Oinochoe a figure rosse di Vulci

di Giovanni Caselli

Riti religiosi etruschi in età ellenistica

La monografia di Ambros J. Pfiffing Religio Etrusca del 1975 segna l’inizio di un fruttuoso periodo di ricerca sulla religione degli Etruschi. Si sono raffinati i metodi di indagine e creati nuovi strumenti di ricerca. Fra le voci del ThesCRA (Thesaurus Cultus et Rituum Antiquorum) si ricordano quelle di L. Donati e S. Rafanelli, Il sacrificio nel mondo etrusco, di E. Simon, Libation, di A. Maggiani, La divinazione in Etruria e di A. Maggiani e S. Rafanelli, La preghiera in Etruria.
Il popolo etrusco fu definito da Tito Livio “il popolo più di ogni altro dedito alle pratiche religiose” (Ab Urbe condita, V, 1,6). Alla luce di questi studi, Simona Rafanelli ha proposto l’esame di tre documenti fra i meno noti e indagati. L’autrice propone l’esame di una piccola oinochoe (brocchetta da vino) a figure rosse proveniente dalla necropoli dell’Osteria di Vulci, conservata nel Museo di Villa Giulia a Roma, che raffigura una scena sacrificale dove si osservano le operazioni che precedono l’immolazione della vittima, seguita dalla libagione e dalle offerte incruente. … continua Oinochoe a figure rosse di Vulci

Ossuari antropomorfi chiusini: i canopi

di Michele Zazzi

I canopi etruschi sono vasi cinerari con corpo panciuto e con coperchio conformato a testa umana. Tale caratteristica (antropomorfizzazione dell’urna) costituisce in qualche modo sviluppo dei vasi biconici villanoviani dell’età del ferro (IX – VIII secolo a.C.) coperti da scodella o da elmo.
Le prime forme di canopo (il nome fu attribuito dagli scavatori del XIX secolo per la loro somiglianza con i vasi viscerali che facevano parte del corredo delle mummie egizie) sono state riscontrate a Bisenzio, Saturnia e Vulci; però è a Chiusi e nel relativo territorio che la produzione di tali cinerari ha avuto uno sviluppo del tutto peculiare.
La produzione dei canopi chiusini si registra in un periodo compreso tra il secondo quarto del VII secolo a.C. fino al 580-570 a.C. circa.

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La battaglia di Alalìa fra Etruschi, Greci e Cartaginesi (540 a.C. circa)

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Alalìa (oggi Aleria) fu un’antica colonia sulla costa tirrenica della Corsica fondata dai coloni greci Focesi nel VI secolo a.C. in fuga dall’Asia Minore, cacciati da Arpago su ordine di Ciro, come racconta Erodoto:

Costui, nominato da Ciro comandante dell’esercito, quando arrivò nella Ionia, cominciò a espugnare le città servendosi di terrapieni: ogni volta, infatti, costringeva i nemici dentro le loro mura, faceva ammassare enormi quantitativi di terra contro gli spalti e poi li assaltava.

… La prima città della Ionia di cui si impadronì fu Focea. Questi Focei furono i primi Greci a compiere lunghe navigazioni: furono loro a scoprire l’Adriatico, la Tirrenia, l’Iberia e la regione di Tartesso: non navigavano con grandi navi da carico ma con delle penteconteri.

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Le tombe orientalizzanti di Sassi Grossi a Roselle (GR)

di Michele Zazzi

Resti di un elmo

L’importante sepolcro fu rinvenuto nel 2003 a circa un chilometro dal centro di Roselle a seguito di segnalazioni. Dagli scavi, effettuati tra il 2004 ed il 2005, emersero due fosse contigue (denominate rispettivamente fossa I e fossa II), una delle quali (la fossa I) fortemente sconvolta da lavori agricoli effettuati nel tempo.
Le fosse in oggetto, realizzate in tempi successivi (la più risalente sembrerebbe la I) ed a profondità diverse, facevano parte probabilmente di un circolo di grandi pietre (anche il toponimo “Sassi grossi” lo farebbe pensare) e dovevano essere coperte da una struttura in legno che fu distrutta dal terreno e dalle pietre sovrastanti.

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Il matronimico nelle iscrizioni etrusche

di Michele Zazzi

Urna cineraria da Cortona inscritta LARIS:ANEINI/ VELSINAL

Nelle iscrizioni etrusche le donne venivano indicate con praenomen (nome individuale) e nomen (gentilizio, famiglia di origine) al pari degli uomini (formula onomastica bimembre). Questo elemento unitamente ad altri attesta il ruolo particolarmente rilevante della donna nella società etrusca.
Nella formula onomastica di alcuni individui (maschi e femmine) inoltre, oltre all’indicazione del padre, si trova talvolta anche il nominativo della madre.

