Il luogo più romantico di Firenze: la Buchetta dell’Amore, in via delle Belle donne 17 a Firenze. Sta diventando un luogo iconico, un passaggio obbligato dei visitatori a Firenze. Come la Fontana del Porcellino, sotto le Logge del Mercato nuovo, dove porta fortuna il toccare la punta della statua del Porcellino (il cinquecentesco cinghiale in bronzo progettato dall’Ammannati). Così il nuovo rito è baciarsi davanti alla Buchetta dell’Amore, a testimonianza di vero amore. Molti quelli che si baciano ogni giorno, da ragazzini a persone anziane. Grazie alla Buchetta dell’Amore, Firenze può cominciare a rivaleggiare con Verona e il celebre balcone di Giulietta. E non è un caso che, proprio a Firenze, sia nato questo primo esempio di arte di strada (street art) rinascimentale. Vari elementi rendono straordinaria la Buchetta dell’Amore, dal punto di vista storico, artistico, culturale e… sentimentale. … continua a leggereLa BUCHETTA dell’AMORE
Villino Ravazzini, decorazioni in ceramica delle manifatture Chini
Nella fascia periferica della città di Firenze si ebbe una maggiore fioritura del nuovo stile. Sembra impossibile, ma colpisce l’elevato numero di costruzioni ascrivibili alla nuova tendenza affermatasi tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo. Firenze inganna per l’uniformità che sembra contraddistinguerla e stupisce invece trovare nel suo tessuto, sebbene periferico, tante espressioni architettoniche legate o assimilabili al Liberty, soprattutto se teniamo conto che molte sono andate distrutte come “il villino in via Michelangelo (ultimato nel 1904 e distrutto nel 1962), il villino Ventilari in viale Mazzini (realizzato nel 1907 e demolito intorno al 1960), il villino “La Prora” in via Guerrazzi (completato nel 1908 e abbattuto dopo il 1955)”* tutte progettazioni di Giovanni Michelazzi (1879-1920) e ancora, i Garages Riuniti in via Alamanni, il Villino Cottini in via Masaccio, villa “La Palancola” in via Boccaccio. … Continua
Da Guido Carocci I dintorni di Firenze, Tipografia Galletti e Cocci 1881
Giardino dell’Orticoltura, la serra
Guido Carocci fu appassionato studioso della storia e dell’arte fiorentina; fra le varie opere, di grande interesse attuale perché ci descrivono la Firenze di 150 anni fa, riproponiamo alcuni brani tratti da “I dintorni di Firenze” in cui partendo dalle vecchie “barriere”* descrive i dintorni della città. Ovviamente alcune ville o monumenti dell’epoca oggi non esistono più e non sono stati riportati nell’articolo dove abbiamo trattato solo quelli più famosi e ancora oggi esistenti.
*Le “barriere” erano posti di controllo situati sulle vie di accesso alla città dove venivano riscosse le imposte del dazio. Furono definitivamente soppresse negli anni ’30 del Novecento.
“Da un antico ponte di mattoni che traversava il torrente Mugnone e che si chiamava il Ponte Rosso, ebbe nome questa Barriera che è una delle più importanti della città. L’antico Ponte Rosso fu demolito e sostituito da un ponte grandissimo sul quale trovasi la piazza esterna della Barriera. Tre strade fanno capo alla Barriera; la Via Faentina, la Via Bolognese e la Via Vittorio Emanuele. … continua a leggereLa via Bolognese dal Ponte Rosso alla Lastra
Villino Ravazzini, Firenze. Particolare: decorazioni in ceramica di Galileo Chini
La Toscana conserva nel suo patrimonio artistico-architettonico tracce consistenti dello stile diffusosi tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, chiamato in Italia Liberty, nome derivato da quello dei magazzini londinesi di Artur Lasenby Liberty specializzati in tessuti, oggetti d’arredamento e mobili.
In Toscana Firenze ne fu la capitale mentre la parte meridionale della regione rimase praticamente estranea; a Siena si caratterizzò come eccezione ma conobbe notevoli realizzazioni a Lucca e lungo il litorale i cui centri balneari e termali conservano opere architettoniche di rilievo da Livorno a Viareggio in particolare.
Oggi stentiamo a credere che il nuovo stile fosse così diffuso in quella che era stata fino a qualche anno prima la capitale dell’Italia unita, sconvolta dagli ammodernamenti del Piano Poggi, eppure molte produzioni, anche d’interni e di allestimenti commerciali, sono state precoci “si pensi ad esempio alla sala di lettura nell’Hotel Elvetia a Firenze, o al negozio di arredi di Pietro Botto in via Strozzi del 1899”*. Già allora il negozio del “lampista”, come lo definisce Carlo Cresti nel** suo studio dedicato all’argomento, era esposto un nutrito e scelto campionario di mobili e di oggettistica Art Nouveau e Jugendstil, nomi con cui il movimento era noto in Francia e in Germania. E non solo, è molto ampio il numero dei fabbricati giunti fino a noi, nonostante molti purtroppo siano stati perduti perché abbattuti, tra i quali anche realizzazioni dell’architetto Giovanni Michelazzi (1879-1920) uno dei maggiori e creativi rappresentanti che legò il suo nome a progetti architettonici di prestigio nel nuovo stile o ad esso assimilabili: il villino di viale Michelangelo, il villino Ventilari in viale Mazzini e il villino “La Prora” in via Guerrazzi. E non per ultime sono da segnalare le prestigiose affermazioni dei prodotti de l’”Arte della Ceramica” delle manifatture Chini e la medaglia d’argento di Girard e Cutler per i mobili d’arredamento alle Esposizioni di Torino del 1898 e di Parigi del 1900.
