La condizione della donna nell’antica Etruria

di Alessandro Ferrini

Nell’antica Roma le donne, per quanto di famiglia illustre, come appare nelle iscrizioni, sono assai spesso individuate con il solo nomen (Claudia, Cornelia, Livia anche se imperatrice); le donne etrusche invece accanto al nomen riportano anche il praenomen a sottolineare l’importanza del loro ruolo sociale. Inoltre, mentre la forma onomastica latina menziona, dopo il prenome e il gentilizio, solamente il prenome del padre: M(arcus) Tullius M(arci) f(ilius), l’epigrafia etrusca vi aggiungeva anche il nome della madre, spesso accompagnato dal suo praenomen. Un pretore di Tarquinia viene così indicato: Larth Arnthal Plecus clan Ramthase Apatrual, cioè “Lars, figlio di Arruns Pleco e di Ramtha Apatronia”.

Ormai è noto che le donne etrusche partecipassero alla vita sociale con pari dignità rispetto all’uomo; raffinate, indipendenti, libere, disinibite, almeno a quanto testimoniano gli affreschi tombali, godevano di una posizione privilegiata nel mondo antico e per questo suscitavano la riprovazione in certi ambienti arcaici sia greci che romani.

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Cassia vetus: da Arezzo a Firenze

di Alessandro Ferrini

Percorso Cassia vetus fra Arezzo e Firenze
Percorso Cassia vetus fra Arezzo e Firenze

L’importante via consolare ripercorreva in gran parte un tracciato di origine etrusca che univa Chiusi ad Arezzo passando per Cortona. Nel II secolo Arezzo divenne roccaforte essenziale a difesa delle incursioni dei Celti. È il periodo in cui il censore Lucio Cassio Longino intraprese la ristrutturazione della via che da lui ebbe il nome.

La strada usciva da Roma, passava da Chiusi, toccava il lago Trasimeno fino ad arrivare ad Arezzo (Adretium). … continua a leggere                          Cassia vetus: da Arezzo a Firenze  

La rocca di Monte Battaglia

di Salvina Pizzuoli

Siamo sull’Appennino a pochi chilometri dal confine tra la Toscana e l’Emilia Romagna, più precisamente in località Monte Battaglia, un promontorio di 715 m slm tra le valli del Santerno e del Senio.

La posizione è grandiosamente scenografica, un punto d’osservazione che permette allo sguardo di spaziare a trecentosessanta gradi, da una parte fino alla pianura e dall’altra fino al mare. Non oggi, purtroppo non possiamo spingere la nostra vista così lontano, ma lo spettacolo è altrettanto fascinoso: l’immaginario è quello di essere sulla prua di una nave, sotto di noi un mare bianco spumeggiante di nebbia densa e compatta che però non impedisce di cogliere il bel panorama all’intorno di colli degradanti, prati, boschi, chiese, rocche, fattorie.

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Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio

di Jacopo Cioni 

da Florence City

Oratorio Santa Maria Vergine della Croce al Tempio in via San Giuseppe 1900
Oratorio Santa Maria Vergine della Croce al Tempio in via San Giuseppe 1900

Questo in realtà è il vero nome della Compagnia anche se era chiamata dai fiorentini Compagnia de’ Neri a causa della veste nera e per la testa coperta da una “buffa” sempre nera. La Compagnia si divideva in delle sotto-compagnie: Compagnia de’ Battuti Neri, i Buonomini delle Stinche e nello spedale del Tempio
Esiste molta confusione nella storia della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio detta anche Compagnia del Tempio

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Giacomo Puccini, gli esordi a Lucca tra sacro e profano

Il giovane Puccini debuttò come compositore di musica sacra in S.Paolino nel 1877 in occasione della festa del patrono lucchese e tre anni dopo compose la Messa a quattro voci e piena orchestra, che rimase il suo primo capolavoro. Già nel 1871-72 era stato scelto come assistente al primo coro per la più importante festa cittadina, quella di S. Croce; dai registri risulta infatti che venne pagato per questo incarico lire 3,72.

Giacomo Puccini , 1876
Giacomo Puccini , 1876

Nel 1875 un documento attesta che gli fu conferito il primo premio nella Scuola d’organo e compose, presumibilmente nello stesso anno,  una lirica per mezzosoprano e pianoforte intitolata A te di cui fece omaggio all’Istituto Pacini (oggi Boccherini ) che frequentava. J. Bunner  si chiede se in questa opera possiamo già intravedere l’operista in nuce. Nel 1877 la città di Lucca aveva programmato una Esposizione provinciale che, per la sezione musicale, comprendeva una composizione vocale e strumentale a piena orchestra, con una voce solista, introdotta da un preludio o da una sinfonia a piacere sul testo Cessato il suon dell’armi; Puccini mandò il suo lavoro che fu comunque rispedito al mittente; ma è di questo periodo il mottetto Plaudite populi che fu accolto dalla stampa locale come opera nella quale erano evidenti le influenze dei suoi predecessori e di un’ antica scuola. … continua a leggere   Giacomo Puccini, gli esordi a Lucca tra sacro e profano 

Curiosità sulla cioccolata

di Salvina Pizzuoli

Frontespizio de Il Giorno (Genova 1803)

… Scegli ‘l brun cioccolatte, onde tributo

Ti dà il Guatimalese e il Caribbèo

C’ha di barbare penne avvolto il crine:

… (Parini, Il Giorno)

