Lo zafferano, spezia di Toscana


Un po’ di storia e qualche ricetta

il croco da cui si ricava lo zafferano

Et Crocon in parvos versum cum Smilace flores

(Ovidio Le metamorfosi libro IV, 283)

Il nome botanico è Crocus Sativus i cui stimmi essiccati costituiscono la spezia più costosa e più conosciuta di tutto il mondo antico: lo zafferano, dall’arabo zafarān.

La pianta, originaria dell’Asia occidentale, era molto rinomata e diffusa nell’Europa sud occidentale sin da tempi remoti e in Italia era particolarmente pregiata quella aquilana e toscana.

Ne parla Ovidio nelle Metamorfosi, riferendosi al mito di Croco e della ninfa Smilace il cui amore impossibile impietosì gli dei che li trasformarono in fiori;  … continua    Lo zafferano, spezia di Toscana

La Mantovana di Prato


La torta Mantovana è di Prato, nonostante il nome; famosissima quella prodotta nel biscottificio Mattei, altrettanto come i “Cantucci” o meglio detti Biscotti di Prato. Una delle varie storie che raccontano l’origine del nome di questo dolce, ma anche di Lucca e dell’Alta Versilia, coinvolge in prima persona il pasticcere pratese: due religiose di Mantova, in pellegrinaggio per Roma nel 1875 per il ventunesimo giubileo, soggiornarono a Prato ospiti di Antonio Mattei e, per ringraziarlo dell’ospitalità, gli fecero omaggio della ricetta che venne ricordata con il nome della loro città. Ma la storia non finisce qui. Pellegrino Artusi era amico di Antonio Mattei che stimava moltissimo tanto che, nella ricetta 597 dedicata alla Stiacciata unta, de “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” lo citava espressamente:

… Continua a leggere   La Mantovana di Prato

Mostarda all’uso toscano


Anche la Toscana può vantare origini antiche per questa preparazione aromatizzata e piccante, usata per accompagnare le carni. Mostarda all’uso toscano”: al numero 788 del libro di Pellegrino Artusi “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” così si titola la ricetta di una salsa ottima per accompagnare sia bolliti che arrosti e di suino e di carni rosse in genere.  Nel medioevo era presente solo sulle tavole dei signori perché ricca di spezie costose:

Si preparava sin dai tempi medicei facendo concentrare il mosto d’uva dove si bollivano mele e arance a cui veniva dato il savore con le spezie più variate, tra cui dominavano il pepe, lo zenzero, il chiodo di garofano” Giovanni Righi Parenti premetteva questa notizia storica   …  Continua a leggere   Mostarda all’uso toscano

Lo Zuccotto, storia di un semifreddo


Dolci tipici toscani, la loro storia e le loro ricette

Lo Zuccotto con l’Alkermes

Semifreddo e non gelato! Mai mettere lo zuccotto, quello vero, nel freezer, sottolineano gli specialisti.

E andiamo a raccontare, tra storia e leggenda, le origini di questo dolce fiorentino molto speciale.

Pare che tutto fosse iniziato dal desiderio in casa Medici di seguire la nuova moda di bere cose fresche in estate. Fu così che il loro architetto e sovrintendente alle Arti, Bernardo Buontalenti, si ingegnò per conservare e mantenere la neve e il ghiaccio anche nella stagione calda: e inventò le ghiacciaie. A Firenze ce ne erano molte e ancora se ne vedono, e anche una via ricorda nel suo odonimo, via delle Ghiacciaie vicino alla Fortezza da Basso, l’esistenza e l’uso di queste antesignane del nostro molto più comodo frigorifero. … Continua Lo Zuccotto, storia di un semifreddo

Le Copate senesi, dolcezze da papi


Dolci tipici della tradizione toscana

Le copate senesi

La storia tramanda che questi dolci prelibati fossero in origine riservati ai papi o agli alti prelati di passaggio nei conventi dove si producevano e comunque esclusivi, consumati solo per le feste sante come il Natale e la Pasqua.

Ma come sono fatte le copate o cupate?

