Da Guido Carocci I dintorni di Firenze, Tipografia Galletti e Cocci 1881
Giardino dell’Orticoltura, la serra
Guido Carocci fu appassionato studioso della storia e dell’arte fiorentina; fra le varie opere, di grande interesse attuale perché ci descrivono la Firenze di 150 anni fa, riproponiamo alcuni brani tratti da “I dintorni di Firenze” in cui partendo dalle vecchie “barriere”* descrive i dintorni della città. Ovviamente alcune ville o monumenti dell’epoca oggi non esistono più e non sono stati riportati nell’articolo dove abbiamo trattato solo quelli più famosi e ancora oggi esistenti.
*Le “barriere” erano posti di controllo situati sulle vie di accesso alla città dove venivano riscosse le imposte del dazio. Furono definitivamente soppresse negli anni ’30 del Novecento.
“Da un antico ponte di mattoni che traversava il torrente Mugnone e che si chiamava il Ponte Rosso, ebbe nome questa Barriera che è una delle più importanti della città. L’antico Ponte Rosso fu demolito e sostituito da un ponte grandissimo sul quale trovasi la piazza esterna della Barriera. Tre strade fanno capo alla Barriera; la Via Faentina, la Via Bolognese e la Via Vittorio Emanuele. … continua a leggereLa via Bolognese dal Ponte Rosso alla Lastra
Villino Ravazzini, Firenze. Particolare: decorazioni in ceramica di Galileo Chini
La Toscana conserva nel suo patrimonio artistico-architettonico tracce consistenti dello stile diffusosi tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, chiamato in Italia Liberty, nome derivato da quello dei magazzini londinesi di Artur Lasenby Liberty specializzati in tessuti, oggetti d’arredamento e mobili.
In Toscana Firenze ne fu la capitale mentre la parte meridionale della regione rimase praticamente estranea; a Siena si caratterizzò come eccezione ma conobbe notevoli realizzazioni a Lucca e lungo il litorale i cui centri balneari e termali conservano opere architettoniche di rilievo da Livorno a Viareggio in particolare.
Oggi stentiamo a credere che il nuovo stile fosse così diffuso in quella che era stata fino a qualche anno prima la capitale dell’Italia unita, sconvolta dagli ammodernamenti del Piano Poggi, eppure molte produzioni, anche d’interni e di allestimenti commerciali, sono state precoci “si pensi ad esempio alla sala di lettura nell’Hotel Elvetia a Firenze, o al negozio di arredi di Pietro Botto in via Strozzi del 1899”*. Già allora il negozio del “lampista”, come lo definisce Carlo Cresti nel** suo studio dedicato all’argomento, era esposto un nutrito e scelto campionario di mobili e di oggettistica Art Nouveau e Jugendstil, nomi con cui il movimento era noto in Francia e in Germania. E non solo, è molto ampio il numero dei fabbricati giunti fino a noi, nonostante molti purtroppo siano stati perduti perché abbattuti, tra i quali anche realizzazioni dell’architetto Giovanni Michelazzi (1879-1920) uno dei maggiori e creativi rappresentanti che legò il suo nome a progetti architettonici di prestigio nel nuovo stile o ad esso assimilabili: il villino di viale Michelangelo, il villino Ventilari in viale Mazzini e il villino “La Prora” in via Guerrazzi. E non per ultime sono da segnalare le prestigiose affermazioni dei prodotti de l’”Arte della Ceramica” delle manifatture Chini e la medaglia d’argento di Girard e Cutler per i mobili d’arredamento alle Esposizioni di Torino del 1898 e di Parigi del 1900.
Di tanto patrimonio e artistico e architettonico, cosa possiamo ancora “vedere”?
da Guido Carocci, Firenze scomaparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897
L’area della città oggi
“Sopra ad un terreno che era stato concesso loro dalla Signoria di Firenze, i frati dell’Eremo di Camaldoli in Casentino edificarono una chiesa con un annesso monastero che divenne badia e che essi intitolarono a S. Salvatore. Sorgeva nella località chiamata Verzaja per essere i terreni adiacenti tutti coltivati ad ortaggi e restò poi addossata alle mura della città. Ed anzi, in cotesto luogo stesso, di fianco al monastero, fu aperta e costruita una postierla o porta succursale che dal nome del monastero camaldolense si disse Porta di Camaldoli. Oggi (siamo nel 1881 n.d.r.), in luogo della porta che rimase quasi sempre murata, è stata da qualche anno aperta una barriera che invece del nome antico porta quello di Bellosguardo, perché vi sta dinanzi la strada che per S. Francesco di Paola, risale serpeggiando il colle stupendo che fin da tempo remoto porta quel nome, derivatogli dallo splendore del panorama che di lassù liberamente si gode. Fu la Badia di S. Salvadore de’ Camaldolesi o di Camaldoli assai importante per la vastità sua e per la ricchezza del fabbricato, specialmente della chiesa che era adorna anche di antichi affreschi.
