La via Fiorentina o del Monasteraccio o di Vallombrosa o della Verna

di Giovanni Caselli

Un tratto della strada da Firenze alla Verna

Attribuisco questo nome, ricavato dal Catasto preunitario della Toscana dove questa via è così definita in vari luoghi anche a grande distanza da Firenze. Altri nomi sono Via del Monasteraccio, Via di Vallombrosa, Via Vecchia della Verna ecc. Da anni conosco un sentiero con lunghi tratti lastricati in vario modo che iniziando dal cimitero di Paterno, presso la Via Vecchia Aretina, passa il confine comunale Bagno a Ripoli-Rignano in località Poggio Gorioli, poco a nord del passo di San Donato in Collina in un crocevia che le toponomastica chiama Poggio Crocifero. Qui questa via incrocia l’antichissima via di crinale che ho definito Via Tirrenica, nella sue variante che discende a Compiobbi dalle colline sopra Fiesole e precisamente da San Clemente. Su questo incrocio chi scrive ha rilevato tutto un sistema di antropizzazione che ad oggi non è stato completamente acquisito. Sul Poggio Crucifero furono raccolti frammenti di ceramiche etrusche e romane tra i quali terra sigillata decorata ed etrusco-campana.    … continua    La via Fiorentina o del Monasteraccio o di Vallombrosa o della Verna

I “porti fluviali” di Grosseto

La pianura di Grosseto e la foce dell’Ombrone (sec. XVII)

Nonostante la relativa lontananza dalla costa la città di Grosseto ha avuto nei secoli passati uno sbocco al mare. La fortezza di Grosseto sorse poco prima dell’anno 1000 dopo che Roselle (distante circa 8 km) venne distrutta dai saraceni nel 935. Inizialmente feudo degli Aldobrandeschi passò poi al comune di Siena nel 1336. Venuta in mano ai Medici dopo l’occupazione dei territori di Siena nel XVI secolo, Grosseto assunse notevole importanza come baluardo difensivo, fu migliorata la strada che univa la fortezza a Siena e furono intrapresi lavori di bonifica del territorio.

Nella seconda metà del secolo XVIII i Lorena potenziarono i lavori di bonifica e intrapresero importanti opere idrauliche sul fiume Ombrone. Già agli inizi del XVII secolo la fortezza di Grosseto era collegata al mare mediante una via d’acqua, detta “Fosso Navigante”, la quale, partendo dalla steccaia del Berrettino sul fiume Ombrone a S-E della fortezza, si manteneva sul bordo meridionale del grande padule di Castiglione della Pescaia fino a giungere all’ omonimo porto-canale.     …   continua a leggere     I “porti fluviali” di Grosseto

La via Vandelli, direttrice settecentesca tra Modena e Massa Carrara

Tracciato della via Vandelli

La costruzione della strada che univa il Ducato di Modena a quello di Massa ideata intorno agli anni trenta del Settecento per volere di Francesco III d’Este fu affidata al matematico e ingegnere Domenico Vandelli (1691-1754) dal quale prese il nome che ancora oggi la definisce.

Motivo occasionale per la realizzazione dell’opera fu il matrimonio del figlio Ercole III d’Este con Maria Teresa Cybo Malaspina destinata a ereditare il ducato di Massa e il principato di Carrara; in realtà il progetto del duca di Modena era quello di aprire un percorso commerciale e militare che collegasse il Ducato al mar Tirreno dopo che lo Stato Pontificio si era impadronito del territorio di Ferrara e del relativo accesso al mar Adriatico, costringendo la famiglia estense a spostarsi nei territori di Modena e della Garfagnana. Il progetto di Francesco d’Este era addirittura quello di costruire un grande porto a Massa che potesse competere con quello di Livorno collegando l’area dell’Italia settentrionale al Mediterraneo. … continua a leggere La via Vandelli, direttrice settecentesca tra Modena e Massa Carrara

Canale navigabile Pisa-Livorno detto “dei Navicelli”