… Continua a leggere Copate dolcezze da papistoria e ricetta

Fagioli all’uccelletto


Piatti tipici toscani, la loro storia e le loro ricette

Fagioli all’uccelletto

I fagioli sono un legume utilizzato in molti piatti della cucina Toscana. Non a caso anche una vecchia cantilena tramanda “Fiorentin mangia fagioli…”

E non solo si cucinano in vari modi, ma si coltivano anche di diverse qualità, come elenca Paolo Petroni nel suo libro sulla vera cucina Toscana:

“I fagioli in Toscana, con molte varietà note solo localmente, hanno sempre avuto un gran mercato anche se la parte del leone l’hanno sempre fatta i classici cannellini, tra i bianchi, e i fagioli “scritti” o borlotti, tra i rossi”.

E non manca di elencare le altre specie conosciute localmente con nomi propri della zona. … Continua

La Scarpaccia, dolce o salata?


Gli zucchini col fiore ingrediente base della Scarpaccia e dolce e salata

Ecco un altro piatto tipico della cucina Toscana e più precisamente della Lucchesia: è la Scarpaccia.

Il suo nome è poco invitante, quell’accia finale di sicuro non la rende appetibile, ma basta assaggiarla per dimenticare il dispregiativo. Il suo etimo è poco indagato, ma nella zona d’origine, come ci raccontava Domenico Acconci nella pagina del Tirreno online, se ne danno due versioni: la prima sostiene che il nome sia legato al fatto di essere un piatto povero, quindi cosa di poco conto, come una scarpa vecchia; l’altra versione sostiene che il nome derivi dal fatto di essere schiacciata, sottile e crostata come la suola di una scarpa vecchia. In effetti la Scarpaccia si presenta anche spessa e consistente.

E allora? … continua

Farro di Toscana


Farro di Toscana

Far, farris si legge sulle pagine del dizionario di latino da cui deriva il nome di un cereale ritornato di moda sulle nostre tavole anche se le statistiche recitano che i toscani siano tra gli italiani che consumano più farro, probabilmente grazie agli antenati, gli Etruschi, che lo avevano eletto a cereale tra i più amati e consumati, tradizione che continuò con i Romani che chiamavano far qualsiasi cereale da ridurre in farina: dallo stesso etimo deriva infatti il termine farina proprio perché i significava “ridurre in polvere”. 

Plinio il Vecchio lo definisce primus cibus nell’accezione di cibo originario. Presso i Romani rappresentava, come per gli Etruschi, la base per la preparazione della puls, una specie di polenta e vari tipi di minestre. … Continua

Microstoria in cucina: i “segreti” della Finocchiona


Chi non è mai stato ammaliato dal suo profumo e poi completamente conquistato dal suo sapore?

Il nome Finocchiona deriva dall’ingrediente che contraddistingue questo insaccato: i semi di finocchietto selvatico.

Finocchietto selvatico
Finocchietto selvatico

Le carni di suino sono tritate finemente dal guanciale o gota, dalla pancia, dalla spalla, e aromatizzate con sale, pepe, vino rosso e il fondamentale finocchietto. Dopo averlo insaccato, l’impasto viene fatto riposare per una settimana e stagionato per circa 5 mesi.

E non dimentichiamo la varietà “sbriciolona” nome che deriva dal fatto che la grana più grossa delle carni di cui si compone si sbriciola al taglio tanto che se ne fanno fette spesse o tocchetti.

Ma da dove deriva l’idea dei semi di finocchio?   … Continua

Microstoria in cucina: il povero castagnaccio!


Castagne nella varietà "marrone"
Castagne nella varietà “marrone”

Ottobre tempo di castagne, un frutto cui si fa molta festa e divenuto nel tempo costoso, soprattutto il prodotto italiano e la varietà detta “marrone”.

Per chi è vissuto anni fa nelle zone appenniniche e pedi-appenniniche, la castagna era il pane quotidiano, detto appunto il pane dei poveri. Allora le massaie dovevano ingegnarsi per rendere quella farina appetibile e diversa, se non altro nella confezione: farinate, ballotte, bruciate, necci, pattone e focacce, cn cui cercava di variare un pasto pur sempre a base di castagne, frutto benemerito per aver calmato la fame negli stomaci di molti. … Continua