Le feste nella Firenze del Rinascimento (seconda parte)


di Luisa Di Tolla

La festa del Corpo di Cristo             

Processione del Corpus Domini - Da una miniatura dei codici liturgici di S.Maria del Fiore del XV secolo

Processione del Corpus Domini – Da una miniatura dei codici liturgici di S.Maria del Fiore del XV secolo

È  una solennità religiosa di precetto, celebrata annualmente dalla Chiesa cattolica il giovedì della domenica dopo la Santissima Trinità, sessanta giorni dopo la Pasqua per onorare il “Corpo del Signore” nel Sacramento dell’Eucarestia.

L’istituzione della festa è connessa al miracolo di Bolsena. Un prete boemo, durante la celebrazione della messa nella chiesa di Santa Cristina, giunto alla consacrazione, ebbe dei dubbi sulla transustanziazione, cioè sull’effettiva trasformazione del vino e dell’ostia nel sangue e nel corpo di Cristo. Proprio in quel momento, si videro sprizzare dall’ostia consacrata gocce di sangue che caddero sul candido corporale steso sull’altare.

Messa di Bolsena stanza di Eliodoro di Raffaello Sanzio e allievi Musei vaticani

Musei Vaticani stanza di Eliodoro: Messa di Bolsena di Raffaello Sanzio e allievi

La processione che tutt’oggi si celebra per il Corpus Domini ricorda quella con cui, il 19 giugno del 1264, fu trasportato nella Cattedrale di Orvieto il corporale di Bolsena macchiato delle gocce del sangue di Cristo.

A Firenze la festa fu celebrata sin dall’antichità con una solenne processione, che inizialmente si svolgeva nella chiesa di Santa Maria Novella, dopo le funzioni del vespro, con la partecipazione del vescovo, del clero del Duomo, delle autorità cittadine e del popolo, insieme alle numerose confraternite cittadine e compagnie religiose. Pare che dalla necessità di accogliere questo clero avesse origine, dopo il 1350, la costruzione della sala capitolare del convento domenicano, detta poi “Cappellone degli Spagnoli” quando, verso il 1540, Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I, la destinò alle sacre funzioni per gli spagnoli della corte.

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Andrea di Bonaiuto Affresco nel “Cappellone degli Spagnoli”

Nel 1461 ci fu una contesa feroce fra i canonici di Santa Maria del Fiore, ormai definitivamente costruita, e i frati domenicani di Santa Maria Novella: entrambi i gruppi di religiosi pretendevano che la processione partisse dalla propria chiesa. Alla controversia pose fine la bolla pontificia di papa Pio II del 1458, stabilendo che la processione partisse dalla chiesa maggiore “concorrendovi tutti gli ecclesiastici in specie i religiosi di Santa Maria Novella, con minaccia di gravi censure e perfino della scomunica a chi contravvenisse” e che, dopo essere passata per le maggiori vie cittadine, terminasse nella chiesa di Santa Maria Novella.

La processione perciò partiva da Santa Maria del Fiore, girava per via del Proconsolo e via de’ Gondi e giungeva in piazza della Signoria; all’arengario del Palazzo stavano tutti i Magistrati che si univano al religioso corteo percorrendo Ponte Vecchio, Borgo San Jacopo, Ponte Santa Trinita, via Tornabuoni, via del Sole e proseguendo fino alla chiesa di Santa Maria Novella.

Il ricco baldacchino in tela dorata (detto della Repubblica) guarnito di frange e nappe sotto il quale l’arcivescovo portava il Santissimo Sacramento, fu fatto a spese della Repubblica fiorentina e  usato solo per quella manifestazione religiosa: alcuni giorni prima del Corpus Domini, l’amministrazione comunale lo affidava al Capitolo del Duomo.

Oggi il corteo religioso parte sempre dal Duomo e vi ritorna con un percorso più o meno breve, condizionato purtroppo dal traffico cittadino.