La grande spinta alla ricostruzione che caratterizzò gli anni dell’immediato dopoguerra e la volontà di ripristinare le infrastrutture del paese distrutto diede nuovo impulso anche al trasporto urbano.
Nel 1945 il Consiglio Comunale costituisce una nuova società per la gestione dei servizi, l’ATAF, che si dedica al ripristino e alla ricostruzione degli impianti.
tratto da Guido Carocci, Firenze scomparsa, ricordi storico artistici, Firenze 1897
Via Martelli in una cartolina dei primi del Novecento
“L’allargamento della via de’ Martelli era necessario per stabilire una comunicazione più comoda fra la Piazza del Duomo e la Via Cavour, già via Larga, giacchè quella strada rimasta nelle sue proporzioni originarie era angustissima ed incomoda. In origine era un borgo posto fuori del cerchio delle mura e siccome s’erano in questo luogo stabiliti colle loro officine i fabbricanti di spade e di altre armi da taglio, il borgo si chiamò degli Spadai ed il nome stesso ebbe una porta secondaria, o postierla, che in tempo di pace stava aperta per mettere in diretta comunicazione il subborgo colla città.”
Processione del Corpus Domini – Da una miniatura dei codici liturgici di S.Maria del Fiore del XV secolo
È una solennità religiosa di precetto, celebrata annualmente dalla Chiesa cattolica il giovedì della domenica dopo la Santissima Trinità, sessanta giorni dopo la Pasqua per onorare il “Corpo del Signore” nel Sacramento dell’Eucarestia.
L’istituzione della festa è connessa al miracolo di Bolsena. Un prete boemo, durante la celebrazione della messa nella chiesa di Santa Cristina, giunto alla consacrazione ….
La grandissima festa dell’Ascensione al Carmine – La grandissima festa dello Spirito Santo – La gran festa delle mummie e delle maschere per Carnevale – La gran festa dei Magi alla gran chiesa di San Marco
Il Foro e il Campidoglio sulle rovine del quale venne edificata, in epoca cristiana, la chiesa di Santa Maria in Campidoglio. La chiesa sconsacrata alla fine del settecento divenne una taverna, poi distrutta nella riedificazione ottocentesca.
Si tratta di una collezione in cui il celebre disegnatore, aretino di nascita ma fiorentino di adozione, ricostruì, fra il 1923 e il 1928, i luoghi della Firenze romana e medievale sulla base dei ritrovamenti archeologici avvenuti nel centro della città durante la seconda metà dell’Ottocento a seguito degli imponenti lavori di ristrutturazione urbanistica per Firenze capitale. Abbattute le mura e molti edifici per far luogo ai nuovi palazzi vennero alla luce i reperti romani oggetto dell’interesse di Corinti e delle sue ricostruzioni iconografiche.
Le 100 “cartoline” ripropongono scorci, talvolta fantasiosi, della città.
Ne proponiamo di seguito alcune riferite al “periodo romano”
Torri e amori, delitti e potere a Firenze nel XIII secolo
di Salvina Pizzuoli
La torre degli Amidei, particolare della facciata
In Por Santa Maria si fa notare per la sua altezza sopra le case e la fiera eleganza: è la torre degli Amidei, potente famiglia fiorentina i cui membri erano Capo di Ponte, come lo era la loro torre a difesa della città dalla parte dell’Arno e da una porta, Por Santa Maria, inglobata poi nella cerchiaantica e da cui la strada aveva ripreso il nome. La torre oggi si presenta al visitatore elevata rispetto agli altri palazzi che la stringono e la fiancheggiano, ma sicuramente doveva essere più alta ai tempi della sua edificazione, ribassata per effetto delle “scapotizzature” che gli Ordinamenti di giustizia ispirati da Giano della Bella nella seconda metà del Duecento avevano imposto … continua
ovvero un grande macchiaiolo fiorentino: Telemaco Signorini
Telemaco Signorini – Mercato Vecchio
Ci soffermiamo su alcune opere del maggior esponente fiorentino del movimento detto dei “macchiaoli”: l’etichetta, che voleva essere denigratoria e sarcastica, venne attribuita da un giornalista della Gazzetta del popolo nel 1862, ma piacque ai componenti il gruppo che amavano riunirsi al Caffè Michelangiolo, in Via Larga che dal 1861 avrebbe preso il nome di Via Cavour, e porsi contro corrente nei confronti dell’accademismo neoclassico e romantico e soprattutto contro il classicismo della pittura detta di storia per intendere la rappresentazione di scene, avvenimenti e personaggi tratti da fonti storiche o letterarie a carattere celebrativo e commemorativo e ritenuta fino a quel momento l’unica vera arte.
Palazzo Medici Riccardi particolare della facciata
Ogni città si configura per la sua storia, per la sua posizione geografica, per il territorio e il paesaggio naturale in cui si inserisce. Sono questi aspetti che le conferisco un carattere; la rendono infatti unica e riconoscibile nelle sue forme. Non per ultima, c’è una componente che la caratterizza in maniera visibile, quella che scaturisce ….