Tempo di vendemmia, tempo di schiacciata con l’uva

Schiacciata con l’uva

Piaceva e piace ancora questo dolce, dal gusto particolare, che in Toscana inaugura l’autunno. Un dolce dalle origini antiche, c’è chi lo fa risalire agli Etruschi, semplice come può esserlo il pane con l’uva, perché in fondo di questo si tratta o almeno si trattava in origine.  Oggi, a gusti mutati, anche la schiacciata con l’uva vive molte varianti a partire dall’impasto e dall’uso del tipo di vitigno.

Ma cominciamo dalla schiacciata con l’uva con ricetta fiorentina e chiantigiana, tipica infatti di Firenze e zone limitrofe e del Chianti dove le vigne e l’uva fanno parte del paesaggio e della cultura popolare in tutte le sue manifestazioni.  … continua a leggere Tempo di vendemmia, tempo di schiacciata con l’uva

Lo Zuccotto, storia di un semifreddo

Dolci tipici toscani, la loro storia e le loro ricette

Lo Zuccotto con l’Alkermes

Semifreddo e non gelato! Mai mettere lo zuccotto, quello vero, nel freezer, sottolineano gli specialisti.

E andiamo a raccontare, tra storia e leggenda, le origini di questo dolce fiorentino molto speciale.

Pare che tutto fosse iniziato dal desiderio in casa Medici di seguire la nuova moda di bere cose fresche in estate. Fu così che il loro architetto e sovrintendente alle Arti, Bernardo Buontalenti, si ingegnò per conservare e mantenere la neve e il ghiaccio anche nella stagione calda: e inventò le ghiacciaie. A Firenze ce ne erano molte e ancora se ne vedono, e anche una via ricorda nel suo odonimo, via delle Ghiacciaie vicino alla Fortezza da Basso, l’esistenza e l’uso di queste antesignane del nostro molto più comodo frigorifero. … continua a leggere  Lo Zuccotto, storia di un semifreddo

Melù, Potassolo, Ficamaschia

Piatti tipici toscani, la loro storia e le loro ricette

Stiamo parlando di un pesce, poco conosciuto con tutti e tre i nomi che lo indicano, l’ultimo decisamente caratteristico. 

Il Melù o Potassolo o Ficamaschia

Siamo a Porto Ercole, conosciuta e amata località turistica nel promontorio del Monte Argentario.

Il Melù/Potassolo appartiene alla famiglia dei merluzzi ed è uno dei pesci presenti nella baia e da sempre usato dai pescatori del luogo per il consumo personale. Un pesce che invece oggi vanta una saga a lui dedicata con il nome con cui i locali lo designano, ficamaschia, dal 18 al 27 di agosto proprio a Porto Ercole. Non pensiamo con questo che sia un esemplare tipico solo di questa zona perché il Melù/Potassolo è uno dei pesci più comuni lungo le coste italiane. … continu a leggere Melù, Potassolo, Ficamaschia

Il cacciucco di ceci

Piatti tipici toscani, la loro storia le loro ricette

Cacciucco di ceci piccini del Chianti

In Toscana la tradizione dei legumi è molto antica, chi non ha mai sentito parlare o non ha mai avuto l’occasione di assaggiare il fagiolo rosso di Lucca o più recentemente  il bianco di Sorana, coltivato lungo il Pescia, o il cannellino di Sorano per i piatti all’uccelletto o di alcuni degli altri trentatré ecotipi (cui è stata attribuita la sigla P.A.T.= Prodotti Agroalimentari Tradizionali ) che vengono coltivati nella nostra regione?

Se molte ricette evidenziano una particolare preferenza per questo legume, tanto che potremmo definire i Toscani senza pericolo di smentita “mangia fagioli”, molti resteranno stupiti per le coltivazioni di un altro legume, con un numero molto inferiore di varietà,  più discreto nella sua fama e diffusione, ma che ne vanta di gustose e antiche: il cece. … continua a leggere Il cacciucco di ceci

Microstoria in cucina: i pici e l’aglione

Ovvero un binomio ben riuscito

Fiore di allium ampeloprasum
Fiore di allium ampeloprasum

Mai assaggiato i pici all’aglione?

Un piatto semplice e prelibato, come tutta la cucina toscana.

Ma vediamoli uno per uno questi ingredienti portentosi.

I pici o come preferisce indicarli Petroni, gli spaghetti toscani, detti anche “pinci” a Montalcino, oppure “picciarelli” a Sorano in Maremma, sono un tipo di pasta fresca tipica della zona a sud di Siena.

Il nome pare derivi proprio dal tipo d’impasto, di farina e acqua, appiccicandole  o “impiciandole” cioè unendole insieme e lavorandolo con le mani. Dall’impasto ottenuto si tagliano …Continua a leggere I pici all’aglione

La cucina toscana delle origini: il riuso delle carni

Tra i piatti del riuso delle carni in Toscana abbiamo la “francesina” nome esterofilo che di francese potrebbe vantare l’abbondante uso di cipolle, almeno il doppio rispetto al peso della carne, stufate a fuoco lento. In Maremma la ricetta invece prevedeva tante patate per il lesso rifatto al guazzetto. Nel riutilizzo del lesso avanzato non potevano mancare le polpette, in tutte le salse, con due possibili variabili per legare il lesso tritato: le patate o il pane ammollato nel latte. In inverno un’altra possibile variante erano le polpettine capricciose che oltre alla carne del lesso prevedevano foglie di cavolo verza fatte bollire e poi farcite con i pezzi del lesso tritato, l’uovo sodo e la noce moscata più gli ingredienti classici delle polpette. Le foglie vengono quindi arrotolate e chiuse con uno stuzzicadenti e rosolate in una casseruola con poco olio, sfumate con vino bianco, aggiungendo un po’ di pomodoro o acqua o brodo e facendo addensare la salsina che viene a formarsi.

