Il titolo è Guida manuale di Firenze e de’ suoi contorni, l’editore ha un nome noto, Francesco Pineider, l’anno di edizione è il 1906, il costo 1 lira. All’interno, su carta patinata e colorata, alcune pubblicità di esercenti privati colpiscono per l’uso dei termini come Lung’Arno, ancora apostrofato o per l’indicazione, solo in poche, del numero di telefono composto spesso di sole tre o quattro cifre.
Territorio di Firenze, Prato e Pistoia in una antica carta
Il territorio, che si estende tutto attorno a Firenze e che le nostre vie traversano per diversi chilometri, contiene i resti archeologici che per secoli e secoli hanno caratterizzato la vita e il lavoro di chi viveva in campagna con il sistema della “mezzadria”. Chi non lo conosce, perché è troppo giovane per averlo visto, ma ne ha letto e anche studiato, lo descrive come “il paesaggio della mezzadria” che oggi ha solo lasciato pochi residui. La mezzadria era un sistema di produzione, anzi un sistema di vita, quando la nostra vita consisteva essenzialmente di produzione ai fini della riproduzione, che risale alla preistoria ed esisteva in epoca etrusca. La mezzadria era il sistema istituzionalizzato che caratterizzava il rapporto tra il contadino e il proprietario del terreno. Nell’epoca precedente all’ellenismo, ossia alla conquista della Persia da parte di Alessandro Magno, da noi l’epoca etrusca arcaica, fino al IV secolo a.C., la terra apparteneva agli dei che avevano un rapporto diretto con i sacerdoti che con gli dei comunicavano. … continua a leggereUno studio geo-storico del territorio fiorentino
Linda di Martino pubblica il suo romanzo storico nel 2003 ambientandolo nella Firenze del 1884 l’anno in cui il Ghetto e le zone limitrofe, conosciute come Mercato Vecchio, furono abbattute per fare posto all’attuale Piazza della Repubblica.
L’autrice racconta, dopo ampia documentazione, la Firenze di allora facendola percorrere dalla protaginista, Lucilla, abitante con la famiglia all’interno del Ghetto che sarebbe stato proprio in quell’anno svuotato e demolito. Molti i contrari a questa “ripulitura” che avrebbe privato la città di parte della sua storia pregressa, ma anche fautori coma Jarro, giornalista, che, nelle pagine de La Nazione, si spende a favore di un risprisinato “decoro”.
Territorio di Firenze, Prato e Pistoia in una antica carta
Il territorio, che si estende tutto attorno a Firenze e che le nostre vie traversano per diversi chilometri, contiene i resti archeologici che per secoli e secoli hanno caratterizzato la vita e il lavoro di chi viveva in campagna con il sistema della “mezzadria”. Chi non lo conosce, perché è troppo giovane per averlo visto, ma ne ha letto e anche studiato, lo descrive come “il paesaggio della mezzadria” che oggi ha solo lasciato pochi residui. La mezzadria era un sistema di produzione, anzi un sistema di vita, quando la nostra vita consisteva essenzialmente di produzione ai fini della riproduzione, che risale alla preistoria ed esisteva in epoca etrusca. La mezzadria era il sistema istituzionalizzato che caratterizzava il rapporto tra il contadino e il proprietario del terreno. Nell’epoca precedente all’ellenismo, ossia alla conquista della Persia da parte di Alessandro Magno, da noi l’epoca etrusca arcaica, fino al IV secolo a.C., la terra apparteneva agli dei che avevano un rapporto diretto con i sacerdoti che con gli dei comunicavano. … continua a leggereUno studio geo-storico del territorio fiorentino
da: Guido Carocci, I dintorni di Firenze, Galletti e Cocci 1907
Ponte di Ferro e Barriera di San Niccolò in una mappa del 1906
“La Barriera, eretta in sostituzione della vecchia porta di S. Niccolò, che nell’ampliamento di Firenze oltrarno rimase chiusa dentro la cinta daziaria, è posta di fianco al Ponte di Ferro in mezzo ad un piazzale dove fan capo numerose ed importanti strade. Sono le vie che in vario senso attraversano i vasti piani e percorrono le colline e i monti del Comune di Bagno a Ripoli, uno dei più importanti e più popolosi fra quelli che circondano il ristretto territorio comunale di Firenze. Due specialmente di coteste strade, la Via Aretina per S. Donato e la Via Chiantigiana sono fra le più antiche della Toscana e fra le arterie principali del transito e del movimento commerciale che da campagne ricche di prodotti del suolo, d’industrie e di popolazione si volgono verso la città. Fuori della Barriera di S. Niccolò, prima del 1864, non erano che delle case sparse ed un modesto villaggio aggruppato attorno alla chiesa parrocchiale di Ricorboli, mentre attualmente un nuovo e popoloso quartiere, attraversato da numerose e comode strade tracciate a poco alla volta in mezzo ai campi ed agli orti, si distende per un buon tratto della pianura e de’ colli vicini accrescendosi di continuo di nuove abitazioni, di palazzetti, e di villini. …
