I mulini della val di Merse

Diorama della val di Merse e i mulini (clicca sull’immagine per ingrandire)

Opifici idraulici per macinare il grano, per gualcare la lana, per la lavorazione del ferro sono ancora oggi visibili lungo la valle del fiume che, a partire dal XIII secolo, vede incentivata la costruzione di mulini lungo le sue rive e da parte di laici e da parte di monaci, soprattutto i cistercensi dell’abbazia di San Galgano che documenta 2 ferriere ad acqua nel 1278, e i Vallombrosani dell’abbazia di Torri, nonché di laici soprattutto a partire dal XIV secolo.  … continua  a leggere  I mulini della Val di Merse

Gavinana, nella Montagna Pistoiese

di Salvina Pizzuoli

CAVINANA (quasi Gabiniana ) in Val di Lima. Villaggio già Castello con pieve (S. Maria Assunta) Risiede in una piaggia a mezza costa sul fianco meridionale dell’Appennino pistojese, sotto il monte Crocicchio, fra le scaturigini del torrente Limestre tributario del fiume Lima, e poco lungi dalle fonti del torrente Maresca , che nasce sul dorso del poggio di Cavinana e va a scaricarsi nel Reno. […] Per altro il castello di Cavinana anche in quella età dipendeva nel politico del Comune di Pistoja, incorporato più tardi alla Repubblica fiorentina, sino a che quest’ultima trovò nelle piagge di Cavinana nuovi campi di Filippi, essendo questo il luogo dove accadde nel 1530 con la morte del capitano Ferruccio la sconfitta dell’esercito e l’ultima ora della Repubblica Fiorentina.

Così la presenta e la colloca geograficamente lo storico ottocentesco Emanuele Repetti nel suo Dizionario, ricordando quanto avvenuto nel 1530 legato alla figura di Francesco Ferrucci e dello scontro tra le truppe capitanate dal Fiorentino e l’esercito imperiale di Carlo V sotto il comando generale di Filiberto di Chalons, principe d’Orange, nonché viceré del regno di Napoli. La piazza. dedicata al fiorentino, ne accoglie il monumento equestre (1912) tra il muro laterale sinistro della pieve e la fontana (sei settecentesca) che l’adorna. Dedicate al condottiero fiorentino anche le due epigrafi, una del 1840 di Massimo D’Azeglio, sotto il portico antistante l’ingresso principale della pieve dedicata a Maria Assunta. … continua a leggere Gavinana, nella Montagna Pistoiese

Le torri di Popiglio nella Montagna Pistoiese

di Salvina Pizzuoli

Pupiglio o Popiglio (Popilium) nella valle della Lima. Grosso villaggio, già castello difeso da mura castellane e da torri sovrastanti, una delle quali resta tuttora in piedi sulla sommità del monte omonimo a 1404 braccia sopra il livello del Mare Mediterraneo

Così lo storico toscano Emanuele Repetti nel suo Dizionario (1843) presentava Popiglio citando anche le torri che ancora oggi si possono ammirare con una visita di pochi passi a piedi dentro un ambiente boscoso e verdeggiante e da cui si può godere un panorama su tutta la valle. … continua a leggere Le torri di Popiglio nella Montagna Pistoiese

I Lorena e la via Bolognese

di Alessandro Ferrini

Parte settentrionale del Granducato in una carta del 1781 (clicca sull’immagine per ingrandirla)

La politica infrastrutturale dei Lorena tese a stabilire collegamenti efficienti non solo all’interno del Granducato, ma anche con gli stati confinanti, per favorire gli sbocchi commerciali verso l’Adriatico e i mercati dell’Italia settentrionale e garantire al contempo a Vienna uno sbocco sul Mar Tirreno attraverso il porto di Livorno, uno dei più attivi del Mediterraneo. In particolare un collegamento veloce fra Bologna e Firenze rispondeva anche all’esigenza di un percorso agevole e sicuro fra la Toscana e l’Austria per gli spostamenti dello stesso Granduca. Da qui il massiccio intervento di costruzione di strade che attraversassero agevolmente i passi dell’Appennino, strade che all’epoca erano ridotte in certi punti a sentieri e mulattiere difficili da transitare anche con buone condizioni meteorologiche. Era un programma arduo da realizzare sia sul piano tecnico, perché si trattava di costruire carrozzabili su un territorio impervio e ricco di corsi d’acqua da attraversare, sia sul piano politico perché gli Appennini rappresentavano anche un confine naturale con gli stati limitrofi spesso poco propensi a far attraversare il loro territorio da nuove strade; in primis lo Stato della Chiesa, di cui Bologna e il suo territorio facevano parte, che concesse i permessi solo dopo lunghe ed estenuanti trattative. … continua a leggere I Lorena e la via Bolognese

Alcune tipologie di capanne della Toscana rurale (parte seconda): capanna quadrangolare e capanna maremmana

Costruzioni rurali in Toscana

di Giovanni Caselli

Capanna di Vetulonia a confronto con un’urnetta cineraria etrusca

In contrasto con la capanna cilindro-conica troviamo, nella Toscana settentrionale e centrale, come in Romagna e in Emilia, la capanna a pianta quadrangolare con tetto a due spioventi. I materiali usati nella costruzione variano da zona a zona ed anche in una stessa zona ma l’uso è generalmente lo stesso. Questa struttura è comune lungo tutto l’Appennino tosco-emiliano e tosco-romagnolo.