 

La grandissima festa dell’Ascensione al Carmine

Fin dal Trecento, per festeggiarla, la confraternita di Santa Maria del Carmine utilizzava ogni parte della chiesa. Sul tramezzo teneva tutto l’anno il “castello”, ovvero la porta di Gerusalemme con il cenacolo nella parte superiore e il “monte”. Le “parti terrestri” della scenografia erano rappresentate da Gerusalemme e il Monte Oliveto, alle quali si accedeva tramite una scala a chiocciola. Al livello delle travi del tetto, sul ballatoio che dava accesso alle parti superiori, c’era il “Cielo” con Dio Padre e gli angeli, che si apriva per ricevere Cristo e sopra il “monte” il “Paradiso”, dal quale scendevano due angeli a confortare gli apostoli. Nel 1489, su richiesta di Piero, figlio di Lorenzo de’Medici, la rappresentazione fu  sostituita da altre, fra le quali la festa dello Spirito Santo.

 

La grandissima festa dello Spirito Santo

Questa festa si faceva con un’attrezzatura simile nell’antica chiesa di Santo Spirito. Dio Padre dal “Paradiso” inviava una colomba di gesso, azionata da un razzo, agli Apostoli, Maria Vergine e Maria Maddalena. Tutti portavano “corone” d’oro riempite di salnitro e scintille che esplodevano in lingue di fuoco all’arrivo dello Spirito Santo. Illuminazioni ingegnose, fuochi d’artificio e centinaia di lumi erano caratteristici di queste meravigliose rappresentazioni, comportando però anche il rischio tangibile di un incendio.

Libri di spese e inventari della compagnia di Sant’Agnese e della compagnia dello Spirito Santo, che organizzava la festa dello Spirito Santo e che sono conservati nell’Archivio di Stato di Firenze, documentano con quanto amore ed entusiasmo gli uomini del quartiere partecipassero alla preparazione della loro festa. Lavoravano  e mangiavano insieme durante i preparativi e, dopo la festa, facevano una grande cena, durante la quale persino Cosimo de’ Medici offriva il suo vino.

 

La gran festa delle mummie e delle maschere per Carnevale

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In occasione del carnevale veniva organizzata una giostra in piazza Santa Croce,

Le brigate di giovani, negli ultimi giorni di Carnevale, erano soliti mascherarsi da mummie. I cittadini e i loro figli partecipavano mettendosi maschere e guardando le “feste di mummie”. Dal 1478 al 1488, durante il governo di Lorenzo il Magnifico, per le sfilate di Carnevale furono realizzate alcune serie di carri e trionfi allegorici, che rappresentavano pianeti e imperatori romani.

Se le giostre erano la parte nobile del Carnevale, il popolo si divertiva con altri rituali agonistici. La celebrazione del Carnevale, in particolare del Martedì grasso, con battaglie a sassi e pugni fra i giovani dei vari quartieri, giochi guerreschi, “sassaiole” è documentata in varie altre città non solo toscane (Pavia, Gubbio, Orvieto e Perugia), soprattutto nei provvedimenti e statuti che cercavano di controllare gli eccessi di queste feste. Le battaglie con i sassi si facevano di solito sul ponte a Santa Trinita, che al tempo era aperto, con piazze aperte da entrambi i lati e le strade lungo l’Arno che ospitavano gli spettatori.

La gran festa dei Magi alla gran chiesa di San Marco 

Gentile da Fabriano L'Adorazione dei Magi (XV secolo)

Gentile da Fabriano L’Adorazione dei Magi (XV secolo)

Le fonti attestano che il culto dei Magi nel Rinascimento fu importato da Milano e fu sostenuto dalla famiglia Medici.

La compagnia dei Magi, che si riuniva nella Chiesa di San Marco, faceva la sua processione dal Palazzo della Signoria a San Marco, passando sotto la casa dei Medici. I Magi adornavano la cella di Cosimo in San Marco e, in seguito, Benozzo Gozzoli dipinse la famiglia nei ricchi costumi dei Magi sulle pareti della cappella privata del Palazzo Medici[1].

[1] Oggi Palazzo Medici Riccardi in via Cavour.

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