La formella con lo stemma di Civitella

Siamo a Civitella Marittima un borgo murato sulle colline della Maremma grossetana. La storia ci racconta che il fondatore di questo antico castello fosse Ildebrandino di Gherardo degli Ardengheschi, una potente famiglia di feudatari insediata in Maremma dal capostipite Ardengo, paladino di Carlo Magno. Furono acerrimi nemici di un’altra famiglia stanziata in Maremma, gli Aldobrandeschi. Fu proprio da questa rivalità che nacque il castello di Civitella. A Roccastrada, a pochi chilometri, gli Aldobrandeschi avevano costruito un fortilizio con lo scopo di vigilare sull’importante strada che metteva in comunicazione il mare con l’interno. Il possente castello di Ildobrandino aveva così lo scopo di resistere agli eventuali attacchi da parte degli Aldobrandeschi al fine di ridurre sotto il loro potere anche l’ennesima località. Eresse una possente cinta di mura che inglobava la precedente torre, costruita dal padre, e i caseggiati che vi erano sorti all’intorno, facendo diventare il castello sua dimora e la cittadella il capoluogo della sua corte*.

Ci piace riportare a tale proposito la completa descrizione, sia dal punto di vista geografico che storico, che ne dette nel 1848 lo storico toscano Emanuele Repetti nel suo “Dizionario”:

Veduta del panorama

Risiede sul dorso dei colli che stendosi da maestrale a scirocco fra i torrenti Lanzo e Gretano, entrambi tributarj dell’Ombrone presso Paganico. Il castello è di figura ovale con tre porte, un giro di mura semidirute, e strade anguste anzichenò, per quanto il paese non manchi di abitazioni ragionevoli. Il suo poggio è coltivato a olivi e a viti, e si respira costà un’aria sufficientemente sana nella calda stagione. Porta tuttora il nome di Civitella Ardenghesca per essere stata questa la sede e il castello principale della potente famiglia dei conti Ardengheschi, a partire dal mille sino al secolo XIV innoltrato. Le più antiche memorie storiche di questo castello e dei suoi dinasti si trovano fra le carte appartenute alla vicina badia di S. Lorenzo sul Lanzo, detta la badia Ardenghesca, per essere stata da quei conti e in mezzo ai loro possessi sino dal secolo XI fondata.

Già nel 1167, e di nuovo nel 1179, i conti di Civitella con altri consorti dell’Ardenghesca si sottomisero alla Repubblica senese, definitivamente nel 1254; alcuni, rimasti nei castelli limitrofi, nel 1317, vendettero alla Signoria di Siena ogni diritto e dominio sopra Civitella e la sua corte. Fu in quell’anno che il borgo vide distrutte e le mura e il castello.

La Porta Piccina

Oggi ne restano infatti solo alcuni tratti come ad esempio accanto alla cosiddetta Porta Piccina. Questo tratto di mura si erge sovrapposto a grossi blocchi di pietra, resti delle mura costruite in età etrusca. Non dimentichiamo che il sito ben si prestava alla nascita di una abitato etrusco lontano come era dalla piana paludosa e in posizione elevata.

Delle tre Porte ne resta solo una, la già menzionata Porta Piccina e, a memoria di quella detta “degli Uomini”, qualche agglomerato di sassi su una parete, ma riconoscibile anche per lo spiazzo che la precede infatti, una stretta e lunga panca a forma di L, poteva e può accogliere i molti che lì amano sostare e ritrovarsi.

L’antico muro a memoria della Porta degli Uomini

Iniziamo il nostro giro da qui.

Ci fa da cicerone la signora Anna, gentilissima e disponibile che ci guiderà fino alle Scale Sante. Ma a Civitella sono tutti, incredibile ma vero, gentili e premurosi e a loro va il nostro sentito ringraziamento, per averci fatto conoscere in modo diverso e partecipato questo antico borgo: in particolare, oltre alla signora Anna, la fioraia i cui fiori decorano il bel Pozzo della piazza centrale, e il signor Gianfranco Franceschini che ci hanno fornito lavori di ricerca dettagliati sulla storia locale**.

E inoltriamoci nel centro cittadino: colpiscono le strade strette con i muri delle case che li delimitano o vi terminano con spigoli secchi e i pochi slarghi, come quello della suggestiva piazzetta occupata da un bel pozzo ancora in funzione.

Il pozzo di sopra

Ci guardiamo intorno e scopriamo, come spesso accade, che il giro delle mura si è perso dentro i palazzi e le case così com’è addossato o completamente incorporato negli edifici a mattoni che rosseggiano al sole di questa calda giornata di giugno. Da lontano e in prossimità del pozzo, che occupa una posizione centrale quasi a voler indicare il punto focale del piccolo centro abitato, si vede il campanile della chiesa di S.Maria in Montibus risalente al XII secolo, oggi rimaneggiata. All’interno una piccola acquasantiera attrae l’attenzione del visitatore con la sua base incisa con vari simboli tra i quali lo stemma di Civitella, una vitella rampante.

Acquasantiera della pieve di Santa Maria in Montibus

Due i palazzi da segnalare: Palazzo Franceschini e Palazzo Pecci, di fronte alla Porta Piccina. Oltre allo stemma dei Pecci, colpisce la balaustrata decorata che contorna una grande terrazza.

La balaustrata di palazzo Pecci, particolare
Lo stemma dei Pecci

Non mancano scorci incantevoli tra le pietre secolari o nel verdeggiante paesaggio che si apre a tratti o si stende lungo i crinali e nella piana.

Concludiamo il nostro giro scendendo le Scale Sante, la cui denominazione potrebbe derivare dal fatto che sono alte e ripide, oppure si lega ad una leggenda che, come spesso accade, racconta con versioni diverse l’apparizione proprio su queste scale dei due santi patroni; versioni diverse ma sempre interessanti perché le leggende sanno catturare il nostro immaginario: la prima versione racconta che i Santi protettori, Sebastiano e Fabiano, apparvero su quella scalinata, a forma di nuvolette il 20 gennaio il giorno della loro festa, a difesa della cittadinanza in occasione di un’epidemia di peste; la seconda racconta che durante il passaggio del Barbarossa una fitta nebbia si fosse levata dalla piana e avesse nascosto Civitella che si salvò così dalla furia dell’imperatore insieme alla santa apparizione e benedizione dei due patroni.

E, per concludere in bellezza questa piacevole visita, a pranzo ci faremo viziare dai manicaretti con cui lo chef della Locanda nel cassero saprà ancora una volta deliziarci.

Quando in futuro scenderete in Maremma verso il mare non mancate di salire quassù a Civitella, un borgo che merita un viaggio soprattutto in occasione della Festa dell’Alta Maremma che si svolge nel mese di giugno con la corsa dei carretti e della festa del “buco unto” in occasione della raccolta delle olive e dell’olio nuovo, ai primi di novembre.

E non perdetevi la Galleria foto di Civitella Marittima (di prossima pubblicazione)


*da Alfio Cavoli “Maremma d’altri tempi. Viaggio tra gli eventi, le condizioni sociali, i personaggi di una terra amara, dal Medioevo al Novecento”Effigi edizioni, 2008

Per approfondire**:

Gianpaolo Franceschini “Le confraternite di paese nella Toscana meridionale. Il significativo esempio di Civitella Marittima”

Giampaolo Franceschini “Il canto del Maggio”

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