Girellando per le vie del centro di Firenze: da via Calimala a piazza de’ Salterelli


di Salvina Pizzuoli 

Continuiamo il percorso precedente terminato in via Orsanmichele e imbocchiamo la strada più importante del Medioevo: via Calimala. Qui botteghe artigiane trasformavano in pezze finite quelle grezze provenienti dalla Francia e dall’Inghilterra. Una via industriosa con il nome di una delle Arti maggiori della città, quella dei Mercadanti o di Calimala il cui simbolo indicava precisamente il mestiere degli affiliati, legato alla lavorazione dei pannilani: un’aquila che artigliava un torsello ovvero una balla di pezze lavorate e legate.

Conduce ancora oggi ad un Mercato, quello che prese il nome di Nuovo rispetto al Vecchio che sorgeva dove oggi c’è la Piazza della Repubblica, anticamente conduceva a quello dell’oro e della seta.

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Odonomastica delle strade di Firenze


Centro di Firenze da una mappa del 1864 (clicca per ingrandire immagine)

Quando parliamo di odonomastica delle nostre città occorre subito chiarire un principio fondamentale: nel corso dei secoli è profondamente cambiato il metodo con cui si attribuiscono i nomi a piazze e strade; fino alla fine del XVII secolo gli odonimi erano attribuiti diciamo in maniera “spontanea”, ossia il luogo veniva designato in base alle attività che vi si svolgevano (ad esempio via Calzaioli) o per le caratteristiche ambientali che lo contraddistinguevano (via dell’Olmo ad esempio).

A partire dall’età romantica, e in particolar modo dopo l’epopea risorgimentale, l’odonomastica divenne “celebrativa”, ossia strade e piazze vennero dedicate a personaggi illustri o ad avvenimenti importanti o ritenuti tali in quel periodo, cambiando assai spesso il nome preesistente: a Firenze per esempio fra i tanti casi via del Cocomero divenne via Bettino Ricasoli. Il compito di attribuire i nomi venne affidato alle varie amministrazioni comunali.

Tale uso giunto fino a noi determinò anche il cambiamento di nomi a seconda dei periodi storici, Piazza Vittorio Emanuele divenne Piazza della Repubblica dopo il referendum del 1948, per non parlare dei nomi attribuiti durante il Fascismo e in gran parte modificati nel dopoguerra.

Ci sembra interessante e piacevole riproporre la storia della nostra città attraverso i nomi delle strade, o meglio di alcune strade e piazze che hanno destato la nostra curiosità, in una serie di itinerari che ci porteranno alla scoperta di fatti e manufatti imprevisti e imprevedibili.

Itinerari proposti:

Girellando per le vie del centro di Firenze: da via dell’Agnolo a via de’ Pepi

Girellando per le vie del centro di Firenze: da via Isola delle Stinche a via della Condotta

Girellando per le vie del centro di Firenze: da via della Condotta a Orsanmichele

Girellando per le vie del centro di Firenze: da via Calimala a piazza de’ Salterelli

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Bellezza all’ “Acqua di rose” di Firenze


Firenze, l’ingresso e vetrina della Farmacia inglese in via dei Tornabuoni 17

l suo nome è “Acqua distillata alle rose” che, come recita l’elegante etichetta sul flacone blu cobalto, è un tonico rinfrescante, il suo inventore è noto non solo in Toscana: Henry Roberts, chimico farmacista, divenuto poi famoso per un’altra geniale intuizione, il “Boro Talcum”. In questo anno l’acqua distillata, ottenuta da Roberts nel lontano 1867, festeggia ben 150 anni ed è sempre “di moda” e gode di ottima salute commerciale. Ma scopriamo un po’ della storia del farmacista inglese che si trasferì a Firenze intorno al 1840, … Continua

Il mistero degli affreschi delle cappelle Medici e Pazzi


di Jacopo Cioni su florencecity

Firenze, Sagrestia Vecchia,  San Lorenzo

Qual è la ragione che può spingere due grandi famiglie fiorentine, i Medici e i Pazzi, a commissionare due opere artistiche per le proprie cappelle perfettamente uguali? La dimensione è leggermente diversa ma è perfettamente proporzionata. Stiamo parlando della Sagrestia Vecchia nella basilica di San Lorenzo a Firenze e della Cappella Pazzi nel primo chiostro della basilica di Santa Croce sempre a Firenze. Ambedue capolavori architettonici di Filippo Brunelleschi

