di Giovanni Caselli

Dico in prima che ‘l Mugello

è il più bello paese che abbia il nostro contado;

e di questo ha comunemente fama

da tutti o dalla maggiore parte de’ nostri cittadini.

(Giovanni di Paolo Morelli, “Ricordi”, 1393)

Sotto i Pampini, con un libro di versi

Un fiasco di vino, un pane, …e Tu

Accanto a me cantando, in mezzo ai Campi …

Ed ecco che i campi si trasformano in Paradiso!

(Omar Khayam, X sec. d.C.)

Cos’è il Mugello?

Il Mugello è stato, assieme al Valdarno superiore fino a San Giovanni e il Chianti sino a Panzano, Firenze fuori le mura: la campagna più civilizzata del mondo. Può sembrare paradossale, ma questo territorio, assai meno esteso a ovest che a nord e a sud della città, è stato, storicamente, territorio urbano in ogni suo aspetto culturale poiché parte della polis Firenze, ispirata dal mito dell’Atene classica. Il Mugello di oggi è la degenerazione di quello che crebbe nell’alto medioevo e senza capire quello non si può neppure incominciare a comprendere questo.

Un mercante fiorentino vissuto fra tre e quattrocento, Giovanni di Paolo Morelli, compilando, com’era costume allora, le proprie memorie, scrisse sul Mugello, luogo di origine della sua famiglia, parole preziose poiché nel loro genere costituiscono la testimonianza diretta di un’epoca in cui il territorio emerge, dalla notte della storia.

Eppure non è il quadro che Giovanni Morelli intende dipingerci che ci rivela il Mugello in un’epoca in cui ha già recuperato il ‘classico’, è piuttosto quello che egli inconsciamente ci comunica ad illustraci non solo il Mugello nella sua essenza vera, profonda, ma le radici stesse della nostra civiltà, una civiltà nata da un progetto. Il progetto dei nostri antenati del medioevo era chiaro: recuperare gli splendori dell’Età Classica.

Il testo del Morelli è stato da me aggiustato nella forma e nel lessico per facilitarne la lettura e per renderne più spedita l’acquisizione da parte di chi non è abituato al linguaggio letterario toscano dell’epoca.

Dico che ‘l Mugello è il più bello paese che abbia il nostro contado; e di questo ha comunemente fama da tutti o dalla maggiore parte de’ nostri cittadini. E anche se questa testimonianza ci soddisfi in gran parte, nondimeno per più onor di questo paese non vogliamo accontentarcene, ma per più certezza andremo ad esaminarlo nelle sue parti.

Non prenderemo quindi per buono il luogo comune, il fatto noto a tutti che il Mugello, la parte più bella della provincia di Firenze, ma effettivamente andremo ad esaminarlo in ogni sua parte, coi nostri occhi per accertarcene.

Dico che tale bellezza è chiara e manifesta nelle persone; cioè nel Mugello vi è gran quantità d’uomini che, se pur contadini, sono onorevoli persone, capaci e onesti nel loro lavoro, altrettanto quanto le loro donne sono belle campagnole liete e gradevoli, amorevoli, che sempre ballano e cantano, in continua allegria. Vi sono anche nobili cittadini di ogni età, uomini e donne, che cacciando col falco, in compagnia festosa e cortese, fanno risuonare e fiorire il paese di bellezza e allegria per tutto l’anno.

I contadini del Mugello non sono quindi ‘contadini’ nel senso comunemente inteso, quello dispregiativo, non sono dei rozzi campagnoli, essi e le loro donne sono – contrariamente ai contadini di altre regioni- civili, competenti, cortesi, dotati di senso dell’umorismo.

Nel Mugello vi sono anche – più numerosi o presenti che altrove – cittadini benestanti, che qui risiedono nelle loro tenute, dilettandosi nella caccia, nel far festa e con ciò contribuendo a far fiorire il paese tutto l’anno.

Vedrai quindi il paese per quanto riguarda il territorio, assai bello, piacevole, dotato di tutto quanto di buono uno possa desiderare. Per cominciare esso è collocato nel mezzo di una bellissima pianura tutta coltivata e abitata, provvista di frutteti belli e piacevoli, tutta lavorata e adorna di ogni bene come un giardino. Nel mezzo vi scorre un fiume assai bello, ci sono stagni e altri fiumi che graziosamente discendono dai bei monti che circondano questa pianura.

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