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Microstoria in cucina: il cibreo, un piatto quasi dimenticato

con ricetta dell’Artusi

Dopo la lepre si fece portare per tornagusto un cibreino di pernici, di starne, di conigli, di ranocchi, di lucertole e d’uva paradisa; e poi non volle altro […] Quello che mangiò meno di tutti fu Pinocchio”  

Carlo Chiostri illustratore del Pinocchio di Collodi
Carlo Chiostri illustratore del “Pinocchio” di Collodi

Carlo Collodi nel suo più celebre scritto dedicato ad un burattino cita un piatto della cucina toscana i cui effettivi ingredienti sono i fegatini e i “fagioli” di pollo (sono così detti gli attributi che fanno del gallo un gallo!) e le creste, il tutto in salsa d’uovo, ma aggiungendone per gioco di fantasia alcuni particolarmente stravaganti come le lucertole e chiamandolo cibreino con un diminutivo che non concorda con l’abbondanza del piatto richiesto dalla Volpe, cui fanno difetto solo le rigaglie di pollo.

E ancora in una sua raccolta di racconti dal titolo “Occhi e nasi”: … continua a leggere   Microstoria in cucina: il cibreo, un piatto quasi dimenticato

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La cucina toscana delle origini, la cucina del “riuso”:

Il riutilizzo del pan secco

Pane raffermo

Come tutte le cucine povere anche quella toscana delle origini vanta molti piatti nati dalla fantasia delle massaie per riutilizzare i cosiddetti “avanzi”. Ne sono derivate molte pietanze ancora oggi in voga, saporite e genuine, nate al fine di evitare lo spreco di cui oggi vantiamo il primato: sprechiamo circa 65 chili a testa di cibo all’anno, recita una recente statistica, anche perché non sappiamo riutilizzarlo o conservarlo in modo appropriato.

Facciamo allora tesoro di alcuni piatti tipici per il riutilizzo del pane, quello raffermo.

… continua a leggere La cucina toscana delle origini, la cucina del “riuso”

Ricette tipiche toscane e loro storia sulla pagina: 

Piatti tipici della cucina toscana

Dolci tipici toscani, la loro storia e le loro ricette

Un ortaggio arrivato da lontano

La sua origine non è però legata alla Toscana, i suoi natali si perdono molto più a sud, in terra d’Africa, è infatti originario dell’Etiopia. Pare si debba a Filippo Strozzi l’introduzione e la coltivazione in terra di Toscana dalla Campania, era il lontano 1466, e che da allora si sia procacciato un posto speciale su tutta le tavole a nord dello stivale e ancora oltre smentendo che il suo approdo in Francia, più precisamente in terra di Provenza e nella Vaucluse nel XVI secolo, fosse stata opera della nostra Caterina de’ Medici, esportatrice in terra di Francia di molti piatti e usanze e molto ghiotta di questo particolare ortaggio, considerato al nord molto pregiato al punto che Arcimboldo, nella raffigurazione dell’Estate, lo appunta alla giacca del suo protagonista quasi una gemma preziosa o comunque un monile.

C’è un ortaggio molto apprezzato in Toscana tanto da essere ingrediente esclusivo di alcuni piatti e del passato come del periodo più recente.

La sua origine non è però legata alla Toscana, i suoi natali si perdono molto più a sud, in terra d’Africa, è infatti originario dell’Etiopia. Pare si debba a Filippo Strozzi l’introduzione e la coltivazione in terra di Toscana dalla Campania, era il lontano 1466, e che da allora si sia procacciato un posto speciale su tutta le tavole a nord dello stivale e ancora oltre smentendo che il suo approdo in Francia, più precisamente in terra di Provenza e nella Vaucluse nel XVI secolo, fosse stata opera della nostra Caterina de’ Medici, esportatrice in terra di Francia di molti piatti e usanze e molto ghiotta di questo particolare ortaggio, considerato al nord molto pregiato al punto che Arcimboldo, nella raffigurazione dell’Estate, lo appunta alla giacca del suo protagonista quasi una gemma preziosa o comunque un monile. … continua a leggere Un ortaggio arrivato da lontano

Cavallucci e Ricciarelli di Siena, non solo a Natale

Se i Ricciarelli sono rinomati, meno diffusi sono invece i Cavallucci. Dipende dal fatto che i primi hanno un cuore tenero e una forma più schiacciata e liscia rispetto ai Cavallucci più rustici e bitorzoluti? 

I Cavallucci di Siena
I Cavallucci di Siena

Non crediamo, sono diversi, ottimi entrambi e originari del senese, tanto che l’Artusi li aveva inseriti insieme nel suo ricettario, una ricetta dietro l’altra, la 619 e la 620.

Come tutti i “buoni” che si rispettino non manca attorno all’origine del loro nome e il mistero e la leggenda, essendo dolcezze molto antiche.

Nel Dizionario degli Accademici della Crusca si legge:

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