Entrambe le volte delle cappelle raffigurano un emisfero celeste boreale con precisi riferimenti astronomici, la cosa incredibile è che entrambe fanno riferimento esattamente allo stesso emisfero, nella stessa data, nella stessa ora e con un punto di osservazione leggerissimamente diverso. … Continua

La Lisca e l’osso di balena


La “lisca” della Lisca (Foto di Enio Bravi)

Raramente si trovano cetacei di gran mole in Toscana, quantunque lungamente occupata dal mare: qualche osso di balena, di capidolio, di foca. D’uno di questi cetacei sussiste un osso smisurato alla Lisca, osteria ch’è tra Signa e la Gonfolina” così scriveva Francesco Inghirami nel 1841.

Nonostante sia trascorso tanto tempo, se volessimo, potremmo ancora vederla la “lisca”percorrendo la strada statale 67 tra Lastra a Signa e il Masso della Gonfolina nel sottotetto della facciata di una casa che fiancheggia la statale e che anticamente era un’osteria. … Continua

 

La Berta e la condanna a morte di Cecco d’Ascoli


di Jacopo Cioni  su florencecity

Percorrendo via de’ Cerretani all’angolo con via dei Vecchietti si trova una chiesa molto bella dal nome Santa Maria Maggiore. La chiesa Santa Maria Maggiore fa parte della prima cerchia antica di Firenze ed è quindi una delle chiese più antiche di Firenze, al suo interno riposa Brunetto Latini che fu maestro di Dante, (che Dante mise all’inferno).

Firenze Santa Maria Maggiore, Via de’ Cerretani angolo Via dei Vecchietti

La chiesa esisteva già in epoca longobarda, nell’VIII secolo, ed è già documentata nel 931, in quando un documento cita il vescovo Rambaldo quale affittuario di una terra e una casa ”prope ecclesiam Sancti Marie Majoris”, prima addirittura che venissero erette intorno alla città le mura del 1078, il cui tratto nord passava in corrispondenza di via de’ Cerretani.

Qua dovete cercare la “Berta”, sul fianco del muro della chiesa guardando verso l’alto. La Berta è una testa pietrificata che sembra fuoriesca dal muro. Effettivamente la posizione cosi alta, la parvenza che fuoriesca dal muro, e naturalmente le leggende che l’accompagnano la rendano estremamente particolare come statua. … Continua

Toscana in “Liberty”: i “villini” di Michelazzi e le realizzazioni di Coppedè a Firenze


Per maggiori particolari si consiglia la Galleria delle immagini dei “villini” a questo link

di Salvina Pizzuoli

Villino Ravazzini, decorazioni in ceramica delle manifatture Chini

Nella fascia periferica della città di Firenze si ebbe una maggiore fioritura del nuovo stile. Sembra impossibile, ma colpisce l’elevato numero di costruzioni ascrivibili alla nuova tendenza affermatasi tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo. Firenze inganna per l’uniformità che sembra contraddistinguerla e stupisce invece trovare nel suo tessuto, sebbene periferico, tante espressioni architettoniche legate o assimilabili al Liberty, soprattutto se teniamo conto che molte sono andate distrutte come “il villino in via Michelangelo (ultimato nel 1904 e distrutto nel 1962), il villino Ventilari in viale Mazzini (realizzato nel 1907 e demolito intorno al 1960), il villino “La Prora” in via Guerrazzi (completato nel 1908 e abbattuto dopo il 1955)”* tutte progettazioni di Giovanni Michelazzi (1879-1920) e ancora, i Garages Riuniti in via Alamanni, il Villino Cottini in via Masaccio, villa “La Palancola” in via Boccaccio. … Continua

Toscana in “Liberty”: Introduzione



di Salvina Pizzuoli

La Toscana conserva nel suo patrimonio artistico-architettonico tracce consistenti dello stile diffusosi tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, chiamato in Italia Liberty, nome derivato da quello dei magazzini londinesi di Artur Lasenby Liberty specializzati in tessuti, oggetti d’arredamento e mobili. 

Villino Ravazzini, Firenze. Particolare: decorazioni in ceramica di Galileo Chini

In Toscana Firenze ne fu la capitale mentre la parte meridionale della regione rimase praticamente estranea; a Siena si caratterizzò come eccezione ma conobbe notevoli realizzazioni a Lucca e lungo il litorale i cui centri balneari e termali conservano opere architettoniche di rilievo da Livorno a Viareggio in particolare.

