Paesaggi toscani, la loro storia

Il bel paesaggio toscano: campi coltivati e coloniche, armonia tra natura e lavoro dell’uomo

Il paesaggio toscano dell’alto Medioevo

Il paesaggio medievale della mezzadria in Toscana

Il paesaggio della via Francigena in Toscana e i bagni termali

La genesi del paesaggio classico

Il paesaggio toscano: le case coloniche

Il paesaggio agrario nella Toscana del Medioevo

Immagini di paesaggio agrario del Medioevo: miniature e dipinti

La casa colonica di collina: il Chianti e il Valdarno Superiore

Galleria foto: case coloniche delle colline Toscane

Alcune tipologie di capanne della Toscana rurale: capanna cilindro-conica

Alcune tipologie di capanne della Toscana rurale: capanna quadrangolare e capanna maremmana

Giganti di Toscana

La via dei Cavalleggeri

Tratto della costa Toscana

La via dei Cavalleggeri è un percorso che da Porta a mare a Livorno tocca torre del Boccale o dei Marroccone (oggi l’antica torre è inglobata nell’edificio dell’omonimo castello), torre di Calafuria, torre del Romito, torre di Castiglioncello, torre di San Vincenzo, Torre Nuova e dopo circa 200 km arriva a Piombino. Le prime notizie della sue esistenza risalgono al periodo medievale, ma secondo alcuni si tratta addirittura di una variante della via Aurelia-Aemilia Scauri risalente al II°- III° secolo avanti Cristo. Nel Catasto granducale del 1823 è riportata una via che collega Livorno a Piombino “lungo la marina … per ogni parte lungo la spiaggia”. … continua a leggere La via dei Cavalleggeri

In giro per Bibbiena

di Giovanni Caselli

Entrando in Bibbiena da Via Dovizi troviamo subito sulla destra un colonnato oggi chiuso, della chiesa, da lungo tempo distrutta, dello Spirito Santo. Più avanti si rasentano le mura del Convento di San Lorenzo, oggi deserto e in rovina, solo la chiesa, spaziosa e dignitosa rimaner tutt’ora officiata. Poi a sinistra vediamo il palazzo in stile fiorentino del XVI secolo con lo stemma del Cardinal Dovizi, il personaggio più illustre nato in Bibbiena, consigliere personale di Papa Leone X, autore della prima commedia il lingua italiana, “La Calandria”, opera che ha il pregio di consolidare la lingua toscana come idioma nazionale. Il Dovizi nacque nel 1470 nei pressi, in quello che è oggi l’Hotel Brogi e fece edificare questo palazzo quando era già segretario di Giovanni de’ Medici, il futuro Papa Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico. Nella vicina chiesa di San Lorenzo vi sono due magnifiche terrecotte di Andrea della Robbia donate dal Dovizi. Oltre la Piazzetta dal grandioso nome di Piazza Roma si trova il Palazzo Poltri, molto rimaneggiato nei secoli ma attribuibile al primo Cinquecento. Entrando in Via Berni, di fronte a noi c’è il municipio o Palazzo Niccolini, sorto subito fuori le antiche mura … continua a leggere In giro per Bibbiena

Torre a Buiano e Sant’Ilario a Montereggi

di Salvina Pizzuoli

Percorriamo la strada provinciale 54 detta dei bosconi. Oggi c’è il sole e il paesaggio delle colline, dei poggi, delle vallate incanta coi verdi e i gialli e i rossi dell’autunno inoltrato e gli ulivi e i cipressi svettanti. Un piccolo paradiso naturale che ci accompagna lungo il nostro itinerario da Vetta le Croci verso la Torre di Buiano e la pieve di Sant’Ilario a Montereggi. Siamo a pochi chilometri da Firenze che s’intravede verso la piana, in fondo alla valle del Mugnone, coperta tra le nebbie.

Ci troviamo sul versante settentrionale della collina su cui sorge Fiesole, collina che domina la valle dell’Arno, dove la toponomastica e l’antica viabilità ci rammentano una storia lontana che risale ai Romani … continua a leggere Torre a Buiano e Sant’Ilario a Montereggi

Lungo l’asse del vento: il mulino di Torre a Cona

di Salvina Pizzuoli

In Italia i mulini a vento non hanno mai avuto ampia diffusione, solo la Toscana e la Sicilia possono vantare una presenza più estesa. In particolare la Toscana ne annovera vari ma solo in due zone precise: lungo la costa e in Val di Sieve, territorio che nel Settecento fu terra di sperimentazione agraria, dove ne sorsero vari lungo quella che viene definita la linea del vento, un asse su cui correva in modo più costante, da Monte Giovi a Poggio Firenze. Nel nostro viaggio di scoperta ci muoviamo tra Pontassieve e Rignano, incontrando ben due mulini, quello di Volognano, a pochi passi dal castello omonimo, e quello di Torre a Cona. … continua a leggere Lungo l’asse del vento: il mulino di Torre a Cona

Lungo l’asse del vento: il mulino di Volognano

di Salvina Pizzuoli

In Italia i mulini a vento non hanno mai avuto ampia diffusione, solo la Toscana e la Sicilia possono vantare una presenza più estesa. In particolare la Toscana ne annovera vari ma solo in due zone precise: lungo la costa e in Val di Sieve, territorio che nel Settecento fu terra di sperimentazione agraria, dove ne sorsero vari lungo quella che viene definita la linea del vento, un asse su cui correva in modo più costante, da Monte Giovi a Poggio Firenze. Nel nostro viaggio di scoperta ci muoviamo tra Pontassieve e Rignano, incontrando ben due mulini, quello di Volognano, a pochi passi dal castello omonimo, e quello di Torre a Cona.

