Un viaggio tra vette marmoree, sentieri e cucina tipica della Garfagnana.
di Salvina Pizzuoli

Forse il titolo che ho voluto dare all’articolo può sembrare banale, chi ha visitato da vicino queste imponenti e particolarissime montagne potrebbe trovare il termine generico che rendere loro giustizia, ma d’acchito dirle “belle” nasce immediato dalla vista ammaliata e ammirata dei massicci contrafforti, delle guglie erte e grigie e dai fianchi scoscesi e verdeggianti di prati e di boschi.
Si resta incantati dalle Apuane che giganteggiano nel paesaggio, tanto che grandi poeti e uomini di lettere le hanno cantate nei loro scritti: D’Annunzio paragona la giogaia a mare in tempesta pietrificato; Maraini ne sottolinea la bellezza selvaggia ed energica, lo stesso Repetti, storico e geografo ottocentesco, nel suo Dizionario alla voce Alpe Apuana sottolinea questi aspetti come peculiari:
“Da essi monti si diramano vari contrafforti, che portano sui loro ciglioni acute prominenze ed una criniera dentellata e discoscesa tanto, che un uomo che non abbia l’ali di Dedalo o di Gerione difficilmente può su quelle balze passeggiare. Essendo che simili creste, dove solo allignano piante alpine e annidiano aquile, sono fiancheggiate da profondi burroni pietrosi di color grigio, i quali si succedono gli uni appresso gli altri in direzione quasi uniforme, in guisa che visti dall’alto offrono all’immagine la figura di un mare tempestoso istantaneamente pietrificato”.

Oggi siamo al rifugio Donegani in val Serenaia. Da qui si dipartono molti sentieri che raggiungono varchi o creste o altri rifugi ad altezze più elevate.
Situato a 1.150 metri nel comune di Minucciano (Lucca), nel cuore delle Alpi Apuane Settentrionali è circondato da imponenti vette marmoree come il Pizzo d’Uccello e il Monte Pisanino, ed è uno dei rari rifugi d’alta quota completamente raggiungibili in auto.

È punto tappa del Garfagnana Trekking e dell’Alta Via delle Alpi Apuane. Da qui prendono avvio alcuni dei percorsi più noti che partono direttamente dal parcheggio: alla Foce di Giovo (Sentiero CAI 37 / ex 137) che porta al panoramico valico a 1.500 metri in circa 1 ora e mezza; all’ Anello di Orto di Donna fino all’omonimo rifugio; al Pizzo d’Uccello (1.781 m) raggiungibile tramite la Via Normale, un itinerario per escursionisti esperti oppure punto di partenza per le cordate che affrontano la celebre e verticale Parete Nord; alle Vie Ferrate.

Noi siamo qui in fase esplorativa, questa calda estate non consente tutte le “salite” a cielo aperto sotto un sole cocente. Aggiungo che da qui parte anche la cosiddetta via marmifera che porta ad una delle tante cave ancora attive e che, con un percorso che le attraversa su strade bianche di residui di marmo, conduce in circa tre chilometri all’Orto di Donna. Cave di pregevole marmo che, per dirla con il Repetti già citato, da queste montagne consistenti in gran parte in calcareo saccaroide “da venti secoli a tutta Europa si fornisce”.

È ancora presto ma il sole già dardeggia. Ci spostiamo sul retro del rifugio dove è allestita con ombrelloni e tavoli l’accoglienza a chi vuole fermarsi a consumare un pasto o fare un brek.






Il panorama è mozzafiato.
Sembra una semplice frase fatta eppure davanti a questo visione si resta muti e in contemplazione. Pare toccarli quei crinali scoscesi, verdi e punteggiati di piante che in alcuni punti diventano boscosi, tra canaloni, creste, rocce affioranti e via via sempre più in alto, dove si sposta lo sguardo, rocce alte, inerpicate, grigie venate di bianco, pareti verticali che bucano il blu o pare lo sostengano agili e potenti.
Ebbe, il sommo padre Dante, ragione di cantare nel XXXII canto dell’Inferno (versi 22-24, Nono Cerchio, dove Dante e Virgilio camminano sulla superficie ghiacciata del lago Cocito) queste cime, questi blocchi giganti, impervi e imponenti che con la loro maestà impongono l’idea di grandioso, aggettivo che bene si adatta a questa Natura che si esprime in tutta la sua silenziosa e ammaliante grandiosità. E scorrendo lo sguardo via via in alto si scopre la cima del Monte Pisanino che “alza 3503 braccia sopra il livello del mare” per dirla con il Repetti.
Proviamo una breve escursione lungo la strada che conduce alla cava ma presto ci fermiamo, la salita è ardua ma soprattutto il caldo ci opprime. Optiamo per l’anello di fondovalle da cui si diparte il sentiro 178 verso foce di Cardeto e da lì all’Orto di Donna dentro una fresca faggeta.
L’escursione è molto piacevole e presto arriviamo all’ora di pranzo: abbiamo prenotato al rifugio Donegani che con i suoi piatti tipici ci conquista:



Da sinistra l’ottima zuppa frantoiana della Garfagnana e accanto l’insuperabile torta di pepe con fonduta di formaggi
Complimenti al cuoco!
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