La tomba della biga di Castro

di Michele Zazzi

La tomba della Biga di Castro fu scavata unitamente ad altre nel 1967 nella necropoli etrusca di Ischia di Castro (VT) dal centro Belga di Studi Etrusco-italici.
L’ipogeo, al quale si accedeva tramite un lungo dromos a cielo aperto, presentava un vestibolo con due porte ed un’unica camera in posizione asimmetrica rispetto agli accessi. Per qualche motivo la terza porta (individuabile dai segni sulla parete) non fu mai realizzata.

Nella camera, già oggetto di scavi clandestini, furono trovati elementi di un letto di legno che era appoggiato su una banchina e parte di un ricco corredo (compreso vasellame in bucchero ed in metallo da banchetto).
Vi era un unico defunto (per quanto desumibile dai resti ossei); forse poteva trattarsi di una giovane donna come farebbero pensare alcuni effetti personali quali, un pendente d’oro con scarabeo, una coppia di sandali in bronzo e legno con inserti di oro ed ambra, anello in bucchero, un sonaglio in bronzo ed argento, un manico bronzeo relativo forse ad un flabello, un’armilla a capi sovrapposti in bronzo ed un lydion per oli profumati.

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Urna di Vel Rafi da Perugia

di Michele Zazzi

Urna di Vel Rafi da Perugia

Nel cimitero monumentale di Perugia nel 1887 fu ritrovata la tomba ellenistica della gens Rafi che ospitava 40 sepolture.
Tra le deposizioni vi era anche l’urna in travertino (h. 93 cm) databile fra il III ed il II secolo a.C. di Vel Rafi, figlio di Arnth e di una donna della gens Cai: “VL.RAFI.AR.CAIAL”.

L’urna occupava la posizione centrale dell’ipogeo e probabilmente apparteneva al capo famiglia. Sul coperchio è rappresentato il defunto recumbente. Sulla cassa vi è una porta sbarrata e profilata da un arco ai cui lati sono state scolpite due teste.

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La condizione della donna nell’antica Etruria

Le donne etrusche

di Alessandro Ferrini

Nell’antica Roma le donne, per quanto di famiglia illustre, come appare nelle iscrizioni, sono assai spesso individuate con il solo nomen (Claudia, Cornelia, Livia anche se imperatrice); le donne etrusche invece accanto al nomen riportano anche il praenomen a sottolineare l’importanza del loro ruolo sociale. Inoltre, mentre la forma onomastica latina menziona, dopo il prenome e il gentilizio, solamente il prenome del padre: M(arcus) Tullius M(arci) f(ilius), l’epigrafia etrusca vi aggiungeva anche il nome della madre, spesso accompagnato dal suo praenomen. Un pretore di Tarquinia viene così indicato: Larth Arnthal Plecus clan Ramthase Apatrual, cioè “Lars, figlio di Arruns Pleco e di Ramtha Apatronia”.

Ormai è noto che le donne etrusche partecipassero alla vita sociale con pari dignità rispetto all’uomo; raffinate, indipendenti, libere, disinibite, almeno a quanto testimoniano gli affreschi tombali, godevano di una posizione privilegiata nel mondo antico e per questo suscitavano la riprovazione in certi ambienti arcaici sia greci che romani.

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Sarcofago del magistrato da Cerveteri

di Michele Zazzi

Sarcofago in travertino proveniente dalla cd. tomba dei Sarcofagi di Cerveteri, databile alla metà del IV secolo a.C., della famiglia Apucu.
La tomba fu scoperta nel 1845 – 1846 nella necropoli della Banditaccia. L’ipogeo aveva una struttura esterna monumentale e presenta due camere comunicanti con banchina continua, originariamente indipendenti e collegate in una fase successiva.

