Finestre, portoni, palazzi, simboli e architetture fiorentine

a cura della Redazione

Firenze riserva sempre delle sorprese al visitatore curioso e attento o al cittadino che passa

Firenze, Casino mediceo di San Marco, particolare, la finestra
Firenze, Casino mediceo di San Marco, particolare, la finestra

e nota o scopre per la prima volta…capita!

Oggi parliamo di finestre, finestre di palazzi storici, particolari, inusitate o comunque da osservare con una maggiore attenzione. La prima, non in ordine di importanza, che proponiamo affaccia su via Cavour e appartiene a Palazzo Buontalenti, dal nome del suo architetto. Conosciuto più come Casino mediceo di San Marco fu commissionato dal granduca Francesco I e iniziato nel 1568. Quello che colpisce, passando da via Cavour, sono gli abbellimenti del portone e delle finestre, caratterizzati da elementi zoomorfi come le scimmie o i caproni oppure da grottesche come mascheroni e conchiglie. …continua

history and art of Florence

Donne e castelli…delitti e congiure

di Salvina Pizzuoli
Il Trebbio visto da Buonsollazzo (via di Tassaia Vaglia)
Il Trebbio visto da Buonsollazzo (via di Tassaia Vaglia)
Nel morbido paesaggio toscano, tra cipressi e macchie, occhieggiano turrite fortezze; nella distanza siamo soggetti al fascino delle loro fogge pittoresche, ma più da vicino siamo presi dai segreti e dai misteri che le antiche e poderose mura sembrano custodire.
Trebbio di San Piero a Sieve villa a guisa di fortilizio che da il suo nome ad una vasta tenuta nel popolo di Spugnole, piviere di S. Giovanni a Petrojo […] è posta nel poggio omonimo a ponente della strada postale Bolognese, allato ad un oratorio che fu della famiglia sovrana de’ Medici, attualmente dei PP Filippini di Firenze, lasciata loro nel 1648 con l’annessa tenuta da Giuliano Serragli.
 Con queste parole lo studioso ottocentesco Emanuele Repetti annovera nel Dizionario geografico fisico storico della Toscana (1833-1846) uno dei manieri mugellani di proprietà dei Medici, a pochi passi da quello più famoso di Cafaggiolo posto nel piviere e popolo di San Giovanni in Petrojo.
 Arrivare a Trebbio oggi è un po’ come fare un viaggio a ritroso nel tempo: …continua

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Empoli e l’Arno: dalle origini al 1333

Empoli e l’Arno: dalle origini al 1333
di Salvina Pizzuoli
 C’è una storia geografica che ogni fiume porta con sé, una storia che corre parallela e si intreccia con quella delle popolazioni che si sono stanziate sulle sue sponde e nella valle utilizzando il suo corso per le opportunità che offre: la viabilità naturale, la notevole fonte di approvvigionamento idrico, senza dimenticare la capacità, forse troppo abusata nei secoli, di ripulire dai rifiuti indesiderati.
L’impronta che il suo corso lascia nel territorio è caratterizzata da una striscia più o meno larga, più o meno incisa, a volte serpentiforme, comunque mai uniforme, dai monti al piano e poi fino al mare che pervade con il suo delta o accoglie nel suo estuario, segnata nel tempo da molte trasformazioni naturali e dalla storia delle popolazioni che hanno interferito con la sua geografia.
Nel paesaggio naturale del Valdarno inferiore la valle si configura con caratteristiche diverse: a nord terreni pianeggianti, anticamente ricoperti da paludi successivamente bonificate, a sud colline incise da valli di corsi fluviali minori, tributari dell’Arno. La piana oltre che fertile è sempre stata anche un comodo luogo di transito favorito dalla natura del terreno privo di rilievi, valloni e strapiombi tanto che nel medioevo turriti castelli, torri, mura sostituivano le carenze dell’ambiente in fatto di protezione mentre la presenza del fiume si ravvisava nelle antiche attività umane a esso connesse: la conciatura delle pelli e la lavorazione dell’argilla.
empolianfora
Anfora di Empoli
In questa piana, …continua

