Microstoria in cucina: osterie, strade, antichi mangiari a Firenze nel XV secolo – Seconda parte

a cura della Redazione

Fabio Borbottoni, l'arco dei Pecori da via dell'Arcivescovato
Fabio Borbottoni, l’arco dei Pecori

Tante le osterie presenti a Firenze nel periodo tra il XV e il XVI secolo: abbiamo scelto le più rinomate o quelle con particolarità per i piatti o per la frequentazione. A differenza infatti dei periodi successivi, e più precisamente dai primi anni del Settecento in poi, le osterie vennero a perdere il loro ruolo di luoghi di ritrovo per i ceti elevati, artisti, conversazioni o burle alla toscana e lo acquisirono via via i Caffè.
Tra le più frequentate del periodo in questione non possiamo dimenticare la Malvasia o Malvagìa dal vino apprezzato e gradito che vi si mesceva. Si trovava in prossimità dell’arco dei Pecori (oggi inesistente perchè distrutto).Il vino era ricavato da uve originarie dell’isola di Candia tanto che Candiotto era il nome di un’altra osteria dove si serviva lo stesso tipo di vino, citata nel Simposio o I beoni di Lorenzo il Magnifico (attribuito).

Più famosa era l’osteria Vinegia, chiusa nel XVII secolo, rinomata per gli ottimi vini come il suo nome ricordava. Non dimentichiamo infatti che ai traffici nel Mediterraneo della Repubblica di Venezia si deve l’importazione di vari vitigni: si trovava in via Vinegia, strada cui lasciò in ricordo il nome, situata tra via dei Leoni e via dei Rustici. Ripercorrendo la storia di queste antiche osterie è capitato più volte di scoprire che la loro esistenza era tanto ridondante da dare o lasciare, come in questo caso, in eredità il toponimo legato al loro nome, come la già citata osteria il Buco nel chiasso omonimo. …continua

Microstoria in cucina: osterie, strade, antichi mangiari a Firenze nel XV secolo – Prima parte

a cura della Redazione   

oste

Siamo a Firenze in un periodo di grande splendore e crescita e magnificenza sia economica che culturale. Magnificenza e opulenza che spesso si accompagnano a costumi non sempre morigerati come aveva voluto sottolineare Dante quando parlava della Firenze della cerchia antica: le osterie pullulano e prosperano tanto da meritare i versi di un grande del tempo: Lorenzo il Magnifico. Già il titolo esplicita una situazione evidente: I beoni, o più esattamente Capitoli d’una historia di beoni, una rassegna dei più famosi bevitori fiorentini del tempo  attribuita al Magnifico e da altri invece al suo copista. Quel che conta per la nostra indagine resta comunque il costume e la costumanza della Firenze della seconda metà del Quattrocento di bere e di sbronzarsi o comunque di apprezzare molto il buon vino, … continua

La torre degli Amidei

Torri e amori, delitti e potere a Firenze nel XIII secolo

di Salvina Pizzuoli  

La torre degli Amidei, particolare della facciata
La torre degli Amidei, particolare della facciata

In Por Santa Maria si fa notare per la sua altezza sopra le case e la fiera eleganza: è la torre degli Amidei, potente famiglia fiorentina i cui membri erano Capo di Ponte, come lo era la loro torre a difesa della città dalla parte dell’Arno e da una porta, Por Santa Maria, inglobata poi nella cerchia antica e da cui la strada aveva ripreso il nome. La torre oggi si presenta al visitatore elevata rispetto agli altri palazzi che la stringono e la fiancheggiano, ma sicuramente doveva essere più alta ai tempi della sua edificazione, ribassata per effetto delle “scapotizzature” che gli Ordinamenti di giustizia ispirati da Giano della Bella nella seconda metà del Duecento avevano imposto … continua

History of Tuscany

Girellando per Firenze: da via dei Bastioni al lungarno Serristori

di Salvina Pizzuoli

Siamo davanti all’imponente arco sotto il quale s’apriva l’antica Porta San Miniato, l’unica senza torre e munita di un camminamento per il giro di ronda, la cui scala d’accesso è ancora ben visibile a sinistra. Di aspetto trecentesco presenta sulla facciata archetti ciechi pensili in laterizio. Passati sotto l’arco giriamo immediatamente a destra per iniziare la nostra salita lungo via di Belvedere fino al Forte omonimo o di San Giorgio, costeggiando le antiche mura, alte e strette e intervallate da torri quadrate, facenti parte originariamente della seconda cerchia e successivamente incorporate nella terza, quella trecentesca o arnolfiana. La salita è ripida e corre tra le mura e i contrafforti a destra, lato in cui si aprono alcuni spazi erbosi e a olivi, e muri che costeggiano la strada a sinistra. … continua a leggere Girellando per Firenze: da via dei Bastioni al lungarno Serristori

