E a Ferragosto tante leccornie toscane di buona festa!

Fa caldo, è vero, e pensare di mettersi ai fornelli, non è il massimo, ma una panzanella si può fare o una buona pappa al pomodoro con tanto e profumato basilico, da mangiare dopo, fredda, con un filo d’olio aggiuntivo, ci prende solo mezz’ora…
E la cucina toscana, si sa è semplice e generalmente veloce da realizzare.
E i petonciani, come trascurare questo felice ortaggio di stagione? Magari fritti.
E a proposito di frittura, possono mancare alcune sfiziosissime realizzazioni con la pasta di pane?
E i pici all’aglione o la carabaccia? Senza dimenticare la gustosa ciancifricola
Beh, non avete che l’imbarazzo della scelta e buon Ferragosto a tutti con la buona e veloce cucina toscana!

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Di seguito i piatti e le ricette che riteniamo più adatti alla stagione oppure potete scegliere tra le tante ricette in piatti tipici:

pappa al pomodoro

pasta di pane fritta: Còccoli, sgabei, ficattole, zonzelle, donzelle, panzanelle, panzerotti

ciancinfricola

panzanella toscana

petonciani dell’Artusi

pici e aglione

carabaccia

caffè duro o in forchetta?

zuccotto, storia di un semifreddo

Il pane e quello “buono” di Altopascio

di Salvina Pizzuoli

Il pane, che buona invenzione!

Marchio collettivo del pane di Altopascio

Le origini di questo basilare alimento si perdono lontano nel tempo. La sua storia nasce con la prima coltivazione dei cereali da parte dell’uomo e con i primitivi esperimenti di impastarne i semi con l’acqua. Notizie remote che si legano alla leggenda e alla tradizione mitologica; secondo la mitologia greca infatti fu Demetra, la dea del grano e dei raccolti, la Cerere dei Romani, a donare all’uomo il frumento da cui si ricava la farina per panificare: Demetra e sua figlia Persefone (la Proserpina dei Romani) erano strettamente legate al mito della fecondità della terra e della rinascita dei campi dopo l’inverno, la primavera.    …  continua a leggere    Il pane e quello “buono” di Altopascio

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L’Arte dei Beccai e la bistecca alla fiorentina

L’Arte dei Beccai faceva parte delle cosiddette Arti Minori, distinte da quelle dette Maggiori, e con un peso diverso nei confronti del governo della repubblica. Anche se inserita in quelle Minori l’arte, che riuniva alla corporazione gli addetti al commercio delle carni insieme ai pesciaiuoli e ai gestori di locande e osterie, aveva comunque un grosso potere dimostrato dalle varie botteghe e costruzioni ad essa legate: nel Trecento nascono i locali della Beccheria in prevalenza in quello che era allora il Mercato Vecchio, cuore pulsante della vita cittadina che occupava quello che è oggi lo spazio di Piazza della Repubblica, nel centro quindi.

Nei pressi della Chiesa di Ognissanti si teneva il mercato degli animali mentre il macello era dislocato nelle viuzze adiacenti via Santissimi Apostoli. … continua a leggere  L’Arte dei Beccai e la bistecca alla fiorentina

Tratto da: Salvina Pizzuoli “Quattro donne e una cucina” Storia e antiche ricette

Salvina Pizzuoli “Quattro donne e una cucina” (solo in ebook a questo link)

Ricette d’Autore

Storia e antiche ricette

Da quando ha avuto inizio questo progetto culinario mi ero ripromessa di fare una serie di ricerche che rispondessero ad alcune domande che mi ero posta girellando per la Rete, consultando libri di cucina o rivolgendomi direttamente alle tre abili cuciniere. Le domande riguardavano la storia dei ricettari. Mi ero chiesta infatti quando e perché qualcuno avesse sentito l’esigenza di scrivere o appuntare le fasi, gli ingredienti e quant’altro necessario.

La prima considerazione è che solo una società evoluta e ricca può concepire il cibo oltre la sola accezione di alimento con lo scopo di sfamare; tenderà pertanto a esaltare il gusto, a rendere la vivanda gradevole non solo al palato, ma anche agli occhi.    …    continua a leggere    Tratto da: Salvina Pizzuoli “Quattro donne e una cucina” Storia e antiche ricette

Dolci tipici di Carnevale

Ricetta e storia di tre dolci di origine toscana caratteristici del Carnevale

Berlingaccio in una stampa del XVIII secolo, dove si legge: “È questo il dì che gioia al cuor dispensa con urli, strida, balli e lauta mensa”

Un dolce Berlingozzo per il prossimo Berlingaccio

Carnevale: è tempo di Schiacciata alla fiorentina

I cenci dell’Artusi

Da: Dolci tipici toscani, la loro storia e le loro ricette

I Panigacci della Lunigiana

I panigacci

Panigaccio non è certo un nome accattivante, quel suffisso in “accio” ne scredita le qualità…,  meglio indagare sull’etimo. Due le possibili accezioni: dall’unione di due termini dal latino panis e dal greco “gacio” che, resi in uno unico risulterebbe panisgacio, ovvero “pane vicino” oppure deriverebbe dall’antico cereale utilizzato per la panificazione, in tempi molto lontani, ossia il paníco più propriamente il “panicum italicum” una pianta resistente alla siccità e dal ciclo vegetativo molto breve.

Qualunque delle due etimologie ci piacerà accogliere, tolgono a quell’accio il valore dispregiativo.   … continua a leggere    I Panigacci della Lunigiana

La “ciancinfricola” ed altre due pietanze con le uova all’uso di Toscana

di Salvina Pizzuoli

E iniziamo con la ciancinfricola il cui nome è già tutto un programma.

Vediamo perché: il suo appellativo deriva da due modi di dire dialettali e precisamente da cianciare e fricolare. Se il primo è di uso comune ancora oggi, nel senso che tutti sanno cosa siano le ciance, il fricolare è meno usato e diffuso. Ma non perdiamoci in ciance, ovvero senza perdersi in discorsi inutili, e vediamo invece di raccapezzare qualche significato per fricolare che pare derivare dal latino fricare, stuzzicare o sfregare, costruito in forma iterativa cioè indicativa di un’azione che si attua in modo ripetuto, da cui fricolare, quasi un fare e rifare senza costrutto.    …  continua a leggere    La “ciancinfricola” ed altre due pietanze con le uova all’uso di Toscana