A Vitaleta in Val d’Orcia

Siamo tornati, non solo per ammirare da vicino un monumento religioso tra i più illustrati del paesaggio toscano, ma anche incuriositi e con tante domande a cui dare risposta.
Sulla strada che da San Quirico conduce a Pienza, un cartello indica la sterrata che porta alla cappella della Madonna di Vitaleta: provenendo da San Quirico e facendo attenzione alla vostra destra, ecco  la segnalata stradetta bianca che devia dalla principale. Dopo circa un chilometro giungerete ad un bivio e, proseguendo alla vostra destra, dopo circa un altro ma a piedi, raggiungerete la meta.
Ed è strada facendo che sarete pian piano catturati dalla serena bellezza della natura circostante, dal silenzio, dall’atmosfera del luogo che sa di antico, di magico, di surreale. Ed è davanti alla cappella dalle fattezze cinquecentesche e dalla bianca facciata, con il suo campanile a vela, la sua abside e i quattro finestroni dai quali si intravedono le volte istoriate e non per ultimo i due eleganti filari di cipressi, tre per parte, che ne delimitano i confini laterali, che nasceranno varie domande … continua a leggereA Vitaleta in Val d’Orcia

Le “teofanie” del Casentino: Santuario di Santa Maria delle Grazie

di Giovanni Caselli

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Legate al paganesimo sono le “teofanie” o apparizioni della Madonna che hanno luogo fra il XIV e il XV secolo, quando ancora si compivano riti pagani in certi luoghi. Le apparizioni accadevano laddove si manifestavano forze soprannaturali e la Madonna vi appariva per sconfiggere il maligno causando la costruzione di un santuario.

Mi rifaccio alle descrizioni e memorie raccolte da Don Francesco Pasetto per succintamente illustrare il santuario di Santa Maria delle Grazie.
Il giorno 20 di maggio del 1428, secondo tre diversi manoscritti dei primi del ‘400 vi fu nell’alto Casentino un terribile nubifragio. Una contadina, Monna Giovanna, vecchia e devota, si trovava in quel luogo a sarchiare i filari di frumento quando si manifestò un violento nubifragio, tutti contadini correvano a ripararsi in grotte e capanne terrorizzati.     …   continua a leggere  Le “teofanie” del Casentino: Santuario di Santa Maria delle Grazie

La Pieve di Santa Innocenza e la grancia di Piana

Siamo in Val d’Arbia a pochi chilometri da Buonconvento anche se tra strade bianche, castelli, fattorie fortificate, ci si sente fuori dal mondo e diventa facile entrare in atmosfera medievale. A tale periodo infatti risalgono le imponenti costruzioni che andiamo a visitare da vicino. È un borgo fortificato con una pieve e una grancia dell’antico Spedale di Santa Maria della Scala di Siena che gestiva tutto ciò che possedeva fuori le mura raggruppato e organizzato in tante grandi fattorie chiamate grance.

Ma cosa era una grancia? 

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Ad Abbadia a Isola c’è un Museo Archeologico da non perdere

di Salvina Pizzuoli

Siamo ad Abbadia a Isola per un tour organizzato egregiamente dall’Ufficio Monteriggioni Turismo che comprende la visita al Museo Archeologico, contrassegnato dalla sigla MaM, recentemente inaugurato, i camminamenti sulle mura del castello, la visita al piccolo Museo delle armature, Monteriggioni in Arme, annesso all’Ufficio del Turismo con sede a Monteriggioni (per dettagli a questo link).

Ma procediamo con ordine e prepariamoci ad una visita che sa coniugare aspetti didattico culturali e paesaggistici.

Sì, ad Abbadia a Isola c’è un Museo Archeologico da non perdere per ben due motivi: il primo riguarda ovviamente i reperti, alcuni notevoli, che custodisce rinvenuti nel territorio; il secondo per i locali, molto particolari, che lo alloggiano.
Una storia antichissima si sente e si respira in questo luogo meravigliosamente ricostruito nel diorama che lo rappresenta nel XIII secolo:

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Santa Maria in Castello a Tarquinia

La sua storia si perde nel medioevo quando ne fu iniziata la costruzione nel 1121. La sua elegante facciata si apre all’interno del comprensorio murario fortificato su un ampio spiazzo su cui si eleva una torre  gentilizia, la più alta della città. Colpisce della sua struttura la bella bifora che sovrasta i tre ingressi di cui quello centrale è il principale come mostra la particolare ornamentazione che merita di essere ammirata da vicino. Qualificata e firmata come opera cosmatesca si articola in motivi geometrici e musivi. Una breve digressione da dedicare all’attività dei cosmateschi: con questo termine si indicano gli artigiani che nei secoli 12° e 13° operavano manufatti in marmo caratterizzata da motivi geometrici inseriti in zone decorate in marmo bianco di cui detenevano il monopolio di quelli antichi, alternate a motivi policromi a mosaico. In Santa Maria in castello operarono alcuni tra i primi rappresentanti, Pietro di Ranuccio, cui si deve il portale centrale costruito 1143, ma anche Nicola di Ranuccio, Giovanni e Guittone che “firmarono” le loro opere incidendo i propri nomi sugli stipiti del portale principale. … continua a leggere Santa Maria in Castello

A Grosseto la chiesa di San Pietro apostolo

a cura della Redazione

Lungo Corso Carducci, quasi al termine, si apre la facciata liscia e intonacata di una chiesa, non una qualsiasi, ma la più antica di Grosseto: San Pietro apostolo.

