Il sasso del Regio: modalità dell’affermazione del Cristianesimo

di Giovanni Caselli

Clemente di Alessandria
Clemente di Alessandria

Alla Docciolina c’è l’albero, c’è il sasso e c’è la fonte. Naturalmente il sasso e la fonte sono lì da secoli mentre l’albero ha si e no 40 anni, tuttavia è assai probabile che in passato un venerando albero abbia adombrato sia il sasso sia il pellegrino che vi giungeva per devozione. … continua a leggere Il sasso del Regio: modalità dell’affermazione del Cristianesimo

Guelfi e Ghibellini, Dante e il Casentino

La storia, i castelli e la battaglia di Campaldino

di Giovanni Caselli

Azzo di Masetto - Scontro tra cavalieri (particolare di affresco fine sec. XIII)
Azzo di Masetto – Scontro tra cavalieri (particolare di affresco fine sec. XIII)

Nella storia delle lotte tra Guelfi e Ghibellini la battaglia più importante nella storia della Toscana medievale fu quella di Montaperti, le cui conseguenze ebbero ripercussioni drammatiche anche su Dante e sul Casentino. Firenze e Siena avevano origini assai diverse. Firenze era un antico porto fluviale quando i romani raggiunsero la Valle dell’Arno nel II secolo a.C. e fondarono la colonia romana dove era in precedenza il porto villanoviano, poi etrusco.

La pianura tra Firenze e Pistoia fu centuriata e i terreni assegnati ai veterani delle guerre di conquista. Siena, situata all’interno dell’Etruria rurale, era un piccolo centro abitato in epoca Romana, un crocevia noto solo come sosta dei pastori transumanti dall’Appennino alle Maremme, si sviluppò solo in epoca longobarda quando si intensificò il traffico terrestre lungo la strada di Francia, la nuova arteria per Roma, laddove questa incrocia la via delle pecore per i “paschi” delle Maremme. … continua a leggere  Dante in Casentino

Pisa e il mare

Nave medievale (miniatura tardo-medievale)
Nave medievale (miniatura tardo-medievale)

Pisa e l’Arno: storia e geografia di un antico sistema portuale

Il porto di Pisa in epoca tardo antica

L’antico attracco e la basilica di San Piero a Grado

Canale navigabile Pisa-Livorno detto “dei Navicelli”

Visita al Museo delle navi antiche di Pisa

La battaglia della Meloria

Marina di Pisa o Bocca d’Arno nel 1899

La battaglia di Campaldino

di Alessandro Ferrini

11 giugno 1289

Io fui di Montefeltro, io son Bonconte;

La battaglia di Campaldino è più volte ricordata direttamente o indirettamente da Dante nella Divina Commedia, battaglia alla quale lo stesso poeta partecipò fra le fila dei cavalieri fiorentini. A questo proposito è bene ricordare che in epoca medievale i cittadini erano chiamati alle armi in caso di guerra e dovevano equipaggiarsi a proprie spese. I meno abbienti andavano a piedi armati con picche o balestre e difesi dai palvesi, grandi scudi di legno su cui erano dipinte le insegne cittadine. I nobili e i più abbienti potevano permettersi di acquistare un cavallo e facevano parte della cavalleria i cui reparti erano spesso determinanti per l’esito della battaglia. Tuttavia procurarsi un cavallo e le armi adeguate di offesa e di difesa rappresentava un costo assai oneroso, Basti pensare che, secondo alcune stime, solo un cavallo da battaglia, robusto e ben addestrato, equivaleva al valore di una dozzina di mucche o al salario di quaranta anni di lavoro di un bracciante. … continua a leggere 11 giugno 1289, la battaglia di Campaldino

I conti Guidi e il Casentino (5)

Pubblichiamo a puntate la storia di Poppi a cura di Giovanni Caselli

Arti e mestieri

Mercato medievale (miniatura)

Bicchierai elenca gli uomini di Poppi nei vari settori professionali: 5 cuoiai, 6 calzolai, 2 sellai, 5 fabbri, 2 maniscalchi, 3 armaioli, 3 lanaioli, 2 tessitori, 3 sarti, 3 falegnami, 2 muratori, 9 operai, 2 barbieri, 3 merciai, 4 speziali, 4 beccai, 3 fornai, 3 vinai, 5 osti, 5 addetti alla fluitazione dei legni, 1 pescatore, 1 maestro, 2 medici, 12 notai, 15 religiosi, 2 ebrei, 3 numzi, 5 guardie, 8 dedicati ai conti; lo stesso autore estrapola che vi siano stati inoltre 100 contadini … continua a leggere Poppi e il Casentino dei Guidi

I conti Guidi e il Casentino (4)

Pubblichiamo a puntate la storia di Poppi a cura di Giovanni Caselli

I nostri antenati ‘extracomunitari’

Verso la fine del ‘300, una Giovanna di Poppi, di provenienza sconosciuta, ma con tutta probabilità di origini ebraiche, figlia di Abramo cambiavalute in Poppi, moglie dell’inglese Holme (detto “Olmo” per impossibilità di pronuncia) ma in realtà scozzese, praticava l’usura. Il marito gestiva invece la locanda di San Fedele, presso la stessa abbazia (dove oggi si trova il Palazzo Gherardi) e non vi è dubbio che Mr. Holme, da buon scozzese, abbia cercato di diffondere fra i poppesi il gusto per la birra, che forse produceva in proprio. Questo è un esempio fra i mille che forniscono un’immagine della popolazione borghese di Poppi nel ‘300.
Il fatto è che la Peste Nera del 1348 e le susseguenti epidemie, mietevano continuamente il fiore della popolazione ed i vuoti venivano nel contempo a colmarsi con immigrati da ogni parte. Questi si inserivano in una società tutt’altro che geneticamente e culturalmente omogenea poiché l’Italia, dal V secolo fino al XIII è continua meta di immigrati ebrei e cristiani provenienti soprattutto dal Medio Oriente, dove questi non avevano davvero vita facile. … continua a leggere Poppi e il Casentino dei Guidi (4)

I conti Guidi in Casentino (1)

Pubblichiamo a puntate la storia di Poppi e dei conti Guidi di Giovanni Caselli

Il primo atto dei Guidi come protagonisti di oltre 300 anni di storia casentinese, è la fondazione del monastero di San Felice a Strumi.

