Uno scrigno di pregevoli opere d’arte a pochi chilometri da Firenze

di Salvina Pizzuoli

VILLAMAGNA nel Val d’Arno fiorentino. – Contrada con pieve antica ( S. Donnino). […]È situata in collina alla sinistra del l’Arno, che ha al suo scirocco il Poggio a Luco ed al suo libeccio quello dell’ Incontro. Questa contrada insieme alla sua pieve fu signoreggiata un tempo dalla illustre prosapia de’ Rinuccini, che ne ebbero per lungo tempo il giuspatronato, siccome si rileva dall’atto di fondazione ( 1067 ) del monastero di S. Pier maggiore, quando donna Gisla del fu Rodolfo, dopo essere rimasta vedova […], fra i molti beni che assegno in dote a quel suo monastero gli diede anche la quarta parte de’ beni, corte, chiesa e castello di Villamagna.

Così lo storico ottocentesco Repetti presenta nel suo Dizionario la contrada e la sua pieve.

Nella parte alta della piazza da cui si diparte la strada che conduce poi all’Incontro, si eleva sull’ampio sagrato la romanica facciata della pieve di San Donnino, una delle più antiche nei dintorni della città di Firenze. Fondata nell’VIII secolo fu poi ristrutturata nell’XI. Conserva una semplice e ampia facciata, rivestita a filaretto di alberese, che evidenzia la sua struttura a tre navate e il sottotetto decorato con una cornice a mattoni rossi disposti a punta. Dietro si innalza lo snello campanile a tre piani con una bifora per ciascun piano. Ma è all’interno che stupisce con le sue numerose opere di importante rilievo artistico. Tre navate separate da pilastri di pietra grezza a forma quadrata con archi a tutto sesto. La navata centrale termina con un’abside semicircolare su cui si apre una semplice monofora e soffitto a crociera.

A partire dalla navata sinistra fonte battesimale esagonale con formelle decorate e tabernacolo del XV secolo; sopra il tabernacolo una tavola di scuola fiorentina del XIV secolo terminante a cuspide, su fondo oro e a figura intera San Giovanni Battista con in mano la croce di colore rosso e Sant’Antonio Abate; all’interno della cuspide San Francesco che riceve le stimmate; la tavola è attribuita a Jacopo di Cione, pittore fiorentino, fratello del più famoso Andrea, detto l’Orcagna.

Procedendo sempre lungo la navata a sinistra un altare con arcata rinascimentale in pietra serena decorata con festone: nella lunetta un presepio, nel soffitto della volta dell’arco Dio Padre tra gli Evengelisti, nei pilastri due santi martiri; al centro una tavola con Madonna in trono con Bambino tra i santi Battista e Nicola da Bari, san Giorgio e san Sebastiano alla destra della Maestà; in basso, sotto il piano dell’altare un affresco datato XV secolo, una Pietà.

In fondo alla navata sempre a sinistra un’opera di Francesco Granacci (1477 – 1543), condiscepolo insieme a Michelangelo nella bottega del Ghirlandaio, datata tra il 1510 e il 1520: una Madonna in trono con il Bambino con ai lati, inginocchiati i santi, a sinistra san Donnino raffigurato come solitamente nell’iconografia tradizionale con la croce e due cani, a destra san Gherardo con ai piedi le ciliegie a ricordo del miracolo operato dal santo che fece maturare il frutto in pieno inverno.

Attraversata la navata centrale con abside semicircolare, in fondo alla navata destra, nel sotto arco, pochi resti di affreschi quattrocenteschi.

All’altare, percorrendo la navata destra, un trittico di Mariotto di Nardo datato 1395: Madonna in trono con Bambino, due angeli che sorreggono il manto e dodici Santi. Nelle due cuspidi la Vergine annunciata alla destra di chi guarda e l’angelo a sinistra. Nella predella, che corre lungo la base del trittico, su fondo oro sette tondi tra decorazioni intagliate.

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