La Collezione Gasparri nelle sale del Museo Etrusco di Populonia

di Salvina Pizzuoli

Populonia Museo etrusco collezione Gasparri (il dolio)
Populonia Museo etrusco collezione Gasparri (il dolio)

Subito all’ingresso il grande dolio romano (I secolo d.C.), rinvenuto sul fondale marino: 6 metri di circonferenza per quasi 2 metri di altezza e una capienza di circa 3100 litri, un  enorme contenitore in terracotta usato per il trasporto, lo stoccaggio e la conservazione di derrate alimentari (legumi, cereali) e liquidi (olio, vino).

Nella prima sala i reperti provenienti da alcune tombe della necropoli di Baratti. Da segnalare le coppe da vino in bucchero, la tipica  ceramica a vernice nera, una coppetta  con raffigurata una civetta tra foglie di olivo (IV-III secolo a.C), rocchetti per la filatura e uno specchio in bronzo e ornamenti in oro per le vesti femminili.

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La tomba etrusca di Orfeo ed Euridice a Chiusi (SI)

di Michele Zazzi

Tomba etrusca di Orfeo ed Euridice a Chiusi
Tomba etrusca di Orfeo ed Euridice a Chiusi

La tomba di Orfeo ed Euridice (o delle Case, della Ciaia, Podere alle Case) fu scoperta ad un chilometro e mezzo ad ovest di Chiusi nel 1846, in una località denominata I Pianacci (podere Le Case), di proprietà del Conte della Ciaia (famiglia Ottieri Della Ciaia). Gli scavi restituirono solo parte dell’atrio e le camere di fondo e di destra; alcune pareti erano abbellite da pitture. All’epoca furono fatti disegni delle pitture da parte di Giuseppe Angelelli e l’ipogeo fu descritto da Emil Braun (disegni e resoconto della tomba furono pubblicati nel 1850). … continua a leggere La tomba etrusca di Orfeo ed Euridice a Chiusi (SI)

La villa di Plinio il giovane

di Giovanni Caselli

Ricostruzione di villa romana secondo le indicazioni di Vitruvio
Ricostruzione di villa romana secondo le indicazioni di Vitruvio

Nella lettera di Plinio il Giovane (61-114 d.C.) inviata all’amico Domizio Apollinare, in cui descrive la sua villa di Val Tiberina, ‘in Tuscis’, (oggi nel comune di San Giustino a pochi chilometri da Sansepolcro n.d.r.) vediamo applicati i canoni riportati da Vitruvio nel De Architettura.

“La sollecita preoccupazione che hai espresso nel sapere della mia intenzione di trascorrere l’estate nella mia villa in Etruria, e i tuoi cari tentativi per dissuadermi dal recarmi in un luogo che ritieni insalubre, mi hanno fatto molto piacere. Ammetto, senz’altro, che l’aria di quella parte della Toscana che giace verso la costa sia spessa e insalubre, ma la mia casa è situata a grande distanza dal mare e ai piedi di quegli Appennini così rinomati per la loro salubrità. Per far sì che le tue apprensioni nei miei confronti svaniscano, ti darò una descrizione della gentilezza di quel clima, della posizione di quella regione e della bellezza della mia villa, che senza dubbio ascolterai con lo stesso piacere col quale te la racconto.  … continua a leggere  La villa di Plinio il giovane in Etruria

Visita al Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia

di Salvina Pizzuoli

Tarquinia. "Cavalli alati" scultura etrusca in terracotta, datata 400-390 a.C. Rinvenuta nel 1938 durante gli scavi di Pietro Romanelli

L’ambito urbano, la sua storia, i suoi monumenti, gli antichi reperti, il paesaggio, la cucina ricca dei prodotti locali, il clima, tutto affascina in questo territorio dove natura e creatività si armonizzano continuando una tradizione lontana legata al popolo raffinato e culturalmente avanzato che furono gli Etruschi.
L’antica Tarchuna (o Tarchna), fondata da Tarconte, eroe etrusco fratello o discendente di Tirreno, secondo la leggenda, sorgeva nell’area dell’odierno Piano di Civita, sul cucuzzolo difeso naturalmente da tre lati da scarpate naturali. Non lontana dal mare, intratteneva rapporti commerciali con il mondo greco e orientale al porto di Gravisca. … continua a leggere A Tarquinia il Museo Archeologico Nazionale

 

La necropoli di Monterozzi a Tarquinia

Pianta della necropoli di Monterozzi a Tarquinia

La necropoli è situata a pochi chilometri dalla città di Tarquinia in zona Monterozzi, denominazione dovuta ad un appellativo popolare che dava un nome ai monticelli di terra che caratterizzavano l’area conferendole un andamento ondulato, monticelli dovuti ai tumuli sepolcrali.