da Guido Carocci, I dintorni di Firenze, Galletti e Cocci 1881
“La località detta il Romito che trovasi qui poco distante, ha dato il nome a questa barriera posta sulla destra del torrente Mugnone che in questo punto è attraversato da un ponte di pietra eretto pochi anni prima dell’ingrandimento della città. La via del Romito segue pressappoco la direzione dell’ antica strada che metteva alla Porta Faenza, situata nel luogo dove sorse dipoi la Fortezza da Basso. IL ROMITO O IL ROMITUZZO è un piccolo borghetto composto in gran parte di trattorie e di osterie che i fiorentini han l’abitudine di frequentare assai, specialmente nelle domeniche. Un romito che abitava una piccola casetta con un oratorio, dove fu secoli indietro edificato lo spedaletto di Santa Lucia, oggi soppresso, dette il nome a questo luogo che per l’avanti era più noto con quello di Arcovata o Tra ‘Arcora. L’ antico acquedotto etrusco, che dai poggi di Settimello costeggiando le pendici dei colli di Querceto, Doccia, Castello e Rifredi conduceva le acque a Firenze, passava appunto di qui sostenuto da una fila di arcate, aveva dato origine a quei nomi. Di questi archi parecchi erano in piedi quando il Manni scriveva le sue dotte memorie e due di essi mezzi rovinati giunsero fin quasi ai nostri giorni (1881 n.d.r.). …”
Emilio Burci. Veduta dell’Arno e della collina di San Miniato dal Lungarno Archibusieri (lio su tela 1868)
Tracce di Firenze è il titolo di uno scampolo museale all’interno di Palazzo Vecchio, due stanze, la cui visita è gratuita, che raccolgono mappe, stampe, alcuni particolari ad olio che raffigurano, ad opera di artisti italiani e stranieri, la Firenze di un tempo. Sulle pagine di tuttatoscana molti gli articoli dedicati alla Firenze scomparsa per i rimaneggiamenti e le demolizioni attuate durante il periodo in cui fu capitale o la Firenze com’era, in base alle documentazioni o ricostruzioni delle epoche passate. In questa pagina alcune immagini che riportano opere che la documentano in un determinato periodo storico.
Da Guido Carocci, Firenze scomparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897
…Il mercato vecchio, sulla sinistra una casa torre
“La bella piazza destinata ad uso di mercato non ebbe aspetto e disposizioni regolari che per breve tempo, giacché i semplici banchi che occupavano tutto all’intorno la cosiddetta corona di Mercato, si tramutarono in baracche, prima provvisorie, poi stabili ed a po’per volta tutti gli spazi liberi vennero occupati dai venditori di vettovaglie. … e la decadenza divenne così piena ed assoluta. I palagi furono suddivisi in gran numero di quartieri dove s’installarono diecine di famiglie, le torri vennero abbassate per risparmiar la spesa del restauro, le logge si convertirono in botteghe, gli ampì e maestosi saloni vennero divisi e suddivisi in ambienti più piccoli e su tutte indistintamente le fabbriche di questo quartiere la noncuranza, la mancanza di affetto per l’arte, l’avidità di guadagni, l’opera del tempo, la bar barie della gente, il sudiciume, si collegarono a danno di quelle vecchie fabbriche le quali dovettero subire ogni sorta di mutilazioni e di guasti. E così tartassati, così mal ridotti, quei vecchi avanzi d’una grandezza scomparsa, giunsero fino a noi per esser condannati all’esterminio.
Guido Carocci, Firenze scomparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897
Firenze nel V secolo d.C in una ricostruzione di Corinto Corinti
“Era l’anima, il nocciolo, il primo nucleo di Firenze. Quella città d’origine romana sulla quale gli storici avevano raccolto così poche notizie, tanto da esser costretti a giustificare questa povertà di ricordi col dirla piccola e di poca importanza, era invece grande, fiorente, popolosa, ricchissima di ornamenti. E di questi ornamenti, imponentissimi, sontuosi, ricchi di marmi e di decorazioni, che nella magnificenza loro rispecchiavano quella del popolo che li aveva eretti, si trovarono le ampie tracce fra le fabbriche del Mercato Vecchio, perché il centro di Firenze medioevale corrispondeva perfettamente al centro della romana città. Quel Campidoglio attorno all’esistenza ed alla grandezza del quale erano state imbastite tante favole, sorgeva qui colle sue mura imponentissime che chiudevano e proteggevano l’immenso tempio di Giove Capitolino e gli altri fabbricati sacri al culto degli Dei o destinati a residenza delle cittadine autorità. All’esterno di questo gruppo imponente, erano i fossati, ed attorno una quantità di vie, di case, di palagi di terme. Verso il canto di Via degli Speziali apparvero le tracce della marmorea platea del foro; verso piazza degli Strozzi e la Via de’ Vecchietti i resti di terme vastissime e sontuose con impiantiti a mosaico di elegante disegno, vasche per le immersioni, tepidari, calidari, impluvi e tutti i servizi consueti di questo genere d’edifizi.