A Villa Basilica

di Salvina Pizzuoli

Lungo l’alta valle del Pescia di Collodi e ai piedi dell’altopiano delle Pizzorne il picccolo borgo di Villa Basilica che vanta una storia antichissima testimoniata dalla sua magnifica e maestosa pieve di Santa Maria Assunta.

“Nella Valle Ariana, ossia della Pescia di Collodi, risiede alla base australe delle Pizzorne presso la ripa destra della Pescia Minore, o di Collodi, già detta Ariana” così nel suo Dizionario la descrive e la colloca lo storico ottocentesco Emanuele Repetti.

La sua storia inizia già in epoca romana su una direttrice viaria transappeninica importante che la attraversava. Il territorio già allora era ricco e fiorente a livello agricolo e artigianale: grande ricchezza hanno sempre rappresentato infatti le selve in cui era possibile rifornirsi di legna, le coltivazioni di gelsi per l’allevamento dei bachi da seta, i castagni, che con i loro frutti hanno da sempre nutrito  le popolazioni che vi si erano stanziate.

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La Rocca di Castiglione della Pescaia e l’antico porto

di Salvina Pizzuoli

Castiglion della Pescaia (anonimo metà XVII secolo)

Tra le diverse rocche e torri e forti sorti nel tempo lungo il litorale toscano a difesa e a scopo di avvistamento, quella di Castiglione della Pescaia è sicuramente tra le più imponenti con i suoi torrioni quadrati  e la lunga cinta muraria, nonché meglio conservata.

Come scrive il Repetti non c’è menzione di Castiglione prima del IX secolo, anche se “la scoperta di alcuni cimeli e gli avanzi di un antico acquedotto rendano assai probabile l’esistenza costà sin dai tempi romani di un castello”. Tanto che alcuni studiosi ottocenteschi sono stati propensi a farlo corrispondere alla stazione ad Salebrum, citata negli itinerari romani. Non dimentichiamo infatti che un grande lago salato si apriva alla base del promontorio di Castiglione e si estendeva fino a Grosseto e Roselle, da una parte, e Vetulonia dall’altra, un lago chiamato dai Romani Prile, in età moderna conosciuto come Lago di Castiglione,  al quale si accedeva attraverso il suo  porto canale che svolgeva un ruolo importante per i traffici verso l’interno  e verso l’esterno.  L’area fu pertanto densamente popolata sin dal periodo romano e ambita anche nelle epoche successive per la particolare e favorevole posizione geografica. … continua a leggere La Rocca di Castiglione della Pescaia

Le gualchiere di Remole

di Salvina Pizzuoli

Le gualchiere di Remole

Chi percorre la via di Rosano lungo la riva sinistra dell’Arno, in prossimità di via di Remoluzzo, vede comparire i merli di antiche torrette in pietra e laterizio: si tratta delle gualchiere di Remole testimonianza della fiorente industria laniera fiorentina nel lontano XIV secolo.

Sono ancora lì, ormai in disuso e in grande degrado, ma ancora presenti nonostante l’età ad attestare la loro storia lunghissima che si muove dal lontano 1327 circa fino al 1966, anno dell’ultima alluvione devastante del fiume, quando furono completamente dismesse e abbandonate non da quello che fu il loro ruolo originario ma di mulino da grano e frantoio.

Ma cosa erano le gualchiere e quale ruolo ricoprivano nella produzione dei “panni lani”?

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Arezzo e dintorni

Tra storia e territorio

Anghiari – Abside della chiesa di San Martino lungo le mura

 Arezzo dal libero comune alla dominazione dei Medici

 Franchi e Longobardi ad Arezzo

Santa Maria della Pieve ad Arezzo

Il Colle del Pionta ad Arezzo

Le strade dell’Etruria romana: La via Ariminensis

Lungo l’Ariminensis, tra Arezzo e Anghiari

Cassia vetus: da Arezzo a Firenze

Le strade dell’Etruria romana: La via Ariminensis

Lungo l’Ariminensis, tra Arezzo e Anghiari

Nella val Tiberina Toscana: Anghiari

A Vitaleta in Val d’Orcia

Siamo tornati, non solo per ammirare da vicino un monumento religioso tra i più illustrati del paesaggio toscano, ma anche incuriositi e con tante domande a cui dare risposta.
Sulla strada che da San Quirico conduce a Pienza, un cartello indica la sterrata che porta alla cappella della Madonna di Vitaleta: provenendo da San Quirico e facendo attenzione alla vostra destra, ecco  la segnalata stradetta bianca che devia dalla principale. Dopo circa un chilometro giungerete ad un bivio e, proseguendo alla vostra destra, dopo circa un altro ma a piedi, raggiungerete la meta.
Ed è strada facendo che sarete pian piano catturati dalla serena bellezza della natura circostante, dal silenzio, dall’atmosfera del luogo che sa di antico, di magico, di surreale. Ed è davanti alla cappella dalle fattezze cinquecentesche e dalla bianca facciata, con il suo campanile a vela, la sua abside e i quattro finestroni dai quali si intravedono le volte istoriate e non per ultimo i due eleganti filari di cipressi, tre per parte, che ne delimitano i confini laterali, che nasceranno varie domande … continua a leggereA Vitaleta in Val d’Orcia

La Torre delle Rochette

di Salvina Pizzuoli

La torre delle Rocchette

Siamo lungo il litorale toscano e precisamente, come lo colloca geograficamente il Repetti, tra il promontorio o capo della Troia ed il castello di Castiglion della Pescaia.