La valle dell’Arno dalle origini al 1333

La valle dell’Arno: tra storia e geografia

Dalle origini al 1333    di Salvina Pizzuoli

La valle dell'Arno, particolare di un dipinto dei primi dell'Ottocento di Louis Gauffier
La valle dell’Arno, particolare di un dipinto dei primi dell’Ottocento di Louis Gauffier

Molte delle antiche civiltà sono nate lungo un corso d’acqua, invogliate all’insediamento proprio dalla presenza di un fiume, ma con il quale hanno dovuto rapportarsi, costruendo la loro storia in sintonia con i suoi elementi.

A volte il fiume ha unito le popolazioni, a volte le ha divise; altre volte il fiume ha elargito prosperità per poi riprendersela, affogandola nella forza del suo impeto. In ogni caso esso ha sempre costituito un fattore determinante nella vita associata che si è sviluppata lungo il suo corso, influenzandone ogni aspetto del vivere nelle attività che al fiume sono connesse, nei legami con il territorio, nel rispetto che si stabilisce tra l’elemento naturale e le società che con esso convivono. …continua

Microstoria in cucina: osterie, strade, antichi mangiari a Firenze nel XV secolo – Seconda parte

a cura della Redazione

Tante le osterie presenti a Firenze nel periodo tra il XV e il XVI secolo: abbiamo scelto le più rinomate o quelle con particolarità per i piatti o per la frequentazione. A differenza infatti dei periodi successivi, e più precisamente dai primi anni del Settecento in poi, le osterie vennero a perdere il loro ruolo di luoghi di ritrovo per i ceti elevati, artisti, conversazioni o burle alla toscana e lo acquisirono via via i Caffè.

Fabio Borbottoni, l'arco dei Pecori da via dell'Arcivescovato
Fabio Borbottoni, l’arco dei Pecori


Tra le più frequentate del periodo in questione non possiamo dimenticare la Malvasia o Malvagìa dal vino apprezzato e gradito che vi si mesceva. Si trovava in prossimità dell’arco dei Pecori (oggi inesistente perchè distrutto).

Fabio Borbottoni, l'arco dei Pecori visto da Piazza del Duomo. Un altro scorcio di Firenze che rimane solo nei dipinti degli artisti dell'epoca
Fabio Borbottoni, l’arco dei Pecori visto da Piazza del Duomo. Un altro scorcio di Firenze che rimane solo nei dipinti degli artisti dell’epoca

Il vino era ricavato da uve originarie dell’isola di Candia tanto che Candiotto era il nome di un’altra osteria dove si serviva lo stesso tipo di vino, citata nel Simposio o I beoni di Lorenzo il Magnifico (attribuito).

Più famosa era l’osteria Vinegia, chiusa nel XVII secolo, rinomata per gli ottimi vini come il suo nome ricordava. Non dimentichiamo infatti che ai traffici nel Mediterraneo della Repubblica di Venezia si deve l’importazione di vari vitigni: si trovava in via Vinegia, strada cui lasciò in ricordo il nome, situata tra via dei Leoni e via dei Rustici. Ripercorrendo la storia di queste antiche osterie è capitato più volte di scoprire che la loro esistenza era tanto ridondante da dare o lasciare, come in questo caso, in eredità il toponimo legato al loro nome, come la già citata osteria il Buco nel chiasso omonimo. …continua

Microstoria in cucina: osterie, strade, antichi mangiari a Firenze nel XV secolo – Prima parte

a cura della Redazione   

oste

Siamo a Firenze in un periodo di grande splendore e crescita e magnificenza sia economica che culturale. Magnificenza e opulenza che spesso si accompagnano a costumi non sempre morigerati come aveva voluto sottolineare Dante quando parlava della Firenze della cerchia antica: le osterie pullulano e prosperano tanto da meritare i versi di un grande del tempo: Lorenzo il Magnifico. Già il titolo esplicita una situazione evidente: I beoni, o più esattamente Capitoli d’una historia di beoni, una rassegna dei più famosi bevitori fiorentini del tempo  attribuita al Magnifico e da altri invece al suo copista. Quel che conta per la nostra indagine resta comunque il costume e la costumanza della Firenze della seconda metà del Quattrocento di bere e di sbronzarsi o comunque di apprezzare molto il buon vino, … continua

