Antipasti toscani: crostini, pasta fritta, finocchiona, cecina


L’antipasto tipico toscano è particolarmente robusto: affettati misti e crostini, oggi di vari colori, ai tempi solo di fegatini di pollo. Più che un antipasto, ha la consistenza di un secondo appetitoso, ma sulle tavole delle trattorie toscane o nelle feste comandate fa sempre la sua comparsa e la sua figura. Anche oggi, in tempi in cui la “linea” detta legge sulle scelte e le quantità delle cibarie, l’antipasto alla toscana è sempre presente, magari come piatto unico…

Tra gli affettati abbiamo scelto la finocchiona perché la sua storia è davvero singolare e ben si sposa con l’arguzia toscana. La pasta fritta, soprattutto i coccoli, e la cecina calda calda oggi spesso accompagnano una nuova veste dell’antipasto alla toscana.

Di seguito la storia e le ricette e buoni “princìpi” a tutti!

I “Principii” alla toscana: i crostini

Pasta di pane fritta? In Toscana non mancano ricette sfiziose

Microstoria in cucina: i “segreti” della Finocchiona

La cecìna o torta o farinata di ceci

Pasta di pane fritta? In Toscana non mancano ricette sfiziose


Còccoli, sgabei, ficattole, zonzelle, donzelle, panzanelle, panzerotti

Còccoli, sgabei, ficattole, zonzelle, donzelle, panzanelle, panzerotti e solo per citare quelli più conosciuti, ma si tratta sempre di pasta di pane fritta che assume nomi diversi a seconda delle zone della nostra regione che vanta da sempre questo squisito manicaretto, semplice ma gustoso come nella migliore tradizione della cucina Toscana.     …   continua a leggere  Pasta di pane fritta? In Toscana non mancano ricette sfiziose

Il Pandiramerino: simbologie e leggende di un antico pandolce


pandiramerino

Un dolce antichissimo la cui origine si lega a Firenze e al Giovedì Santo. I suoi ingredienti lo qualificano come dolce povero, ma carico di un linguaggio primitivo e simbolico: farina di grano, olio, rosmarino, uva secca o zibibbo. Per questo ben si sposa con le celebrazioni pasquali che conservano, trasmutati nel Cristianesimo, elementi emblematici pagani legati all’alimentazione delle genti del lontano passato, Egiziani, Greci, Romani. Il pane insieme all’olio e al vino hanno assunto nel tempo forti valenze rituali tanto da rappresentare ancora oggi segno e simbolo di alcune celebrazioni: in Toscana, ad esempio, “il pane co’ santi” per la festa di Ognissanti, la panina gialla o di Pasqua di Arezzo e il nostro protagonista, il Pandiramerino, il cui nominativo ha una lunga storia tutta da conoscere.  …  continua a leggere    Il Pandiramerino: simbologie e leggende di un antico pandolce

Melanzane rifatte in trippa


Giovanni Righi Parenti, nel suo libro La grande cucina toscana, ci tramanda questa ricetta con le melanzane, una pianta da orto che trova la massima espressione soprattutto nella gastronomia dell’Italia meridionale, zona dove si è adattata molto bene al clima e dove il suo utilizzo in cucina è diffuso sia nei contorni sia nei piatti forti, nonostante non sia un ortaggio indigeno. Chi non ha mai assaggiato, nelle molteplici varianti, la gustosa “parmigiana”? Se la parola potrebbe indurre un’origine parmense, niente è più lontano dal vero. La ben rinomata ed amata melanzana pare proprio sia di origine orientale e presumibilmente indiana, portata fino a noi dagli arabi che le dettero pertanto il nome: bādingiān…  continua a leggere    Melanzane rifatte in trippa

Voglia d’estate, voglia di “Frissoglia”


In questa stagione di poche verdure, cavoli e affini soprattutto, a meno di farsi affascinare dai colori invitanti di quelle di serra o prevenienti dai Paesi caldi o di scegliere quelle che in buste colorate nel banco frigo, ma dai gusti indistinti, ci ricordano l’opulenza dei sapori estivi, beh, c’è poco da scegliere… anche se la cucina toscana, anche in questo, ha saputo ben utilizzare le verdure di stagione con le ribollite, con il cavolo nero, i broccoli e le rape in minestre e contorni saporiti.

