Firenze in una guida Pineider del 1906

di Salvina Pizzuoli            

Il titolo è Guida manuale di Firenze e de’ suoi contorni, l’editore ha un nome noto, Francesco Pineider, l’anno di edizione è il 1906, il costo 1 lira. All’interno, su carta patinata e colorata, alcune pubblicità di esercenti privati colpiscono per l’uso dei termini come   Lung’Arno,  ancora  apostrofato o per l’indicazione, solo in poche, del numero di telefono composto spesso di sole tre o quattro cifre.

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Donne e castelli…delitti e congiure

di Salvina Pizzuoli

Il paesaggio in lontananza il castello del Trebbio
Nel morbido paesaggio toscano, tra cipressi e macchie, occhieggiano turrite fortezze; nella distanza siamo soggetti al fascino delle loro fogge pittoresche, ma più da vicino siamo presi dai segreti e dai misteri che le antiche e poderose mura sembrano custodire.
Trebbio di San Piero a Sieve villa a guisa di fortilizio che da il suo nome ad una vasta tenuta nel popolo di Spugnole, piviere di S. Giovanni a Petrojo […] è posta nel poggio omonimo a ponente della strada postale Bolognese, allato ad un oratorio che fu della famiglia sovrana de’ Medici, attualmente dei PP Filippini di Firenze, lasciata loro nel 1648 con l’annessa tenuta da Giuliano Serragli.
 Con queste parole lo studioso ottocentesco Emanuele Repetti annovera nel Dizionario geografico fisico storico della Toscana (1833-1846) uno dei manieri mugellani di proprietà dei Medici, a pochi passi da quello più famoso di Cafaggiolo posto nel piviere e popolo di San Giovanni in Petrojo.
 Arrivare a Trebbio oggi è un po’ come fare un viaggio a ritroso nel tempo:
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La Rocca di Castiglione della Pescaia e l’antico porto

di Salvina Pizzuoli

Castiglion della Pescaia (anonimo metà XVII secolo)

Tra le diverse rocche e torri e forti sorti nel tempo lungo il litorale toscano a difesa e a scopo di avvistamento, quella di Castiglione della Pescaia è sicuramente tra le più imponenti con i suoi torrioni quadrati  e la lunga cinta muraria, nonché meglio conservata.

Come scrive il Repetti non c’è menzione di Castiglione prima del IX secolo, anche se “la scoperta di alcuni cimeli e gli avanzi di un antico acquedotto rendano assai probabile l’esistenza costà sin dai tempi romani di un castello”. Tanto che alcuni studiosi ottocenteschi sono stati propensi a farlo corrispondere alla stazione ad Salebrum, citata negli itinerari romani. Non dimentichiamo infatti che un grande lago salato si apriva alla base del promontorio di Castiglione e si estendeva fino a Grosseto e Roselle, da una parte, e Vetulonia dall’altra, un lago chiamato dai Romani Prile, in età moderna conosciuto come Lago di Castiglione,  al quale si accedeva attraverso il suo  porto canale che svolgeva un ruolo importante per i traffici verso l’interno  e verso l’esterno.  L’area fu pertanto densamente popolata sin dal periodo romano e ambita anche nelle epoche successive per la particolare e favorevole posizione geografica. … continua a leggere La Rocca di Castiglione della Pescaia

11 giugno 1289, la battaglia di Campaldino

di Alessandro Ferrini

Io fui di Montefeltro, io son Bonconte;

La battaglia di Campaldino è più volte ricordata direttamente o indirettamente da Dante nella Divina Commedia, battaglia alla quale lo stesso poeta partecipò fra le fila dei cavalieri fiorentini. A questo proposito è bene ricordare che in epoca medievale i cittadini erano chiamati alle armi in caso di guerra e dovevano equipaggiarsi a proprie spese. I meno abbienti andavano a piedi armati con picche o balestre e difesi dai palvesi, grandi scudi di legno su cui erano dipinte le insegne cittadine. I nobili e i più abbienti potevano permettersi di acquistare un cavallo e facevano parte della cavalleria i cui reparti erano spesso determinanti per l’esito della battaglia. Tuttavia procurarsi un cavallo e le armi adeguate di offesa e di difesa rappresentava un costo assai oneroso, Basti pensare che, secondo alcune stime, solo un cavallo da battaglia, robusto e ben addestrato, equivaleva al valore di una dozzina di mucche o al salario di quaranta anni di lavoro di un bracciante. … continua a leggere 11 giugno 1289, la battaglia di Campaldino

Le gualchiere di Remole

di Salvina Pizzuoli

Chi percorre la via di Rosano lungo la riva sinistra dell’Arno, in prossimità di via di Remoluzzo, vede comparire i merli di antiche torrette in pietra e laterizio: si tratta delle gualchiere di Remole testimonianza della fiorente industria laniera fiorentina nel lontano XIV secolo.

Sono ancora lì, ormai in disuso e in grande degrado, ma ancora presenti nonostante l’età ad attestare la loro storia lunghissima che si muove dal lontano 1327 circa fino al 1966, anno dell’ultima alluvione devastante del fiume, quando furono completamente dismesse e abbandonate non da quello che fu il loro ruolo originario ma di mulino da grano e frantoio.

Ma cosa erano le gualchiere e quale ruolo ricoprivano nella produzione dei “panni lani”?