Franchi e Longobardi ad Arezzo

di Giovanni Caselli

Rotari e la sua corte (particolare di una miniatura dell’XI secolo)

L’invasione dei Longobardi, discesi in Toscana poco prima del 575 (occuparono Arezzo non molto tempo dopo), costrinse gli aretini a rifugiarsi sul Colle di San Donato luogo ritenuto più sicuro, ove rimasero fino al XII secolo.  Sotto il regno di Rotari (636 – 652) quando Siena inizia a crearsi uno spazio per la sua esistenza tra Arezzo e Volterra iniziò una lite con Arezzo per il possesso dei territori di una ventina di pievi. In questo periodo nella città di Arezzo il potere era in mano al vescovo Cunemondo (753 – 782) che qui fondò il primo monastero e fu nel 774  sotto il cui dominio che Carlomagno pose fine alla dominazione longobarda dando inizio a quella dei Franchi. 

… continua a leggere  Franchi e Longobardi ad Arezzo                                                                                     

La valle dell’Arno dalle origini al 1333

La valle dell’Arno: tra storia e geografia

Dalle origini al 1333    di Salvina Pizzuoli

La valle dell’Arno, particolare di un dipinto dei primi dell’Ottocento di Louis Gauffier

Molte delle antiche civiltà sono nate lungo un corso d’acqua, invogliate all’insediamento proprio dalla presenza di un fiume, ma con il quale hanno dovuto rapportarsi, costruendo la loro storia in sintonia con i suoi elementi.

A volte il fiume ha unito le popolazioni, a volte le ha divise; altre volte il fiume ha elargito prosperità per poi riprendersela, affogandola nella forza del suo impeto. In ogni caso esso ha sempre costituito un fattore determinante nella vita associata che si è sviluppata lungo il suo corso, influenzandone ogni aspetto del vivere nelle attività che al fiume sono connesse, nei legami con il territorio, nel rispetto che si stabilisce tra l’elemento naturale e le società che con esso convivono. …continua a leggere   La valle dell’Arno dalle origini al 1333

I sigilli dei documenti medievali

di Luisa Di Tolla       

Bolla papale Sigillo pendente
Bolla papale Sigillo pendenteimmagine originale

Molto spesso negli archivi e nei musei trova ospitalità una forma particolare di bene culturale: il sigillo. Tutti ne hanno visto almeno uno, sicuramente quello di metallo messo a garanzia di un prodotto alimentare, tutti hanno una minima idea di cosa sia, dato che il termine fa subito venire in mente il concetto di chiudere qualcosa per preservarne l’integrità.

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Donne e castelli…delitti e congiure

di Salvina Pizzuoli

Il paesaggio, in lontananza il castello del Trebbio
Nel morbido paesaggio toscano, tra cipressi e macchie, occhieggiano turrite fortezze; nella distanza siamo soggetti al fascino delle loro fogge pittoresche, ma più da vicino siamo presi dai segreti e dai misteri che le antiche e poderose mura sembrano custodire.
Trebbio di San Piero a Sieve villa a guisa di fortilizio che da il suo nome ad una vasta tenuta nel popolo di Spugnole, piviere di S. Giovanni a Petrojo […] è posta nel poggio omonimo a ponente della strada postale Bolognese, allato ad un oratorio che fu della famiglia sovrana de’ Medici, attualmente dei PP Filippini di Firenze, lasciata loro nel 1648 con l’annessa tenuta da Giuliano Serragli.
 Con queste parole lo studioso ottocentesco Emanuele Repetti annovera nel Dizionario geografico fisico storico della Toscana (1833-1846) uno dei manieri mugellani di proprietà dei Medici, a pochi passi da quello più famoso di Cafaggiolo posto nel piviere e popolo di San Giovanni in Petrojo.
 Arrivare a Trebbio oggi è un po’ come fare un viaggio a ritroso nel tempo:
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Franchi e Longobardi ad Arezzo

di Giovanni Caselli

Rotari e la sua corte (particolare di una miniatura dell’XI secolo)

L’invasione dei Longobardi, discesi in Toscana poco prima del 575 (occuparono Arezzo non molto tempo dopo), costrinse gli aretini a rifugiarsi sul Colle di San Donato luogo ritenuto più sicuro, ove rimasero fino al XII secolo.  Sotto il regno di Rotari (636 – 652) quando Siena inizia a crearsi uno spazio per la sua esistenza tra Arezzo e Volterra iniziò una lite con Arezzo per il possesso dei territori di una ventina di pievi. In questo periodo nella città di Arezzo il potere era in mano al vescovo Cunemondo (753 – 782) che qui fondò il primo monastero e fu nel 774  sotto il cui dominio che Carlomagno pose fine alla dominazione longobarda dando inizio a quella dei Franchi. 

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