Il Mugello di Giovanni di Paolo Morelli – 1390

di Giovanni Caselli

Edizione ottocentesca dei “Ricordi” edita da Le Monnier

Un mercante fiorentino vissuto fra tre e quattrocento, Giovanni di Paolo Morelli*, compilando, com’era costume allora, le proprie memorie, scrisse sul Mugello, luogo di origine della sua famiglia, parole preziose poiché nel loro genere costituiscono la testimonianza diretta di un’epoca in cui il territorio emerge, dalla notte della storia.

Eppure non è il quadro che Giovanni Morelli intende dipingerci che ci rivela il Mugello in un’epoca in cui ha già recuperato il ‘classico’, è piuttosto quello che egli inconsciamente ci comunica e si impegna ad illustraci non solo il Mugello nella sua essenza vera, profonda, ma le radici stesse della nostra civiltà, una civiltà nata da un progetto. Il progetto dei nostri antenati del medioevo era chiaro: recuperare gli splendori dell’Età Classica.

Il testo del Morelli è stato da me aggiustato nella forma e nel lessico per facilitarne la lettura e per renderne più spedita l’acquisizione da parte di chi non è abituato al linguaggio letterario toscano dell’epoca.

Il Mugello

Cos’è il Mugello (Morelli prima parte)

Cos’è il Mugello (Morelli seconda parte)

Cos’è il Mugello (Morelli terza parte)

Tra le pievi romaniche in Mugello

Gli Etruschi a sud ovest del Mugello

*Giovanni di Paolo Morelli nasce a Firenze nel 1371 da una famiglia giunta in città nel corso del XII secolo. Sposa unaAlberti e per questo rischia l’esilio data l’inimicizia di questa famiglia con quella degli Albizi al potere, ma infine diventa Gonfaloniere e nel 1427, Priore di giustizia. Fu capostipite di una dinastia di cronisti. (Giovanni Caselli, da “Mugello, giardino di Firenze” 2008)

Le stazioni di posta sulla via Bolognese

da Porta San Gallo alle Filigare

di Alessandro Ferrini

La Diligenza F.Forti 1863

Il grande sviluppo stradale promosso da Leopoldo II implicò anche il miglioramento dei servizi connessi al trasporto di merci, persone e corrispondenza lungo le principali arterie di transito, come la Bolognese, che venivano servite da strutture ricettive situate a distanze regolari, le cosiddette “poste”, e pertanto erano chiamate strade postali, sotto la sopraintendenza dell’autorità governativa. Le “poste” erano stazioni fisse adibite alla sostituzione dei cavalli, al ristoro e al pernottamento dei viaggiatori e dei corrieri; venivano date in concessione ai “postieri” o “maestri di posta”, controllate e regolamentate dalle autorità pubbliche, erano in tutto simili alle mansiones che in epoca romana fornivano gli stessi servizi lungo le grandi arterie consolari. La distanza fra le stazioni, variava a seconda della tipologia del territorio attraversato, da un minimo di 4-5 miglia1 nelle zone più impervie a un massimo di 17–18 in pianura (per indicare le distanze del percorso veniva utilizzata anche una nuova misura, la “posta” pari a 7,4 miglia). Era tuttavia permessa anche l’esistenza di locande e osterie private purché non praticassero una politica concorrenziale ai danni delle strutture ufficiali. … continua a leggere Le stazioni di posta sulla via Bolognese

Torre a Buiano e Sant’Ilario a Montereggi

di Salvina Pizzuoli

Percorriamo la strada provinciale 54 detta dei bosconi. Oggi c’è il sole e il paesaggio delle colline, dei poggi, delle vallate incanta coi verdi e i gialli e i rossi dell’autunno inoltrato e gli ulivi e i cipressi svettanti. Un piccolo paradiso naturale che ci accompagna lungo il nostro itinerario da Vetta le Croci verso la Torre di Buiano e la pieve di Sant’Ilario a Montereggi. Siamo a pochi chilometri da Firenze che s’intravede verso la piana, in fondo alla valle del Mugnone, coperta tra le nebbie.

Ci troviamo sul versante settentrionale della collina su cui sorge Fiesole, collina che domina la valle dell’Arno, dove la toponomastica e l’antica viabilità ci rammentano una storia lontana che risale ai Romani … continua a leggere Torre a Buiano e Sant’Ilario a Montereggi

Lungo l’asse del vento: il mulino di Volognano

di Salvina Pizzuoli

Lungo l’asse del vento: il mulino di Volognano

In Italia i mulini a vento non hanno mai avuto ampia diffusione, solo la Toscana e la Sicilia possono vantare una presenza più estesa. In particolare la Toscana ne annovera vari ma solo in due zone precise: lungo la costa e in Val di Sieve, territorio che nel Settecento fu terra di sperimentazione agraria, dove ne sorsero vari lungo quella che viene definita la linea del vento, un asse su cui correva in modo più costante, da Monte Giovi a Poggio Firenze. Nel nostro viaggio di scoperta ci muoviamo tra Pontassieve e Rignano, incontrando ben due mulini, quello di Volognano, a pochi passi dal castello omonimo, e quello di Torre a Cona.