Di tanto patrimonio e artistico e architettonico, cosa possiamo ancora “vedere”?
da Guido Carocci, Firenze scomaparsa. Ricordi storico artistici, Firenze 1897
L’area della città oggi
“Sopra ad un terreno che era stato concesso loro dalla Signoria di Firenze, i frati dell’Eremo di Camaldoli in Casentino edificarono una chiesa con un annesso monastero che divenne badia e che essi intitolarono a S. Salvatore. Sorgeva nella località chiamata Verzaja per essere i terreni adiacenti tutti coltivati ad ortaggi e restò poi addossata alle mura della città. Ed anzi, in cotesto luogo stesso, di fianco al monastero, fu aperta e costruita una postierla o porta succursale che dal nome del monastero camaldolense si disse Porta di Camaldoli. Oggi (siamo nel 1881 n.d.r.), in luogo della porta che rimase quasi sempre murata, è stata da qualche anno aperta una barriera che invece del nome antico porta quello di Bellosguardo, perché vi sta dinanzi la strada che per S. Francesco di Paola, risale serpeggiando il colle stupendo che fin da tempo remoto porta quel nome, derivatogli dallo splendore del panorama che di lassù liberamente si gode. Fu la Badia di S. Salvadore de’ Camaldolesi o di Camaldoli assai importante per la vastità sua e per la ricchezza del fabbricato, specialmente della chiesa che era adorna anche di antichi affreschi.
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ovvero Firenze che non c’è più: la chiesa di Sant’Andrea
Fabio Borbottoni, la chiesa di Sant’Andrea a sinistra nel dipinto
Tra le architetture della vecchia Firenze medievale vittime della rivoluzione urbana dell’architetto Poggi va ricordata la bella chiesa eretta tra via Calimala e via Pellicceria: Sant’Andrea, nell’omonima piazza, costruita nel IX secolo in un primo momento come badia e quindi con annesso monastero.
Ritratta da Borbottoni, rivive in modo completo nella cartolina di Corinti che ne tramanda la semplice e lineare struttura e la sua agile torre campanaria e la piazza che la accoglieva. …Continua Corinto Corinti Firenze in epoca medievale
All’interno dell’articolo la Pianta disegnata da Corinto Corinti: Le 36 chiese di Firenze nell’anno 1000
Linda di Martino pubblica il suo romanzo storico nel 2003 ambientandolo nella Firenze del 1884 l’anno in cui il Ghetto e le zone limitrofe, conosciute come Mercato Vecchio, furono abbattute per fare posto all’attuale Piazza della Repubblica.
L’autrice racconta, dopo ampia documentazione, la Firenze di allora facendola percorrere dalla protaginista, Lucilla, abitante con la famiglia all’interno del Ghetto che sarebbe stato proprio in quell’anno svuotato e demolito. Molti i contrari a questa “ripulitura” che avrebbe privato la città di parte della sua storia pregressa, ma anche fautori coma Jarro, giornalista, che, nelle pagine de La Nazione, si spende a favore di un risprisinato “decoro”.
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Corinto Corinti Il palazzo dei Della Luna
Tra le 100 cartoline che Corinto Corinti ultraottantenne disegnò in omaggio alla città che la ventata di “nuovo” aveva stravolto e dimenticato, ne abbiamo scelte cinque che illustrano palazzi, vicoli e chiese della zona del Mercato vecchio cuore antico di Firenze, abbattuti intorno alla fine dell’Ottocento per il rinnovamento del centro cittadino secondo il progetto dell’architetto Poggi. …Continua Corinto Corinti Firenze medievale
Disegno di Leonardo sul corso dell’Arno a monte di Firenze fra i torrenti Africo e Mensola
Firenze venne fondata nel I° secolo a.C., la morfologia della valle in cui sorse la colonia romana era assai diversa da quella di oggi. Il nucleo più antico della città era situato in una zona pianeggiante nei pressi della confluenza dell’Arno con il Mugnone, A quell’epoca il letto del fiume era molto più ampio di quello attuale, poco profondo, con numerosi guadi, ramificazioni e isole che venivano regolarmente inondate durante le piene. Ancora alla fine del Quattrocento, come ci mostra una carta disegnata da Leonardo da Vinci, il fiume presentava un alveo largo quasi 500 metri nelle zone fuori città dove il letto mancava di argini. Appare anche traccia di un ramo secondario fra la collina di Ricorboli e la nave a Rovezzano (bisarno) che formava un’isola fluviale lunga un paio di chilometri con la presenza di renai, aree paludose inondate durante le piene.