Oggi stentiamo a credere che il nuovo stile fosse così diffuso in quella che era stata fino a qualche anno prima la capitale dell’Italia unita, sconvolta dagli ammodernamenti del Piano Poggi, eppure molte produzioni, anche d’interni e di allestimenti commerciali, sono state precoci “si pensi ad esempio alla sala di lettura nell’Hotel Elvetia a Firenze, o al negozio di arredi di Pietro Botto in via Strozzi del 1899”*. Già allora il negozio del “lampista”, come lo definisce Carlo Cresti nel** suo studio dedicato all’argomento, era esposto un nutrito e scelto campionario di mobili e di oggettistica Art Nouveau e Jugendstil, nomi con cui il movimento era noto in Francia e in Germania. E non solo, è molto ampio il numero dei fabbricati giunti fino a noi, nonostante molti purtroppo siano stati perduti perché abbattuti, tra i quali anche realizzazioni dell’architetto Giovanni Michelazzi (1879-1920) uno dei maggiori e creativi rappresentanti che legò il suo nome a progetti architettonici di prestigio nel nuovo stile o ad esso assimilabili: il villino di viale Michelangelo, il villino Ventilari in viale Mazzini e il villino “La Prora” in via Guerrazzi. E non per ultime sono da segnalare le prestigiose affermazioni dei prodotti de l’”Arte della Ceramica” delle manifatture Chini e la medaglia d’argento di Girard e Cutler per i mobili d’arredamento alle Esposizioni di Torino del 1898 e di Parigi del 1900.

Di tanto patrimonio e artistico e architettonico, cosa possiamo ancora “vedere”?

Molto, e cominciamo dal centro di Firenze:

Toscana in Liberty: Firenze capitale del nuovo stile

Toscana in Liberty: i “villini” di Michelazzi e le realizzazioni di Coppedè a Firenze

Galleria di immagini: i “villini” di Michelazzi e le realizzazioni di Coppedè a Firenze

Il Liberty lungo le coste toscane: Viareggio

Toscana in  Liberty: i Chini

  • *Da Fabio Mangone “Il contributo toscano all’architettura del Liberty italiano” in “Architetture del Novecento. La Toscana” a cura di Ezio Godoli
  • ** Da Carlo Cresti “Firenze 1896 -1915. La stagione del Liberty

Le friggitorie fiorentine sono un ricordo. McDonald e i kebabbari il futuro!


di Jacopo Cioni su Florence city Rivista Fiorentina

Friggitoria d’epoca

Articolo contenente la ricetta per i coccoli

C’è qualche fiorentino che ricorda le friggitorie?

Le friggitorie fiorentine quando ero ragazzo erano distribuite in tutta Firenze, in centro, di la’ d’Arno, nelle periferie. In friggitoria si compravano per poche lire i coccoli, la polenta fritta, i roventini, i carciofi fritti, la pattona, i bomboloni e le ciambelle. Erano luoghi piccoli, spesso angusti che si trovavano seguendo il naso, il profumo ti portava sull’uscio con già le lirette pronte. Uscivi di li con un cartoccio a cono di carta gialla fumante di coccoli e … Continua

 

La Leopolda: prima strada ferrata in Toscana


La prima ferrovia toscana che univa Firenze a Livorno

di Alessandro Ferrini

Locomotiva Rocket di George Stephenson
Locomotiva Rocket di George Stephenson

Nell’aprile del 1838 il granduca Leopoldo II di Asburgo-Lorena ricevette la richiesta dei finanzieri Emanuele Fenzi di Firenze e di Pietro Senn di Livorno la concessione a costruire  una via ferrata. Ottenuta la concessione dal sovrano i due banchieri emisero 30.000 azioni di lire toscane, del valore di 1000 lire ciascuna, per finanziare i lavori. Contemporaneamente fu istituita una commissione presieduta dal conte Luigi Serristori per dar luogo al progetto. L’anno successivo l’ingegner Stephenson, figlio del pioniere delle ferrovie inglesi, presentò il progetto per la costruzione della linea ferrata Firenze – Livorno per una spesa preventiva di oltre 13 milioni di lire. … Continua