Siamo sopra Rosano nel punto in cui la Sieve confluisce nell’Arno su cui domina il castello molto rimaneggiato in stile neo gotico, ma di cui è ancora visibile e percorribile l’antico circuito murario, a cui si accede attraverso un grande arco in arenaria, che ruota attorno ad un maestoso torrione merlato. Superato l’arco la piccola chiesa di San Michele che conserva opere pittoriche di notevole fattura datate XVI secolo. … continua a leggere Lungo l’asse del vento: il mulino di Volognano

Cana, nella Maremma grossetana

Cana sullo sperone spartiacque

Siamo a Cana un suggestivo borgo murato di origine medievale. Sorge su un promontorio ai lati del quale scorrono due grossi torrenti, il cui nome è Trasubbio e Trasubbino che scendono dal fianco occidentale del Monte Labbro, uno dal lato maestro, l’altro verso ponente, i quali avanzandosi nell’ultima direzione lasciano in mezzo il poggio di Cana, finchè sotto il colle di Polveraja si riuniscono in un solo alveo per andare a perdersi nel fiume Ombrone.

Così, un po’ parafrasando e un po’ citando lo storico toscano Repetti, descriviamo la posizione geografica dell’antico borgo e, precisando ulteriormente, ci troviamo nella Maremma grossetana nei pressi della valle dell’Ombrone senese. Per raggiungere Cana percorriamo la Strada Provinciale 24 che da Istia d’Ombrone porta a Roccalbegna di cui Cana è frazione. Il viaggiatore all’arrivo vede l’abitato stagliarsi allungato sull’alto promontorio da cui ben si distinguono le valli dei due Trasubbio.   … continua a leggere    Cana, nella Maremma grossetana

Santa Maria delle Grazie – Stia in Casentino

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La Cassia Vetus nei dintorni di Pontassieve

un contributo di Vincenzo Benvenuti

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Pontassieve, fino alla costruzione dell’autostrada del sole e della direttissima, è stato il passaggio obbligato tra Nord e Sud Italia e viceversa, questo soprattutto nell’antichità: la maremma non era percorribile a causa della malaria. Gli Etruschi furono i primi a costruire un ponte sulla Sieve; il ponte, dopo la conquista romana, assunse il nome di ponte di Vico. Vico, in latino, significa “paesino di campagna”, il ponte è pure chiamato “ponte di Annibale”, di sicuro il cartaginese deve, per forza, essere passato da qui. Per chi volesse vedere i resti del ponte (corpo di guardia romano) si trovano in via Colognolese all’altezza del mulino di Vico. La  strada etrusca saliva a S.Piero a strada (il toponimo dice tutto) e si riuniva a Monterifrassine con l’altro tratto che saliva da “Plebis Veteri” (Pievecchia) e quindi con un tragitto collinare (Doccia, Santa Brigida) arrivava a Fiesole. Nel 180 a.C. i romani costruirono la Cassia Vetus, strada che avrebbe permesso di movimentare più celermente l’esercito romano. La Cassia Vetus scendeva da Nepotium (Nipozzano) sulla via oggi detta del “Tirolo” arrivava a via della Farulla  e da qui al nuovo ponte (alla stretta del Fossato), il ponte è sempre stato chiamato “ponte Maggio”.  … continua a leggere  La Cassia Vetus nei dintorni di Pontassieve

I mulini a vento in Toscana: due esempi

Il mulino di Monterifrassine e il mulino spagnolo di Orbetello

di Salvina Pizzuoli

mulino a vento di Monterifrassine, val di Sieve

Roberto Baldini e Massimo Casprini nel testo intitolato Mulini a vento in Toscana. «Macchine artificiose» poco diffuse in Italia mostrano come e nella nostra regione e in Sicilia, rispetto al resto della penisola, sia possibile reperire ancora alcuni esemplari di queste macchine nate per sfruttare il vento come fonte di energia. I pochi esemplari rimasti, che non hanno mai visto una vera e propria fioritura, neanche nelle due uniche regioni in cui sono maggiormente presenti, proprio per la mancanza dell’elemento chiave o comunque con forza poco costante, si trovano prevalentemente in due zone: la Val di Sieve e la costa tirrenica.

E noi siamo andati a vederne due e decisamente meritano il viaggio.  …  continua a leggere  I mulini a vento in Toscana: due esempi

 

Orciatico e i due mulini a vento

di Salvina Pizzuoli

Andare in giro alla ricerca dei mulini a vento della Toscana è da amatori e da cocciuti: per noi in questa ricerca vale anche la seconda perché trovarli ancora lì non è sempre detto nonostante i due autori dei “Mulini a vento in Toscana”* ne diano indicazioni precise; ma gli anni trascorsi e l’incuria hanno fatto sì che molti siano “scomparsi”, come quello a Orciano Pisano dove a ricordarlo resta solo il nome della strada: Via del molino a vento. In cambio abbiamo percorso in lungo e in largo le colline pisane: che bellezza di paesaggi in questo incipiente autunno! Vigne, olivi, crinali dolci, terre arate, lievi ondulazioni di poggi segnati da lunghe e fitte file di cipressi, e da borghi e da macchia. … continua a leggere Orciatico e i due mulini a vento

Galleria immagini: archeologia industriale in Toscana

Ingresso del complesso della fabbica Nobel

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