Il sasso del Regio: Laverna


La Verna del Casentino

di Giovanni Caselli

La montagna della Verna

Pulchra Laverna, da mihi fallere, da iusto sanctoque videri, noctem peccatis et fraudibus obice nubem.  (Orazio, “Lettere” XVI – 60)

Non est in toto sanctior orbe mons (Non vi è monte più santo al mondo) Scritto su una lapide presso l’ingresso a la Verna.

Effigie di Laverna, dea protettrice dei ladri nella mitologia romana

Non esisto ad associare La Verna del Casentino alla divinità romano-italica Laverna, risultando ciò palese sia dalla derivazione del nome, sia dal fatto che le notizie tramandate dalla tradizione popolare concernenti la persistenza del culto di Laverna, provengono dall’Appennino tosco-romagnolo e da Firenze e provincia, dove operavano, fino ai primi decenni del XX secolo, “streghe e stregoni” romagnoli. … Continua

Il mistero delle statue stele in Lunigiana


di Barbara Carraresi

Avvolta nella nebbia di un mattino autunnale. Divisa a metà dal fiume Magra che dorme. Circondata da possenti mura medievali che già a un primo sguardo evocano immagini di battaglie, mercanti, pellegrini e gabellieri. E sullo sfondo le figure sfumate e spettrali dei Castelli Malaspina, che trasudano di un antico odio mai estinto. Così si presenta Pontremoli a chi se la trova davanti per la prima volta. Un affascinante borgo lunigianese avviluppato in una coltre densa di storia e di mistero. … Continua

Il sasso del Regio: sensazionale scoperta archeologica in Casentino


Il reperto

Di Giovanni Caselli

L’incisione sul Sasso del Regio

Che a culti pagani si siano sovrapposti nel corso dei secoli culti cristiani è un fatto consolidato per quanto concerne molti luoghi sacri delle nostre campagne, trovarne l’evidenza tangibile è tuttavia sempre una sorpresa; quando poi emergono prove che residui del culto pagano palesemente perdurano evolvendosi a fianco del culto cristiano fino ai nostri giorni, la cosa diventa davvero interessante e degna di esame. Il “Sasso del Regio” scoperto di recente a Stia, in Casentino, … Continua

L’abbazia di San Salvatore e la leggenda di re Rachis


Abbazia di San Salvatore, la facciata

Siamo in una terra antica, da sempre terreno di transito, non lontana dalla via Francigena, la grande arteria medievale: siamo nel territorio amiatino, una zona ricca di testimonianze, posto prima al confine tra l’Impero e il Patrimonio di Pietro e successivamente tra la Repubblica di Siena, il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio, e di scontri tra feudatari maggiori e minori, con un passato di contese attestato dalla presenza nel paesaggio di paesi arroccati, castelli, pievi, chiese e badie. … Continua

Sulla via del Montecucco: da Paganico ad Arcidosso


Un itinerario in auto

Da Paganico ad Arcidosso, il paesaggio

Stiamo percorrendo la via del vino, quello che negli ultimi anni è balzato agli onori delle cronache: il Montecucco.

La zona tipica di questo vino, che confina con quelle del più famoso Brunello e del Morellino, interessa il territorio di vari comuni in provincia di Grosseto tra i quali Arcidosso, Castel del Piano e Civitella Paganico.

Se lungo il percorso il panorama è quanto di più ameno un viaggiatore possa desiderare, non sono da trascurare lungo il tragitto che abbiamo deciso di seguire, le varie contrade e le pievi e i paesi ricchi di antiche memorie e di forte suggestività. Lasciata Grosseto ci dirigiamo verso Civitella Paganico. … Continua

Lungo l’Ariminensis, tra Arezzo e Anghiari


Un itinerario in auto

Galbino, il castello

La strada consolare romana detta Ariminensis che congiungeva Arezzo con Rimini è ancora oggi percorribile, il nuovo tracciato infatti segue prevalentemente l’antico, diramandosi,  come è ovvio immaginare per l’importanza della via di comunicazione, in più percorsi per toccare località limitrofe. Oltre che incantevole dal punto di vista paesaggistico, l’itinerario è disseminato di  edifici medievali e resti di età romana. Ne abbiamo percorso un tratto, quello che da Arezzo attraverso il Passo di Scheggia, conduce ad Anghiari. La statale odierna prende il nome di Libbia. Il percorso originario passava dove oggi troviamo il castello di Montauto, ricordato già dal 967 quando Ottone I lo concesse a Goffredo d’Ildebrando dei Barbolani, un’importante famiglia di feudatari, proprietari di molti castelli nella zona; l’estensione del loro feudo era tale che gli permetteva di muoversi da Anghiari ad Arezzo senza mai uscire dai propri confini. … Continua

A Scarlino c’è un Museo subacqueo


Il MAPS del Puntone

Siamo a Scarlino e precisamente in località Puntone.

MAPS ricostruzione della costa e del lago salato

Quello che oggi è il Padule di Scarlino, era in passato un grande lago costiero con sbocco al mare. Lì sorgeva, conosciuto in età romana, uno scalo: Portus Scabris. La struttura portuale sfruttava la naturale conformazione della costa con un porto esterno prima dell’ingresso al lago salato e uno interno. La geostoria del luogo era, a partire dal IV secolo a. C., alquanto suggestiva: la striscia di terra del tombolo che separava il lago dal mare aperto, era ampia, attraversata da una strada raccordata alla via Aurelia, ed era occupata da centri per la lavorazione dei metalli nei pressi dello sbocco verso il mare come testimoniano gli accumuli di scorie, nerissime e luccicanti, affioranti nel terreno con ammassi alti anche fino a 10 metri. …Continua

Il Sasso di San Zanobi e la sua leggenda


I miracoli di San Zanobi vescovo di Firenze (IV-V secolo)

Appennino Tosco Emiliano, il paesaggio dal Sasso di San Zanobi

Siamo a pochi chilometri dal passo della Raticosa sul crinale dell’Appennino Tosco-Emiliano che, nonostante la calura di quest’estate torrida e asciutta, mantiene vividi i suoi splendidi colori.

Lungo la strada in direzione Piancaldoli compare, ben stagliato in lontananza nel cielo azzurrissimo, il famoso Sasso. La storia lo lega ad una pagina recente quando durante la seconda guerra mondiale parte della sua roccia fu utilizzata dagli alleati per sistemare la Provinciale Piancaldolese demolendo la cappella dedicata a San Zanobi che sorgeva nei pressi e visibile in antiche foto.

Ma chi era San Zanobi?

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