A sud dell’Arno la capanna è rara, ma è solo la forma quadrangolare che troviamo, fra questo fiume e l’Ombrone. Se ne trovano invece numerosi esemplari, anche se per la maggior parte in disuso e in cattivo stato di conservazione, in Garfagnana e sulla montagna aretina oltre i 5-600 metri di altitudine, attorno al Pratomagno e all’Alpe di Catenaia. continua a leggere Capanne rurarli in Toscana

Il sasso del Regio: Laverna

La Verna del Casentino

di Giovanni Caselli

La montagna della Verna

Pulchra Laverna, da mihi fallere, da iusto sanctoque videri, noctem peccatis et fraudibus obice nubem.  (Orazio, “Lettere” XVI – 60)

Non est in toto sanctior orbe mons (Non vi è monte più santo al mondo) Scritto su una lapide presso l’ingresso a la Verna.

Effigie di Laverna, dea protettrice dei ladri nella mitologia romana

Non esisto ad associare La Verna del Casentino alla divinità romano-italica Laverna, risultando ciò palese sia dalla derivazione del nome, sia dal fatto che le notizie tramandate dalla tradizione popolare concernenti la persistenza del culto di Laverna, provengono dall’Appennino tosco-romagnolo e da Firenze e provincia, dove operavano, fino ai primi decenni del XX secolo, “streghe e stregoni” romagnoli. continua leggere Il sasso del Regio: Laverna

I segreti della Massa Trabaria

Un’investigazione storica

di Giovanni Caselli

Area della Massa Trabaria

Il nostro Emanuele Repetti, alla voce Sestino del suo “Dizionario Geografico, Fisico e Storico della Toscana”, compilato attorno al 1840, scrive:

“SESTINO (Sentinum) DELLA MASSA TRABARIA nella Valle della Foglia – Castello di origine antichissima con chiesa arcipretura (S. Pancrazio) capoluogo di Comunità e di Giurisdizione sotto la Diocesi di Sansepolcro, una volta di Monte Feltro, poi dell’arcipretura di Sestino. Nullius Dioecesis, nel Compartimento di Armo.

Risiede sopra lo sprone di un poggio, fra due ponti, uno de’ quali posto a ostro di Sestino cavalca il fiume Foglia, ossia l’antico Isauro, mentre dal lato opposto sotto un più piccolo ponte passa il torrente Seminino, che poco dopo confluisce nel fiume Foglia.  Trovasi il Castello di Sestino fra il grado 29° 57′ 4″ longitudine ed il grado 43° 42′ 8″ latitudine, 6 miglia toscane a levante della Badia Tedalda, 8 a ostro dal Castello e monte di Carpegna nello Stato pontificio; 16 miglia toscane a grecale di Pieve S. Stefano; 18 miglia toscane a settentrione grecale del Borgo San Sepolcro passando per Monte Casale, … continua a leggere I segreti di Massa Trabaria

Il mistero delle statue stele in Lunigiana

di Barbara Carraresi

Avvolta nella nebbia di un mattino autunnale. Divisa a metà dal fiume Magra che dorme. Circondata da possenti mura medievali che già a un primo sguardo evocano immagini di battaglie, mercanti, pellegrini e gabellieri. E sullo sfondo le figure sfumate e spettrali dei Castelli Malaspina, che trasudano di un antico odio mai estinto. Così si presenta Pontremoli a chi se la trova davanti per la prima volta. Un affascinante borgo lunigianese avviluppato in una coltre densa di storia e di mistero. … continua a leggere Il mistero delle statue stele in Lunigiana

Il sasso del Regio

Il reperto

Di Giovanni Caselli

L’incisione sul Sasso del Regio

Che a culti pagani si siano sovrapposti nel corso dei secoli culti cristiani è un fatto consolidato per quanto concerne molti luoghi sacri delle nostre campagne, trovarne l’evidenza tangibile è tuttavia sempre una sorpresa; quando poi emergono prove che residui del culto pagano palesemente perdurano evolvendosi a fianco del culto cristiano fino ai nostri giorni, la cosa diventa davvero interessante e degna di esame. Il “Sasso del Regio” scoperto di recente a Stia, in Casentino, … Continua