L’importanza delle strade nella storia

di Giovanni Caselli

Cosa

Esistono strade o tratti strada con nomi tradizionali evocativi. Oltre a vie campestri da sempre note come la Via Francigena; vi sono numerose Vie Romee, Vie Lauretane, Vie del Sale, e anche una Via Parigina, nel Valdarno superiore. Il termine “Via Francigena” è oggi diventato sinonimo per “via di pellegrinaggio”. Tanto è vero che un percorso turistico dedicato a San Francesco, viene indicato come “Via Francigena di San Francesco”! E’ facile capire come ad alcuni succeda di pensare a come verificare questa tradizione e provare l’emozione di calpestare strade che in realtà sono le “arterie” del sistema circolatorio della cultura. Si tratta delle arterie che hanno creato l’Europa e consentito ai paesi che la compongono di svilupparsi culturalmente, di saperi e conoscenze che sono in realtà una sintesi del sapere e delle conoscenze accumulate da ogni popolo e nazione del continente eurasiatico, diffusosi mediante questo sistema circolatorio la cui “aorta” è la Via della Seta. Con questo nome così evocativo si intende una rete globale di vie che ramificandosi per tutto il continente eurasiatico e il nord Africa, ha nutrito assai copiosamente la sua parte occidentale, quella  che i testi scolastici chiamano Europa, forse la più ricettiva per virtù di un istinto naturale che dall’Età del Bronzo sembra aver spinto le genti dal centro del continente eurasiatico a seguire la direzione del sole: verso occidente. … continua a leggere Le strade e la storia

Escursione al Monte Penna

di Salvina Pizzuoli e foto della Redazione

Siamo a Badia Prataglia e ci apprestiamo a raggiungere la vetta del Penna (1333 metri) per ammirare il decantato paesaggio che da lì, al limitare di un dirupo, si apre a 180 gradi.
Subito superata la bella Badia che merita una visita, a sinistra una strada conduce al rifugio Fangacci da cui si dipartono vari sentieri. Il luogo è ameno e, nonostante le giornate torride che stanno caratterizzando questo mese di giugno, qui, a circa 1000 metri, si sta bene e si respira un’aria salutare, niente umidità, niente afa.
Prima di giungere al Rifugio Fangacci, a destra una freccia indica il nostro sentiero.
Un albero maestoso, ricco di fogliame dal verde cangiante, ci dà il benvenuto e noi ci accingiamo alla salita. La freccia indica anche la durata del percorso, circa 25 minuti. Dopo un centinaio di metri si apre un bivio: attenzione, a noi è capitato, il cartello indicativo per il Monte Penna è stato rimosso, va preso il sentiero più a sinistra, quello che resta più in piano. … continua a leggere Escursione al Monte Penna

Da Poggio a Castellonchio: un cammino in solitaria

di Luisa Gianassi

È ora silenziosa la casa sul Poggio, che un tempo risuonava di voci. Voci deboli e un po’ rauche dei nonni, voci cristalline e allegre dei figli e dei loro amichetti. Un senso di tristezza e depressione mi assale. Ma sono circondata da boschi e foreste. Si è sempre saputo che i boschi ingenerano energia positiva per l’equilibrio psicofisico degli esseri umani. Ora anche la scienza è riuscita a misurare tale fenomeno. Quindi ho la cura a portata di mano, anzi… di piedi!

La saggezza dei miei 65 anni mi consiglia di non andare in giro per i boschi da sola, ma il pascoliano fanciullino che sopravvive in me, mi sussurra che posso osare. Castellonchio sarà la mia meta solitaria. Dista una decina di km dal Poggio, ma non ci sono mai andata. Mi incammino. Mentre, passando dal Fiorentino salgo verso Lavacchio, osservo in lontananza il monte Altuzzo e il monte Verruca. … continua a leggere Da Poggio a Castellonchio: un cammino in solitaria

Nel Parco Naturale della Maremma: l’abbazia di San Rabano

foto di Tommaso Ferrini

Il Parco istituito nel 1975 si estende lungo il tratto costiero della Maremma e, più precisamente, da Principina a Mare fino a Talamone e ad Est fino all’Aurelia. La parte centrale è occupata dai Monti dell’Uccellina che spesso fungono da toponimo per tutto il Parco. Proprio in questa zona centrale, a circa trecento metri sul livello del mare, tra i colli di Poggio Lecci e Poggio dell’Uccellina, in posizione elevata, sorge quanto rimane di una splendida abbazia benedettina dell’XI – XII secolo, edificata in quella che era una collocazione strategica che dominava la costa e la più importante arteria viaria romana. … continua a leggere Nel Parco Naturale della Maremma: l’abbazia di San Rabano

Ghiacciaie e burraie lungo il percorso B1 a Montesenario

Il Percorso ad anello B1 delle burraie dalle pendici del Monte Senario

di Salvina Pizzuoli

Ghiacciaia

Siamo a Monte Senario, l’antico Asinarius o Sinarius, posto, come scriveva lo storico Repetti, “tra la Sieve e il Mugnone a 4 miglia toscane a scirocco di Vaglia e a 10 miglia toscane a ostro di Firenze”.

