Insediamenti umani nella piana da Pistoia a Firenze

di Giovanni Caselli

da Pistoia a Prato km 27,6 da Prato a Firenze km 30,3

La romana via Cassia esce da Pistoia per raggiungere la stazione di Hellana, oggi Agliana. Agliana era sicuramente in epoca antica, collegata con la Via Emilia lungo l’attuale via SS25 e anche mediante la SP 24 per Fognano e Fossato. Esistono vie di crinale di origine preistorica che traversano l’Appennino in vari punti collegando la Via Cassia alla Via Emilia.

Ricerche archeologiche relativamente recenti, cioè condotte con metodo scientifico non da storici dell’arte, testimoniano che la pianura pistoiese-fiorentina è stata abitata fino dal Mesolitico, da circa 9000 anni fa, quindi da popolazioni neolitiche, da 7000 anni fa e poi continuamente attraverso tutte le fasi preistoriche e storiche in virtù della fertilità del suoli, di facili comunicazioni per vie d’acqua e stradali che mediante una serie di controcrinali consentivano l’attraversamento dell’Appennino collegandosi con la viabilità che poi sarebbe diventata la Via Emilia. La linea di comunicazione pedemontana da Firenze a Pistoia per strade e vie d’acqua è stata, fin dalla più antica preistoria, densamente popolata da genti provenienti in massima parte dalla Pianura Padana.  La civiltà etrusca orientalizzante, raggiunse queste popolazioni per vie marittime e fluviali, sia dall’Adriatico per l’estuario del Marecchia e per la via pedemontana a nord, oppure da Pisa lungo l’Arno e il Bisenzio canalizzati già dall’Età del Bronzo. Tra il 1996 e il ‘97, nel punto di arrivo del controcrinale appenninico che collega Bologna e il fiume Reno con la pianura pratese e il fiume Bisenzio furono scoperti i resti di una città etrusca estesa per circa 17 ettari, situata nella pianura pratese compresa tra il fiume Bisanzio, il torrente Marinella nel punto esatto di discesa del controcrinale di Bologna in località Gonfienti, toponimo derivato da “confluenti” in riferimento ai due fiumi sopra menzionati.  

Area archeologica di Gonfienti

Gli etruschi di Gonfienti già dal VII secolo a.C. avevano bonificato la pianura tra Prato e Agliana. La città fu abbandonata dopo due secoli di vita fiorente, non si sa perché, dato che era una delle principali città etrusche dell’epoca arcaica. La città pianificata secondo regole ippodamee, ma priva di mura di cinta, si collegava con la vasta area urbana di Felsina e non di Marzabotto, che era invece una piccola città manifatturiera. Da Bologna, per il Reno le merci che arrivavano da Pisa potevano raggiungere non solo Adria e Spina, ma tutte le città etrusche e non della Pianura veneta e padana  sino dentro le valli e i passi alpini. Tuttavia la scomparsa di Bisenzo (con tutta probabilità il nome etrusco di Gonfienti), coincide con l’espansione demografica di Volterra e di Fiesole. Futuri scavi chiariranno forse il mistero dell’abbandono del grande e fiorente emporio.

L’Arno era dall’Età del Bronzo sicuramente navigabile fino oltre l’attuale Firenze e la zona tra Sesto fiorentino e Firenze era insediata già nell’VIII secolo a.C. Le tombe a pozzetto di Palastreto, sopra Castellina di Quinto Fiorentino ne sono testimonianza, come anche le ceramiche di provenienza egea rinvenute in una capanna scavata in Piazza San Firenze, dove l’antico Mugnone entrava in Arno. Del VII e VI secolo a.C. sono state rinvenute tombe monumentali di famiglie etrusche aristocratiche, queste sono la tomba della Mula, nota fino dal XV secolo, e della Montagnola, scoperta nel 1959. Le tombe si trovano in prossimità del torrente Zambra, un toponimo che pare derivare dall’etrusco “fiume dei morti”.  Questi Etruschi avevano bonificato la pianura fiorentina fin dal VII secolo come dimostrano fossi e tracciati viari rinvenuti durante gli scavi. E’ da notare che scavi archeologici nel centro di Firenze stessa effettuati nel XIX secolo misero in luce, in Piazza della Repubblica, tombe addirittura villanoviane che confermano l’esistenza di un porto fluviale in vicinanza del Ponte Vecchio, dove l’Arno era traversabile.

Necropoli di Palastreto (epoca arcaica)

Sulle alture della catena collinare che dal punto di vista della viabilità collega Pistoia all’Arno mediante vie di transumanza sul crinale, fu scoperta negli anni 1964-65 la città etrusca di Artimino, oggi un borgo medievale con vicino una famosa villa medicea, dove da secoli si erano raccolti cocci, urne funerarie e manufatti etruschi, ma solo negli anni ‘60 si capì che i reperti indicavano un insediamento urbano etrusco dominante la stretta dell’Arno e basato su un crinale che serviva da decumano collegando il sito del borgo con la villa medicea. Più in basso, sulla pianura, a Comeana, si rinvennero tombe in località Boschetti e un tumulo a Montefortini. Questa topografia indica una zona di transito costituita dalla via di Porretta che per Pistoia e il Montalbano, da un lato e la direttrice Bologna-Gonfienti, dall’altro portava all’attraversamento dell’Arno a Gonfolina e a Firenze, dai quali punti di attraversamento del fiume si poteva procedere per l’Etruria meridionale mediante crinali che conducono senza impedimenti al Lago di Bolsena e con diramazioni a tutte le città etrusche delle colline maremmane.

Giuseppe Zocchi, Veduta di Firenze dal convento di Montughi, evidenti i segni della vecchia centuriazione romana

La fascia pedemontana dove correva la Via Cassia segnava il margine settentrionale della pianura centuriata che arrivava oltre Prato, la via consolare ha lasciato le sue tracce con i toponimi di Terzolle, Quarto, Quinto, Sesto, Settimello. Lungo questa striscia di terra livellata e ben drenata, correva l’acquedotto cittadino che dalla Chiusa di Calenzano traversava Sesto e raggiungeva la città. I toponimi di Colonnata e Doccia derivano dalla presenza dell’acquedotto in epoca tardo antica e medievale, le cui rovine non sono più visibili nel caos di una urbanizzazione scellerata quanto immodificabile. Laddove i torrenti Bisenzio e Marina, dove sorgeva La città etrusca ormai già scomparsa, vi era secondo la Tabula Peutingeriana la stazione di Ad Solaria da dove partiva la via diretta a Bologna per il Mugello, che ricalcava la vecchia Via Bolognese per San Piero a Sieve.

Purtroppo non siamo ben informati sui beni imperiali nell’area di Firenze e Fiesole. Solo al tempo di Carlomagno troviamo menzione di una curtis regia. Sotto Lamberto e Berengario I questa curtis era ancora il centro amministrativo.

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