Le prime notizie del canale dei Navicelli che partendo a valle della città di Pisa giunge a Livorno risalgono alla fine del XVI secolo, all’epoca di Cosimo I de’ Medici, quando Pisa e Livorno erano ormai sotto il dominio di Firenze. Fu allora che venne progettata la costruzione di un canale navigabile che collegasse Livorno a Pisa e poi a Firenze lungo il corso dell’Arno fino al porto del Pignone. L’opera si rese necessaria dal momento che le condizioni del vecchio porto pisano, sempre più interrato, continuavano a peggiorare; ciò impose la scelta di rafforzare il porto di Livorno che nei secoli successivi divenne il più importante scalo marittimo della Toscana. Inoltre i collegamenti via terra erano difficoltosi e poco affidabili, con strade tortuose e spesso impraticabili a causa della zona palustre del Tombolo che da secoli si era formata nel basso territorio fra le due città.   … continua a leggere  Canale navigabile Pisa-Livorno detto “dei Navicelli”

Via Emilia e le sue diramazioni

Tabula Peutingeriana, via Emilia

La Via Aemilia ricalca una pista pedemontana che nasce dal collegamento di centri in fase di urbanizzazione ai terminali dei crinali secondari dell’Appennino del versante padano-adriatico. L’Appennino Emiliano-romagnolo offre una struttura di crinali ‘a pettine’: dallo spartiacque principale discendono parallelamente i crinali secondari, ai loro terminali in pianura si sviluppano centri agricoli che sfruttano il fertile suolo alluvionale e comunicano con la direttrice della dorsale appenninica. Con la crescita di questi insediamenti tutto il pedemonte è bonificato e intensamente coltivato, per cui si sviluppa la direttrice di ‘controcrinale’, la parallela della dorsale appenninica lungo il pedemonte. La prima rimane principalmente dominio dei pastori, la seconda essenzialmente degli agricoltori.     …  continua a leggere    Via Emilia e le sue diramazioni

Profilo della Strada Ferrata Leopolda da Firenze a Livorno

da  Carlo Collodi, Un romanzo a vapore: Da Firenze a Livorno, Mariani Firenze 1856

Tracciato della Leopolda

La Leopolda parte dalla Stazione di Firenze, fuori la Porta al Prato, e giunge a Livorno con uno sviluppo di Chilometri 95 113.  …

Appena uscito di sotto alla navata della grande Stazione di fuori la Porta a Prato, il convoglio del Vapore corre per brevissimo tratto al fianco del delizioso passeggio delle Cascine, del quale si vedono le ridenti e spaziose praterie, i lunghissimi viali, orlati di platani e di alberi, le decenti e bene architettate case coloniche.

Sulla destra, trovasi il canale denominato Macinante, il quale staccandosi dall’Arno all’estremo della città si conduce sino al Bisenzio, dopo di avere animato per via e messo in movimento diversi mulini ed opifici. Le belle rive dell’Arno e le amene colline dei dintorni di Firenze si mostrano al viaggiatore. Signoreggia sulla sinistra la villa di Castel Pulci, così denominata per un possesso della famiglia, cui appartenne Luigi Pulci, autore del poema – Il Morgante. Poco dopo si passa dappresso al Borgo di S. Donnino, detto S. Donnino a Brozzi, dove è la prima fermata dei Treni che partono da Firenze.  … continua a leggere  Profilo della Strada Ferrata Leopolda da Firenze a Livorno

Il tracciato della Cassia antica nel territorio di Firenze

L’antico tracciato della via Cassia, quello segnato in epoca romana, corrisponde solo molto parzialmente a quello di oggi che invece passa per Siena e che si andò delineando in piena età medievale, in parte seguendo il percorso della assai frequentata via Francigena.

La via antica passava invece per Chiusi, Arezzo  e  Firenze: quest’ultimo tratto era di 50 miglia (74 km), secondo quanto riportato dall’Itinerarium Antonini, attraversava il Valdarno seguendo la vecchia strada etrusca lungo le pendici appenniniche, sul percorso dell’odierna strada dei Sette Ponti che collegava Arezzo e Fiesole.

La strada consolare, che proseguiva poi verso Prato, Pistoia e Lucca, a ovest di Firenze, fino a Prato servì di base per la divisione dell’agro in centurie al  momento  della  nascita  della  colonia  di “Florentia” come ancora oggi appare ben visibile dalle foto aeree.

