La Porta a sud

Conserva la sua antica struttura medievale, con la cinta muraria che, anche se frammentata e a tratti incorporata negli edifici abitativi, come spesso capita nelle operazioni di riutilizzo, si mostra ancora oggi in tutta la sua complessione originaria. Due ancora le attuali porte una che mostra il suo bell’arco aperto verso il centro abitato e l’altra che si intuisce e che viene ricordata nei cartelli storici prima dell’acceso a piazza Dante. Il nostro Poeta, in questo caso particolare, dà il proprio nome ad una piazza, come spesso accade per vie e strade e spiazzi nella nostra bell’Italia, di cui si rammentano i versi del canto XI del Purgatorio in cui il Nostro immortala un personaggio illustre della Famiglia comitale degli Aldobrandeschi, famiglia che detenne il suo potere su Campagnatico fino alle lotte portate dalla Repubblica di Siena nel XIII secolo al fine di sottomettere il castello.

[…] Guiglielmo Aldobrandesco fu mio padre;
non so se ‘l nome suo già mai fu vosco.

L’antico sangue e l’opere leggiadre
d’i miei maggior mi fer sì arrogante,
che, non pensando a la comune madre,

ogn’uomo ebbi in despetto tanto avante,
ch’io ne mori’, come i Sanesi sanno
e sallo in Campagnatico ogne fante.

Io sono Omberto; e non pur a me danno
superbia fa, ché tutti miei consorti
ha ella tratti seco nel malanno.

La bella piazza scoscesa si orna anche di un’antica chiesa romanica oggi dismessa, Sant’Antonio Abate, che occupa il margine in basso con la sua facciata in arenaria e un portale centrale affiancato da due arcate a tutto sesto in cui si inseriscono due porte, in origine due finestre, mentre il rosone centrale è scomparso sostituito da un finestrone. Si tramanda che all’interno fosse stato sepolto quell’Omberto Aldobrandesco di cui Dante fa menzione nei suoi versi.

La facciata della chiesa sconsacrata di Sant’Antonio Abate

Peccato, tutte queste trasformazioni in un edificio che colpisce ancora oggi per la sua particolarità. All’interno durante lavori di restauro, sono stati rinvenuti una serie di affreschi attribuiti a Meo di Pero e Cristoforo di Bindoccio, artisti che lavorarono nella zona verso la fine del XIV secolo: un Cristo giudice tra due Santi, Tre Santi, e, in una ricca cornice geometrica, anche lo stemma della Comunità di Campagnatico, una campana con due stelle.

Il Cristo giudice tra Santi
La campana con le due stelle, stemma della Comunità di Campagnatico
Tre Santi

E saliamo alla parte alta del borgo dove da lontano si individua la sagoma del campanile a vela, ricavato da un’antica torre della cinta muraria, della chiesa di San Giovanni Battista, la pieve romanica datata seconda metà del XIII secolo. La facciata semplice e lineare si abbellisce delle fasce bicrome dei conci di calcare; nell’arco a tutto sesto, al culmine centrale, una campana, lo stemma della Comunità, e nell’architrave varie testine umane; in basso una scalinata a gradoni digradanti e in alto un bel rosone in travertino, delimitato dai motivi ornamentali ad archetti pensili della cornice del tetto che termina al centro con una protome equina. All’esterno, sul retro, la struttura si presenta in tutta la sua possanza appoggiata com’è all’antica torre, con l’abside rettangolare e le due cappelle laterali.

 

 

La sagoma della torre campanaria della chiesa di San Giovanni Battista
San Giovanni Battista la facciata
San Giovanni Battista abside esterno
San Giovanni Battista interno

All’interno la pianta a croce latina e le cappelle laterali con volte a crociera.

L’aria è fresca e fina e fa piacere trascorrere tra queste antiche pietre dove la storia si è fermata per farsi ammirare.

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