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Museo Archeologico e d’Arte della Maremma

Maremma Medievale e Moderna

A cura della Redazione

Visitiamo oggi la sezione medievale e moderna del Museo Archeologico di Grosseto dove sono esposte le testimonianze provenienti dalla città e dai dintorni, reperti in base  quali è stato possibile ricostruire la sua storia, evidenziando un insediamento divenuto più stabile e continuo intorno all’Alto Medioevo. Tra l’VIII e il XIII secolo l’abitato si sviluppò fino a diventare l’area  urbana principale di quella zona pianeggiante tra l’Ombrone e il mare, in posizione viaria favorevole e strategica.

Visitiamo oggi la sezione medievale e moderna del Museo Archeologico di Grosseto dove sono esposte le testimonianze provenienti dalla città e dai dintorni, reperti in base quali è stato possibile ricostruire la sua storia, evidenziando un insediamento divenuto più stabile e continuo intorno all’Alto Medioevo. Tra l’VIII e il XIII secolo l’abitato si sviluppò fino a diventare l’area  urbana principale di quella zona pianeggiante tra l’Ombrone e il mare, in posizione viaria favorevole e strategica. … vai a Visita al Museo Archeologico e d’arte della Maremma

Historica Lucense

Siamo nella Casermetta San Martino sul baluardo omonimo sede della Historica Lucense, un’associazione di rievocazione storica che si dedica alla ricostruzione del periodo rinascimentale, in particolare quello legato alla costruzione delle mura della città e all’uso delle armi da fuoco e delle artiglierie, ricreando scene di vita militare dell’epoca in particolare del periodo rinascimentale: organizzano pertanto eventi e manifestazioni, come la rievocazione del sistema difensivo di avvistamento e la ricostruzione di scene militari con le figure degli di archibugieri, moschettieri e picchieri, oltre al corpo dei bombardieri che difendevano le Mura. 

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Il giro delle mura di Lucca: una passeggiata nel verde

di Salvina Pizzuoli

E non è solo un modo di dire: distese di verdi prati in basso intorno alla cinta muraria, un parco sopraelevato di alberi secolari, ippocastani, tigli, platani, pioppi, olmi, accompagnano il visitatore che, a piedi o in bicicletta, lungo tutto il tragitto è immerso nel verde che domina  la lunga passeggiata . E sì, perché le mura sono molto ampie, circa trenta metri,  al punto da permettere  un viale alberato nella parte alta.
Gli alberi assicurano ombra con le loro ampie chiome, arricchendo di colori e forme le diverse stagioni, arricchendo i quattro chilometri attorno al centro storico di suggestioni visive,  tra gli scorci della città sottostante, punteggiato da campanili e torri tra le quali quella Guinigi, uno dei simboli della città, e il paesaggio naturale che la circonda. 

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Il Museo di San Matteo a Pisa

L’ex Convento di San Matteo nei pressi del ponte della Fortezza sul Lungarno, conserva una rilevante raccolta di opere medievali tanto da essere considerato tra i più importanti in Europa. Divenuto museo nel 1949 annovera le croci monumentali dipinte, a partire dal XII e XIII secolo, il più cospicuo numero di crocefissi medievali che oggi si conservano in Italia; ma anche dipinti su tavola a fondo oro databili dagli inizi del XII secolo, tra cui il Polittico firmato da Simone Martini in cui l’artista raffigura ben 43, personaggi inquadrati in eleganti archetti trilobati disposti su quattro fasce  sovrapposte;  statue lignee che trovano luogo in una galleria che le riunisce.

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Oinochoe a figure rosse di Vulci

di Giovanni Caselli

Riti religiosi etruschi in età ellenistica

La monografia di Ambros J. Pfiffing Religio Etrusca del 1975 segna l’inizio di un fruttuoso periodo di ricerca sulla religione degli Etruschi. Si sono raffinati i metodi di indagine e creati nuovi strumenti di ricerca. Fra le voci del ThesCRA (Thesaurus Cultus et Rituum Antiquorum) si ricordano quelle di L. Donati e S. Rafanelli, Il sacrificio nel mondo etrusco, di E. Simon, Libation, di A. Maggiani, La divinazione in Etruria e di A. Maggiani e S. Rafanelli, La preghiera in Etruria.
Il popolo etrusco fu definito da Tito Livio “il popolo più di ogni altro dedito alle pratiche religiose” (Ab Urbe condita, V, 1,6). Alla luce di questi studi, Simona Rafanelli ha proposto l’esame di tre documenti fra i meno noti e indagati. L’autrice propone l’esame di una piccola oinochoe (brocchetta da vino) a figure rosse proveniente dalla necropoli dell’Osteria di Vulci, conservata nel Museo di Villa Giulia a Roma, che raffigura una scena sacrificale dove si osservano le operazioni che precedono l’immolazione della vittima, seguita dalla libagione e dalle offerte incruente. … continua Oinochoe a figure rosse di Vulci