Siamo sopra Rosano nel punto in cui la Sieve confluisce nell’Arno su cui domina il castello molto rimaneggiato in stile neo gotico, ma di cui è ancora visibile e percorribile l’antico circuito murario, a cui si accede attraverso un grande arco in arenaria, che ruota attorno ad un maestoso torrione merlato. Superato l’arco la piccola chiesa di San Michele che conserva opere pittoriche di notevole fattura datate XVI secolo. … continua a leggere Lungo l’asse del vento: il mulino di Volognano

Lajatico e la Rocca di Pietracassia

“Lajatico, già Ajatico in Val d’Era risiede sulla sommità di un poggio spettante ad uno sprone interposto tra i torrenti Sterza e Ragone alla sinistra del fiume Era”. Così Lajatico viene collocato geograficamente dallo storico ottocentesco Emanuele Repetti nel Dizionario che ne delinea anche le prime documentazioni storiche: “nel secolo XII apparteneva ai conti Pannocchieschi d’Elci, giacchè il conte Ranieri Pannochia, figlio del Conte Ugolino d’EIci, e la contessa Sibilla sua consorte, mediante un rogito del 22 gennajo 1139, alienarono a favore di Adimaro Adimari vescovo di Volterra la loro parte di Lajatico e di altri castelli in Val d’Era. Un’altra porzione di Lajatico, fu ceduta, nel gennajo del 1160, dal conte Guglielmino, della stessa consorteria dei Pannocchieschi, a Galgano vescovo di Volterra. Finalmente il successore di quest’ultimo prelato, il potente Ildebrando Pannocchieschi vescovo e signore di Volterra, poté ottenere da Arrigo VI un diploma (26 agosto 1186), mercé cui acquistò la giurisdizione politica sopra molti paesi della sua diocesi, fra i quali Lajatico, Peccioli, Ghizzano, Legoli”. … continua a leggere Lajatico e la rocca di Pietracassia

Orciatico e i due mulini a vento

di Salvina Pizzuoli

Andare in giro alla ricerca dei mulini a vento della Toscana è da amatori e da cocciuti: per noi in questa ricerca vale anche la seconda perché trovarli ancora lì non è sempre detto nonostante i due autori dei “Mulini a vento in Toscana”* ne diano indicazioni precise; ma gli anni trascorsi e l’incuria hanno fatto sì che molti siano “scomparsi”, come quello a Orciano Pisano dove a ricordarlo resta solo il nome della strada: Via del molino a vento. In cambio abbiamo percorso in lungo e in largo le colline pisane: che bellezza di paesaggi in questo incipiente autunno! Vigne, olivi, crinali dolci, terre arate, lievi ondulazioni di poggi segnati da lunghe e fitte file di cipressi, e da borghi e da macchia. … continua a leggere Orciatico e i due mulini a vento

La Rocca di Castiglione della Pescaia e l’antico porto

di Salvina Pizzuoli

Castiglion della Pescaia (anonimo metà XVII secolo)

Tra le diverse rocche e torri e forti sorti nel tempo lungo il litorale toscano a difesa e a scopo di avvistamento, quella di Castiglione della Pescaia è sicuramente tra le più imponenti con i suoi torrioni quadrati  e la lunga cinta muraria, nonché meglio conservata.

Come scrive il Repetti non c’è menzione di Castiglione prima del IX secolo, anche se “la scoperta di alcuni cimeli e gli avanzi di un antico acquedotto rendano assai probabile l’esistenza costà sin dai tempi romani di un castello”. Tanto che alcuni studiosi ottocenteschi sono stati propensi a farlo corrispondere alla stazione ad Salebrum, citata negli itinerari romani. Non dimentichiamo infatti che un grande lago salato si apriva alla base del promontorio di Castiglione e si estendeva fino a Grosseto e Roselle, da una parte, e Vetulonia dall’altra, un lago chiamato dai Romani Prile, in età moderna conosciuto come Lago di Castiglione,  al quale si accedeva attraverso il suo  porto canale che svolgeva un ruolo importante per i traffici verso l’interno  e verso l’esterno.  L’area fu pertanto densamente popolata sin dal periodo romano e ambita anche nelle epoche successive per la particolare e favorevole posizione geografica. … continua a leggere La Rocca di Castiglione della Pescaia