Sapendolo ci si sofferma ad osservare la sua attuale architettura, frutto di vari rimaneggiamenti nel tempo.
Citata in una  bolla di papa Clemente III nel 1188, fu edificata originariamente nell’VIII secolo lungo il tratto della via Aurelia che attraversava il centro cittadino, secondo l’attuale percorso di Corso Carducci. Subì ampliamenti tra il IX e il XII secolo fino all’aspetto attuale con nuovi  restauri seicenteschi e settecenteschi.
Le sue origini si legano quindi a quelle della città e alla sua storia successiva rivestendo una notevole importanza: la chiesa originaria  viene fatta risalire agli anni compresi fra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del IX, mentre l’attuale potrebbe essere stata costruita subito dopo il 1138, data in cui avvenne lo spostamento della Sede Vescovile da Roselle, l’antica città romana ricca e fiorente sul lago Prile, ormai decaduta rispetto alla favorevole e strategica posizione raggiunta  nella piana dell’Ombrone da Grosseto. … continua a leggere A Grosseto la chiesa di san Pietro apostolo

Nella vallecola del torrente Marina tra pievi, castelli e antiche strade

di SalvinaPizzuoli

Siamo in Val di Marina che prende il nome dal torrente omonimo. Per dirla con il Repetti, l’autorevole storico ottocentesco autore del Dizionario geografico fisico storico della Toscana dove non manca neanche il più piccolo borgo ma vi sono tutti documentati e situati geograficamente, “ha il monte Morello al suo levante e quello della Calvana a ponente”. Nella descrizione relativa alla Comunità di Calenzano si soffermava sulle caratteristiche geografico fisiche del territorio e ne indicava le due fiumane che l’attraversano, i cui nomi paiono quasi il gioco di chi nel lontano passato glieli aveva attribuiti e la cui origine si perde nei sedimenti del tempo

MARINA e MARINELLA, ossia VAL DI MARINA nel Val d’Arno sotto Firenze. Piccola vallecola che prese il nome da due fiumane, le quali scaturiscono dal monte delle Croci. […]

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Eremo di San Salvatore a Lecceto

p1011574Il vasto complesso architettonico ci accoglie nel mezzo di un fitto bosco di lecci. Si tratta di uno degli eremi più antichi in terra di Siena. Siamo infatti ad una decina di chilometri dalla Porta Fontebranda, e trovasi sul fianco orientale del Monte-Maggio sopra un terreno calcareo-cavernoso, scriveva lo storico Repetti per descriverne la posizione. E noi aggiungiamo: a non molta distanza dall’altro, quello di San Leonardo al Lago, detto a sua volta della Selva del Lago ed anche di Fultignano.    …   continua a leggere  Eremo di San Salvatore a Lecceto 

 

Il Convento del Bosco ai Frati: la storia, il Trittico, la Chiesa e il Crocifisso

di Salvina Pizzuoli

Una storia antichissima che affonda le sue origini nel VII secolo, così lontane nel tempo che se ne sono perse le documentazioni ma di cui restano memorie: uno splendido convento situato oggi nel comune di Scarperia San Piero dentro un bosco di cerri, in un ambiente dalla bellezza rara e per le creazioni di madre natura e per gli interventi dell’uomo: ondulazioni lievi accompagnano il viaggiatore, una campagna lussureggiante e provvida dove i verdi intensi delle colture e il verde delle presenze arboree armonizzano accompagnando lo sguardo fino all’orizzonte segnato e limitato dai monti. L’ambiente pacato e rasserenante accoglie il visitatore, insieme al silenzio che domina tra gli alberi e tra le mura dell’ampio complesso architettonico. Siamo qui per ammirare nella loro antica collocazione opere d’arte poi trasferite per le alterne vicende e vicissitudini che accompagnano la vita degli uomini e delle cose.

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L’oratorio della Madonna del Vivaio a Scarperia

di Salvina Pizzuoli

Scarperia merita un viaggio e per i “Ferri taglienti” di cui va famosa e per il trecentesco palazzo dei Vicari e per l’antico centro storico che ne rispecchia la storia delle origini: fu infatti creata e voluta da Firenze come “terra nuova”, nel lontano 1306, ovvero come avamposto per reprimere e “frenare la superbia degli Ubaldini, o di altri del Mugello e di Oltr’Alpe”*, un avamposto munito di cui restano a testimonianza parti della cinta muraria e delle torri quadrangolari.

Scriveva il Repetti a tal proposito alla voce Scarperia del suo Dizionario:

[…] una deliberazione della Repubblica Fiorentina presa nel dì 29 aprile 1306, con la quale il consiglio dei cento, quello delle capitudini delle XII arti maggiori, il consiglio del capitano del popolo e difensore del Comune di Firenze, allora mess. Bernardo di Stellato Stellati di Fuligno, ed il consiglio del potestà, ch’era mess. Bino de’Gabbrielli da Gubbio, approvarono una provvisione de’ Priori delle Arti e del Gonfaloniere di giustizia di Firenze, la quale stabiliva l’edificazione di due Terre, che una di esse da farsi nel Mugello, e l’altra di là dalle Alpi fiorentine

Oggi Scarperia festeggia ancora in quel giorno, l’8 settembre, detto affettuosamente il  Diotto, la data della sua fondazione.  … continua a leggere L’oratorio della Madonna del Vivaio a Scarperia