di Giovanni Caselli

Casentino. (da Casentino Gallery)

Perché il Casentino è una valle etrusca? Casomai parleremo di una “montagna etrusca” dato che nella zona attorno al Monte Falterona, in Toscana solamente, si trovano più toponimi etruschi o etruscoidi che in tutto il resto dell’antica Etruria. In inglese il nostro Appennino si chiama giustamente “The Etruscan Apennine” Cosa può significare questa densità di toponimi attorno a questa montagna? Assieme ad altri dati e indizi di varia natura che vedremo altrove, da sostanza all’ipotesi che questa zona è il luogo di origine della lingua etrusca, oppure, alternativamente, il luogo dove gli Etruschi si sono ritirati per proteggersi da guerre o invasioni, o incalzati da popoli di altre regioni e culture, come in realtà pare sia accadito nelle alpi Retiche. Se un detective mettesse assieme i dati sin qui acquisiti potrebbe spiegarci molte cose che la storia non può spiegare per mancanza di documentazione esplicita. Abbiamo i toponimi, abbiamo un’area che l’economia della pecora (l’economia tradizionale dell’area fino dalla preistoria) ha condizionato indiscutibilmente ad una smbiosi con la Maremma formando un solo sistema ecologico ed economico.

Il lago degli Idoli

Questa montagna, la più importate dell’area ha un centro cultuale molto importante noto oggi come “il Lago degli Idoli” . La montagna ha uno stretto rapporto con la pastorizia e con la gente etrusca. Abbiamo anche visto come eventi storici abbiano cancellato la stratigrafia toponomastica del versante romagnolo. Per essere precisi dobbiamo parlare di una “montagna etrusca”. Come possiamo parlare di culla della lingua etrusca o dell’etnia etrusca se non esistono monumenti etruschi notevoli? Perché la civiltà urbana etrusca fu una impianto dall’oriente e non si sviluppò nella valle arcaica, ossia nelle montagne ancestrali, ma in luoghi dove lo sviluppo economico era garantito da buone e razionali comunicazioni e condizioni climatiche favorevoli per l’agricoltura dei prodotti da mercato: vino, olio, grano, e preziosi minerali

Questi studi paiono confermare la mia conclusione basata sulla densità dei toponimi etruschi nel Casentino, come prova scienifica che la lingua etrusca sia nata e si sia conservata a lungo proprio qui. Tuttavia quello che apprendiamo dai testi e dai reperti archeologici è offuscato dal preconcetto di un mito nato addirittura nel XVI secolo, quando Cosimo I, Granduca di Toscana si autodefinì “nuovo Porsenna”, in riferimento al mitico re etrusco di Chiusi, intendendo regnare su tutta l’Etruria. Inoltre il tema Etruschi si trascina dietro una massa di preconcetti e di vizi metodologici da rendere assai ardua una visione obiettiva e disincantata del soggetto. Spogliati dei miti, delle leggende e dei concetti astrusi che li riguardano, gli Etruschi presentano una immagine assai più “normale”e certamente più accettabile sia dal buon senso, sia dalla scienza, che non quanto si legge ancora oggi in troppi libri specialmente di autori italiani. Il “mistero” etrusco è una percezione soggettiva stantìa. Oggi degli Etruschi sappiamo tutto.

E’assai improbabile che tutti gli Etruschi fossero un popolo giunto in massa via mare dall’Oriente mediterraneo sulle coste completamente disabitate della Campania, del Lazio e della Toscana agli inizi del IX od VIII secolo a.C. In realtà è assai improbabile che nomi di luogo (toponimi) in lingua etrusca, o proto etrusca, assai più numerosi nel nord est della Toscana che non altrove, siano da attribuirsi ad una popolazione di immigrati dall’Oriente che occupò territori in precedenza abitati da Pelasgi, Liguri e Umbri dei quali non si sa nulla e che qui non hanno lasciato alcuna traccia. Per inciso, i Pelasgi sono un fantomatico popolo nato dalle elucubrazioni di eruditi privi di informazioni affidabili. Le ricerche genetiche delle quali si parla non hanno fatto altro che confondere ulteriormente le idee. Le similarità genetriche tra Medio Oriente (Siria, Armenia, Giordania, Anatolia) e Toscana attuale confermano le forti migrazioni avvenute all’epoca della conquista islamica quando queste regioni densamente popolate da agricoltori cristiani, furono sostituite da popolazioni beduine islamiche dedite alla pastorizia. Guido Barbuiani ha smentito tutte le congetture sulla persistenza di geni etruschi in Toscana, basate sull’esame genetico di popolazioni attuali svolte in luoghi dove sappiamo che gli etruschi furono sterminati nel V secolo a.C. come ad esempio a Murlo. Numerosissimi cristiani armeni e siriaci, di lingua greca ed aramaica, migrarono in massa verso l’Italia per fuggirte all’invasione, diretti verso Roma e Ravenna da qui si riversarono o furono estradati verso la Toscana e l’Umbria che le guerre gotiche avevano quasi completamente reso spopolate. (Agostino Pertusi (1918-1979).

Stipe votiva etrusca

Vi sono in Casentino piccoli siti archeologici con materiali appartenenti alla civiltà etrusca e curiosamente il più antico di questi si trova a nord alle falde del Monte Falterona e non verso Arezzo. La civiltà “orientalizzante” penetrò per vie d’acqua nell’area di lingua etrusca. Le vie d’acqua interne consentivano di arrivare dal Mar Tirreno almeno fino a Cortona, Arezzo e Poppi dal Tevere, e a Firenze e Vicchio di Mugello dall’Arno e la Sieve. Lo sviluppo urbano di Perugia, Orvieto, Chiusi, Cortona e Arezzo avvenne in virtù delle vie d’acqua interne all’Etruria, come è ormai chiaro. Se ad Arezzo si fabbricavano le spade per l’esercito di Roma, come riporta Tito Livio, non era perché ad Arezzo vi fossero miniere di ferro, ma perché c’era l’acqua dei torrenti dell’Appennino che muoveva i magli e i mantici delle ferriere, come del resto è accaduto fino ad oggi. Mentre il minerale arrivava ad Arezzo da Populonia e dall’Elba per vie d’acqua. In epoca etrusca si svilupparono anche vie di fondovalle, ma solo dopo la bonifica di queste aree che fu conseguenza della navigabilità dei corsi d’acqua canalizzati per mezzo quelle opere idrauliche che resero famosi gli Etruschi (Gli Etruschi maestri di idraulica, AA. VV. Electa, 1991).

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