Visita al Museo Archeologico di Grosseto: archeologia della Maremma

Sezione Terza

di Salvina Pizzuoli

Il Museo si compone di cinque Sezioni:

La prima raccoglie materiali eterogenei e provenienti da aree toscane diverse dalla Maremma e si compone di urne cinerarie etrusche e di età ellenistica che fanno bella mostra di sé nella sala d’ingresso al Museo.

La seconda: dedicata a Roselle dalla fondazione all’età moderna

La terza: dedicata all’Archeologia della Maremma dalla Preistoria alla tarda età antica

La quarta: Arte sacra della diocesi di Grosseto

La quinta relativa all’Archeologia medievale della Maremma e alla storia di Grosseto.

Proseguiamo la nostra visita dedicandola alla sezione che illustra l’archeologia della Maremma dalla Preistoria alla tarda età antica: dalla sala 13 alla sala 23.

Visita al Museo Archeologico di Grosseto: Roselle

di Salvina Pizzuoli

Chi si trovasse nei dintorni di Grosseto, non si perda una visita al Museo Archeologico, non solo perché è un Museo ben organizzato nelle diverse Sezioni in cui è suddiviso, ma soprattutto per avere cognizione ampia di un territorio, quello della Maremma, che di solito conosciamo e visitiamo per le bellezze che la costa regala al visitatore. I Musei sono infatti spesso considerati solo luoghi di custodia o di studio, presumibilmente “stancanti” per quella marea d’oggetti con cui si presentano al visitatore. Ma anche i Musei sono cambiati e tanto. Oggi “raccontano” il passato e il territorio proprio perché ciascun oggetto non è solo un reperto ma un’opera che ci giunge dal passato con una sua precisa contestualizzazione*. Per entrare nei dettagli, prima della rassegna fotografica e didascalica di alcuni reperti presenti e scelti per questa documentazione, diremo come è organizzato.

Caratteristica peculiare è la semplicità della fruizione oltre all’interessante materiale che alberga e alla funzionale contestualizzazione dei reperti. Ciascuna sala si apre infatti su un corridoio principale, con un titolo che ne sintetizza il tema e il periodo, costituito da una vetrina dove sono esposti i reperti idonei a fornire un’idea base, entrando all’interno della sala altre vetrine approfondiscono e ampliano con nuovi reperti la documentazione e dove ciascun reperto viene spiegato in didascalie numerate. Pannelli informativi e fotografie accompagnano il percorso del visitatore con indicazioni storiche. … continua a leggere Visita al Museo Archeologico di Grosseto: Roselle

La val di Zambra tra natura, archeologia e medioevo

Itinerario in val di Zambra nel Comune di Sesto Fiorentino

di Michele Chini

L’itinerario parte dall’ampio parcheggio del campo sportivo di Doccia da cui, rimontando via Fabbrica per circa 300 metri, si raggiunge  l’imbocco di via Tiglio, indicata anche da cartelli escursionistici (segnavia CAI 3). La stradina sale dolcemente, passando davanti alla villa dei Ginori, poi taglia in piano passando accanto ad alcune case e si congiunge con via Fonte Mezzina, che si segue verso sinistra tra ulivi e muretti a secco. Giunti ad un bivio si prosegue sulla destra superando un cancello oltre il quale si diparte la strada che porta alle cave di arenaria e di qui, voltando a sinistra, si entra nella stretta valle della Zambra. Anche se siamo appena a fine marzo, a causa dei molti giorni di sole la parte bassa del corso d’acqua è già praticamente in secca, ma man mano che si sale si cominciano ad individuare pozze e cascatelle. … continua a leggere La val di Zambra tra natura, archeologia e medioevo

Oinochoe a figure rosse di Vulci

di Giovanni Caselli

Riti religiosi etruschi in età ellenistica

La monografia di Ambros J. Pfiffing Religio Etrusca del 1975 segna l’inizio di un fruttuoso periodo di ricerca sulla religione degli Etruschi. Si sono raffinati i metodi di indagine e creati nuovi strumenti di ricerca. Fra le voci del ThesCRA (Thesaurus Cultus et Rituum Antiquorum) si ricordano quelle di L. Donati e S. Rafanelli, Il sacrificio nel mondo etrusco, di E. Simon, Libation, di A. Maggiani, La divinazione in Etruria e di A. Maggiani e S. Rafanelli, La preghiera in Etruria.
Il popolo etrusco fu definito da Tito Livio “il popolo più di ogni altro dedito alle pratiche religiose” (Ab Urbe condita, V, 1,6). Alla luce di questi studi, Simona Rafanelli ha proposto l’esame di tre documenti fra i meno noti e indagati. L’autrice propone l’esame di una piccola oinochoe (brocchetta da vino) a figure rosse proveniente dalla necropoli dell’Osteria di Vulci, conservata nel Museo di Villa Giulia a Roma, che raffigura una scena sacrificale dove si osservano le operazioni che precedono l’immolazione della vittima, seguita dalla libagione e dalle offerte incruente. … continua Oinochoe a figure rosse di Vulci

