La pieve di San Donnino a Villamagna

Uno scrigno di pregevoli opere d’arte a pochi chilometri da Firenze

di Salvina Pizzuoli

Pieve di San Donnino

VILLAMAGNA nel Val d’Arno fiorentino. – Contrada con pieve antica ( S. Donnino). […]È situata in collina alla sinistra del l’Arno, che ha al suo scirocco il Poggio a Luco ed al suo libeccio quello dell’ Incontro. Questa contrada insieme alla sua pieve fu signoreggiata un tempo dalla illustre prosapia de’ Rinuccini, che ne ebbero per lungo tempo il giuspatronato, siccome si rileva dall’atto di fondazione ( 1067 ) del monastero di S. Pier maggiore, quando donna Gisla del fu Rodolfo, dopo essere rimasta vedova […], fra i molti beni che assegno in dote a quel suo monastero gli diede anche la quarta parte de’ beni, corte, chiesa e castello di Villamagna.

Così lo storico ottocentesco Repetti presenta nel suo Dizionario la contrada e la sua pieve. Nella parte alta della piazza da cui si diparte la strada che conduce poi all’Incontro, si eleva sull’ampio sagrato la romanica facciata della pieve di San Donnino, una delle più antiche nei dintorni della città di Firenze. Fondata nell’VIII secolo … continua a leggere La pieve di San Donnino a Villamagna

Franchi e Longobardi ad Arezzo

di Giovanni Caselli

Rotari e la sua corte (particolare di una miniatura dell’XI secolo)

L’invasione dei Longobardi, discesi in Toscana poco prima del 575 (occuparono Arezzo non molto tempo dopo), costrinse gli aretini a rifugiarsi sul Colle di San Donato luogo ritenuto più sicuro, ove rimasero fino al XII secolo.  Sotto il regno di Rotari (636 – 652) quando Siena inizia a crearsi uno spazio per la sua esistenza tra Arezzo e Volterra iniziò una lite con Arezzo per il possesso dei territori di una ventina di pievi. In questo periodo nella città di Arezzo il potere era in mano al vescovo Cunemondo (753 – 782) che qui fondò il primo monastero e fu nel 774  sotto il cui dominio che Carlomagno pose fine alla dominazione longobarda dando inizio a quella dei Franchi. 

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La Pieve di Santa Innocenza e la grancia di Piana

Siamo in Val d’Arbia a pochi chilometri da Buonconvento anche se tra strade bianche, castelli, fattorie fortificate, ci si sente fuori dal mondo e diventa facile entrare in atmosfera medievale. A tale periodo infatti risalgono le imponenti costruzioni che andiamo a visitare da vicino. È un borgo fortificato con una pieve e una grancia dell’antico Spedale di Santa Maria della Scala di Siena che gestiva tutto ciò che possedeva fuori le mura raggruppato e organizzato in tante grandi fattorie chiamate grance.

Ma cosa era una grancia? 

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Il Colle del Pionta ad Arezzo

di Giovanni Caselli

Giotto, il Colle del Pionta -particolare dell’affresco la Cacciata dei diavoli da Arezzo (Basilica superiore di Assisi)

Il Colle del Pionta, è un sito archeologico di epoca antica e medievale, conosciuto anche come “Duomo vecchio”, si trova pochi passi a sud-ovest del centro storico di Arezzo, adiacente all’Ospedale di San Donato ad un chilometro dall’attuale cattedrale; luogo di storia, fu nell’Alto Medioevo sede del centro del potere ecclesiastico e civile di Arezzo con i suoi vescovi-conti.

l suo nome deriva dal toponimo longobardo “biunda“, che significa “recinto”, non indica quindi una linea fortificata, bensì un luogo recintato riferito a terreni coltivati e allevamenti che includeva anche una vasta zona pianeggiante limitrofa al castrum vescovile (De Angelis d’Ossat). Successivamente il castrum prese il nome di “Domus” rimanendo il termine Pionta ad indicare solo le zone marginali pianeggianti. Non conosciamo il suo nome prima dell’epoca longobarda, ma certamente il Pionta ha origini antichissime, come attestano culti di acque salutari riconducibili a fonti medicamentose e miracolose di origine preistorica e documentati da ricerche antropologiche. In seguito allo sviluppo della città’, il colle divenne un cimitero come documentato dai numerosi reperti archeologici custoditi presso l′oratorio di Santo Stefano al Pionta.    … continua a leggere Il Colle del Pionta ad Arezzo                                                          

A Monteriggioni un percorso didattico per grandi e piccini

Monteriggioni in Arme

di Salvina Pizzuoli

Siamo nella sede dell’Ufficio del Turismo di Monteriggioni che, oltre a pubblicazioni e souvenir, alloggia, in una location antica, con entrata dal cortile a sinistra della Chiesa, un percorso didattico “Monteriggioni in Arme”: armi e armature medievali e rinascimentali, contestualizzate da diorami sulla storia di Monteriggioni e illustrano i mezzi e le tecniche di assedio e combattimento nelle diverse epoche storiche. 