Il primo Guidi della storia è un longobardo di nome Tetgrimus (Teudegrimo o Tegrimo in italiano), descritto come fidele et compatri da Ugo I re d’Italia in un diploma del 23 luglio 927 in cui il sovrano gli concede il monastero regale di San Salvatore di Alina, nel pistoiese. Lo ritroviamo più tardi col titolo non ereditario di Comes Tuscie (Conte di Tuscia). Il matrimonio di Tetgrimus con Engelrada (si pronuncia Enghelrada) la figlia del Duca di Ravenna, fu cruciale nello spostare gli interessi del longobardo più ad oriente. Engelrada gli portò in dote la curtis di Modigliana e quindi lo condusse ad occuparsi dell’alta Romagna, quella dei pascoli che gravitavano sul Mar Tirreno in virtù delle transumanze delle pecore.
Stemma dei conti Guidi

Il primo atto dei Guidi come protagonisti di oltre 300 anni di storia casentinese, è la fondazione del monastero di San Felice a Strumi.

Il primo Guidi della storia è un longobardo di nome Tetgrimus (Teudegrimo o Tegrimo in italiano), descritto come fidele et compatri da Ugo I re d’Italia in un diploma del 23 luglio 927 in cui il sovrano gli concede il monastero regale di San Salvatore di Alina, nel pistoiese. Lo ritroviamo più tardi col titolo non ereditario di Comes Tuscie (Conte di Tuscia). Il matrimonio di Tetgrimus con Engelrada (si pronuncia Enghelrada) la figlia del Duca di Ravenna, fu cruciale nello spostare gli interessi del longobardo più ad oriente. Engelrada gli portò in dote la curtis di Modigliana e quindi lo condusse ad occuparsi dell’alta Romagna, quella dei pascoli che gravitavano sul Mar Tirreno in virtù delle transumanze delle pecore. Questo ultimo particolare, fondamentale per comprendere il senso economico del futuro territorio dei Guidi, pare essere sfuggito anche ai più attenti analisti. … continua a leggere Poppi e il Casentino dei Guidi (1)

Arti e mestieri del passato

Quattro chiacchiere su Firenze: antichi mestieri

Corinto Corinti: via Calimala, la via dei pannilani

Arti e mestieri: i merciai a Firenze nel Medioevo

L’Arte dei Beccai e la bistecca alla fiorentina

Il Cappello di paglia di Firenze: un’antica manifattura toscana

Prato una vocazione antica: l’Arte della lana e del tessuto

Firenze e l’artigianato della pelle

Il pagliaio

11 giugno 1289, la battaglia di Campaldino

di Alessandro Ferrini

Io fui di Montefeltro, io son Bonconte;

La battaglia di Campaldino è più volte ricordata direttamente o indirettamente da Dante nella Divina Commedia, battaglia alla quale lo stesso poeta partecipò fra le fila dei cavalieri fiorentini. A questo proposito è bene ricordare che in epoca medievale i cittadini erano chiamati alle armi in caso di guerra e dovevano equipaggiarsi a proprie spese. I meno abbienti andavano a piedi armati con picche o balestre e difesi dai palvesi, grandi scudi di legno su cui erano dipinte le insegne cittadine. I nobili e i più abbienti potevano permettersi di acquistare un cavallo e facevano parte della cavalleria i cui reparti erano spesso determinanti per l’esito della battaglia. Tuttavia procurarsi un cavallo e le armi adeguate di offesa e di difesa rappresentava un costo assai oneroso, Basti pensare che, secondo alcune stime, solo un cavallo da battaglia, robusto e ben addestrato, equivaleva al valore di una dozzina di mucche o al salario di quaranta anni di lavoro di un bracciante. … continua a leggere 11 giugno 1289, la battaglia di Campaldino

San Miniato al Monte, la leggenda, la storia, le simbologie

Impossibile non notarla, anche da lontano, dai lungarni di qua d’Arno soprattutto: l’elegante facciata ad ampie tarsie marmoree bicrome, il bianco di Carrara e il verde del serpentino di Prato, a formare motivi geometrici, lo splendido mosaico (1260) a fondo dorato con Cristo in trono benedicente fra la madre e San Miniato che, specialmente nelle giornate di sole, balugina, così come l’aquila artigliante in rame che ne occupa la sommità, simbolo dell’arte di Calimala, la corporazione che ne ebbe per anni la tutela, ma anche i cinque archi della parte inferiore che ben si distinguono pur nella distanza, disegnati e delimitati dalle belle semicolonne.

In posizione scenografica, è una delle più antiche e insigni creazioni del romanico a Firenze, si erge su quel colle che nel tempo ha assunto diverse denominazioni: Monte del Re, ma anche Monte Fiorentino e San Miniato, designazione che si richiama al nome del santo le cui reliquie, come si tramanda, sono custodite nella cripta. … continua a leggere San Miniato al Monte, la leggenda, la storia, le simbologie