Dal Passo dei Carpinelli siamo saliti fino all’Argegna (1919 m) da dove la vista spazia tutt’intorno al complesso delle Apuane. Un paesaggio più morbido accoglie il visitatore tra distese di prati e dolci crinali verdeggianti.
Sul cucuzzolo il Santuario di Nostra Signora della Guardia, tra ampi prati e la vista aperta sulle Alpi Apuane. … continua a leggere
La tradizione lo vuole fondato dal console Minucio Termo. Dall’875 fu feudo dei Malaspina di cui conserva la torre circolare dell’VIII-XIII secolo, trasformata successivamente, come oggi possiamo ammirarla con la sua mole che spicca nella sommità del borgo, in torre-orologio e campanile civico persa la funzione militare e più volte restaurata a causa di tremendi terremoti. Nel 1287 Minucciano divenne possesso di Lucca che ne fece una roccaforte di confine: … continua a leggere Borgo di Minucciano
Una facile passeggiata tra aree didattiche, la flora delle Alpi Apuane e l’antica leggenda del Principino
di Salvina Pizzuoli
Alpi Apuane inizio di un sentiero verso la via Marmifera
Credevamo di accontentarci di una semplice passeggiata, invece il sentiero oltre che piacevole e al fresco della faggeta ci ha permesso di conoscere meglio il territorio in cui ci troviamo. In realtà potremmo definirlo un percorso naturalistico che costeggia per tutta la sua lunghezza il sentiero 178 che, come indicato all’imbocco del posteggio, insieme ad altri raggiunge varie creste in alto.
Un viaggio tra vette marmoree, sentieri e cucina tipica della Garfagnana
di Salvina Pizzuoli
Monte Pisanino, il più alto delle Apuane (1946 metri)
Si resta incantati dalle Apuane che giganteggiano nel paesaggio, tanto che grandi poeti e uomini di lettere le hanno cantate nei loro scritti: D’Annunzio paragona la giogaia a mare in tempesta pietrificato; Maraini ne sottolinea la bellezza selvaggia ed energica, lo stesso Repetti, storico e geografo ottocentesco, nel suo Dizionario alla voce Alpe Apuana sottolinea questi aspetti come peculiari: … continua a leggereLe belle Apuane
Il Sasso del Regio, misterioso masso inciso del territorio casentinese, costituisce il punto di partenza per un viaggio nella storia delle credenze, dei simboli e delle tradizioni religiose europee. Attraverso gli articoli del professor Giovanni Caselli, il lettore viene condotto dal mondo del paganesimo, della magia e della superstizione alle modalità con cui il Cristianesimo si affermò, spesso assorbendo e reinterpretando antichi culti legati agli alberi, alle pietre e alle sorgenti.
Il percorso prosegue attraverso le figure dell’eremita e del monaco, il culto della dea Laverna e i complessi simbolismi della Kabbalah ermetica, nel tentativo di ricostruire il significato di segni, miti e rituali sopravvissuti nel paesaggio e nella memoria collettiva. Un’indagine affascinante sulle profonde stratificazioni culturali e spirituali che si celano dietro luoghi apparentemente silenziosi.
Suggestivo itinerario ad anello nell’Alto Casentino
Il tracciato si sviluppa all’interno di un paesaggio rurale storico, muovendosi tra antichi terrazzamenti coltivati a olivo, fitti boschi di latifoglie e storiche mulattiere di collegamento poderale.
Camminata di 4 o 11 km a seconda delle varianti scelte dalle guide del parco si articola così:
Partenza (Santuario di Santa Maria delle Grazie): Si lascia l’auto nel parcheggio del Santuario. Subito dietro l’edificio religioso si imbocca la vecchia strada vicinale sterrata che sale decisa nel bosco.
Salita verso il crinale: Il percorso prosegue risalendo i terrazzamenti coltivati a ulivi e si addentra in una fitta boscaglia di latifoglie. In questa sezione boscosa si incontra il Sasso del Regio, adagiato sul terreno sul vecchio tracciato che collegava i poderi.
Il transito da Porciano: Continuando a salire o girando sull’anello alto, il sentiero intercetta le deviazioni che portano verso lo storico borgo fortificato di Porciano, dominato dal suo imponente castello medievale.
Discesa e rientro: Da Porciano si ridiscende verso il fondovalle lungo una comoda mulattiera panoramica che si ricongiunge a Stia (permettendo una sosta al Planetario del Parco) o che taglia a mezza costa riportando direttamente al Santuario delle Grazie.
Si ricorda che il Sasso del Regio si trova in proprietà privata e la visita spesso richiede la partecipazione a tour ufficiali. Per maggiori informazioni, puoi consultare i dettagli su Parco Nazionale Foreste Casentinesi.
Siamo a Badia Prataglia e ci apprestiamo a raggiungere la vetta del Penna (1333 metri) per ammirare il decantato paesaggio che da lì, al limitare di un dirupo, si apre a 180 gradi.
Subito superata la bella Badia che merita una visita, a sinistra una strada conduce al rifugio Fangacci da cui si dipartono vari sentieri. Il luogo è ameno e, nonostante le giornate torride che stanno caratterizzando questo mese di giugno, qui, a circa 1000 metri, si sta bene e si respira un’aria salutare, niente umidità, niente afa.
Prima di giungere al Rifugio Fangacci, a destra una freccia indica il nostro sentiero. … continua a leggereEscursione al Monte Penna
Il Parco istituito nel 1975 si estende lungo il tratto costiero della Maremma e, più precisamente, da Principina a Mare fino a Talamone e ad Est fino all’Aurelia. La parte centrale è occupata dai Monti dell’Uccellina che spesso fungono da toponimo per tutto il Parco. Proprio in questa zona centrale, a circa trecento metri sul livello del mare, tra i colli di Poggio Lecci e Poggio dell’Uccellina, in posizione elevata, sorge quanto rimane di una splendida abbazia benedettina dell’XI – XII secolo, edificata in quella che era una collocazione strategica che dominava la costa e la più importante arteria viaria romana. … continua a leggereNel Parco Naturale della Maremma: l’abbazia di San Rabano
Transita sulla linea di confine tra i comuni di Bagno a Ripoli e Rignano Sull’Arno, una antichissima strada bianca che segna, significativamente, il confine comunale, (oggi devastata da sciagurati che vi fanno il moto-cross) nominata, nelle carte catastali preunitarie “Via Maremmana”. In questo tratto di strada esistono ben due cippi di confine etruschi fiesolani del V secolo a.C. che assieme all’antico confine attestano l’antichità della strada. Tutto il percorso (Falterona-Vetulonia) è punteggiato da antichi “stazzi” per il pernottamento di pastori e greggi tutt’ora riconoscibili e confermati dalla memoria locale nonché da memorie raccolte oltre 60 anni or sono dal sottoscritto. Partendo da Bocca Pecorina sul Falterona, il tratturo raggiunge il Passo delle Crocicchie, scende alla Maestà di Tizzano e quindi a Sandetole, sede di un plebato vastissimo già documentata nel 1000, ricostruita come convento per frati minori nel XVIII secolo. Vi esistono ancora strutture che i pastori usavano per fare ricotta e formaggi. Da qui a Pontassieve le greggi seguivano un tratturo tra la Sieve e la Strada statale e quindi traversavano l’Arno al guado storico menzionato dal XII secolo ad est della confluenza della Sieve con l’Arno. … continua a leggereLa via maremmana etrusca