torride che stanno caratterizzando questo mese di giugno, qui, a circa 1000 metri, si sta bene e si respira un’aria salutare, niente umidità, niente afa.


Prima di giungere al Rifugio Fangacci, a destra una freccia indica il nostro sentiero.
… continua a leggere Escursione al Monte Penna

Intorno al passo del Cerreto

Passo del Cerreto

Al Passo del Cerreto

Le Strade Transappenniniche del Granducato di Toscana: ss 63 del passo del Cerreto

Il lago Cerretano e il lago Pranda

Il lago Padule

Il Passo dell’Ospedalaccio

Il borgo medievale di Verrucola

La Pieve di San Paolo a Vendaso

Abbazia di San Rabano nel Parco Naturale della Maremma

foto di Tommaso Ferrini

Il Parco istituito nel 1975 si estende lungo il tratto costiero della Maremma e, più precisamente, da Principina a Mare fino a Talamone e ad Est fino all’Aurelia. La parte centrale è occupata dai Monti dell’Uccellina che spesso fungono da toponimo per tutto il Parco. Proprio in questa zona centrale, a circa trecento metri sul livello del mare, tra i colli di Poggio Lecci e Poggio dell’Uccellina, in posizione elevata, sorge quanto rimane di una splendida abbazia benedettina dell’XI – XII secolo, edificata in quella che era una collocazione strategica che dominava la costa e la più importante arteria viaria romana. … continua a leggere Nel Parco Naturale della Maremma: l’abbazia di San Rabano

La via maremmana: dal Falterona a Vetulonia

di Giovanni Caselli

Vetulonia, Museo

Transita sulla linea di confine tra i comuni di Bagno a Ripoli e Rignano Sull’Arno, una antichissima strada bianca che segna, significativamente, il confine comunale, (oggi devastata da sciagurati che vi fanno il moto-cross) nominata, nelle carte catastali preunitarie “Via Maremmana”. In questo tratto di strada esistono ben due cippi di confine etruschi fiesolani del V secolo a.C. che assieme all’antico confine attestano l’antichità della strada. Tutto il percorso (Falterona-Vetulonia) è punteggiato da antichi “stazzi” per il pernottamento di pastori e greggi tutt’ora riconoscibili e confermati dalla memoria locale nonché da memorie raccolte oltre 60 anni or sono dal sottoscritto. Partendo da Bocca Pecorina sul Falterona, il tratturo raggiunge il Passo delle Crocicchie, scende alla Maestà di Tizzano e quindi a Sandetole, sede di un plebato vastissimo già documentata nel 1000, ricostruita come convento per frati minori nel XVIII secolo. Vi esistono ancora strutture che i pastori usavano per fare ricotta e formaggi. Da qui a Pontassieve le greggi seguivano un tratturo tra la Sieve e la Strada statale e quindi traversavano l’Arno al guado storico menzionato dal XII secolo ad est della confluenza della Sieve con l’Arno. … continua a leggere La via maremmana etrusca

A Montesenario: ghiacciaie e burraie lungo il sentiero B1

Il Percorso ad anello B1 delle burraie alle pendici del Monte Senario

di Salvina Pizzuoli

Ghiacciaia a Montesenario
Ghiacciaia

Siamo a Monte Senario, l’antico Asinarius o Sinarius, posto, come scriveva lo storico Repetti, “tra la Sieve e il Mugnone a 4 miglia toscane a scirocco di Vaglia e a 10 miglia toscane a ostro di Firenze”.

Ci porta fin quassù non il caldo afoso che la nostra bella Firenze sa regalarci in più giornate estive, ma un percorso a piedi, inaugurato da poco, realizzato dalla Pro loco di Vaglia in collaborazione col Circolo Arci “Chiari di luna” e il contributo dell’Amministrazione Comunale, alla scoperta di antichi cimeli dell’attività rurale: la grande ghiacciaia e le burraie; così grande da essere la più imponente d’Europa e tale ancora oggi si presenta alla vista del visitatore … continua a leggere   Archeologia rurale: ghiacciaie e burraie

Una celebre strada del Settecento: la via Vandelli tra Modena e Massa Carrara

Tracciato della via Vandelli

La costruzione della strada che univa il Ducato di Modena a quello di Massa ideata intorno agli anni trenta del Settecento per volere di Francesco III d’Este fu affidata al matematico e ingegnere Domenico Vandelli (1691-1754) dal quale prese il nome che ancora oggi la definisce.