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Le vie Romee

di Giovanni Caselli

La via percorsa e descritta da Sigerico non e’ che la più diretta – e perciò probabilmente, la più frequentata – fra l’Inghilterra e Roma – almeno in epoca antica. Essa non è però l’unica via che nel X secolo univa le coste della Manica all’Italia, né tanto meno è l’unica ad essere appellata Via Romea, o Francigena.  E’ infatti sintomatico che uno dei più noti studiosi italiani del medioevo, che è anche piemontese, il Prof. Giuseppe Sergi, la ignori nella maniera più assoluta in un suo importante lavoro sulle antiche strade colleganti il Piemonte con la Francia. Sergi, G. Potere e territorio lungo la strada di Francia: Da Chambéry a Torino fra X e XIII secolo. Napoli: Liguori.(1981). Nel Medioevo esistevano quattro principali vie Romee francigene valicanti le Alpi francesi: quelle del Piccolo e Gran San Bernardo e quella, di importanza non inferiore, del Moncenisio. Oltre tali passi le tre direttrici si ramificavano in varie direzioni: quella del Moncenisio toccava Chambery e Lione per puntare poi su Parigi o su Reims; quella del Piccolo San Bernardo scendeva in Val d’Isere, mentre quella del Gran San Bernardo puntava su Losanna, Besançon e quindi Reims, oppure su Neuchatel, Basilea, Strasburgo, Spira, Worms, ecc. E’ chiaro come l’ultima sia stata la più frequentata dai Carolingi e dai successivi imperatori germanici. Vi erano poi il Piccolo Moncenisio dove Matthew Paris fa passare la Londra-Gerusalemme, e il Monviso, uno dei passi di Annibale secondo la tradizione. Più tardi, nel XIII° secolo, i passi alpini si moltiplicano: … continua a leggere Le vie Romee

La pieve di San Donnino a Villamagna

Uno scrigno di pregevoli opere d’arte a pochi chilometri da Firenze

di Salvina Pizzuoli

Pieve di San Donnino

VILLAMAGNA nel Val d’Arno fiorentino. – Contrada con pieve antica ( S. Donnino). […]È situata in collina alla sinistra del l’Arno, che ha al suo scirocco il Poggio a Luco ed al suo libeccio quello dell’ Incontro. Questa contrada insieme alla sua pieve fu signoreggiata un tempo dalla illustre prosapia de’ Rinuccini, che ne ebbero per lungo tempo il giuspatronato, siccome si rileva dall’atto di fondazione ( 1067 ) del monastero di S. Pier maggiore, quando donna Gisla del fu Rodolfo, dopo essere rimasta vedova […], fra i molti beni che assegno in dote a quel suo monastero gli diede anche la quarta parte de’ beni, corte, chiesa e castello di Villamagna.

Così lo storico ottocentesco Repetti presenta nel suo Dizionario la contrada e la sua pieve. Nella parte alta della piazza da cui si diparte la strada che conduce poi all’Incontro, si eleva sull’ampio sagrato la romanica facciata della pieve di San Donnino, una delle più antiche nei dintorni della città di Firenze. Fondata nell’VIII secolo … continua a leggere La pieve di San Donnino a Villamagna

Le stazioni di posta sulla via Bolognese

da Porta San Gallo alle Filigare

di Alessandro Ferrini

La Diligenza F.Forti 1863

Il grande sviluppo stradale promosso da Leopoldo II implicò anche il miglioramento dei servizi connessi al trasporto di merci, persone e corrispondenza lungo le principali arterie di transito, come la Bolognese, che venivano servite da strutture ricettive situate a distanze regolari, le cosiddette “poste”, e pertanto erano chiamate strade postali, sotto la sopraintendenza dell’autorità governativa. Le “poste” erano stazioni fisse adibite alla sostituzione dei cavalli, al ristoro e al pernottamento dei viaggiatori e dei corrieri; venivano date in concessione ai “postieri” o “maestri di posta”, controllate e regolamentate dalle autorità pubbliche, erano in tutto simili alle mansiones che in epoca romana fornivano gli stessi servizi lungo le grandi arterie consolari. La distanza fra le stazioni, variava a seconda della tipologia del territorio attraversato, da un minimo di 4-5 miglia1 nelle zone più impervie a un massimo di 17–18 in pianura (per indicare le distanze del percorso veniva utilizzata anche una nuova misura, la “posta” pari a 7,4 miglia). Era tuttavia permessa anche l’esistenza di locande e osterie private purché non praticassero una politica concorrenziale ai danni delle strutture ufficiali. … continua a leggere Le stazioni di posta sulla via Bolognese

San Miniato al Monte, la leggenda, la storia, le simbologie

Impossibile non notarla, anche da lontano, dai lungarni di qua d’Arno soprattutto: l’elegante facciata ad ampie tarsie marmoree bicrome, il bianco di Carrara e il verde del serpentino di Prato, a formare motivi geometrici, lo splendido mosaico (1260) a fondo dorato con Cristo in trono benedicente fra la madre e San Miniato che, specialmente nelle giornate di sole, balugina, così come l’aquila artigliante in rame che ne occupa la sommità, simbolo dell’arte di Calimala, la corporazione che ne ebbe per anni la tutela, ma anche i cinque archi della parte inferiore che ben si distinguono pur nella distanza, disegnati e delimitati dalle belle semicolonne.

In posizione scenografica, è una delle più antiche e insigni creazioni del romanico a Firenze, si erge su quel colle che nel tempo ha assunto diverse denominazioni: Monte del Re, ma anche Monte Fiorentino e San Miniato, designazione che si richiama al nome del santo le cui reliquie, come si tramanda, sono custodite nella cripta. … continua a leggere San Miniato al Monte, la leggenda, la storia, le simbologie