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La strada ferrata del Duca e…del Granduca

Le origini della ferrovia Lucca-Pisa

di Guglielmo Evangelista

Fino al 1847 Lucca fu un Ducato indipendente e dal 1824 vi regnava Carlo Ludovico II di Borbone, un personaggio in un certo qual modo sconcertante, che alternava la vita brillante e l’indifferenza per gli affari di stato a un positivo interessamento per il suo paese e per la promozione di un buon governo anche se, stante la piccola estensione e un’economia che aveva più ombre che luci, le finanze dello stato erano sempre in difficoltà e a questo contribuiva lo stesso Duca che usava allegramente il denaro pubblico come se fosse il proprio. Come in tutta l’Europa, a partire dagli anni successivi al 1820, scoppiò anche in Toscana la febbre delle strade ferrate e nel 1844 fu aperta la prima ferrovia fra Livorno e Pisa, destinata ad essere presto prolungata fino a Firenze,  di cui si favoleggiava e si discuteva fin dal lontano 1825. Anche Lucca era stata contagiata da questo entusiasmo e nel 1841 si era costituito un comitato, guidato dall’avvocato Pasquale Berghini, che si mise subito al lavoro e già il 10 dicembre 1841 ottenne dal Duca, che fu subito conquistato dall’idea,  la concessione per la costruzione e l’esercizio di una linea da Lucca a Pisa per una durata di cento anni. Ovviamente tutto era subordinato al fatto che venisse ottenuto un analogo provvedimento da parte del Granduca di Toscana, per permettere alla ferrovia di proseguire oltreconfine, che diede il suo benestare con motu proprio il 27 giugno 1844. Il 29 settembre 1846 fu aperto il primo tratto da Lucca a San Giuliano e il 15 novembre 1846 la linea fu completata fino alla stazione di Pisa Porta Nuova, l’attuale stazione di San Rossore che solo nel 1861 venne collegata alla stazione di Pisa Centrale. Venivano effettuate tre coppie di treni giornalieri che coprivano il percorso fra i due capilinea in tre quarti d’ora.

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I Lorena e la via Bolognese

di Alessandro Ferrini

Parte settentrionale del Granducato (1781)

La politica infrastrutturale dei Lorena tese a stabilire collegamenti efficienti non solo all’interno del Granducato, ma anche con gli stati confinanti, per favorire gli sbocchi commerciali verso l’Adriatico e i mercati dell’Italia settentrionale e garantire al contempo a Vienna uno sbocco sul Mar Tirreno attraverso il porto di Livorno, uno dei più attivi del Mediterraneo. In particolare un collegamento veloce fra Bologna e Firenze rispondeva anche all’esigenza di un percorso agevole e sicuro fra la Toscana e l’Austria per gli spostamenti dello stesso Granduca. Da qui il massiccio intervento di costruzione di strade che attraversassero agevolmente i passi dell’Appennino, strade che all’epoca erano ridotte in certi punti a sentieri e mulattiere difficili da transitare anche con buone condizioni meteorologiche. Era un programma arduo da realizzare sia sul piano tecnico, perché si trattava di costruire carrozzabili su un territorio impervio e ricco di corsi d’acqua da attraversare, sia sul piano politico perché gli Appennini rappresentavano anche un confine naturale con gli stati limitrofi spesso poco propensi a far attraversare il loro territorio da nuove strade; in primis lo Stato della Chiesa, di cui Bologna e il suo territorio facevano parte, che concesse i permessi solo dopo lunghe ed estenuanti trattative. … continua a leggere I Lorena e la via Bolognese

Ponte a Popiglio nella bella Montagna Pistoiese

di Salvina Pizzuoli

Siamo saliti lungo la SS n.66 che da Pistoia conduce alla Lima e da lì prosegue verso Abetone. A Piastre seguiamo la diramazione verso Piteglio. Giunti nei pressi, non scendiamo verso il paese ma proseguiamo superando Migliorini: dopo circa 2 km, in prossimità di una curva ampia, prendiamo la strada per Lolle e, tenendo a destra, scendiamo per una carrozzabile, asfaltata ma stretta, fino al cartello che indica l’agriturismo Le Dogane e il “Ponte di Castruccio”. Sono circa tre chilometri che vanno percorsi fino alla fine della strada e fino al cartello menzionato. … continua a leggere Ponte a Popiglio nella bella Montagna Pistoiese