Ci porta fin quassù non il caldo afoso che la nostra bella Firenze sa regalarci in più giornate estive, ma un percorso a piedi, inaugurato da poco, realizzato dalla Pro loco di Vaglia in collaborazione col Circolo Arci “Chiari di luna” e il contributo dell’Amministrazione Comunale, alla scoperta di antichi cimeli dell’attività rurale: la grande ghiacciaia e le burraie; così grande da essere la più imponente d’Europa e tale ancora oggi si presenta alla vista del visitatore … continua a leggere   Archeologia rurale: ghiacciaie e burraie

La via Vandelli, direttrice settecentesca tra Modena e Massa Carrara

Tracciato della via Vandelli

La costruzione della strada che univa il Ducato di Modena a quello di Massa ideata intorno agli anni trenta del Settecento per volere di Francesco III d’Este fu affidata al matematico e ingegnere Domenico Vandelli (1691-1754) dal quale prese il nome che ancora oggi la definisce.

Motivo occasionale per la realizzazione dell’opera fu il matrimonio del figlio Ercole III d’Este con Maria Teresa Cybo Malaspina destinata a ereditare il ducato di Massa e il principato di Carrara; in realtà il progetto del duca di Modena era quello di aprire un percorso commerciale e militare che collegasse il Ducato al mar Tirreno dopo che lo Stato Pontificio si era impadronito del territorio di Ferrara e del relativo accesso al mar Adriatico, costringendo la famiglia estense a spostarsi nei territori di Modena e della Garfagnana. Il progetto di Francesco d’Este era addirittura quello di costruire un grande porto a Massa che potesse competere con quello di Livorno collegando l’area dell’Italia settentrionale al Mediterraneo. … continua a leggere La via Vandelli, direttrice settecentesca tra Modena e Massa Carrara

Un itinerario a piedi sulla Via degli Dei

ovvero la Flaminia minor a Santa Lucia e a Bruscoli

Un itinerario a piedi sulla Via degli Dei, Flaminia militaris

Il percorso che proponiamo “è un assaggio” di uno più ampio, di circa 130 chilometri, molto gettonato da escursionisti italiani e stranieri, che attraverso i versanti dell’Appennino tosco-emiliano congiunge Bologna  e Firenze: è la famosa Via degli Dei che percorre in parte l’antico tracciato romano della Flaminia minor della quale rimangono evidenti vestigia sul monte Poggione nei pressi della località l’Apparita a Santa Lucia, nel comune di Firenzuola e sul Poggio Castelluccio al confine tra Toscana e Emilia.

Il nome mitologico è legato alle montagne che attraversa i cui nomi si richiamano ad antiche divinità come: Adone, Monzuno o monte di Giove, Venere, Luario o della dea Lua.

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Il Passo dell’Ospedalaccio

di Salvina Pizzuoli

Dal Passo del Cerreto un sentiero agevole di circa quaranta minuti ci conduce al Passo dell’Ospedalaccio.

Incuriosisce il dispregiatovo: in effetti il passo era detto in precedenza Passo delle Centocroci e nei pressi era presente uno spitale, di cui non resta traccia visibile, che gli studiosi hanno individuato e riconosciuto in quello medievale di San Lorenzo che accoglieva i numerosi viandanti che se ne servivano lungo la via di transito tra la pianura e la costa. Quando però la viabilità si spostò, seguendo direttive diverse, il luogo fu abbandonato e con esso l’ospitale che forse per il degrado assunse il dispregiativo che ancora oggi designa il luogo.

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Il lago Padule

di Salvina Pizzuoli

lago Padule

Meno conosciuto del Cerretano e del Pranda, anche il Padule merita una visita per il panorama in cui è incassato, il giro delle sue sponde, a mezza costa o lungo le rive, la presenza delle “ghiacciaie” e di un’antica strada lastricata, ne fanno una meta gradevole e un’escursione non difficile per tutti. Si legge lungo il percorso che il ghiaccio dell’ospedale di Fivizzano, per uso terapeutico, veniva proprio da queste ghiacciaie. Interessante la descrizione relativa alla formazione e alla conservazione del ghiaccio medesimo. Oggi è difficile individuarle proprio perché la costruzione di quella che prende il nome di pseudovolta è ormai crollata: la formazione del ghiacchio avveniva sbarrando le acque del fiume Rosaro con un argine di sassi, zolle erbose e terra. Con il freddo l’acqua stagnante si trasformava in ghiaccio che veniva spezzato in tanti blocchi e conservato appunto nelle ghiacciaie realizzate con muri a secco le cui pietre progressivamente aggettanti verso l’interno ne costituivano una pseudovolta.

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Il lago Cerretano e il lago Pranda

di Salvina Pizzuoli

lago Pranda

Siamo a Cerreto Laghi a pochi chilometri dal Passo del Cerreto
Subito davanti a noi il lago di origine gliaciale ai piedi del Monte Nuda, il lago Cerretano (1349 m). La conca è stata originata per sbarramento morenico da un ghiacciaio che scendeva dalla vetta del Monte la Nuda (1895 m ). Le sue dimensioni abbastanza contenute nulla tolgono al fascino che esercita su tutto il paesaggio soprattutto se lo ammiriamo dall’alto del Monte medesimo  che lo sovrasta e raggiungibile su un’agevole funivia.
Da lassù i due laghi, il Cerretano e il Pranda, compaiono a poca distanza l’uno dall’altro immersi nel verde dei boschi: il secondo si differenzia per origine da quella del primo proprio perché artificiale; il lago Pranda (m 1284) infatti  è stato formato in seguito ad uno sbarramento realizzato all’estremità di un vasto acquitrino–torbiera residuo, probabilmente, di un lago preesistente. Gli altri laghi sul versante emiliano del Cerreto (Lago Scuro, Lago le Gore, Lago Vivaio e altri più piccoli) sono tutti di origine glaciale.

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