Motivo occasionale per la realizzazione dell’opera fu il matrimonio del figlio Ercole III d’Este con Maria Teresa Cybo Malaspina destinata a ereditare il ducato di Massa e il principato di Carrara; in realtà il progetto del duca di Modena era quello di aprire un percorso commerciale e militare che collegasse il Ducato al mar Tirreno dopo che lo Stato Pontificio si era impadronito del territorio di Ferrara e del relativo accesso al mar Adriatico, costringendo la famiglia estense a spostarsi nei territori di Modena e della Garfagnana. Il progetto di Francesco d’Este era addirittura quello di costruire un grande porto a Massa che potesse competere con quello di Livorno collegando l’area dell’Italia settentrionale al Mediterraneo. … continua a leggere Una celebre strada del Settecento: la via Vandelli tra Modena e Massa Carrara

L’importanza delle strade nella storia

di Giovanni Caselli

Cosa

Esistono strade o tratti strada con nomi tradizionali evocativi. Oltre a vie campestri da sempre note come la Via Francigena; vi sono numerose Vie Romee, Vie Lauretane, Vie del Sale, e anche una Via Parigina, nel Valdarno superiore. Il termine “Via Francigena” è oggi diventato sinonimo per “via di pellegrinaggio”. Tanto è vero che un percorso turistico dedicato a San Francesco, viene indicato come “Via Francigena di San Francesco”! E’ facile capire come ad alcuni succeda di pensare a come verificare questa tradizione e provare l’emozione di calpestare strade che in realtà sono le “arterie” del sistema circolatorio della cultura. Si tratta delle arterie che hanno creato l’Europa e consentito ai paesi che la compongono di svilupparsi culturalmente, di saperi e conoscenze che sono in realtà una sintesi del sapere e delle conoscenze accumulate da ogni popolo e nazione del continente eurasiatico, diffusosi mediante questo sistema circolatorio la cui “aorta” è la Via della Seta. Con questo nome così evocativo si intende una rete globale di vie che ramificandosi per tutto il continente eurasiatico e il nord Africa, ha nutrito assai copiosamente la sua parte occidentale, quella  che i testi scolastici chiamano Europa, forse la più ricettiva per virtù di un istinto naturale che dall’Età del Bronzo sembra aver spinto le genti dal centro del continente eurasiatico a seguire la direzione del sole: verso occidente. … continua a leggere Le strade e la storia

Escursione al Monte Penna

di Salvina Pizzuoli e foto della Redazione

Siamo a Badia Prataglia e ci apprestiamo a raggiungere la vetta del Penna (1333 metri) per ammirare il decantato paesaggio che da lì, al limitare di un dirupo, si apre a 180 gradi.
Subito superata la bella Badia che merita una visita, a sinistra una strada conduce al rifugio Fangacci da cui si dipartono vari sentieri. Il luogo è ameno e, nonostante le giornate torride che stanno caratterizzando questo mese di giugno, qui, a circa 1000 metri, si sta bene e si respira un’aria salutare, niente umidità, niente afa.
Prima di giungere al Rifugio Fangacci, a destra una freccia indica il nostro sentiero.
Un albero maestoso, ricco di fogliame dal verde cangiante, ci dà il benvenuto e noi ci accingiamo alla salita. La freccia indica anche la durata del percorso, circa 25 minuti. Dopo un centinaio di metri si apre un bivio: attenzione, a noi è capitato, il cartello indicativo per il Monte Penna è stato rimosso, va preso il sentiero più a sinistra, quello che resta più in piano. … continua a leggere Escursione al Monte Penna