Gli Etruschi a Dicomano (Mugello)

di Giovanni Caselli

L’area archeologica di San Martino a Poggio – Frascole e il Museo archeologico comprensoriale del Mugello e della Valdisieve rientrano nell’itinerario archeologico della Toscana. Il territorio di Dicomano è ricco di presenze archeologiche. L’area di Frascole è quella che ha restituito i più consistenti reperti. I numerosi scavi hanno permesso di scoprire, oltre alle fondamenta dell’antica chiesa romanica di S. Martino al Poggio, materiali riferibili dal VI sec. a.C. al I° sec. d. C., nonché il poderoso perimetro quadrangolare di un edificio etrusco, che probabilmente era una struttura difensiva a controllo della strada di transito proveniente dal Casentino.     …  continua a leggere    Gli Etruschi a Dicomano

La villa di Plinio il giovane in Etruria

di Giovanni Caselli

Ricostruzione di villa romana secondo le indicazioni di Vitruvio

Nella lettera di Plinio il Giovane (61-114 d.C.) inviata all’amico Domizio Apollinare, in cui descrive la sua villa di Val Tiberina, ‘in Tuscis’, (oggi nel comune di San Giustino a pochi chilometri da Sansepolcro n.d.r.) vediamo applicati i canoni riportati da Vitruvio nel De Architettura.

“La sollecita preoccupazione che hai espresso nel sapere della mia intenzione di trascorrere l’estate nella mia villa in Etruria, e i tuoi cari tentativi per dissuadermi dal recarmi in un luogo che ritieni insalubre, mi hanno fatto molto piacere. Ammetto, senz’altro, che l’aria di quella parte della Toscana che giace verso la costa sia spessa e insalubre, ma la mia casa è situata a grande distanza dal mare e ai piedi di quegli Appennini così rinomati per la loro salubrità. Per far sì che le tue apprensioni nei miei confronti svaniscano, ti darò una descrizione della gentilezza di quel clima, della posizione di quella regione e della bellezza della mia villa, che senza dubbio ascolterai con lo stesso piacere col quale te la racconto.  … continua a leggere  La villa di Plinio il giovane in Etruria

La via Flaminia da Carsulae a Foligno (quarto itinerario)

di Giovanni Caselli, da Le strade di Roma in Italia (vol.II°)

Flaminia da Carsulae a Forum Flaminii

Poco oltre Carsulae vi era un importante tratturo, ora noto come ‘Via romana’ o ‘Via delle pecore’, che passando per Spoletium raggiungeva i pascoli alti delle dorsale appenninica. Si raggiunge la chiesa di San Giovanni de Butris la cui fabbrica posa sui resti di un ponte romano del quale sopravvivono due archi.

Poi la strada si snoda fra i campi come sentiero campestre lungo la valle del Naia e traversa due volte il torrente sui ponti romani di Valle Petrosa e Fonnaia, ambedue edificati da Augusto come rivelano la fabbrica di travertino con blocchi simili a quelli degli altri ponti. La stazione di Vicus ad Martis degli itinerari si troverebbe a Santa Maria in Pantano, poco oltre. …  continua a leggere    La via Flaminia da Carsulae a Foligno (quarto itinerario)

La via Flaminia dal Foro romano a Malborghetto (primo itinerario)

Pubblichiamo a puntate questo interessante percorso illustrato dal prof. Giovanni Caselli anche se la Flaminia toccava solo marginalmente l’Etruria nel tratto iniziale. Tuttavia, attraversando Umbria e Marche, rappresentava una importantissima via di comunicazione con l’Adriatico ed era strettamente connessa alla rete stradale dell’Etruria.


di Giovanni Caselli, da Le strade di Roma in Italia (vol.II°)

Percorso vi Flaminia

Fu la terza grande direttrice dell’espansione romana in ordine cronologico e la prima delle due grandi strade per il nord in ordine di importanza; traversata l’Umbria e le Marche, giungeva sulla costa adriatica a Fanum per terminare a Senigallia. La Via usciva dal Foro Romano da una porta a est del Campidoglio, Porta Fontinalis, seguiva poi l’attuale Via del Corso, ossia la Via Lata del IV secolo d.C. Dopo circa 3 miglia la strada raggiungeva il Pons Milvius dal quale si irraggiavano altre vie inferiori alla Flaminia: la Amerina, la Cimina, la Clodia, l’Annia e la Cassia, la più lunga dopo la Flaminia. …  continua a leggere  La via Flaminia dal Foro romano a Malborghetto (primo itinerario)

Gli Etruschi e il vino

Scene di Banchetto – Tomba dei Leopardi, Tarquinia (V secolo)

In tutta l’area del Mediterraneo, quella che il Braudel definisce la civiltà della vite e dell’olivo, fin dai tempi più antichi era conosciuta la bevanda prodotta dagli acini strizzati, il vino, pur ottenuto in modi diversi da quello che usiamo oggi. In ogni caso sarà soltanto a partire dalla piena età del ferro (VIII-VII secolo a.C.) che possiamo trovare i primi segni di vitis vinifera nell’area di dominazione etrusca: a Luni sul Mignone, a Bolsena, e a Blera nel viterbese (zone peraltro ancora oggi celebri per l’ottimo vino bianco), come attestano i numerosi ritrovamenti di contenitori espressamente destinati all’uso vinario.    …  continua a leggere    Gli Etruschi e il vino