


Dal Passo dei Carpinelli siamo saliti fino all’Argegna (1919 m) da dove la vista spazia tutt’intorno al complesso delle Apuane. Un paesaggio più morbido accoglie il visitatore tra distese di prati e dolci crinali verdeggianti.
Sul cucuzzolo il Santuario di Nostra Signora della Guardia, tra ampi prati e la vista aperta sulle Alpi Apuane.
Ma è scendendo verso il Passo di Tea che ci attende una piacevole sorpresa. La storia di un ritrovamento e di un percorso di pellegrini e di traffici che vide protagonisti un antico spedale e ogni sorta di viandanti transitare per il Passo di Tea, un antico valico appenninico tra la Garfagnana e la Lunigiana, di rilevante importanza giacchè metteva in comunicazione l’Emilia la Toscana ed il mar Tirreno.


Già in tempi lontani vi transitava la Via del Volto Santo, un cammino di fede e un percorso escursionistico che unisce Pontremoli a Lucca attraversando la Lunigiana e la Garfagnana, una diramazione della Via Francigena.
È lungo questa strada, che oggi ne ripropone il nome e il percorso, che fu fondato nell’XI secolo un ospitale per dare rifugio e cibo a pellegrini e viandanti: in un primo tempo era solo una piccola chiesa e un annesso, utilizzato dai pellegrini, ma anche da mercanti, vetturali e carovanieri. Poi la chiesa rovinò, forse per un terremoto, nel XIII secolo. Nuove esigenze, questa volta legate ai collegamenti commerciali con Lucca, imposero di ricostruire un grande edificio di ricovero su più piani ove riparare merci, bestiame e viandanti. In esso fu inglobata la piccola chiesa di S. Nicolao. Quel passo dovette essere particolarmernte frequentato se, nel XV secolo, l’ospitale fu ampliato di nuovo. Poi, con il “500, iniziò la decadenza e, alla fine di quel secolo, già si parla di “ruderi di S. Nicolao“, poi più nulla. Fino a qualche anno fa, infatti, nessuno conosceva la sua ubicazione; nel 1996 gli archeologi ne individuarono i ruderi e cosi l’antico ospitale ha fatto ritorno alla luce. L’area degli scavi dell’antico è stata infatti recuperata con camminamenti in legno ed è oggi liberamente visitabile.





La ricostruzione dell’originario spedale e il successivo ampliamento


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