Ho scoperto che il cioccolato fa parte della tradizione italiana dalle Alpi alla Sicilia, non solo per dolci e pasticceria, ma anche per piatti un po’ speciali nei quali il cioccolato non è un ingrediente base, ma uno dei tanti, unito alle carni così come alle verdure: il cinghiale al cioccolato nato in Maremma, il pasticcio “di sostanza” siciliano, la piemontese lepre in “civet”, i salmì lombardi, la coda alla vaccinara romanesca, il sanguinaccio e le melanzane al cioccolato tipici della cucina partenopea. La cosa in realtà non mi è giunta del tutto nuova, soprattutto per quanto riguarda le melanzane al cioccolato. Nel suo racconto “Casta diva” (il secondo dei tre contenuti nel libro intitolato “Tre delitti un’estate”) Hans Tuzzi, prestigioso bibliofilo e insigne giallista, riporta la ricetta di Filomena, ischitana e “cuoca di rara arte” per i piaceri del palato del commissario Melis: … continua a leggere Curiosità sulla cioccolata

Capire il paesaggio della via Francigena in Toscana (prima parte)

di Giovanni Caselli

Francigena a nord di Siena
Francigena a nord di Siena

Camminare attraverso un paesaggio senza capirlo, senza saperne leggere i tratti, è una fatica sprecata.

Perché un paesaggio considerato “bello” oggi sarebbe stato invece considerato “brutto” da chi lo ha vissuto nel passato? La risposta è semplice, perché un paesaggio degradato o totalmente sconvolto da nuove ideologie di sfruttamento, è eticamente brutto e per chi faticava sulla terra nei tempi passati l’etica era assai più rilevante dell’estetica.

La vista del paesaggio di molte zone della Toscana, che piace molto al visitatore americano, o al cittadino, avrebbe fatto piangere mio nonno che trascorse la sua vita lavorando quella terra. continua a leggere            Capire il paesaggio della via Francigena in Toscana (prima parte)

Le feste nella Firenze del Rinascimento (seconda parte)

di Luisa Di Tolla

La festa del Corpo di Cristo             

Processione del Corpus Domini - Da una miniatura dei codici liturgici di S.Maria del Fiore del XV secolo
Processione del Corpus Domini – Da una miniatura dei codici liturgici di S.Maria del Fiore del XV secolo

È  una solennità religiosa di precetto, celebrata annualmente dalla Chiesa cattolica il giovedì della domenica dopo la Santissima Trinità, sessanta giorni dopo la Pasqua per onorare il “Corpo del Signore” nel Sacramento dell’Eucarestia.

L’istituzione della festa è connessa al miracolo di Bolsena. Un prete boemo, durante la celebrazione della messa nella chiesa di Santa Cristina, giunto alla consacrazione ….

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all’interno dell’articolo:

La grandissima festa dell’Ascensione al Carmine –  La grandissima festa dello Spirito Santo –  La gran festa delle mummie e delle maschere per Carnevale –  La gran festa dei Magi alla gran chiesa di San Marco

Trasporti pubblici a Firenze alla fine dell’Ottocento

 

Omnibus della linea piazza Signoria-Ponte Rosso alla fermata di piazza Cavour
Omnibus della linea piazza Signoria-Ponte Rosso alla fermata di piazza Cavour

Il  1865 è l’anno del trasferimento della capitale da Torino a Firenze; nel maggio di quell’anno il Municipio fiorentino stipula un accordo con i fratelli Monari di Bologna per la concessione del servizio di omnibus urbano. Così dal primo giugno, dalle otto del mattino alle dieci di sera inizia il via vai delle carrozze da Piazza Signoria alle varie porte (San Gallo, Croce, Prato, Romana, San Niccolò), prezzo della corsa 10 centesimi. …continua a leggere   Trasporti pubblici a Firenze alla fine dell’Ottocentoa

Curiosità su pasta, pane e pizza

di Salvina Pizzuoli

Preparazione della pasta nel medioevo

Pasta pane pizza sembra non abbiano ormai una precisa connotazione geografica; oggi sono talmente diffusi nei quattro continenti che pare ci siano nati. Ma la storia, quella che viene definita micro perché legata non a grandi avvenimenti ma alla vita di tutti i giorni, ce la racconta diversamente.

E iniziamo dalla pasta: la prima distinzione da fare è tra pasta fresca e pasta secca; la prima ha origini lontane, mentre la seconda risale al medioevo. Le origini della pasta fresca vengono fatte risalire all’antica Grecia dove esisteva una sfoglia tagliata a larghe strisce detta laganon che anche i Romani conoscevano, il laganum, una sottile foglia di pasta che veniva arrostita o fritta. Si ritiene che il termine lasagna derivi da questo tipo di sfoglia. La pasta secca invece risalirebbe secondo alcuni studiosi al medioevo arabo-musulmano; se molti non concordano con l’origine araba della pasta secca, sono molti a condividere che ne siano stati i diffusori. Il geografo arabo Al Idrisi (1099-1164 circa) nel suo libro “Lo svago per chi ama percorrere le regioni” del 1154 parla di un particolare cibo di farina a forma di “fili” fabbricato a Trabia non lontano da Palermo. Nella Sicilia normanna esisteva quindi la tradizione di un impasto a forma di fili seccati al sole; nel XIII secolo è documentata la produzione in Liguria di pasta secca. Ma è nel ‘600 a Napoli che la pasta entra davvero a far parte della tradizione della cucina italiana tanto che ciò porterà nell’Ottocento a industrializzarne la produzione in tutta la costa napoletana; da qui l’associazione Napoli e maccheroni era inevitabile*

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