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Urna degli sposi anziani da Volterra

di Michele Zazzi

Il coperchio della cd. urna degli sposi o degli sposi anziani è uno dei simboli del Museo Guarnacci di Volterra.
L’urna in terracotta (h. 41 cm) fu ritrovata nel 1743 in una tomba a camera della necropoli di Ulimeto
Il monumento è bisome e raffigura due sposi a banchetto distesi sulla klinai.
I personaggi sono cavi internamente e sulla testa hanno due fori di significativa grandezza che potrebbero essere serviti per inserire le ceneri dei defunti. Viene il dubbio che possa trattarsi dell’urna vera e propria e non del coperchio della stessa.
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Cosa, l’area archeologica e il Portus Cusanus

di Salvina Pizzuoli 

Ansedonia, Argentario, Cosa, Feniglia, Orbetello: nomi di località nella Maremma toscana legate ad una geografia che le ha rese singolari e non solo per la bellezza paesaggistica che ancora oggi ne fanno ambita meta turistica ma anche per la storia dei popoli che vi si sono stabiliti e succeduti, lasciando ampia traccia di sé in prestigiose vestigia.

Promontori sul mare, baie naturali, lagune, tomboli, tutte caratteristiche geografiche da sempre strategicamente importanti.

Siamo a Cosa, l’antica Cusi o Cusia, colonia romana. … Continua

 

Il leone etrusco di Valvidone (o di Toscanella) da Tuscania (VT)

di Michele Zazzi

Il leone etrusco di Valvidone

Nel 1860 in località Valvidone, nelle campagne di Tuscania, in una vigna di proprietà di tale Filippo Vittorangeli fu scavata la tomba ellenistica (databile al 350 a.C.) della prestigiosa famiglia Neaznas/Nevznas di Tuscania. La relativa necropoli era già stata oggetto di scavi dal 1832.

Nell’ipogeo, probabilmente a tumulo, vi erano tredici sarcofagi in nenfro e di terracotta con il loro corredo.
Sulla sommità della tomba fu ritrovato, sopra un largo basamento circolare (del diametro di circa cinque metri) la scultura di un leone in nenfro.

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Il bambino con la palla del santuario etrusco e romano di San Casciano dei Bagni (SI)

di Michele Zazzi

Il 3 dicembre 2024 a San Casciano dei Bagni sono stati presentati i nuovi eccezionali ritrovamenti emersi dalla campagna di scavo 2024 (giugno – ottobre) del santuario etrusco e romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni.
Tra i reperti ritrovati nella vasca più antica (realizzata almeno dal III secolo a.C.), vi è anche una la statua bronzea di un bambino con una palla.

La statua è databile alla fine del II secolo a.C.

Il personaggio è in posizione stante, indossa una veste elegante e nella mano sinistra tiene una palla. La palla, sulla quale sono presenti i segni delle cuciture, si muove ancora ruotando tra le dita. La statua è priva del braccio destro.
Il bimbo indossa anche un braccialetto a forma di serpente.

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Necropoli di Crocifisso sul Tufo (Orvieto)

di Michele Zazzi

La necropoli di Crocifisso del Tufo si trova ai piedi della rupe di Orvieto sul versante Nord. La necropoli (che prende il nome da un crocifisso cinquecentesco scolpito nel tufo in loco) ha restituito circa 300 tombe. Le prime notizie di ritrovamenti nell’area risalgono alla fine del Settecento.

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Cippo di confine inscritto tular rasnal da Cortona

di Michele Zazzi

Cippo di confine inscritto tular rasnal da Cortona

Il cippo fu rinvenuto agli inizi del settecento in località Il Campaccio, ad est di Cortona, nei terreni di Taddeo Orselli. Nel 1747 fu ereditato dal collezionista Galeotto Ridolfini Corazzi. Nel 1826 il monumento fu ceduto al Museo Rijksmuseum van Oudheden di Leida dove tutt’oggi è conservato.
Il cippo in arenaria (alt. 116 cm, largh. 60 cm, spesss. 16 cm) risulta inscritto in alfabeto settentrionale ed è databile al II secolo a.C.

Il reperto, che presenta incassi ed una scanalatura verticale sul lato sinistro, era probabilmente collocato in posizione eretta ed inserito in una struttura di sostegno (un edificio od un recinto?). … continua a leggere Cippo di confine inscritto tular rasnal da Cortona