Il matronimico ricorre seppur sporadicamente già nella fase arcaica, si sviluppò nell’Etruria Meridionale del IV secolo a.C. e si diffuse poi in Etruria settentrionale dal III secolo a.C. … continua a leggere Il matronimico nelle iscrizioni etrusche

La tomba della biga di Castro

di Michele Zazzi

La tomba della Biga di Castro fu scavata unitamente ad altre nel 1967 nella necropoli etrusca di Ischia di Castro (VT) dal centro Belga di Studi Etrusco-italici.
L’ipogeo, al quale si accedeva tramite un lungo dromos a cielo aperto, presentava un vestibolo con due porte ed un’unica camera in posizione asimmetrica rispetto agli accessi. Per qualche motivo la terza porta (individuabile dai segni sulla parete) non fu mai realizzata.

Nella camera, già oggetto di scavi clandestini, furono trovati elementi di un letto di legno che era appoggiato su una banchina e parte di un ricco corredo (compreso vasellame in bucchero ed in metallo da banchetto).
Vi era un unico defunto (per quanto desumibile dai resti ossei); forse poteva trattarsi di una giovane donna come farebbero pensare alcuni effetti personali quali, un pendente d’oro con scarabeo, una coppia di sandali in bronzo e legno con inserti di oro ed ambra, anello in bucchero, un sonaglio in bronzo ed argento, un manico bronzeo relativo forse ad un flabello, un’armilla a capi sovrapposti in bronzo ed un lydion per oli profumati.

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Urna di Vel Rafi da Perugia

di Michele Zazzi

Urna di Vel Rafi da Perugia

Nel cimitero monumentale di Perugia nel 1887 fu ritrovata la tomba ellenistica della gens Rafi che ospitava 40 sepolture.
Tra le deposizioni vi era anche l’urna in travertino (h. 93 cm) databile fra il III ed il II secolo a.C. di Vel Rafi, figlio di Arnth e di una donna della gens Cai: “VL.RAFI.AR.CAIAL”.

L’urna occupava la posizione centrale dell’ipogeo e probabilmente apparteneva al capo famiglia. Sul coperchio è rappresentato il defunto recumbente. Sulla cassa vi è una porta sbarrata e profilata da un arco ai cui lati sono state scolpite due teste.

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La condizione della donna nell’antica Etruria

Le donne etrusche

di Alessandro Ferrini

Nell’antica Roma le donne, per quanto di famiglia illustre, come appare nelle iscrizioni, sono assai spesso individuate con il solo nomen (Claudia, Cornelia, Livia anche se imperatrice); le donne etrusche invece accanto al nomen riportano anche il praenomen a sottolineare l’importanza del loro ruolo sociale. Inoltre, mentre la forma onomastica latina menziona, dopo il prenome e il gentilizio, solamente il prenome del padre: M(arcus) Tullius M(arci) f(ilius), l’epigrafia etrusca vi aggiungeva anche il nome della madre, spesso accompagnato dal suo praenomen. Un pretore di Tarquinia viene così indicato: Larth Arnthal Plecus clan Ramthase Apatrual, cioè “Lars, figlio di Arruns Pleco e di Ramtha Apatronia”.

Ormai è noto che le donne etrusche partecipassero alla vita sociale con pari dignità rispetto all’uomo; raffinate, indipendenti, libere, disinibite, almeno a quanto testimoniano gli affreschi tombali, godevano di una posizione privilegiata nel mondo antico e per questo suscitavano la riprovazione in certi ambienti arcaici sia greci che romani.

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Sarcofago del magistrato da Cerveteri

di Michele Zazzi

Sarcofago in travertino proveniente dalla cd. tomba dei Sarcofagi di Cerveteri, databile alla metà del IV secolo a.C., della famiglia Apucu.
La tomba fu scoperta nel 1845 – 1846 nella necropoli della Banditaccia. L’ipogeo aveva una struttura esterna monumentale e presenta due camere comunicanti con banchina continua, originariamente indipendenti e collegate in una fase successiva.

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Urna degli sposi anziani da Volterra

di Michele Zazzi

Il coperchio della cd. urna degli sposi o degli sposi anziani è uno dei simboli del Museo Guarnacci di Volterra.
L’urna in terracotta (h. 41 cm) fu ritrovata nel 1743 in una tomba a camera della necropoli di Ulimeto
Il monumento è bisome e raffigura due sposi a banchetto distesi sulla klinai.
I personaggi sono cavi internamente e sulla testa hanno due fori di significativa grandezza che potrebbero essere serviti per inserire le ceneri dei defunti. Viene il dubbio che possa trattarsi dell’urna vera e propria e non del coperchio della stessa.
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