da Guido Carocci, Firenze scomaparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897

“Sopra ad un terreno che era stato concesso loro dalla Signoria di Firenze, i frati dell’Eremo di Camaldoli in Casentino edificarono una chiesa con un annesso monastero che divenne badia e che essi intitolarono a S. Salvatore.
Sorgeva nella località chiamata Verzaja per essere i terreni adiacenti tutti coltivati ad ortaggi e restò poi addossata alle mura della città. Ed anzi, in cotesto luogo stesso, di fianco al monastero, fu aperta e costruita una postierla o porta succursale che dal nome del monastero camaldolense si disse Porta di Camaldoli.
Oggi (siamo nel 1881 n.d.r.), in luogo della porta che rimase quasi sempre murata, è stata da qualche anno aperta una barriera che invece del nome antico porta quello di Bellosguardo, perché vi sta dinanzi la strada che per S. Francesco di Paola, risale serpeggiando il colle stupendo che fin da tempo remoto porta quel nome, derivatogli dallo splendore del panorama che di lassù liberamente si gode.
Fu la Badia di S. Salvadore de’ Camaldolesi o di Camaldoli assai importante per la vastità sua e per la ricchezza del fabbricato, specialmente della chiesa che era adorna anche di antichi affreschi.