Siamo in Maremma a pochi chilometri da Castiglione della Pescaia: a sinistra un ampio e lungo litorale sabbioso, davanti a noi un mare limpido e trasparente, a destra uno sperone di roccia proteso sul mare e in alto, sospesa tra cielo e acque, una torre circondata da un recinto irregolare in muratura, l’antica torre d’avvistamento, la torre delle Rocchette. È un castelletto ridotto ad una torre guardacoste sebbene da essa prendesse il nome una distrutta chiesa plebana, siccome lo prende tuttora un piccolo padule detto del Pian di Rocca. Così la descrizione del Repetti nel suo Dizionario dove ha fotografato geograficamente e storicamente paesi e borghi e città della Toscana, senza tralasciare neanche il più piccolo agglomerato. … continua a leggere La Torre delle Rochette

Buonconvento

Accoglie il visitatore con la sua rossa cortina muraria in laterizio (1371-85 e completata dai senesi alla metà del ‘400) abbellita e alleggerita da archetti pensili. Sorge alla confluenza dell’Arbia nell’Ombrone senese dentro una cinta a pianta rettangolare e scandita da sette torri. Centro medievale importante di scambi commerciali lo divenne ben presto anche nella difesa militare del contado senese, punto di sosta obbligato lungo la Francigena grazie ai molti ospitali presenti. La Storia, quella dei grandi, lo ricorda come luogo particolare essendosi lì spento, nell’agosto del 1313, Enrico VII, l’Arrigo VII dantesco, ricordato nei versi della Commedia.

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A Radicofani

di Salvina Pizzuoli

Ci stiamo dirigendo verso Radicofani il cui imponente torrione domina l’abitato e come un faro guida il viaggiatore lungo un paesaggio assai particolare, come è quello delle crete senesi. Proveniamo da Chiusi e superato Sarteano si è aperto alla nostra vista un ampio spettacolo: se come un faro il torrione svetta sul colle, più indietro anche il cono dell’Amiata, antico vulcano spento, fa da sfondo e da guida nell’ampio panorama; più in basso Abbadia San Salvatore rosseggia con i suoi tetti, ma tutto quanto è davanti a noi è punteggiato da borghi grandi e piccoli, adagiati su cucuzzoli tondeggianti. Più in basso stradette bianche serpeggiano nelle conche delle valli create da fiumi il cui nome non è certo sconosciuto, Orcia, Paglia, Ombrone, soprattutto ai pellegrini che percorrono questo territorio e qualcuna di quelle vie biancheggianti, di cui certo una appartiene alla via medievale  più antica e oggi la più percorsa: la via Francigena. … continua a leggereA Radicofani

San Quirico d’Orcia

Siamo nel cuore della Val d’Orcia il cui paesaggio culturale è stato riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità. In effetti trascorrere all’interno di questo scenario morbido e ondulato, punteggiato com’è da antichi borghi medievali, attraversato da acque cantate che contribuiscono a farne ricche le terre coltivate e non per ultimo, le impronte lasciate lungo la sua storia millenaria, ne fanno davvero un gioiello da non perdere. Un posto particolare appartiene a San Quirico che come in uno scrigno conserva, all’interno della sua antica cerchia con ben quattordici torri ben conservate, le vestigia di un’epoca che non smette di incantare uomini d’ogni tempo.

Entriamo dall’elegante Porta dei Cappuccini a forma di torrione poligonale. Pochi passi lungo stradette lastricate tra file di abitazioni d’impronta medievale ci conducono alla chiesa di San Francesco o di Santa Maria di Vitaleta … continua a leggereSan Quirico d’Orcia

Il Colle del Pionta ad Arezzo

di Giovanni Caselli

Giotto, il Colle del Pionta -particolare dell’affresco la Cacciata dei diavoli da Arezzo (Basilica superiore di Assisi)

Il Colle del Pionta, è un sito archeologico di epoca antica e medievale, conosciuto anche come “Duomo vecchio”, si trova pochi passi a sud-ovest del centro storico di Arezzo, adiacente all’Ospedale di San Donato ad un chilometro dall’attuale cattedrale; luogo di storia, fu nell’Alto Medioevo sede del centro del potere ecclesiastico e civile di Arezzo con i suoi vescovi-conti.

l suo nome deriva dal toponimo longobardo “biunda“, che significa “recinto”, non indica quindi una linea fortificata, bensì un luogo recintato riferito a terreni coltivati e allevamenti che includeva anche una vasta zona pianeggiante limitrofa al castrum vescovile (De Angelis d’Ossat). Successivamente il castrum prese il nome di “Domus” rimanendo il termine Pionta ad indicare solo le zone marginali pianeggianti. Non conosciamo il suo nome prima dell’epoca longobarda, ma certamente il Pionta ha origini antichissime, come attestano culti di acque salutari riconducibili a fonti medicamentose e miracolose di origine preistorica e documentati da ricerche antropologiche. In seguito allo sviluppo della città’, il colle divenne un cimitero come documentato dai numerosi reperti archeologici custoditi presso l′oratorio di Santo Stefano al Pionta.    … continua a leggere Il Colle del Pionta ad Arezzo