di Giovanni Caselli

Apogeo della civiltà etrusca
Apogeo della civiltà etrusca

Degli Etruschi dovremmo saperne assai più che non dei Liguri. Dico ‘dovremmo’ perché le fonti sono numerosissime, tuttavia quello che conosciamo dai testi e dai reperti archeologici è offuscato dal preconcetto di un mito nato addirittura nel XVI secolo quando Cosimo I, Granduca di Toscana si definì “nuovo Porsenna”, in riferimento al famoso re etrusco di Chiusi.

Il tema Etruschi si trascina dietro una massa di preconcetti e di vizi metodologici da rendere assai difficile una visione scientifica e disincantata del soggetto.

Spogliati dei miti, delle leggende e dei concetti astrusi che li riguardano, gli Etruschi presenterebbero una immagine assai più “normale” e certamente più accettabile sia dal senso comune sia dalla scienza che non quanto si legge ancora oggi in troppi libri.

Alcuni studiosi ritengono che gli Etruschi fossero un popolo giunto via mare dall’Oriente mediterraneo sulle coste della Campania, del Lazio e della Toscana agli inizi dell’VIII secolo a.C. In realtà è assai improbabile che nomi di luogo (toponimi) in lingua etrusca, assai più numerosi nel nord est della Toscana che non altrove, siano da attribuirsi a una popolazione di immigrati dall’Oriente che occupò territori in precedenza abitati da Liguri e Umbri.

I Romani chiamarono Etrusci gli abitanti del Lazio settentrionale e della Toscana attuali che chiamavano se stessi Rasenna o Rasna e che i Greci chiamavano Tyrrhenoi. In realtà in queste regioni, esisteva fino al IX secolo a.C. una popolazione (o popolazioni) di cultura centro europea e che nulla aveva di specificamente “ligure” o di “umbro”.

Nessuno sa chi fossero questi abitanti antichi del Lazio, della Toscana e di parte della Campania e più tardi anche dell’Emilia, i cui manufatti, rinvenuti negli scavi sono stati attribuiti ad una cultura definita “Villanoviana” da Villanova, un villaggio presso Bologna, dove nel 1853 si rinvennero i primi reperti del genere in Italia.

Particolare di affresco della tomba dei giocolieri a Tarquinia (VI secolo a.C.)
Particolare di affresco della tomba dei giocolieri a Tarquinia (VI secolo a.C.)

A partire dall’VIII fino a tutto il VII secolo a.C. – cioè agli albori della storia – i reperti che troviamo nei centri abitati e nei cimiteri di queste regioni sono invece di chiara provenienza mediterranea orientale, mentre nel resto d’Europa questa stessa cultura rimanendo al di fuori dalle influenze orientalizzanti, viene gradualmente ad evolversi fino ad essere definibile come “celtica”.

Che significato possiamo dare alla distribuzione di questi nomi di luogo – in una lingua unica al mondo – e a questo cambiamento culturale? Una possibile spiegazione è questa: in Toscana, parti della Romagna, del Lazio e della Campania si attardava, in epoca classica, una lingua preistorica oggi nota come “etrusco” e chi la parlava possedeva, o aveva acquisito, mediante contatti, una cultura materiale di tipo centro europeo, di distanti origini transcaucasiche.

La stele di Lemnos (Museo di Atene)
La stele di Lemnos (Museo archeologico di Atene)

La lingua etrusca appartiene a un ceppo linguistico antico con elementi indoeuropei, semitici ed altaici, ed era sopravvissuta in queste regioni oppure vi era giunta con i detentori della cultura Villanoviana, non certo con i portatori della cultura “orientalizzante”. La cosa più improbabile è che questa lingua sia stata imposta alla popolazione locale da chi diffuse in queste regioni la cultura orientalizzante fra fine VIII e VII secolo a.C.,ciò è deducibile dal fatto che non vi è traccia alcuna di questa lingua in nessuna delle regioni da dove la cultura orientalizzante proviene.

Una stele in una lingua simile all’etrusco è stata trovata nell’isola greca di Lemnos, ma ciò non prova che da questa particolare isola provenisse l’etrusco, questa stele prova soltanto che chi la iscrisse e la eresse sulla tomba di un congiunto parlava l’etrusco, la cosa più probabile è che questa persona fosse un membro di una famiglia di mercanti etruschi residente a Lemnos.

Disegno della stele di Lemnos che permette di vedere i caratteri incisi
Disegno della stele di Lemnos che permette di vedere i caratteri incisi

La civiltà etrusca, sviluppatasi di pari passo con quella greca, divisa dagli storici dell’arte in quattro fasi successive come indicato sopra, fu assimilata dalla civiltà romana. Roma, in origine una città etrusca, sorta nel luogo dove la Via Tirrenica proveniente da Bologna traversava il Tevere, in un punto centrale dei pascoli invernali degli Italici transumanti dell’Appennino, si sviluppò, sotto gli Etruschi, in un grande conglomerato urbano abitato in massima parte da italici o non etruschi che avevano scelto come lingua franca il latino.

La Via Tirrenica è un percorso naturale da me completamente esplorato dal 1968 al 1982 sviluppantesi su una serie di crinali che consentono un facile attraversamento dell’Appennino da Bologna a Sesto Fiorentino e Prato oppure per Fiesole e quindi di continuare oltre l’Arno lungo i Monti del Chianti e il Monte Cetona fino al fiume Paglia. Oltre questo fiume, l’unico che l’itinerario incontra fra Arno e Tevere, il percorso di spartiacque si svolge sull’altopiano laziale ed è qui ricalcato esattamente dall’antica Via Cassia romana. Tornerò su questo percorso parlando della Calvana e del Mugello.

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