Da tenere presente la possibilità di maneggiare e indossare alcune armi e parti di armature, situate in apposite zone del piccolo Museo. Inoltre la visita è legata, volendo, all’itinerario che prevede: Il Museo Archeologico di Badia a Isola e i camminamenti sulle Mura di Monteriggioni

Di seguito le foto che ripropongono l’interno delle sale. … continua a leggereA Monteriggioni un percorso didattico per grandi e piccini

La battaglia di Montecatini

Lo scontro fra Guelfi e Ghibellini del 29 agosto 1315

Filippo I d’Angiò e Uguccione della Faggiola (illustrazione del XIV secolo)

Agli inizi del XIV secolo l’arrivo in Italia dell’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo dette nuovo vigore alle città ghibelline che nei decenni precedenti erano state sopraffatte da quelle guelfe appoggiate dagli Angioini e dal Papa.
Proprio per controbattere le forze imperiali Firenze organizzò una lega delle città guelfe appoggiate dai d’Angiò, A capo delle città ghibelline venne chiamato Uguccione della Faggiola signore di Pisa che occupò i territori della Valdinievole e si accingeva ad attaccare Montecatini, un castello fortificato di origine romana posto a 300 m di altitudine. Uguccione era un capitano di ventura di fede ghibellina, amico anche di Dante che tante speranze, poi deluse, aveva riposto nella discesa di Arrigo VII in Italia. Dall’altra parte il principe Filippo d’Angiò a capo del potente esercito della lega guelfa, aveva conquistato Borgo a Buggiano, un castello sulla strada per Lucca, nel tentativo di tagliare i rifornimenti dalla città recentemente conquistata dai pisani. Stettero vari giorni uno di fronte all’altro finché nella notte fra il 28 e il 29 agosto Uguccione ordinò di togliere l’assedio a Montecatini e di ritirarsi. … continua a leggere La battaglia di Montecatini

Arti e mestieri del passato

Quattro chiacchiere su Firenze: antichi mestieri

Corinto Corinti: via Calimala, la via dei pannilani

Arti e mestieri: i merciai a Firenze nel Medioevo

L’Arte dei Beccai e la bistecca alla fiorentina

Il Cappello di paglia di Firenze: un’antica manifattura toscana

Prato una vocazione antica: l’Arte della lana e del tessuto

Firenze e l’artigianato della pelle

Il pagliaio

Dante in Casentino

di Giovanni Caselli

Azzo di Masetto – Scontro tra cavalieri (particolare di affresco fine sec. XIII)

Nella storia delle lotte tra Guelfi e Ghibellini la battaglia più importante nella storia della Toscana medievale fu quella di Montaperti, le cui conseguenze ebbero ripercussioni drammatiche anche su Dante e sul Casentino. Firenze e Siena avevano origini assai diverse. Firenze era un antico porto fluviale quando i romani raggiunsero la Valle dell’Arno nel II secolo a.C. e fondarono la colonia romana dove era in precedenza il porto villanoviano, poi etrusco. La pianura tra Firenze e Pistoia fu centuriata e i terreni assegnati ai veterani delle guerre di conquista. Siena, situata all’interno dell’Etruria rurale, era un piccolo centro abitato in epoca Romana, un crocevia noto solo come sosta dei pastori transumanti dall’Appennino alle Maremme, si sviluppò solo in epoca longobarda quando si intensificò il traffico terrestre lungo la strada di Francia, la nuova arteria per Roma, laddove questa incrocia la via delle pecore per i “paschi” delle Maremme. … continua a leggere  Dante in Casentino

Luoghi del Decameron: Ser Cepparello da Prato

Protagonista della prima novella della prima giornata è Ser Cepparello da Prato, uomo corrottissimo che riunisce in sè i vizi peggiori:

Testimonianze false con sommo diletto diceva, richiesto e non richiesto; e dandosi a que’ tempi in Francia a’ saramenti grandissima fede, non curandosi fargli falsi, tante quistioni malvagiamente vincea a quante a giurare di dire il vero sopra la sua fede era chiamato. Aveva oltre modo piacere, e forte vi studiava, in commettere tra amici e parenti e qualunque altra persona mali e inimicizie e scandali, de’ quali quanto maggiori mali vedeva seguire tanto più d’allegrezza prendea. Invitato ad un omicidio o a qualunque altra rea cosa, senza negarlo mai, volenterosamente v’andava; e più volte a fedire e ad uccidere uomini colle propie mani si trovò volentieri. Bestemmiatore di Dio e de’ santi era grandissimo; e per ogni piccola cosa, sì come colui che più che alcun altro era iracundo. A chie- sa non usava giammai; e i sacramenti di quella tutti, come vil cosa, con abominevoli parole scherniva; e così in contrario le taverne e gli altri disonesti luoghi visitava volentieri e usavagli. … continua a leggere Luoghi del Decameron: Ser Cepparello da Prato

Poppi e il Casentino dei Guidi (5)

Pubblichiamo a puntate la storia di Poppi a cura di Giovanni Caselli

Arti e mestieri

pubblichiamo a puntate la storia di Poppi a cura di Giovanni Caselli

Bicchierai elenca gli uomini di Poppi nei vari settori professionali: 5 cuoiai, 6 calzolai, 2 sellai, 5 fabbri, 2 maniscalchi, 3 armaioli, 3 lanaioli, 2 tessitori, 3 sarti, 3 falegnami, 2 muratori, 9 operai, 2 barbieri, 3 merciai, 4 speziali, 4 beccai, 3 fornai, 3 vinai, 5 osti, 5 addetti alla fluitazione dei legni, 1 pescatore, 1 maestro, 2 medici, 12 notai, 15 religiosi, 2 ebrei, 3 numzi, 5 guardie, 8 dedicati ai conti; lo stesso autore estrapola che vi siano stati inoltre 100 contadini … continua a leggere Poppi e il Casentino dei Guidi