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Microstoria in cucina: La farina neccia e la Toscana dell’Appennino

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Microstoria in cucina: La farina neccia e la Toscana dell’Appennino

nel racconto di Francesco Guccini

La farina di castagne detta neccia
La farina di castagne detta neccia

a cura della Redazione

La parola neccio, se la cerchiamo sul dizionario etimologico, ha un etimo incerto. Il vocabolario propone una derivazione dal latino da castanea o da castaneccio e aggiunge: è una farina di castagne con la quale si ricava una schiacciata detta neccia, uno dei cibi più antichi del mondo contadino. Questa definizione, per quanto non chiarificatrice al massimo, ci porta comunque in quel mondo dell’Appennino toscano dove il castagno ha da sempre rappresentato una risorsa fondamentale e spesso l’unica disponibile.

Un mondo che un figlio dell’appennino tosco emiliano ci ha più volte raccontato nelle sue canzoni e nei suoi romanzi: Francesco Guccini, modenese di nascita, trascorre la sua infanzia a Pavana dai nonni materni. Ha cantato questa terra in Addio con le parole di chi offre omaggio a un mondo povero e saggio:

Io, figlio d’una casalinga e di un impiegato, 
cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna
 
che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia,
 
io, tirato su a castagne e ad erba spagna”

…continua 

micro-history of Tuscany in the kitchen

Amerigo Vespucci tra i “visacci”

Palazzo Altoviti e il mistero del vero volto di Vespucci.

di Salvina Pizzuoli 

Firenze Palazzo Altoviti in Borgo degli Albizi. La facciata con alcune erme di uomini illustri
Firenze Palazzo Altoviti in Borgo degli Albizi. La facciata con alcune erme di uomini illustri

Borgo degli Albizi porta il nome e conserva palazzi appartenuti a questa antica famiglia. Tra i tanti uno è conosciuto come “palazzo dei visacci” così soprannominato dal popolo fiorentino.
La lunga storia del palazzo annovera vari proprietari a partire da Rinaldo degli Albizi fino a Giovanni Altoviti; a Baccio Valori, esponente dell’Accademia del Disegno e bibliotecario della Laurenziana si devono, nel tardo Cinquecento, una serie di ampliamenti e rifacimenti con il probabile apporto di Giovanni Caccini cui si attribuiscono le quindici erme di “uomini scienziati”che ornano la facciata e alle quali si deve il nomignolo. …continua

Quello che resta

L’ex-ospedale psichiatrico di Volterra

Fernando Nannetti
Fernando Nannetti

di Giulia Atanasio

A distanza di poche settimane dall’attuazione del decreto che ha stabilito la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari il 31 marzo 2015 le riflessioni da fare sono molte.

Impossibile rimanere indifferenti riguardo ad una problematica che attanaglia l’Italia da anni. Difficile non ricordare con nostalgia ed anche disillusione la figura importante di Franco Basaglia che tra i primi si differenziò per l’impegno sociale e insieme politico. Era l’Agosto del 1964 quando al primo congresso…

…continua

I sigilli dei documenti medievali*

di Luisa Di Tolla       

Bolla papale Sigillo pendente
Bolla papale Sigillo pendente (immagine originale)

 

 

Molto spesso negli archivi e nei musei trova ospitalità una forma particolare di bene culturale: il sigillo. Tutti ne hanno visto almeno uno, sicuramente quello di metallo messo a garanzia di un prodotto alimentare, tutti hanno una minima idea di cosa sia, dato che il termine fa subito venire in mente il concetto di chiudere qualcosa per preservarne l’integrità.

… continua