di Giovanni Caselli

Nell‘anno 990 Sigeric fu consacrato arcivescovo; nello stesso anno, si recò a Roma per il pallio. (The Anglo-Saxon Chronicles)

I vari itinerari della via Francigena

II viaggio dell’Arcvivescovo sassone di Canterbury del X secolo sarebbe da annoverarsi fra i tanti che dal V secolo al 1066 videro re, arcivescovi, monaci e semplici pellegrini fare numerosissimi la spola tra le Isole britanniche e Roma… se non se ne fosse conservato il “diario”. II prezioso resoconto, fatto compilare da Sigeric ad uno dei componenti del suo seguito, offre (anche se privo di particolari) una precisa immagine di un “romeaggio” del X secolo, ossia di uno dei numerosi pellegrinaggi che dalle Isole Britanniche portavano gli Anglosassoni alla città di san Pietro.

Manoscritto dell’Itinerarium Sigerici

Si tratta di un documento di straordinario interesse, poiché unico resoconto dell’intero itinerario di un pellegrino anglosassone a Roma in nostro possesso. Roma si trova sulla via di Gerusalemme, e fin dal IV secolo, i pellegrini transitano numerosi lungo la direttrice romea per compiere il lungo e arduo viaggio che, continuando a sud di Roma, percorre le antiche via romane Appia e Traiana Nova sino a Brindisi ed Otranto dove il pellegrino si imbarcava per la Terra Santa.

Nel 640, quando Gerusalemme cade sotto l’Islam, il flusso di devoti diretti in Terra Santa si arrestò, ma non si fermò perché si riscontrano diversi viaggi nei secoli VII, VIII e IX, e questi diventano assai numerosi durante e dopo le Crociate, per diventare un flusso continuo nel basso Medioevo. Durante i periodi più tumultuosi in Terrasanta, Roma e Santriago di Compostella rimangono per diversi secoli le uniche mete dei grandi pellegrinaggi.

Muniti di Bibbia, fiasca e bordone, i più tenaci e intraprendenti viaggiatori del tardo Medioevo  traversano l’Europa spinti dal fervore religioso e anche dal senso di libertà che esso infonde, per imbarcarsi a Venezia sulle navi per pellegrini dopo aver fatto testamento ed aver acquistato una assicurazione un una delle apposite agenzie della Repubblica. Il pellegrinaggio fu non solo la realizzazione di un’esigenza personale, od un obbligo morale dei più abbienti, ma una metafora della vita stessa, ed una tangibile forma di diffusione dello spirito cristiano e della cultura religiosa. Fra le moltitudini che si recavano a Roma vi erano, sin dal V- VI secolo, personalità del clero che si recano a rendere omaggio al papa per riceverne benedizioni e investiture, predicatori ed evangelizzatori che si adoperano a diffondere la fede cattolica nelle sacche pagane o ariane ancora numerose nell’Europa barbarica.

Pellegrini sulla Franfigena – pittura VI secolo – Santa Maria del Parto Sutri

Scoti o Irlandesi?

I primi pellegrini sono Scoti, ossia gli abitanti originari dell’Ibernia – oggi Irlanda – che in seguito conquisteranno il nord della Britannia, confrontandosi con ii Pitti, ed infine insediandosi in quella parte della Britannia che sarà da allora nota come Scozia. Da qui inizieranno una nuova evangelizzazione prima della Britannia, quindi dell’Inghilterra e del resto d’Europa.  Gli Scoti, che in Ibernia erano stati evangelizzati in epoca romana, non avendo subito invasioni da parte di orde barbariche pagane o ariane, avevano mantenuto inalterato un cattolicesimo celto-romano fino al X e XI secolo, ossia fino alla quasi completa estinzione dei Celti a seguito dei massacri perpetrati da Vichinghi, Sassoni e Normanni.

In Britannia ed in Gallia, orde germaniche pagane o, nella migliore delle ipotesi, di nomadi euroasiatici che avevano adottato l’eresia ariana, scorrazzavano fin dal V secolo sostituendo la cultura romana con quella dei cavalieri delle steppe.

In altre parole la cultura romano cattolica sopravvisse più a lungo in Irlanda che non sul continente, e furono soprattutto predicatori ed evangelizzatori celti a ricondurre l’Europa continentale al cattolicesimo, prima di essere loro stessi distrutti.

Britannia e Roma

Dalla Britannia, dopo l’evangelizzazione dei regni sassoni del sud da partedi Sant’Agostino di Canterbury, del 597, re, prelati, abati e arcivescovi sassoni, angli e Juti incominciano a recarsi regolarmente a Roma, stabilendo una sorta di cordone ombelicale con la sede di San Pietro. E’ questa una rete viaria che diverrà nota in Italia come “Via Romea”, “Via Francesca” e “Via Francigena” a seconda dei luoghi, poiché proveniente dalla Francia.

Pallio simbolo del papa e dei vescovi nella sua forma attuale

E’ in questa tradizione che si inserisce il viaggio a Roma di Sigeric, Arcivescovo di Canterbury della fine del X secolo, così fortuitamente testimoniato da quel raro resoconto contemporaneo.

Se il viaggio dell’Arcivescovo è d’obbligo poiché ogni nuovo prelato era al suo tempo obbligato a ricevere il pallio dell’investitura dalle mani dello stesso Pontefice, si tratta pur sempre di un pellegrinaggio.

Innocenzo III con il pallio medievale di foggia diversa da quella odierna

A quasi dieci secoli di distanza, nell’estate del 1985, l’esatto itinerario di Sigeric fu da me ricostruito per la prima volta nei minimi dettagli e ripercorso, stazione dopo stazione, in tutte le sue mille miglia, da Canterbury a Roma. Vivevo in Inghilterra da 15 anni e mi ero occupato della Via Francigena in Italia da quando nel 1964 lessi in ciclostilato di P. Guicciardini scritto negli anni 1940 sulla Via Francigena in Val d’Elsa. Ma il mio rapporto con la viabilità antica richiederebbe una lunga spiegazione.

La completa cartografia dell’itinerario sigericiano fu eseguita da tecnici dell’Istituto Geografico Militare su miei rilievi e pubblicata nel 1990, cioè nel 1000° anniversario del viaggio, per i tipi di Giunti. Questo itinerario, così come fu allora messo sulla carta geografica è diventato oggi la Via Francigena, paradossalmente identificata con questo appellativo persino in Francia e in Inghilterra dove è invece la Voie des Anglais.

Occorre infine far notare che le Cronache Anglosassoni sono anch’esse un documento storico di inestimabile valore per la storia dei viaggi fra Roma e le Isola Britanniche degli anni fra il 445 e il 1150. Vi si trovano importanti riferimenti non solo per l’identità di Sigeric, ma testimonianze dei numerosissimi viaggi di re, cavalieri, religiosi e altre personalità anglosassoni a Roma durante tutto il periodo registrato.

Il brano è tratto dall’articolo Sigerico il pellegrino e l’invenzione della Via Francigena del prof. Giovanni Caselli

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