E allora, scartabellando tra i piatti tipici estivi, colpisce la “Frissoglia” lucchese, tipicamente lucchese e dintorni. … continua a leggere  Voglia d’estate, voglia di “Frissoglia”

Tre dolci tipici di Carnevale


Berlingaccio in una stampa del XVIII secolo, dove si legge: “È questo il dì che gioia al cuor dispensa con urli, strida, balli e lauta mensa”

Dolcezze toscane

Un dolce Berlingozzo per il prossimo Berlingaccio

Carnevale: è tempo di Schiacciata alla fiorentina

I cenci dell’Artusi

Da: Dolci tipici toscani, la loro storia e le loro ricette

Piatti e ricette tipici: baccalà in zimino


Un piatto di magro della tradizione toscana

Baccalà in zimino

E siccome a Natale già ci siamo, o almeno così ci dicono gli addobbi nelle strade e nei negozi, affrettiamoci, dovessimo arrivare in ritardo, senza la ricetta e soprattutto senza la storia e le curiosità legate a un piatto, di magro, tipico della cucina toscana!

Ovviamente pesce, quello della tradizione: un buon baccalà, ma questa volta in zimino, alla fiorentina. … continua a leggere    Piatti e ricette tipici: baccalà in zimino

Un piatto di magro della tradizione toscana: baccalà in zimino


E siccome a Natale già ci siamo, o almeno così ci dicono gli addobbi nelle strade e nei negozi, affrettiamoci, dovessimo arrivare in ritardo, senza la ricetta e soprattutto senza la storia e le curiosità legate a un piatto, di magro, tipico della cucina toscana!

Ovviamente pesce, quello della tradizione: un buon baccalà, ma questa volta in zimino, alla fiorentina.

Ma in zimino, cosa significa?

… continua a leggere     Baccalà in zimino, alla fiorentina

Castagnata del Diavolo: un piatto legato a una leggenda


Castagne nella varietà “marrone”

Un piatto legato alla leggenda che volle il diavolo protagonista non solo della costruzione dello splendido ponte sul Serchio ma anche di tutta una serie di storie legate all’attraversamento del fiume servendosi del ponte o del diavolo come traghettatore. Ma anche per spiegare la presenza di castagne nella zona di Borgo a Mozzano nonché di un piatto saporito tanto da aver tentato e corrotto anche il diavolo.

Una suora di nome Monna Leta aveva deciso di disfarsi del diavolo prendendolo per la gola e pertanto allestì un fornello, accanto al fatidico ponte, su cui cosse un po’ di caldarroste che poi sbucciò da ogni buccia, anche della pellicina. Sul fondo di una padella aveva sistemato uno strato sottile di zucchero e un goccio di vino facendo andare il tutto a fuoco vivo. Quando il diavolo, attirato dall’odore, si avvicinò unì le caldarroste e vi versò sopra una tazza di buona grappa. Ne derivò una fiamma viva ma il diavolo, abituato alle fiamme dell’inferno, riuscì lo stesso a vedere le castagne e a prenderne qualcuna che trovò deliziosa sebbene infuocata. Quello fu il prezzo da pagare: per ogni castagna un passeggero poteva attraversare il ponte senza il pericolo di dover vendere l’anima al diavolo se non poteva pagare il compenso. Il patto era stretto: “Purché non manchino le castagne” e così fu, da allora a Borgo a Mozzano le castagne non mancarono e nessuno più corse il pericolo di dover vendere l’anima sua. E non è finita: era nata anche la Castagnata del Diavolo” la cui ricetta si può ritrovare tra le righe della leggenda. …  per altre ricette vai a   Ottobre tempo di castagne: storia e antiche ricette